mercoledì 30 dicembre 2009

Mandriva e openSuse, su Mac OS X (complice Virtualbox)

Perfetto, perfetto (potremmo dire)... Ho Ubuntu sul desktop, nella versione 9.10 con tutti i bravi aggiornamenti; ho un MacBook con il suo bello Snow Leopard (che devo dire, funziona bene anche se ogni tanto combatto con le sue impostazioni "filosofiche"... tipo il tasto rosso che non chiude l'applicazione ma solo le sue finestre...). Più o meno una configuazione che si dimostra valida per lavorare e produrre.

Purtuttavia... c'è qualcosa che manca, soprattutto se guardo agli anni indietro. Quelle ore passate ad istallare una data distribuzione linux per provare com'è, magari lavorarci qualche giorno, qualche settimana... e poi sovente passare ad installarne una diversa (!), solo perchè da test o da qualche lettura, risulta lavorare meglio con il dato hardware: certo, se vogliamo, anche una gran perdita di tempo, con pochi risultati concreti. Però  anche un viaggio affascinante nel software e nella tecnologia dei moderni sistemi operativi, che ora un pò mi manca.

C'è tuttavia un modo per "viaggiare sicuri", mantenendo le impostazioni che si dimostrano valide per il lavoro "vero e proprio": la virtualizzazione! Calma calma... ho capito cosa volete dirmi: certo non sono io a scoprirlo, semmai ci sono arrivato solo da poco, forse anche per un poco di scetticismo.

Scetticismo forse immotivato, visto che istallare Virtualbox su Ubuntu e sul Mac è stato un gioco da ragazzi. Ed è stato emozionante provare una istallazione di Mandriva 2010 dentro un disco virtuale, e vedere che andava tranquillamente a buon fine! Poi massimizzando lo schermo, ecco che uno quasi si scorda che sta usando un software di virtualizzazione... ed è libero di fare tutte le prove che vuole, senza il problema di fare "danni"...!


Va da sè che la cosa è troppo simpatica, e invita a continuare (tempo permettendo); come non fare un giretto, allora, sulla mitica openSuse (con Mandrake/Mandriva, uno dei miei primi linux), magari per mettere il naso sulle differenze di implementazione dell'ambiente desktop KDE nella versione 4.x (e ce ne sono parecchie, sissignori...!) ? :-)



mercoledì 9 dicembre 2009

Google Chrome su Mac e Linux

Ho istallato la beta di Google Chrome sia sul mio MacBook che sul desktop con Ubuntu. Mi pare un'ottimo segnale il fatto che finalmente Google abbia rilasciato le versioni per gli "altri" sistemi operativi. Senz'altro il browser Chrome si comporta molto bene, da quanto vedo, in termini di leggerezza e velocità di esecuzione.

Inoltre il fatto di essere davvero multipiattaforma è anche un bene, in ultima analisi, per la sua affermazione anche come potenziale "standard":  il messaggio è che ogni utente può far girare Chrome, indipendentemente dal suo sistema operativo. Dunque gli sviluppatori web è probabile che debbano tenere conto, se non ora in un prossimo futuro,  anche del rendering delle pagine su Chrome, come già hanno dovuto fare per Firefox (vi erano oscuri tempi in cui molte pagine si vedevano correttamente solo sotto Internet Explorer, ahi ahi...)



Come nota a margine, sembra che si possa dire che l'allegria e la voglia di scherzare non manchino in casa Google. Almeno a giudicare dalla serie di immagini (featuring personaggi in Lego!) che accompagnano la pagina Grazie per avere aspettato relativa alla versione per Mac. Insomma, mi pare che Google abbia preso dal mondo open source questo sano desiderio di "non prendersi troppo sul serio", un approccio "leggero" e più rilassante allo sviluppo software. Questo è testimoniato anche dalla mail che accompagna il rilascio di Chrome per Mac, dove si legge:

Alcune statistiche interessanti direttamente dal team di Google Chrome:
  • 73.804 righe di codice compilate per Mac
  • 29 build per sviluppatori
  • 1177 bug corretti per Mac
  • 12 committer esterni e bug editor per la compilazione della base di codice di Google Chrome per Linux; 48 contributori esterni.
  • 8760 tazze di caffè bevute.

... Spero solo che le tazze di caffè, se reali, siano "distribuite" su un gran numero di persone, onde evitare spiacevoli effetti da sovradosaggio ! ;-)

venerdì 4 dicembre 2009

Esplorando la galassia con "Cromoscopio"

Alcuni astronomi dell'Università di Manchester e di Cardiff hanno appena reso disponibile un nuovo affascinante modo di esplorare la galassia. Il nuovo strumento è raggiungibile online, è stato chiamato Cromoscopio (Chromoscope, in inglese) e permette a chiunque di esplorare la Via Lattea o le zone più remote dell'Universo, in maniera più facile e divertente di quanto fosse possibile finora.

Il sito può mostrare il cielo in un ampio intervallo di lunghezze d'onda, dai raggi gamma di alta energia fino alle lunghezze d'onda più lunghe tipiche delle onde radio.



Una visione a varie lunghezze d'onda della Nebulosa di Orione
Crediti: University of Manchester website


Il principale sviluppatore del progetto, Stuart Lowe (Università di Manchester) ribadisce che Cromoscopio è un progetto di natura  collaborativa.

"Cromoscopio usa dati da un insieme di osservatori, che includono il radio telescopio gigante a Jodrell Bank" ha detto "questo permette alle persone di esplorare le connessioni tra il cielo notturno che vediamo con i nostri occhi e il cielo che gli astronomi esplorano a diverse lunghezze d'onda, come il radio e l'infrarosso".


Robert Simpson, membro del progetto (da Cardiff) aggiunge:

"Cromoscopio getta nuova luce sugli oggetti a noi familiari, come la Nebulosa di Orione, la più vicina zona ove nascono nuove stelle. Questa visione dell'Universo è stata familiare agli astronomi professionisti per lungo tempo, ma Cromoscopio la rende accessibile a chiunque".

Il sito di Cromoscopio è stato presentato alla dotAstronomy Conference a Leiden, in Olanda. dotAstronomy è la più grande conferenza annuale al mondo dedicata ai lavori che combinano la ricerca astronomica di punta con le ultime tendenze nelle tecnologie web.

Senza dubbio uno strumento interessante (consiglio anche la presentazione su YouTube), che si va ad aggiungere ai diversi modi in cui - grazie alle tecnologie più recenti - è diventato davvero possibile farsi una idea abbastanza precisa del lavoro degli astronomi "di professione", mediante soltanto un computer connesso a Internet, e (soprattutto) tanta curiosità e desiderio di conoscenza...!

University of Manchester Press Release


martedì 1 dicembre 2009

Arriva Helena, ovvero Linux Mint 8

Linux Mint è al momento una delle più importanti derivate da Ubuntu, senz'altro una distribuzione di grande interesse per chi sia interessato ad un ambiente desktop elegante e funzionale.

Inoltre, Linux Mint è pensata per rendere facile il più possibile il passaggio da ambienti quali Windows. Ragion per cui - ad esempio - presenta una versione di Gnome modificata con solo il pannello inferiore, in modo da ricalcare più da vicino l'ambiente del sistema di Redmond, che si suppone sia più familiare per la maggior parte degli utenti.

Questa scelta può piacere o meno (al sottoscritto alla fine piace più il sistema a due pannelli tipico di Gnome), ma al di là di ciò rimane un sistema che alla potenza e versatilità di Ubuntu associa un'attenzione ai dettagli non trascurabile, e soprattutto vanta un desktop che "out of the box" si presenta davvero elegante.



Con un aspetto così... non si può dire che Helena passi inosservata...!


Come bonus, Linux Mint presenta diversi programmi e utility pensate apposta per la distribuzione, come un software manager, un upload manager e varie piccole chicche, capaci di migliorare in taluni casi l'esperienza utente rispetto ad Ubuntu. Senz'altro una distribuzione da tenere d'occhio.. ;-)

What's new in Linux Mint 8 Helena - Linux Mint
Featured improvements in this release: OEM installation, possibility to ignore updates, configurable menu places, multiple selection in the Software Manager, new system tray File Uploader with support for drag and drop and mutiple files uploads.