mercoledì 30 dicembre 2009

Mandriva e openSuse, su Mac OS X (complice Virtualbox)

Perfetto, perfetto (potremmo dire)... Ho Ubuntu sul desktop, nella versione 9.10 con tutti i bravi aggiornamenti; ho un MacBook con il suo bello Snow Leopard (che devo dire, funziona bene anche se ogni tanto combatto con le sue impostazioni "filosofiche"... tipo il tasto rosso che non chiude l'applicazione ma solo le sue finestre...). Più o meno una configuazione che si dimostra valida per lavorare e produrre.

Purtuttavia... c'è qualcosa che manca, soprattutto se guardo agli anni indietro. Quelle ore passate ad istallare una data distribuzione linux per provare com'è, magari lavorarci qualche giorno, qualche settimana... e poi sovente passare ad installarne una diversa (!), solo perchè da test o da qualche lettura, risulta lavorare meglio con il dato hardware: certo, se vogliamo, anche una gran perdita di tempo, con pochi risultati concreti. Però  anche un viaggio affascinante nel software e nella tecnologia dei moderni sistemi operativi, che ora un pò mi manca.

C'è tuttavia un modo per "viaggiare sicuri", mantenendo le impostazioni che si dimostrano valide per il lavoro "vero e proprio": la virtualizzazione! Calma calma... ho capito cosa volete dirmi: certo non sono io a scoprirlo, semmai ci sono arrivato solo da poco, forse anche per un poco di scetticismo.

Scetticismo forse immotivato, visto che istallare Virtualbox su Ubuntu e sul Mac è stato un gioco da ragazzi. Ed è stato emozionante provare una istallazione di Mandriva 2010 dentro un disco virtuale, e vedere che andava tranquillamente a buon fine! Poi massimizzando lo schermo, ecco che uno quasi si scorda che sta usando un software di virtualizzazione... ed è libero di fare tutte le prove che vuole, senza il problema di fare "danni"...!


Va da sè che la cosa è troppo simpatica, e invita a continuare (tempo permettendo); come non fare un giretto, allora, sulla mitica openSuse (con Mandrake/Mandriva, uno dei miei primi linux), magari per mettere il naso sulle differenze di implementazione dell'ambiente desktop KDE nella versione 4.x (e ce ne sono parecchie, sissignori...!) ? :-)



mercoledì 9 dicembre 2009

Google Chrome su Mac e Linux

Ho istallato la beta di Google Chrome sia sul mio MacBook che sul desktop con Ubuntu. Mi pare un'ottimo segnale il fatto che finalmente Google abbia rilasciato le versioni per gli "altri" sistemi operativi. Senz'altro il browser Chrome si comporta molto bene, da quanto vedo, in termini di leggerezza e velocità di esecuzione.

Inoltre il fatto di essere davvero multipiattaforma è anche un bene, in ultima analisi, per la sua affermazione anche come potenziale "standard":  il messaggio è che ogni utente può far girare Chrome, indipendentemente dal suo sistema operativo. Dunque gli sviluppatori web è probabile che debbano tenere conto, se non ora in un prossimo futuro,  anche del rendering delle pagine su Chrome, come già hanno dovuto fare per Firefox (vi erano oscuri tempi in cui molte pagine si vedevano correttamente solo sotto Internet Explorer, ahi ahi...)



Come nota a margine, sembra che si possa dire che l'allegria e la voglia di scherzare non manchino in casa Google. Almeno a giudicare dalla serie di immagini (featuring personaggi in Lego!) che accompagnano la pagina Grazie per avere aspettato relativa alla versione per Mac. Insomma, mi pare che Google abbia preso dal mondo open source questo sano desiderio di "non prendersi troppo sul serio", un approccio "leggero" e più rilassante allo sviluppo software. Questo è testimoniato anche dalla mail che accompagna il rilascio di Chrome per Mac, dove si legge:

Alcune statistiche interessanti direttamente dal team di Google Chrome:
  • 73.804 righe di codice compilate per Mac
  • 29 build per sviluppatori
  • 1177 bug corretti per Mac
  • 12 committer esterni e bug editor per la compilazione della base di codice di Google Chrome per Linux; 48 contributori esterni.
  • 8760 tazze di caffè bevute.

... Spero solo che le tazze di caffè, se reali, siano "distribuite" su un gran numero di persone, onde evitare spiacevoli effetti da sovradosaggio ! ;-)

venerdì 4 dicembre 2009

Esplorando la galassia con "Cromoscopio"

Alcuni astronomi dell'Università di Manchester e di Cardiff hanno appena reso disponibile un nuovo affascinante modo di esplorare la galassia. Il nuovo strumento è raggiungibile online, è stato chiamato Cromoscopio (Chromoscope, in inglese) e permette a chiunque di esplorare la Via Lattea o le zone più remote dell'Universo, in maniera più facile e divertente di quanto fosse possibile finora.

Il sito può mostrare il cielo in un ampio intervallo di lunghezze d'onda, dai raggi gamma di alta energia fino alle lunghezze d'onda più lunghe tipiche delle onde radio.



Una visione a varie lunghezze d'onda della Nebulosa di Orione
Crediti: University of Manchester website


Il principale sviluppatore del progetto, Stuart Lowe (Università di Manchester) ribadisce che Cromoscopio è un progetto di natura  collaborativa.

"Cromoscopio usa dati da un insieme di osservatori, che includono il radio telescopio gigante a Jodrell Bank" ha detto "questo permette alle persone di esplorare le connessioni tra il cielo notturno che vediamo con i nostri occhi e il cielo che gli astronomi esplorano a diverse lunghezze d'onda, come il radio e l'infrarosso".


Robert Simpson, membro del progetto (da Cardiff) aggiunge:

"Cromoscopio getta nuova luce sugli oggetti a noi familiari, come la Nebulosa di Orione, la più vicina zona ove nascono nuove stelle. Questa visione dell'Universo è stata familiare agli astronomi professionisti per lungo tempo, ma Cromoscopio la rende accessibile a chiunque".

Il sito di Cromoscopio è stato presentato alla dotAstronomy Conference a Leiden, in Olanda. dotAstronomy è la più grande conferenza annuale al mondo dedicata ai lavori che combinano la ricerca astronomica di punta con le ultime tendenze nelle tecnologie web.

Senza dubbio uno strumento interessante (consiglio anche la presentazione su YouTube), che si va ad aggiungere ai diversi modi in cui - grazie alle tecnologie più recenti - è diventato davvero possibile farsi una idea abbastanza precisa del lavoro degli astronomi "di professione", mediante soltanto un computer connesso a Internet, e (soprattutto) tanta curiosità e desiderio di conoscenza...!

University of Manchester Press Release


martedì 1 dicembre 2009

Arriva Helena, ovvero Linux Mint 8

Linux Mint è al momento una delle più importanti derivate da Ubuntu, senz'altro una distribuzione di grande interesse per chi sia interessato ad un ambiente desktop elegante e funzionale.

Inoltre, Linux Mint è pensata per rendere facile il più possibile il passaggio da ambienti quali Windows. Ragion per cui - ad esempio - presenta una versione di Gnome modificata con solo il pannello inferiore, in modo da ricalcare più da vicino l'ambiente del sistema di Redmond, che si suppone sia più familiare per la maggior parte degli utenti.

Questa scelta può piacere o meno (al sottoscritto alla fine piace più il sistema a due pannelli tipico di Gnome), ma al di là di ciò rimane un sistema che alla potenza e versatilità di Ubuntu associa un'attenzione ai dettagli non trascurabile, e soprattutto vanta un desktop che "out of the box" si presenta davvero elegante.



Con un aspetto così... non si può dire che Helena passi inosservata...!


Come bonus, Linux Mint presenta diversi programmi e utility pensate apposta per la distribuzione, come un software manager, un upload manager e varie piccole chicche, capaci di migliorare in taluni casi l'esperienza utente rispetto ad Ubuntu. Senz'altro una distribuzione da tenere d'occhio.. ;-)

What's new in Linux Mint 8 Helena - Linux Mint
Featured improvements in this release: OEM installation, possibility to ignore updates, configurable menu places, multiple selection in the Software Manager, new system tray File Uploader with support for drag and drop and mutiple files uploads.



venerdì 20 novembre 2009

Il nuovo Chrome OS e il mondo linux...

Non so voi, ma io vedo tutto sommato in una luce assai favorevole questa entrata di un colosso come Google nel campo dei sistemi operativi. Soprattutto sono assai curioso di vedere cosa comporterà per il mondo linux avere un'azienda tanto grande che sceglie esplicitamente tale ambiente per il suo SO, sia pur (ovviamente) mettendoci la sua impronta e customizzandolo a dovere.

Vorrei inquadrare il mio punto di vista, dicendo che - sempre a mio avviso - nei tempi più recenti il mondo linux non ha avuto più grossi "scossoni" salutari, che ne abbiano potuto incrementare la diffusione al di là (problema cocente) della cerchia più o meno ristretta di chi lo conosce e lo apprezza già.

Il problema, se vogliamo chiamarlo così, è nella sua ancora ridotta diffusione presso gli utenti "normali" di computer. E in questo senso l'ultima grande scommessa è stata quella dei netbook, i piccoli computer centrati sull'utilizzo in rete. Scommessa ampiamente persa, purtroppo, almeno allo stato attuale. Basta andare in un ipermercato o catena di elettronica, per vedere che quasi tutti i netbook hanno, al momento (quando arriverà davvero Android forse qualcosa  cambierà) istallato Windows XP... cioè, al di là delle valutazioni che se ne possono fare, un sistema operativo oggettivamente vecchio e datato. Linux non è stato in grado di vincere la sfida, le premesse iniziali sono state disattese (guardate gli eeePc ora cosa hanno a bordo, e ricordate la retromarcia di Asus rispetto all'iniziale adozione di linux..)




Le idee per il nuovo Chrome OS... saranno vincenti?
Crediti: Google

In questo senso l'unico motore "attivo" mi sembra la lenta avanzata (almeno a livello mediatico) di Ubuntu (che peraltro sta collaborando a Google OS). Ora la discesa in campo di Google - che arriva con idee piuttosto chiare, una delle quali è non costruire un'altra distro generalista, ma puntare su una simbiosi forte con l'hardware (Mac OS insegna??). Staremo a vedere le ricadute sul mondo linux e dell'open source in generale; io sono ottimista, in ogni caso. Voi che ne pensate?

Official Google Blog: Releasing the Chromium OS open source project
Today we are open-sourcing the project as Chromium OS. We are doing this early, a year before Google Chrome OS will be ready for users, because we are eager to engage with partners, the open source community and developers. As with the Google Chrome browser, development will be done in the open from this point on. This means the code is free, accessible to anyone and open for contributions. The Chromium OS project includes our current code base, user interface experiments and some initial designs for ongoing development. This is the initial sketch and we will color it in over the course of the next year.



mercoledì 28 ottobre 2009

Un esercito di robot, per esplorare nuovi mondi

Un giorno non troppo lontano, un'intera armata di robot potrebbe trovarsi a sorvolare le alture delle montagne di Titano, la luna di Saturno, attraversare le sue vaste dune, oppure navigare attraverso i suoi laghi. Wolfgag Fink, del California Institute of Technology a Pasadena, afferma infatti che siamo ormai sulla soglia di un decisivo cambio di paradigma nella tecnica delle esplorazioni spaziali automatizzate, così che il prossimo "turno" delle esplorazioni robotiche potrebbe essere completamente diverso da quello che abbiamo potuto vedere fino ad oggi.

In pratica, dalle sue parole si evince come il modo di esplorare lo spazio intorno a noi stia cambiando in maniera rilevante: ci stiamo allontanando cioè dal tradizionale approccio che consiste in una singola sonda robotizzata - dunque senza alcuna ridondanza - che è comandata dalla Terra, verso un approccio radicalmente diverso, che comprenda la possibilità di disporre di tante sonde robotizzate, di basso costo, che possano comandarsi e coordinarsi l'una con l'altra, come pure comandare altri robot dislocati in posti diversi, nello stesso tempo.



Una immagine di fantasia di una serie di sonde e robot che si trovano a lavorare assieme, in maniera coordinata, nell'esplorazione di un "nuovo mondo" nel Sistema Solare...
Crediti: NASA/JPL


La cosa interessante, sia sotto il profilo astronomico che prettamente informatico, è che Fink e collaboratori stanno sviluppando un apposito software che dovrebbe permettere ai robots eventualmente impiegati per una missione spaziale, di lavorare indipendentemente ma come parte di un team più vasto. Il software dovrebbe permettere ai robots di "pensare" (le virgolette qui sono obbligatorie!) in proprio, identificare eventuali problemi e pericoli, determinare aree di interesse e mettere in una lista di priorità gli obiettivi meritevoli di ispezioni più approfondite.

Per contrasto, va ricordato come al momento, gli ingegneri possono comandare un robot o una sonda, affinchè porti aventi una lista di compiti, e poi aspettare fino a che tali compiti siano stati portati a termine. In questo approccio non c'è quasi flessibilità nella definizione dei piani, una volta stabiliti, nemmeno in funzione delle cose che si vengono a scoprire nel corso della missione stessa.

L'obiettivo per il prossimo futuro - indubbiamente eccitante - è decisamente diverso: "I robot multipli saranno sulla sedia di comando", assicura Fink....!

NASA/JPL Press Release

Articolo pubblicato anche su GruppoLocale.it

martedì 27 ottobre 2009

Sulla presentazione delle nuove features di Ubuntu 9.10


via ubuntu.com

D'accordo: come molti altri, sto aspettando con impazienza di poter aggiornare la mia Ubuntu box con l'uscita della release 9.10.

Ubuntu è certamente una grande distribuzione, su questo non ci son dubbi: se non altro per il grande seguito e la poderosa community che le fornisce un valore aggiunto niente affatto trascurabile.

In ogni caso, se dovessi proprio proprio muovere una critica alla pagina web che ospita gli screenshot con la presentazione delle nuove caratteristiche del sistema... beh, potrebbe essere la seguente: avete per caso realizzato come praticamente il 90% delle nuove features presentate non sono, di fatto, specifiche di Ubuntu, ma assolutamente comuni, ormai, a tutte le distribuzioni linux moderne?

Intendo dire, la pagina lista con una certa evidenza la possibilità di mandare Email e chattare (programmi Empathy e Evolution), navigare su Internet (l'immancabile - e con ragione - Firefox: ma immaginate una distribuzione linux senza?), gestire le foto (con F-Spot, comune a tutti gli ambienti Gnome)...

E' chiaro, lo scopo della pagine è anche quello di introdurre Ubuntu, come possibile sistema operativo, alle persone che non sono geek o esperti di linux. In ogni caso, perchè mai non mettere più in evidenza le specifiche caratteristiche di Ubuntu (e ci sono, senza dubbio)?

venerdì 23 ottobre 2009

Linus Torvalds fan di Windows 7...?

Accipicchia quest'uomo, devo ammetterlo, mi sorprende in continuazione. Ha la straordinaria abilità di sfuggire come un'anguilla in tutti gli schemi di pensiero e le schematizzazioni in cui la mia (nostra?) comodità di opinione vorrebbe forse inserirlo...




Eccotelo qui che fa "pollice su" per Windows 7, con un sorriso birichino sul volto: ho guardato bene un paio di volte la foto.. ma è proprio lui? Siii è proprio lui. Non c'è niente da fare, mi risulta simpatico anche in questa occasione: humor, capacità di "sdrammatizzare" e pacata bonomia, sono quel che servono per stemperare le a volte troppo infuocate "guerre" sui sistemi operativi, non trovate?

Windows 7's latest fan: Linus Torvalds | Tech Broiler | ZDNet.com



sabato 10 ottobre 2009

Una nuova visione della luna...?

Come saprete, verso le 13.30 della giornata di ieri, la sonda LCROSS, seguendo il suo piano programmato, ha rilasciato un vettore destinato ad impattare sulla superficie lunare, nel cratere Cabeus, nei pressi del Polo Sud del nostro satellite (qui il video distribuito dalla NASA). L'inusuale procedura serviva sostanzialmente a "smuovere" gli strati più esterni della superficie, in modo da permettere un'analisi dello "sbuffo" provocato dall'impatto stesso (con particolare attenzione alla possibile presenza di acqua), da parte della sezione della sonda rimasta in orbita, come pure da altri strumenti a terra e nello spazio.



Il sito scelto per l'impatto di Centaurus,
la parte di LCROSS progettata per l'impatto sulla superficie lunare.
Crediti: NASA

A testimonianza di questa interessante sinergia, si possono consultare già le press releases del Keck Observatory (che ha usato il telescopio Keck II per acquisire informazioni spettroscopiche in concomitanza dell'impatto della sonda) e del Telescopio Spaziale Hubble (il quale ha dedicato la nuova Wide Field Camera 3 e lo spettrografo STIS per analizzare gli sbuffi di materiale vaporizzato ed espulso nello spazio a seguito della collisione).

E' forse troppo presto per tirare delle analisi sui risultati ottenuti, come si può evincere scorrendo i vari comunicati stampa, che comunque concordano nell'escludere riscontri particolarmente eclatanti in termini di quantità di acqua presente. Per ora basta sapere che la missione sembra essersi svolta senza imprevisti, secondo le direttive pianificate. E con un piacevole valore aggiunto, come è ormai quasi consuetudine: l'apertura (con le modalità di una "diretta" in tempo reale) alla fruizione al più vasto pubblico, complice Internet, la grande rete che in questi casi - al di là di eccessive enfasi retoriche - svolge effettivamente un suo ruolo nell'ambito della diffusione della conoscenza.

Qual è il vostro giudizio sulla missione, al di là dei risultati? Commentate la notizia qui oppure collegandovi al sito di GruppoLocale.it in Facebook!

Notizia originariamente pubblicata in GruppoLocale.it

giovedì 8 ottobre 2009

Geocities chiude i battenti: la fine del web 1.0 ?

Leggo ora che il servizio Geocities chiuderà i battenti a giorni: il 26 ottobre i siti che ancora si appoggiano a tale antico servizio saranno dismessi. Il nome Geocities forse potrà dir poco o nulla (certo molto meno di Facebook o Youtube) ai più giovani navigatori del web, ma ai più attempatelli (tra i quali il sottoscritto) c'è il caso che evochi molte memorie... Al proposito (valga come disclaimer) vi anticipo che nel seguito sarete annoiati con un selezionato campione delle mie ;-)

Cominciamo? Bene, allora torniamo indietro ai primi anni '90, la preistoria per il web. Pochi avevano Internet a casa, nessuno ne parlava e i media lo ignoravano completamente. In alcuni luoghi, come gli istituti scientifici, però vi era già e veniva usato. Durante il mio dottorato in astromia, all'Osservatorio di Roma a Monteporzio (dove attualmente ancora lavoro), ebbi dunque la mia prima esposizione ad Internet. Certo il web era veramente più esiguo che oggi, pochi siti composti da pagine sobrie e statiche, in pieno stile 1.0: popo più che documenti accessibili dal broeser, con grafica minimale... oggi sembrerebbero davvero "strane".

Non era ancora diffusa l'idea del blog (lasciamo stare poi Facebook o i microblog tipo Twitter...); il paradigma che cominciava invece ad affermarsi tra chi disponeva di spazio web (e non era così immediato),  di chi masticava un poco di HTML (ancor meno immediato) era quello della pagina personale: la propria Home Page veniva così intesa come una sorta di "presentazione" del proprio profilo e delle proprie attività lavorative, insieme ad un paio di foto e una presentazione dei propri interessi. C'è bisogno di dire che tale struttura era assolutamente statica e aggiornata normalmente solo di tanto in tanto?

Nonostante tutto, poter possedere una pagina propria mi sembrava una cosa affascinante. Come fare però? A quel tempo nemmeno l'istituto dove operavo metteva a disposizione spazio web, o comunque non ad un dottorando. Dunque dovevo aspettare. Ma il web mi sembrava già una cosa incredibile, di grandissima portata; forse la più grande invenzione nella trasmissione di informazione dopo la stampa: pubblicare un documento a Roma e renderlo immediatamente visibile in Germania, negli USA, dappertutto. Chi l'avrebbe pensato possibile, fino a poco tempo prima?
Non ricordo esattamente come (forse segnalatomi da uno dei system manager di allora) ad un certo punto mi imbattei in Geocities. Non ci potevo credere, ero realmente eccitato. Poter scrivere sul web, pubblicare una pagina, un sito... tutto mio. Sono cose che al momento attuale non sorprendono nessuno. A me  allora pareva incredibile: ricordo ancor adesso assai bene la mia trepidazione, l'entusiasmo e l'esaltazione di quando aprii il mio account e salvai la mia prima paginetta. Ricordo anche che nella fretta, quel giorno, ci scrissi qualcosa (in inglese, lingua allora quasi obbligata del web) tipo "benvenuti forse nella peggiore pagina di Internet. Nessun link, nessuna foto, nessun testo... Tornate tra un pò, dovreste trovare altre cose!". Misi un paio di leggeri elementi grafici, uno sfondino verde, e salvai. Tutto qui: ma l'emozione era tanta. Una pagina tutta mia, che si poteva vedere ovunque! (Lo so che state sorridendo, eh!)

Pian piano - nei mesi successivi - aggiunsi contenuti, sottopagine, definii gli sfondi, i link etc. Esplorai anche il circondario: il bello del primo Geocities - in cui ci si sentiva davvero comunità - era che i siti venivano rappresentati, scorrendo la lista degli utenti, in una pagina grafica,  come delle piccole casette collegate tra loro da un sentiero. Così ti veniva la curiosità di andare a vedere chi abitava vicino a te, curiosare di cosa scriveva, magari scrivergli un mail. Poi c'erano i quartieri, le città. A seconda dell'argomento della tua pagina (arte, scienza, istruzione...) prendevi casa in CapeCanaveral, in Paris (io presi la prima casa a CapeCanaveral, per la scienza, ma poi traslocai in Paris/Bistro perchè aumentai la sezione della scrittura creativa - vi era proprio una procedura apposita di trasferimento, ricordo). La URL della pagina era composta dal nome del quartiere e da un numero, appunto il tuo numero di casa. Se uno la lasciava, un'altro poteva venire a prenderla, trovandola libera. Indubbiamente il paradigma delle case e quartieri era affascinante....

Tante altre cose potrei raccontare, ma temo che i pochi arrivati fin qui, si tedierebbero in maniera eccessiva... Il web era appena cominciato, e da lì cominciava la sua avventura da strumento di pochi a mezzo di comunicazione di massa, com'è al momento attuale. Gli strumenti tecnici, i linguaggi del web, si perfezionavano e si ampliavano pian piano, parallelamente alla sua diffusione.

Rimane il fatto che la chiusura di Geocities, se pur non sorprende, sancisce nettamente il fatto della mutazione di Internet, verso tipi di interazione più sociale, verso siti più dinamici e multimediali, o aggiornati molto più di frequente... ciao Geocities, mi lasci comunque tanti bei ricordi... :-)

martedì 6 ottobre 2009

"Le vite di Galileo", parte seconda

Seconda ed ultima parte di un articolo di Sabrina Masiero 
Dipartimento di Astronomia dell’Università degli Studi di Padova

 
 ... Successivamente, si passa a Londra e Greenwich nel 1664, dove facciamo conoscenza con due grandi astronomi dell’epoca: Edmund Halley ed Isaac Newton. In una accesa discussione con Robert Hooke (famoso per la legge fisica sulle molle), emerge che quest’ultimo affermava di aver ricavato la legge di gravitazione universale molti anni prima di Newton. Newton, con il contributo economico di Halley, pubblicherà i suoi risultati sulla gravitazione nel grande libro “Philosophiae Naturalis Principia Matematica”, affermando che l’attrazione che Sole e Luna esercitano reciprocamente, non è una proprietà di questi due corpi, ma è universale e vale tanto per i corpi vicini quanto per quelli lontani. Da qui, il termine di “universale”.



Leggi il resto...

lunedì 5 ottobre 2009

"Le vite di Galileo", parte prima

Prima parte di un articolo di Sabrina Masiero 
Dipartimento di Astronomia dell’Università degli Studi di Padova
 
"Le vite di Galileo" è il fumetto ufficiale dell’Anno dell’Astronomia 2009 (IYA2009) che lo svizzero Fiami ha realizzato in due anni di lavoro, contattando astronomi, storici della scienza e filosofi. In questi giorni il fumetto esce nella sua versione italiana grazie all’imprimatur della casa editrice CLEUP, Cooperativa Libraria Editrice Università di Padova. Un regalo che la città di Padova (dove Galileo visse “li diciotto anni migliori della mia età” come scriverà due anni prima di morire) e l’Università patavina (dove Galileo fu professore di matematica) fanno al grande scienziato italiano, quattrocento anni dopo le sue più grandi scoperte col cannocchiale, tra il 1609 e il 1610.




Si parla di “vite” di Galileo e non di “vita” di Galileo, in quanto Fiami racconta la storia dell’astronomia in sei grandi tappe: si parte da Babilonia (nel 568 a.C.), dove un bambino di nome Galilosor impara a scrivere nell’argilla umida con un piccolo giunco e a leggere nel cielo. “Il cielo appartiene agli Dei, non toccarlo figliolo!” dice il padre quando si rende conto che suo figlio osserva il cielo e vuole studiare dal tramonto all’alba, non dall’alba al tramonto come fanno tutti gli altri, perché la sua più grande passione sono le stelle che si osservano, appunto, di notte.

Si passa poi ad Alessandria d’Egitto (nel 197 a.C.) dove due discepoli di Archimede, Galilosor e Simpliocios, vanno a trovare il grande Eratostene, allora Direttore della Biblioteca di Alessandria, che mostra loro come riuscì a calcolare la circonferenza terreste. Naturalmente, in poche vignette si intuisce il genio di Eratostene che determinò con un errore di soli 74 chilometri la dimensione della circonferenza terrestre (circa 40.000 anziché 40.074 chilometri, quest’ultimo un valore ricavato con misure più precise e moderne).

La terza tappa è a Kusumapura, in India, nel 499 dove Galilala si intrattiene a parlare di cielo con un grande astronomo dell’epoca Aryabhata, che all’età di 23 anni aveva già pubblicato il primo trattato di astronomia giunto fino a noi. Undici secoli prima di Galileo, Aryabhata parlava già di relatività, quella che sarebbe stata definita più tardi “relatività galileiana”, affermando cioè che se fossimo su una nave e osservassimo una montagna, essa ci apparirebbe muoversi in senso opposto alla direzione di moto della nave.

La quarta tappa è ambientata nella Venezia del 1609. Nell’estate di quell'anno, Galileo viene a conoscenza da alcuni amici che un ottico in Olanda aveva costruito un giocattolo: un tubo con alle estremità due lenti, una concava da una parte, una convessa dall’altra. Abile e veloce, Galileo in pochi giorni se lo costruisce e lo punta verso il cielo. E’ il cannocchiale, col quale avrebbe fatto le sue più grandi scoperte. Il primo oggetto che osserva è, naturalmente, quello più luminoso e grande del nostro cielo notturno: la Luna. Galileo la osserva diversa da come si diceva doveva essere. Non è affatto liscia, ma scabra e ricoperta di montagne: schiere di filosofi e scienziati fino a quel momento avevano affermato il contrario.

All’inizio del gennaio del 1610, Galileo punta il suo cannocchiale verso Giove e, giorno dopo giorno, scopre la presenza di quattro ”stelle” attorno a Giove, che intuisce essere in realtà quattro satelliti del pianeta, come lo è la Luna per la Terra. Questo sistema solare in miniatura fa crollare venti secoli di certezze e apre la strada alla vera indagine scientifica del cosmo....

mercoledì 30 settembre 2009

Il terzo flyby di Messenger a Mercurio

Bisogna che lo dica... Benchè il mio campo "professionale" di indagine scientifica abbia a che fare principalmente con stelle e galassie, non posso non rimanere affascinato dalle continue scoperte e acquisizioni che le moderne sonde stanno ottenendo nel nostro amato Sistema Solare.

Tutto questo, coniugato con la possibilità, del tutto moderna, di assistere al flusso di immagini e dati provenienti da regioni davvero lontanissime (per il pianeta Mercurio - poi capite perchè lo prendo ad esempio - si parla di distanze superiori a 70 milioni di chilometri, che possono arrivare anche superare i 220, a seconda della posizione nell'orbita) comodamente seduti davanti al computer di casa, magari collegandosi al sito della NASA o di qualche altro ente spaziale.



Un bacino da impatto su Mercurio:
immagine acquisita ieri sera dalla sonda Messenger
Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington


Certo ci si abitua a tutto, ma pensate uno scienziato di appena una generazione fa, se fosse posto di fronte a tutto questo.. vedere le immagini acquisite dalla sonda Messenger appena ieri sera (dopo aver seguito con curiosità momento per momento l'andamento del flyby sul suo account Twitter), precise e definite, favanti al mio naso... di un posto centinaia di milioni di chilometri lontano. Non continua ad essere sbalorditivo?

MESSENGER: MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry, and Ranging
This unnamed impact basin was seen for the first time yesterday during MESSENGER’s third flyby of Mercury. The outer diameter of the basin is approximately 260 kilometers (160 miles)


venerdì 25 settembre 2009

Scelti i wallpaper della nuova Ubuntu


Nifty Fifty Blur
Inserito originariamente da orb9220
D'accordo, si dice che il bello di Linux sia anche nella possibilità di scegliere... e in accordo con questo, cosa c'è di meglio di avere a disposizione una serie di intriganti wallpaper da utilizzare nella prossima release di Ubuntu?

E ancora.. che dire se le immagini che troveremo già belle e pronte per l'utilizzo sul nostro desktop, non sono state scelte da qualche oscuro (si fa per dire) grafico sconosciuto, ma scelte in una competizione che ha coinvolto una serie di appassionati utenti (nonchè spesso.. fotografi), tramite l'invio delle foto in un apposito gruppo di Flickr?

Come infatti riporta il blog di Kenneth Wimer, "i risultati dell'invio a Flickr sono semplicemente stupendi. 639 persone hanno inviato 2001 foto. Selezionare le immagini per l'inclusione in Karmic è stato un grosso lavoro, e se ci fosse stato più spazio libero su disco, ne avrei aggiunte anche altre..."

Non è stupendo vedere che una distribuzione linux è davvero un "prodotto" costruito - fin nei dettagli - sopra la libera collaborazione di molte, molte persone? ;-)

lunedì 21 settembre 2009

Tra due Ubuntu, arriva la lince...

Ubuntu 10.04 si chiamerà Lucid Lynx (video) |oneOpenSource
Ubuntu 10.04 si chiamerà Lucid Lynx e sarà una LTS (Long Term Support). L’annuncio arriva direttamente dall’Atlanta Linux Fest 2009 e a farlo è stato proprio lui, Mark Shuttleworth, il “capo” di Canonical.

Interessante, in effetti, dare uno sguardo a tutto il dibattito che si sta originando sul wiki di Ubuntu riguardo ai suggerimenti per i nomi delle prossime relases ... altro che Windows 7 (che sarà pure ottimo ma difetta un pò di fantasia ed immaginazione, non trovate?)

:-)

venerdì 18 settembre 2009

Nell'estendere, la lotta dei browser...

Ogni tanto è bene cambiare; almeno in certi ambiti, può essere vero. Uno che passa molte ore al computer considera inevitabilmente come fondamentale il software di navigazione in Internet: il classico browser.

Non faccio mistero di essere abituato a Firefox da moltissimo tempo. Oggi spinto dalla curiosità, ho cominciato a giocare un pò con Safari sul Mac OS X. In effetti appare veloce, leggero (Firefox non è proprio una piuma, come si sa); la galleria di immagini dei siti preferiti della nuova versione, come pure la cronologia che si sfoglia visivamente, è indubbiamente utile e di grande impatto visivo.

Non sono riuscito a evitare che ogni tanto aprisse nuove finestre, laddove avrei preferito che si aprissero sempre nuove schede nella stessa finestra, per minimizzare la confusione (con Firefox ci riesco meglio). Tuttavia questo non è un grande problema, chiaramente, basta ricordarsi di premere l'apposito tasto prima di cliccare sul collegamento.

Che osta all'adottare Safari allora? Beh qualcosa forse c'è... Stasera volevo usare Feedly per leggere i miei feed RSS... beh non potevo, con Safari. Volevo usare Diigo per i miei bookmark online.. e insomma non potevo usare la mia amata toolbar. E Scribfire per scrivere sul blog?

Capite allora dove voglio andare a finire: la guerra dei browser, a parer mio, si giocherà sempre di più sulle estensioni, quelle piccole ma utili "aggiunte" che permettono di estendere e configurare il sistema come più ci piace (e ci serve). Firefox al momento svetta imbattuto, ma Google Chrome a quanto si vede, si sta rapidamente attrezzando. E non penso che gli altri (Safari, e forse anche IE), resteranno per molto al palo....

(L'immagine della simpatica "scatolina" di componenti è presa in prestito dal sito di estensioni di Firefox, che ne lista più di cinquemila...)

Il bug numero uno di Ubuntu, forse il più critico...

Stamattina, tanto per far qualcosa, ho gironzolato su launchpad.net mettendo il naso nei bug di Ubuntu: mi dà sempre una buona sensazione (direi.. di "trasparenza") vedere come anche i difetti non sono nascosti ma anzi vengono elencati e risolti comunitariamente... una cosa che mi piace di linux, assolutamente.

Un'altra riflessione gira intorno alla complessità ormai raggiunta dai moderni sistemi operativi... una complessità che si traduce non secondariamente nel grandissimo numero di bugs (pur di diversa importanza, certo molti non sono affatto "critici"): sulla pagina di Ubuntu ne sono elencati più di sessantacinquemila... e non ho motivo di credere che altri sistemi come Windows o Mac OS X abbiano una storia differente; al più - forse, non ho cercato - potranno essere meno visibili...
Ma la cosa che ci ha fatto divertire più di tutte (a me e mio figlio Andrea, che era venuto a vedere cosa stavo combinando di mattina presto), è quando abbiamo ricercato per caso il primo bug di Ubuntu... ecco cosa abbiamo trovato (eh.. sì, ho detto che amo linux anche per la sua giocosità?)

Bug #1 in Ubuntu: “Microsoft has a majority market share”
Microsoft has a majority market share in the new desktop PC marketplace. This is a bug, which Ubuntu is designed to fix....

Vale proprio la pena di leggersi attentamente le specifiche di questo noioso bug, se non lo aveste fatto. Divertentissimo - ad esempio - il dettaglio di come riprodurre il bug ("Visitare un negozio di PC locale"), di cosa avviene ("Osservare che la maggioranza dei PC in vendita ha software 'non libero' preistallato") e via di questo passo... :-)

Ci si potrebbe chiedere chi ha sottoposto il bug.. ah, un certo Mark Shuttleworth ..
non so se il nome vi dice qualcosa...



martedì 15 settembre 2009

ESO lancia il sito GigaGalaxy Zoom

Davvero, è proprio pieno di stelle, là fuori! Sono appena state rilasciate online le prime tre immagini del nuovo progetto di ESO GigaGalaxy Zoom: queste già ci restituiscono un nuovo stupendo panorama dell'intera volta celeste visto dai siti osservativi di ESO in Cile: un panorama di ben 800 milioni di pixel! Il progetto è in fase di sviluppo, ma già è decisamente interessante, e val bene una visita: GigaGalaxy permetterà di ammirare il cielo notturno come viene visto, ad occhio nudo, da alcune tra le migliori locazioni osservative nel mondo!



Una veduta panoramica della volta celeste, la prima immagine del progetto GigaGalaxy Zoom di ESO
Crediti: ESO/S. Brunier

L'immagine panoramica a 360 gradi, che copre l'intera volta celeste, rivela come poche altre l'immenso "panorama cosmico" che circonda il nostro piccolo pianeta. La suggestiva immagine serve come introduzione alle prime tre immagini ad alta risoluzione ospitate nel nuovo progetto GigaGalaxy Zoom, lanciato da ESO nel quadro dell'anno internazionale dell'astronomia 2009 (IYA2009). Il progetto ci restituisce una visione mozzafiato della Via Lattea: con questo "strumento" gli appassionati possono imparare in maniera affascinante di quanto differenti ed emozionanti oggetti celesti è composto il cielo, come nebule mutlicolori, stelle in esplosione, residui di supernova, e molti altri, semplicemente cliccando sulle rispettiva immagini.

In tale prospettiva, il progetto cerca di collegare l'esame del cielo notturno fatto ad occhio nudo con tutto quanto si può vedere soltanto con gli strumenti più sofisticati, normalmente appannaggio solo degli astronomi professionisti. La stupenda qualità delle immagini è un doveroso tributo allo splendore dei cielo notturno nei siti di ESO, dove sono localizzati alcuni tra i più efficienti e produttivi telescopi nel mondo.

ESO Press Release

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sabato 12 settembre 2009

Giocando a Monopoly...

[English version here] Finalmente, dopo diversi tentativi assai frustranti, stasera riesco a interagire con i server di Monopoly City Street con la velocità sufficiente per poter veramente giocare (a proposito, sono nel gioco con il nome utente marcolinux, in omaggio ad uno tra i miei sistemi operativi preferiti). Devo dire che, pur nella sua semplicità, almeno al momento, un pò di interesse questa curiosa versione online di Monopoly la può dare... il fatto più intrigante è poter giocare su uno scenario virtuale grande quanto.. il mondo, nè più nè meno. Appoggiarsi a Google Maps è stata una bella pensata senz'altro.

Se dal punto di vista tecnico l'idea di base, rendere "giocabili" le mappe di Google, è carina e sicuramente degna di essere stata sviluppata, bisogna dire che dal punto di vista organizzativo, il "lancio" è avvenuto a mio avviso con una modalità piuttosto approssimativa, sottostimando di parecchio l'interesse potenziale del gioco, o almeno l'effetto "novità", con la conseguenza di avere per molte molte ore server quasi "sdraiati" e molti giocatori insoddisfatti. Meglio sarebbe stato, forse, gestire una crescita "regolata" del traffico, magari con un meccanismo "ad inviti": purtroppo in questo caso non sarebbe nemmeno questo risultato soddisfacente, poichè i primi a giocare avrebbero avuto indubbi vantaggi sui giocatori entrati in un secondo momento (maggior numero di strade da poter scegliere).

Ora comunque la situazione "anomala" della partenza, con chi riusciva a giocare e chi no, ha comunque creato un gran numero di richieste per una "ripartenza", che riazzerasse tutte le situazioni di gioco. Capite bene che c'è chi è contento e chi non lo è affatto... Personalmente, al di là dell'interesse o meno del gioco, mi intriga osservare lo svilupparsi del progetto, e più ancora l'intelaiatura "sociale" che si è già - in un tempo davvero brevissimo, se ci pensate! - sviluppata intorno (gruppi di discussione, social network, etc...).

Va beh, per ora me ne vado a dormire con le mie quattordici strade comprate, alcune a Roma (Piazza S. Agostino è stato il mio primo acquisto, tuttora tra le mie proprietà), altre a Ravenna (per puro caso, ne ho trovate ancora tante da comprare là). Certo sarà piuttosto semplice, nella dinamica di gioco... Però, come dice mio figlio Simone, "a me emoziona perchè quando compro una strada, allora ce l'ho solo io in tutto il mondo...!" Al di là di tutte le possibile considerazioni, come dargli torto...? ;)

giovedì 10 settembre 2009

Hubble riparte alla grande...

Nella giornata di ieri, caratterizzata dal primo rilascio delle nuove immagini del telescopio spaziale, gli astronomi hanno decretato Hubble un osservatorio completamente "ringiovanito", pronto per una nuova emozionante decade di esplorazione...

"Questo è un altro passo importante nella conferma di questa stupenda missione. Noi europei siamo orgogliosi  di prendervi parte e ci congratuliamo di cuore con gli ingegneri, gli astronauti e gli scienziati che ci hanno portato fin qui", ha detto David Southwood,  Direttore del reparto Scienza ed Esplorazione Robotica dell'ESA, l'ente spaziale europeo che collabora alla gestione del Telescopio Spaziale Hubble.

Anche alla NASA gli entusiasmi, comprensibilmente, non sono meno accesi: "Questo segna un nuovo inizio per Hubble," dice Ed Weller dell'ente spaziale americano. "Il telescopio ha subito una profonda rimessa a punto e ora appare di gran lunga più potente che mai - ben equipaggiato per cavarseala bene nella prossima decade"

Bisogna anche dire che gli entusiasmi, tutto sommato, appaiono giustificati: i nuovi strumenti sono decisamente più moderni di quelli che vi erano istallati in precedenza, sono più sensibili alla luce e dunque promettono di aumentare sensibilmente l'efficienza di Hubble. Il telescopio spaziale è ora in grado di completare le osservazioni in una frazione del tempo che avrebbe dovuto impiegare prima della missione di "aggiornamento". Inoltre, gli scienziati non nascondono anche la soddisfazione aggiuntiva motivata dalla ottima qualità delle nuove immagini (fornite dalla Wide Field Camera 3 e dalla rinnovata Advanced Camera for Surveys) e degli spettri (dal Cosmic Origins Spectrograph e dal Space Telescope Imaging Spectrograph).




Hubble ha davanti a se un cielo meraviglioso...
Crediti: NASA/Hubble


Non sono molte, probabilmente, le missioni scientifiche i cui risultati sono stati così numerosi e incisivi, da aver concorso a ridefinire l'insieme delle conoscenze in un dato settore: Hubble è uno di questi, nel campo astronomico. E con la sostanziale "rimessa a punto", tutto fa pensare che continuerà ad esserlo.

Tutti questi risultati - documentati dalle foto disponibili online - sono una brillante dimostrazione del pieno successo della missione STS-125 effettuata dagli astronauti nel maggio di quest'anno: a loro, e ai tecnici che hanno pianificato la missione, dovremo veramente molto, nella ricerca scientifica d'avanguardia che Hubble promette di poter fare nei prossimi anni...!

SpaceTelescope Press Release

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lunedì 7 settembre 2009

Il Monopoly più grande che c'è...!

Confesso che l'idea mi attira moltissimo. Non so quante ore ho passato, nella mia più giovane età, attorno ad un tavolo da gioco di Monopoly. Ora, il fatto di poter disporre della più grande estensione di gioco immaginabile - virtualmente tutto il pianeta - fornisce decisamente bel più di un motivo per guardare con curiosa eccitazione questo nuovo esperimento del gigante mediatico Google... un Monopoly grande come tutto il pianeta, che sfrutta Google Earth come gigantesco  - impareggiabile - tavolo di gioco.



Tutto sommato, bastava pensarci. I dati erano già tutti pronti, bastava l'idea. In questo senso si potrebbe ragionare sul fatto che sempre più, la forza di Internet sta nella enorme possibilità di fruire dei contenuti assemblandoli in modalità diverse, per obiettivi differenti.. i cosiddetti mashup sono di un'attualità fino a poco tempo fa inimmaginabile, a conferma dell'estrema flessibilità del mondo digitale. E ancora una volta è Google che sperimenta e... si diverte!

 Tra un paio di giorni si comincia. Io allora prendo la candelina, come facevo un tempo, eh ;-)


Monopoly City Streets: Shhhh... Your chance to WIN MONOPOLY fame coming soon!
"This global game will feature an incredible amount of amazing new buildings and building types from MONOPOLY. From humble houses to stupendous skyscrapers and everything in between, never before will you have had the freedom to tailor your property empire exactly the way YOU want it..."


sabato 5 settembre 2009

Riaperta la ricerca del Mars Polar Lander

Nell'emisfero sud di Marte è di nuovo estate, e intanto si accresce la dimensione del mosaico delle immagini disponibil per la ricerca della sonda "dispersa" sul pianeta, il Mars Polar Lander.  Questa sonda arrivò su Mart nel dicembre 2009, ma si persero le comunicazioni in fase di atterraggio, e  da allora non se ne seppe più nulla.



Dove è finito il Mars Polar Lander? Si potrà ritrovare?
Crediti: NASA/JPL

La cosa forse più interessante, nella notizia di oggi, è che questa ricerca non viene compiuta nel chiuso di qualche prestigioso e remoto laboratorio, ma - in omaggio potremmo dire alla moderna era del web - è offerta a chiunque voglia cimentarsi (previo qualche "addestramento" consultando la documentazione online) nel cercare di districare possibili "candidati" nella marea di immagini che sono state rese disponibili in Internet.

Come recita il post nel blog di HiRISE (High Resolution Imaging Science Experiment, dell'Università dell'Arizona - l'imaging ad alta risoluzione di cui è equipaggiato il Mars Reconnaissance Orbiter) già vi sono state numerose segnalazioni di possibili candidati, che naturalmente dovranno essere vagliate dai ricercatori, per poter capire se una di queste veramente rappresenta la sonda "ritrovata" oppure è un qualche artificio nell'immagine.

Così, la caccia al Polar Lander continua e... chissà se l'approccio "distribuito" di tale compito gioverà a ritrovare la sonda. Certo è che la scienza sempre più spesso - e meno male - si apre a contributi "dei non addetti ai lavori", che in vari casi si dimostrano a conti fatti, veramente importanti ed efficaci.


venerdì 4 settembre 2009

La riga di comando, tanto antica quanto... utile!

Mi sono imbattuto in un interessante articolo su Datamation, che porta a ragionare sul rapporto tra linea di comando (quella cosa un pò fuori tendenza, con il prompt del terminale che aspetta lampeggiando pazientemente) e le interfaccie grafiche (caratteristica essenziale di tutti i moderni sistemi operativi).

Condivido il punto dell'articolista: benchè le interfaccie grafiche siano utili soprattutto ai "non troppo esperti", poichè indirizzano ad un congruo sottoinsieme di applicazioni in maniera veloce ed intuitiva (anche se chiaramente le possibilità della linea di comando - sapendone trarre beneficio - saranno sempre decisamente superiori), non possiamo tuttavia scordare che ogni sistema linux - rispetto a Windows e Mac OS - è molto più chiaramente legato alla linea di comando, anzi vi è praticamente costruito sopra (o intorno): l'utente linux ben presto si trova a scoprire che un sacco di roba si può svolgere più rapidamente proprio a linea di comando; ed ancora, nel caso di guai, si può ricorrere propri a tale "antico" tool.


Una sessione bash su Gentoo Linux
Crediti : Wikipedia

Certo la curva di apprendimento per un buon uso della command line è piuttosto ripida. Tuttavia non è difficile ritrovare su Google magari un comando con le opzioni giuste, in caso di bisogno, ed allora basta un copia e incolla e.. il gioco è fatto! Molto meglio una stringa di testo che "apri la quarta finestra, clicca e selezione la quinta opzione, leva il segno di spunta alla finestrina che si apre... etc..", almeno a parer mio!

L'articolista ragione sul fatto che probabilmente qualcosa nella "rincorsa ai desktop Windows e Mac OS" (due sistemi molto meno legati alla riga di comando) è sbagliata, e conviene riposare di più sulla specificità di linux (specificità che a me non dispiace per nulla, tra l'altro). Mi pare un punto di vista - si sarà capito - davvero condivisibile ! :-)

With this close connection, learning about the command line makes more sense in GNU/Linux than in many operating systems. You do not need to be full of command line macho, believing that the only real computing goes on at a command prompt, to appreciate the connection. While the command line is in many ways the opposite of the desktop, in that it is thorough and encourages the gaining of expertise, the two interfaces are complementary. For simple, routine tasks, the desktop is often preferable, especially if you are viewing graphics. If you want to administer your system or fine-tune performance, then the command line is the interface you need.


venerdì 21 agosto 2009

Chromium su Ubuntu, qualche impressione

Ho istallato il browser Chromium su Ubuntu da qualche giorno (seguendo l'ottima guida reperita su Hackgeek.it è stato piuttosto facile e veloce) spinto soprattutto dalla curiosità. Devo dire che mi trovo bene con Firefox, che utiizzo da diversi anni sulle tre piattaforme principali (Linux Max e Windows), tanto è vero che col tempo (come moltissimi di noi) ho approfittato della sua flessibilità per configurarmelo un poco "su misura", con le estensioni a me più utili. Nessuna urgenza di cambiare, dunque. Però la curiosità... è naturale in un utente linux - direi! - e dunque ho fatto salire a bordo della mia Ubuntu box la versione open source del famoso browser di Google.






Ora, so bene che non dirò ora nulla di nuovo, ma lo dico lo stesso...: la cosa davvero sorprendente mi sè parsa la leggerezza e la velocità di questo browser. Leggerezza che si traduce in una rapidità alla partenza non indifferente, tanto che dopo una mattinata appena di utilizzo, Firefox mi sembrava improvvisamente moooolto lento... Non ho trovato particolari problemi nel rendering nei vari siti che frequento abitualmente, e ho trovo apprezzabile e comoda la cronologia dentro il browser, divertenti e simpatici i "temi" proposti, comoda la meccanica dei download. Insomma niente male, a prima impressione.

Ho cercato di mettere il naso nel sistema di estensioni, che sebbene ancora per molta parte in fase di sviluppo, già offre delle scelte interessanti, quali (per me) quella per la posta in Gmail, che si riserva un comodo box in basso a sinistra, non troppo invasivo, che avvisa del numero di messaggi da leggere.

Certo, non ho potuto (per ora) mettere la barra dei bookmark di Diigo, non posso mettere Scribfire per il blog... Sono più che persuaso che al momento attuale, la qualità e quantità delle estensioni per Firefox non abbiano davvero rivali. Tuttavia avverto anche la sensazione che da questo punto di vista, le cose siano in rapida mutazione.

Pensate a Chromium con un ottimo ed esteso sistema di estensioni... sì, in questo caso - a meno di uno scatto in avanti di Firefox - il titolo di "browser predefinito", almeno nel mio pc, sarebbe a rischio... ;)



mercoledì 5 agosto 2009

I primi "tweets" dalla Stazione Spaziale

L'ascesa del web2.0 sembra inarrestabile... ormai anzi possiamo dire che ha guadagnato anche lo spazio: l'astronauta della NASA Tim Kopra è diventato il primo membro della Stazione Spaziale Internazionale ad utilizzare il servizio di microblogging Twitter per discutere la vita e il lavoro in orbita.



Kopra (che risponde al nick di Astro_Tim su Twitter) si è di recente aggiunto all'equipaggio della spedizione numero 20, dopo essere arrivato alla Stazione Spaziale il 17 luglio, a bordo dello Shuttle Endeavour. Il suo ritorno a Terra è previsto con la missione STS-128, il cui lancio è schedulato per il 25 agosto.

Al momento di scrivere questo articolo, il sito di Astro_Tim presenta un solo aggiornamento, ma già vanta la bellezza di 4551 iscritti, ovvero utenti di Twitter che riceveranno i suoi aggiornamenti nella loro timeline.

Il numero è di tutto rispetto, e fa pensare a quanto in effetti questi nuovi "strumenti sociali" si prestino alla comunicazione e alla divulgazione delle imprese scientifiche e tecnologiche a largo spettro. D'altra parte, la NASA già da tempo è "sbarcata" su Twitter adottandolo come veloce veicolo di comunicazione con il pubblico, e così pure hanno fatto diversi istituti scientifici e varie missioni spaziali in corso, come abbiamo più volte documentato su queste pagine.

Per seguire Kopra su Twitter, visitate il sito www.twitter.com/Astro_Tim

Articolo pubblicato anche su GruppoLocale.it


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martedì 4 agosto 2009

Al via il sito Debian News

Con una grafica sobria e piuttosto "essenziale" (in purissimo stile Debian, potremmo dire) prende il via il sito Debian News, dedicato alla presentazione di aggiornamenti del progetto Debian, compresi quelli che magari non sono ritenuti così importanti da rendere necessario un "annuncio" vero e proprio sulle mailing lists. L'idea mi pare senza dubbio buona, e si affianca agli altri strumenti (come l'account Twitter dedicato, ad esempio) già esistenti che permettono di rimanere al passo con le mosse del team del "Sistema operativo universale".

Impossibile per un utente linux sopravvalutare l'importanza del progetto Debian: per quanto al momento attuale vadano per la maggiore (con ragionevoli motivi) distribuzioni come Ubuntu, non possiamo dimenticare che senza Debian come "motore" - nemmeno troppo nascosto - progetti interessantissimi come appunto Ubuntu stesso non avrebbero potuto guadagnarsi l'esistenza.



Una schermata Debian con KDE3 (da wikipedia)

Il fatto che vi sia Debian e sia un progetto open source dunque è estremamente importante per chi ha a cuore il sistema operativo del pinguino, e dunque le novità del progetto possono risultare interessanti anche a chi (come del resto il sottoscritto) non si è mai trovato ad operare direttamente su una "Debian box"..




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giovedì 30 luglio 2009

LinkBlog su Linux (e altro)

Nel lato destro di questo sito ora vedere il box di un LinkBlog (o LinkStream, a seconda dei gusti), ovvero un sito formato da una collezione di link, il cui ambito di riferimento si colloca nelle notizie del blog medesimo, ovvero sistemi operativi (soprattutto linux) e comunque altro materiale legato alla nostra "vita digitale".

Il Linkblog è spiccatamente "sociale", poichè consente ad ognuno di votare i link, dunque configurando una sorta di classifica di gradimento (...qualcuno ha detto Digg...??) come pure di inserire assai facilmente dei nuovi link tramite l'apposito form (o il widget da inserire nel browser).

La speranza è che possa sembrare uno strumento interessante anche ad altri, e che anzi possa essere inserito in siti e blog di area affine (è semplicissimo, basta prelevare il codice per il widget e inserirlo nelle proprie pagine) : più sono le persone che partecipano alla stesura della pagina, più diventa realmente una risorsa di valore.

Se la cosa vi pare interessante, fatemi sapere. Se poi non dovesse piacere il nome SegnaleRumore, beh.. se ne può parlare ;-)


Stupende immagini della sonda Chandra in 3D!

Sono davvero rimasto di sasso.. stamattina ho dato uno sguardo al sito di Chandra, e mi ha incuriosito il link View Chandra Images in 3D Wall. Ho seguito il collegamento e mi sono ritrovato in una simpatica collezione di immagini prodotte nel tempo dalla sonda (e ve ne sono state davvero di molto belle, come abbiamo da tempo riportato su questo stesso sito).



Ma la parte migliore doveva ancora arrivare... seguendo i consigli del sito, ho scaricato il plugin Cooliris per il browser (sto scrivendo su un PC con Ubuntu Linux e navigo con Firefox). Dopo un classico restart del browser, sono tornato alla galleria di foto: a questo punto ho potuto attivare l'opzione a pieno schermo e... sono rimasto a bocca aperta! Mi stavo muovendo in una galleria tridimensionale di stupende immagini: con un tocco della barra inferiore la galleria di immagini si muove con uno stupendo effetto grafico. Ci si muove e si allarga un'immagine con movimenti fluidi, veramente l'esplorazione delle foto diventa un piacere. Insomma, consigliatissimo, se volete vedere come la scienza diventi quasi.. arte! A quando trovare una simile possibilità su un sito divulgativo italiano? Speriamo presto...

L'unica cosa che mi viene da pensare, è che ritengo si possa usufruirne se il PC è abbastanza recente e immagino pure debba avere l'accelerazione grafica (ma non so, posso sbagliarmi). Se provate e vi piace, lasciate un commento a questa notizia, magari... ;)

Articolo pubblicato originariamente su GruppoLocale.it


venerdì 17 luglio 2009

Qaiku, lavori in corso (e nuova piattaforma)...

Ve lo devo dire, provo una certa eccitazione nel saltare dentro un progetto che a mio avviso presenta delle buone potenzialità, e seguirne gli sviluppi dall'interno, giorno per giorno... Vederlo crescere pian piano, interagire con gli sviluppatori (spesso molto più attenti e disponibili dei gestori di un grosso progetto pienamente avviato). Proprio questo mi sta accadendo al momento attuale con la piattaforma di microblogging Qaiku, della quale ho già parlato in varie riprese, in questo blog.

Sono saltato dentro Quaiku nel mese di marzo (per quanto ne so adesso, potrei essere uno dei primi italiani ad essersi iscritto: sicuramente il primo messaggio in italiano è del sottoscritto), perchè attirato dal fatto che si presentasse dichiaratamente inspirato a Jaiku (la piattaforma prima comprata da Google e poi praticamente... lasciata in naftalina ed infine dismessa, con codice rilascito sotto open source), che ho molto apprezzato in passato per alcune sue caratteristiche, come il supporto nativo ai gruppi e la possibilità di appendere veri commenti ai posts (diversamente da Twitter, come sappiamo).

Qaiku si presentava all'epoca quasi come un clone di Jaiku o appena poco più, ma con una serie di cose in via di sviluppo assai promettenti, tra i quali un supporto embrionale al filtraggio per lingua, e soprattutto con un fervore di sviluppo interessante e contagioso. Le premesse iniziali sembra fossero fondate, perchè il tasso di sviluppo è rimasto piuttosto elevato e costante, con l'aggiunta progressiva di una serie di importanti funzionalità.

Ora è appena stato rilasciato un importante aggiornamento che ha il pregio anche di esaltare alcune delle caratteristiche peculiari di Qaiku (che personalmente ho trovato subito attraenti): tra queste spicca a mio avviso il pieno supporto ai filtri per linguaggio. Ora è possibile accedere in maniera rapida e semplice a tutti i messaggi scritti in un dato linguaggio (all'atto di inviare un aggiornamento, si può infatti specificare in che linguaggio viene inviato).

Ottima mossa dunque per Qaiku, piattaforma sempre più interessante. Da considerare per chi avverte come insufficiente il modello "conversazionale" di Twitter e affini. Peccato solo la presenza italiana sia assolutamente esigua al momento. Ma chissà, le cose possono sempre andare meglio...

... Let's go forward, qaiku ;-)




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mercoledì 15 luglio 2009

Rilasciato GNOME 2.27.4


E' stato appena rilasciata la versione 2.27.4 del desktop environment per linux chiamato GNOME. Come recita l'annuncio, è la quarta release di sviluppo nel cammino verso la versione 2.28, che dovrebbe essere rilasciata in ottobre di quest'anno.

A quanto possiamo leggere dalle note di rilascio, è comunque una release essenzialmente di sistemazione di bachi ("Lot's of bug fixes"): per il desktop, forse la novità più importante è l'inclusione della versione 2.27.4 di Brasero, l'applicativo predefinito in GNOME per masterizzare su CD/DVD.

Interessante anche che nelle note di rilascio si faccia menzione (in termini positivi) della recente conferenza congiunta GNOME/KDE ("was certainly great fun for all present people").

gmane.comp.gnome.devel.announce
This is already the 4th development release towards our 2.28 release that will happen in October 2009; this release comes just after the first joint GNOME / KDE conference, which was certainly great fun for all present people.


Il calendario Google apre il suo laboratorio...

Ottima la decisione di Google di estendere il modello di sviluppo di Gmail (applicazione stabile + servizi aggiuntivi sperimentali nel Lab) anche al Calendario (anche se al momento non appare ancora - almeno per me - nell'interfaccia italiana).

 Considerando anche che, seppure meno famosa dell'arcinota applicazione di posta elettronica, il calendario Google ha al suo arco ottime caratteristiche (tra cui, quasi unica per l'Italia, la possibilità di essere avvisati via SMS di appuntamenti, senza alcun costo), l'introduzione di una sezione Lab pare un'ottima possibilità - per l'utente più smaliziato - per configurare il servizio quanto più aderente possibile alle proprie necessità, proprio come avviene da tempo per Gmail (il cui "Lab"  conta ormai numerossisime applicazioni,  molte delle quali di indubbia utilità).

Ancora una volta.. ben fatto Google! :)


The Google Apps Blog (original posts): Introducing Google Calendar Labs

We've been looking for a way to release early features to users in a quick and experimental fashion, but in a way that would let developers and customers outside of Google extend Calendar too. We've seen how successful Gmail Labs has been and decided Calendar deserved Labs too.


lunedì 13 luglio 2009

Google su Twitter: il catalogo è questo...!

Non si può davvero dire che il gigante statunitense Google non creda all'utilità di uno strumento come Twitter (mai come ora "di moda" e sotto i riflettori anche dei media più "tradizionali") per diffondere gli aggiornamenti sullo stato dei propri (quasi innumerevoli) progetti sul web. Questo già si sapeva, ma colpisce ugualmente trovarsi di fronte al catalogo completo degli account della famosa piattaforma di microblog, utilizzati attualmente da Google (ma un account dedicato a Linux o a progetti Open Source dentro Google non l'avrei visto male, in questo contesto)...

Se ci ricordiamo che Google aveva a suo tempo acquistato una piattaforma concorrente, ovvero Jaiku, e poi l'aveva praticamente accantonata, risulta ancora più evidente come questo si configuri come un riconoscimento della popolarità e dell'utilità di Twitter, sicuramente il più famoso ed utilizzato nel parco delle piattaforme di microblogging ad oggi disponibili. Ma Google avrà mai provato a comprarselo, a proposito? Boh, confesso di non saperlo... ;-)

Official Google Blog: Google accounts on Twitter
Like lots of you, we've been drawn into Twitter this year. After all, we're all about frequent updates ourselves, and there's lots happening around here that we want to share with you.




Scorrere la lista

venerdì 3 luglio 2009

Identi.ca compie un anno!

Sicuramente di "successo" il primo anno del servizio di microblogging Identi.ca, visto il numero di adesioni e anche di clients che già sono stati sviluppati per la piattaforma: iniziata quasi come un clone di Twitter, ha aggiunto nel tempo una serie di importanti innovazioni sul lato tecnico, come il supporto ai gruppi, alle tags, e molto altro...






Ora Identi.ca celebra il suo primo compleanno, e nel medesimo tempo aggiunge altre importanti innovazioni sul lato tecnico, come il supporto alle conversazioni: ottima aggiunta senz'altro, che dovrebbe contribuire a diminuire il senso di frammentazione proprio, in una certa misura, di tali sistemi di comunicazione "veloci", muovendo verso un sistema più fruibile e "consistente"... e c'è qualche importante novità in cantiere anche per Linux (in specifico riferimento al software che costituisce il "motore" di Identi.ca, che è open source), a giudicare dal post su Control Yourself:

"With our private beta of the status.net platform and the release of version 0.8.0 of Laconica this week, I think that the coming year will be even more exciting. We’ve got a great piece of software for users to communicate with and for developers to build on; we want to make it easier for admins to install, monitor, upgrade and configure. Among other things, we plan release version 1.0 in the fall of 2009, and get into major Linux distributions and onto one-click install programs for major Web hosting companies."