martedì 30 marzo 2010

Google Docs, il tuo filesystem "distribuito"...

Si è parlato molto, nel recente passato, del fantomatico GDrive, ovvero un servizio di Google, sempre in procinto di essere rilasciato, che avrebbe permesso agli utenti di mantenere i propri files in the cloud, accessibili da ogni postazione connessa ad Internet.

Ebbene, la storia ha dimostrato che l'approccio poi scelto da Google è piuttosto stato quello sapiente dei piccoli passi: in pratica, nessun "nuovo" servizio da lanciare con grande clamore, nessuna nuova "beta" ad inviti. Piuttosto, una progressiva (ed assai logica, con il senno di poi) estensione delle caratteristiche di un servizio già esistente ed attivo, quale Google Documenti. Questo in effetti sembra ora il vero GDrive, e dunque potremmo finalmente dire che il servizio è ufficialmente attivo.


Cosa sono infatti le nuove caratteristiche quali la (comodissima) condivisione delle cartelle, la possibilità di caricare qualsiasi tipo di file, se non l'implementazione dentro Google Documenti delle principali caratteristiche del tanto atteso "disco remoto" di Google?

Me ne sono accorto assai bene proprio nella giornata di ieri, lavorando con i files di un testo di astrofisica; le possibilità di cambiare nome ai files, ordinarli per data di modifica o di accesso, di selezionare per ognuno -in forma davvero "granulare" - i permessi di accesso, di marcarne alcuni come "speciali" con la famosa stellina gialla... mi sono apparsi tutti come evidenze di un interessante filesystem distribuito,  con le sue peculiari caratteristiche, ormai in fase di avanzata implementazione.



Il filesystem virtuale di Google Docs: i file possono essere elencati con la classica "lista" oppure anche con un comodo "preview", come in questo caso...

In realtà è più di questo; difatti oltre alla capacità di archiviare i files e condividerli con chi si vuole, vi sono delle applicazioni specifiche per l'accesso e la fruizione "in rete" di tali files, a seconda della tipologia: dalla possibilità di editare i files con un semplice ma funzionale word processor (tra l'altro, compatibile con i files .doc) a quella più recente di poter visionare i files PDF... 

Insomma, tutto parte di un costituendo ecosistema distribuito, su cui Google sta evidentemente puntando parecchio. Con la competenza che - indubbiamente - anche i detrattori devono riconoscerle...

giovedì 18 marzo 2010

Amarok "Clear Light"





"Team Amarok is proud to announce Amarok 2.3.0. It contains many improvements and bugfixes over Amarok 2.2.2 as well as many new features.... "

Amarok è sicuramente un ottimo player per linux. Eccolo presentarsi all'appuntamento con la versione 2.3.0, nome in codice Clear Light (il che, da buon fan di Mike Oldfield, mi fa subito pensare a questa musica, come del resto Amarok stesso mi fa ovviamente pensare a questo meraviglioso disco...).

Ecco, rischiando di inimicarmi una bella parte della mia peraltro ristretta mia platea di lettori, mi azzarderò a dire (opinione peraltro anche espressa in un commento al video stesso della presentazione) che Amarok forse non è ancora al livello di competere pari a pari con player per altri sistemi operativi come (diciamolo) iTunes.


Ciò detto, va pure rimarcato come sia comunque un software completo e piuttosto potente; sicuramente per gli utenti KDE è una scelta ottima e gratificante, scelta che può contribuire non poco a rendere l'ambiente desktop più confortevole e comodo anche sotto il profilo della gestione della propria collezione di file audio (nonché delle radio internet e dei podcast, sezione recentemente potenziata)

Il video stesso è bel realizzato e ho trovato la musica davvero gradevole.. il che non guasta! ;-)


mercoledì 17 marzo 2010

Passaggio a Yahoo! per Ubuntu?

Non so se è una cosa ben nota agli appassionati di Ubuntu, io me ne sono accorto appena adesso: la pagina di default di Firefox nella prossima Ubuntu, la 10.04 (che risulta già essere online), include un box di ricerca che si appoggia non più a Google. Il suo posto viene invece preso da un box di ricerca di Yahoo!

Ecco qui le schermata che si trova nella versione attuale di Ubuntu:


La schermata attuale di default sotto Ubuntu 9.10



 Per quella prossima, basta cambiare l'indirizzo da

http://start.ubuntu.com/9.10/

al facilmente indovinabile

http://start.ubuntu.com/10.04/

ed ecco apparire questa schermata:

La pagina iniziale della prossima Ubuntu...





Aggiornamento: ho trovato il post che parla del cambio della pagina di ricerca di default, sulla lista degli sviluppatori Ubuntu. E' bastata in effetti una rapida ricerca: Google is (still) my friend.. ;)

lunedì 15 marzo 2010

Le segrete origini di Finestre 1.0 ...

Davvero interessante questo lungo articolo di Techologizer.com sulle "Segrete origini di Windows": in un'intervista a Tandy Trower, che ha lavorato nella Microsoft dal 1981 al 2009, si possono rintracciare molte ghiotte notizie sulle decisione e le mosse strategiche che hanno portato il sistema di Redmond sulle scrivanie di innumerevoli utenti di personal computer, facendolo uscire dalla fase di "vaporware" che si stava iniziando a conquistare all'epoca...




Una schermata di Microsoft Windows 1.0
Quanta acqua passata sotto i ponti eh... ?
(Used with permission from Microsoft.)

Capire come le varie idee poi da noi "assimilate" e pensate come "normali" (tanto per citarne qualcuna, menzionata nell'articolo, la scelta di permettere "finestre sovrapposte", l'idea alquanto discussa in MS, se includere o meno una versione "povera" di Word, chiamata Write...) non erano affatto le "uniche possibili", ma quelle che hanno "vinto" tra un buon numero di opzioni alternative (e chissà ognuna di queste come avrebbe potuto cambiare questa storia...).

...insomma, per farla breve, penso che chiunque affascinato dalla storia dei sistemi operativi non possa che guardare con interesse a questa intervista :-)


venerdì 12 marzo 2010

Cento terabit di Marte

Alla vigilia del suo quarto anno di servizio, Mars Reconaissance Orbiter (MRO), l’ultimo satellite della Nasa dedicato allo studio di Marte, ha tagliato un traguardo decisamente storico nella cattura dati: 100 terabit, cento mila miliardi di bit. Oltre tre volte la quantità di dati raccolta da tutte le missioni spaziali messe insieme, non solo quelle su Marte, ma da ogni missione che ha oltrepassato l’orbita della Luna. Basti pensare che in 100.000 miliardi di bit sono racchiuse più informazioni che in 35 ore di video non compresso e ad altissima risoluzione o in 30.000 canzoni in formato mp3.  ”Ciò che colpisce di più non è la quantità di dati in sé, piuttosto la qualità di ciò che essi ci dicono circa i nostri pianeti vicini”, ha detto il Project Scientist del Mars Reconnaissance Orbiter, Rich Zurek, del Jet Propulsion Laboratory Nasa di Pasadena, in California.

“Questa enorme mole di dati significa in termini reali la migliore qualità e dettaglio delle immagini del suolo di Marte mai ottenuto e, per noi in particolare, la scansione dettagliata del sottosuolo effettuata dal nostro radar SHARAD” commenta a sua volta Enrico Flamini, chief scientist dell’ASI. “MRO ha alzato di molto l’asticella delle capacità di fornire dati per le missioni di esplorazione future.”

Il veicolo spaziale MRO è entrato nell’orbita di Marte il 10 marzo 2006, in seguito al lancio avvenuto il 12 agosto 2005 dalla Florida. Nel 2008 ha concluso la fase scientifica principale della missione e ora sta conducendo ricerche sulla superficie, il sottosuolo e l’atmosfera del Pianeta rosso. Il satellite ha un’antenna parabolica del diametro di 3 metri che utilizza per trasmettere i dati a terra con un flusso di 6 megabit al secondo. La sua dotazione scientifica si compone di 3 fotocamere, uno spettrometro per l’identificazione di minerali, un radar a penetrazione del sottosuolo e una sonda atmosferica.



La possibilità di trasmettere a terra una enorme quantità di dati permette a questi strumenti di osservare Marte con una risoluzione spaziale senza precedenti. La metà del pianeta è stata mappata a 6 metri per pixel e circa l’uno per cento del pianeta è stato osservato a circa 30 centimetri per pixel, quanto basta per distinguere oggetti della grandezza di una scrivania. Il radar, fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana, ha “guardato” sotto la superficie del pianeta producendo 6.500 “observing strips”, campionando circa metà del pianeta.

Tra le scoperte più importanti realizzate dalla missione vi è quella riguardante l’azione dell’acqua sulla superficie di Marte e nel primo sottosuolo. Attività durata per centinaia di milioni di anni e che ha interessato sicuramente alcune regioni e forse l’intero pianeta, sebbene probabilmente a fase alterne. Il veicolo spaziale ha anche osservato i segni di una molteplicità di ambienti d’acqua, alcuni acidi altri alcalini, delineando la possibilità dell’esistenza di luoghi su Marte in grado di rivelare le prove di una vita passata, se mai ve ne sia stata.

Fonte: Media INAF


mercoledì 10 marzo 2010

Aggiornamento e restyling per Qaiku

E' davvero un peccato che il servizio di microblogging Qaiku ancora non abbia trovato - in generale, e presso la comunità italiana in particolare - il credito che a mio avviso meriterebbe, alla luce delle caratteristiche e della flessibilità della sua struttura (meno minimalista ma decisamente più efficace di Twitter, ad esempio).

Caratteristiche come i gruppi tematici, la possibilità (unica nel suo genere) di selezionare i messaggi per lingua, l'invio nativo di immagini (e ora anche di attachment più generici), il modello conversazionale evoluto (possibilità di aggiungere commenti ai post, notifica agli interessati) sono tutte cose che potrebbero portare più di qualcuno ad una analisi attenta della piattaforma (che tra l'altro è stata tradotta per gran parte in italiano, indovinate da chi...)



Nella giornata di ieri Qaiku è stato offline per qualche ora, dopodichè gli utenti hanno avuto la sorpresa di ritrovare il sito con un sostanziosa "rimessa a nuovo" del sito, che proprio in questi giorni festeggia il suo primo anno di vita. 

Qui a SegnaleRumore è stata seguita l'avventura di Qaiku fin dai primi momenti in cui l'infrastruttura è uscita dalla fase di test "interno", sempre con deciso interesse. Tra l'altro, gli utenti di Ubuntu trovano in Gwibber  - un client di microblogging già incluso in Ubuntu 9.10 - un valido strumento per accedere al servizio senza nemmeno dover aprire un browser.

Con l'occasione, pubblichiamo qui una schermata del gruppo tematico dedicato a linux (che come ogni altro gruppo, permette di lavorare selettivamente in italiano, inglese, o qualsiasi altro linguaggio) .. si sa mai qualcuno voglia passare da quelle parti...

venerdì 5 marzo 2010

Puoi sentire la musica...?

"Riesci a sentire la musica? Bene, forse non ancora, ma Ubuntu Music Store è ormai dietro l'angolo"

Così recita la sezione della più recente Ubuntu Weekly NewsLetter  dedicata alla succulenta novità attesa per aprile, che aggiunge anche "riteniamo di aver costruito un negozio di musica di cui tutti  potranno godere dal lancio di Ubuntu 10.04, e sarà destinato ad evolvere in futuro" specificando anche che al momento il negozio di musica è in fase di test da un ristretto (e fortunato) gruppo di utenti.

Maggiori notizie sull'Ubuntu One Music Store si possono trovare nella apposita sezione FAQ del wiki. Viene confermato quello che gli appassionati ormai sanno già, ovvero che il servizio si appoggerà sul sito 7digital, percè "ha la più grande selezione di musica disponibile senza digital rights management (DRM) per la maggior parte di regioni nel mondo" (immagino questo vuol dire che supera anche il negozio online di iTunes, onestamente non l'avrei detto).




La prossima Ubuntu 10.4 si porta con se anche un nuovo stile grafico: ecco il nuovo logo...


Il negozio sarà accessibile naturalmente all'interno del player di default, Rhythmbox, a realizzare una sorta di parallelo open source del celebre iTunes player di Apple. Mi sembra una prospettiva molto interessante, che credo contribuirà non poco a diffondere ulteriormente l'utilizzo di linux. 

La gente (o perlomeno chi scrive in questo blog...) vuole non solo esaltarsi al pensiero di usare software open source, ma desidera poter reperire ed ascoltare la musica preferita in maniera semplice e diretta. iTunes è l'esempio naturale che si fa in questi casi, per il mondo Mac OS e Windows. Ora  arriva finalmente qualcosa del genere (anche se di strada certamente ne dovrà fare...) per il mondo linux, e penso che - con l'uso di linux allargato ad un più ampio pubblico (oltre i "fanatici", a me assai simpatici, ma numericamente minoritari) - davvero fosse una cosa di cui si sentiva mancanza. Ben vengano gli accordi commerciali di Ubuntu, a mio avviso, se tutto ciò contribuirà a rendere più appetibile l'alternativa linux.

Certo, forse qualcuno si meraviglierà che il negozio "ufficiale" di Ubuntu non distribuirà musica nel formato multimediale libero ogg, ma nel più diffuso formato mp3. Ma forse questo anche deriva da un pragmatica presa d'atto dello "stato delle cose" (nonchè della disponibilità del magazzino di 7digital, ovviamente...)

Già disponibili i nuovi temi di Ubuntu 10.4



Facendo seguito al precedente post, in cui si parlava del "rebranding" di Ubuntu, previsto per la prossima versione 10.4 (ormai manca poco, tra l'altro...) e delle conseguenti nuove combinazioni di colori elette a default per il desktop, mi pare interessante segnalare - cortesia di webupd8.org, sito molto attento all'universo Ubuntu - la immediata disponibilità dei nuovi temi, che si possono istallare sulle attuali versioni di Ubuntu (per Lucid la procedura è semplice e veloce, per Karmic bisogna fare qualche passo in più, ma la cosa sembra relativamente semplice).

Insomma, per chi si sente di abbandonare il classico marroncino per lanciarsi nell'esplorazione delle sofisticate sfumature viola, ora la strada è aperta... :)

giovedì 4 marzo 2010

Nuovo look per Ubuntu


Non più il classico sfondo marroncino per il prossimo Ubuntu? Dalle pagine del wiki della nota distribuzione sudamericana sudafricana appare evidente l'attenzione dedicata ad un oculato "rebranding", che spazia dai nuovi loghi alla revisione della tavolozza di colori "standard" del desktop.

E' certo materia di gusto, ma personalmente non mi dispiace l'insieme di toni violetti evidenti negli screenshot presentati nel wiki: in ogni caso, sempre colori caldi (solo a me l'azzurro di Kubuntu sembra asetticamente "freddo" al confronto? ).

Nel complesso, mi sembra una scelta che sottolinea il nuovo senza spiazzare l'utente abituato al classico marrone. Insomma, innovazione costante, ma progressiva, senza scosse. Un bravo al team di Ubuntu!

lunedì 1 marzo 2010

Storytlr è open source

Devo forse correggere il tiro nella enfasi piuttosto ridotta che avevo dato in un post precedente, sul fatto che il sito Storytlr, aggregatore di "lifestream" decisamente interessante ma sul punto di chiudere, potesse avere una seconda vita come codice open source...

Dal sito storytlr.org...

Guardando il sito del progetto ora, nel nuovo sito storytlr.org, mi pare infatti che i motivi di interesse non manchino. Il progetto sembra serio e ben fondato. I miei sospetti malevoli volevano che il codice di Storytlr fosse stato messo sotto licenza open source tanto per dire, "non l'abbiamo buttato via".

Forse mi sbagliavo, forse c'era qualcosa di più.