lunedì 30 agosto 2010

Sul nuovo wallpaper per Ubuntu...

Il tempo passa e il nuovo Ubuntu che verrà, la versione 10.10 Maverick Meerkat, prende forma. La soluzione di innovazione nella continuità, che contraddistigue la famosa distribuzione, ha senza dubbio molti meriti (continuità = stabilità per molti versi). Tuttavia alcuni cambiamenti sembrano troppo minimali a volte e non ottengono l'entusiasmo degli utenti: ad esempio il nuovo wallpaper di default - a detta di molti (guardate i commenti qui ad esempio) non si differenzia che in minima parte da quello della versione attuale, ed è giudicato dai più di bassa qualità.





"Official 10.10 wallpaper is unappealing" Così recita infatti la segnalazione di bug su Launchpad. Tutto sommato non si può dar torto alle critiche: osare un pò di più dovrebbe essere possibile (anche per risolvere il famoso baco numero uno una volta per tutte...). Tuttavia se va considerato che quello che vediamo non è affatto definitivo, sorprese da qui ad ottobre possono sempre arrivare.


Non posso tuttavia trattenermi dal notare (senza troppa retorica) l'attrattiva della specificità dello sviluppo di una distribuzione Linux.. tutto aperto, tutto conoscibile molto prima del rilascio ufficiale. Forse toglie un pò la sorpresa ma lo fa sentire un pò più "di tutti". Laddove per altri sistemi bisogna rincorrere le indiscrezioni, qui è tutto sotto il sole. Tutto. Anche i wallpaper bruttini... ;)


Grazie a OneOpenSource per lo spunto per il post.



martedì 17 agosto 2010

Facebook e Google, uno scontro tra giganti...

Tra le mie letture estive è recentemente capitato il libro "The Facebook Effect". Il volume è una dettagliatissima (anche troppo, forse) storia di come il famoso social network si è sviluppato e ha preso via via "il volo", ben oltre l'ambito dei campus universitari dove era stato ideato, oltre le aspettative degli stessi ideatori.  Nel libro ho già colto diversi punti di interesse (tra i quali, ma vorrei ritornarci, il ruolo chiave del software open source che ha permesso che l'idea di Facebook si sviluppasse, con il solo costo dei server usati per ospitare il sito. Uno studente "normale" come Mark Zuckerberg non avrebbe potuto permettersi - a suo tempo- costose licenze).

Facebook, piaccia o meno, è ormai una sorta di "standard" per il web. Trasmissioni radiofoniche e televisive, testate giornalistiche, autori letterari e poeti, scienziati e istituzioni come la NASA (e mille altre) hanno la loro pagina facebook, spesso eletta a strumento principe per l'interazione con il pubblico.

Molte persone che usano Facebook non si intendono di web2.0 e delle sue sottigliezze (nemmeno conoscono Twitter, sovente). Dire "non mi piace facebook" è ormai come dire "non mi piace la posta elettronica". Può essere bellissimo o terribile (a seconda dei punti di vista), ma con buona pace di tutti, allo stato attuale è semplicemente uno standard. 



More about The Facebook Effect



Se Facebook è un "gigante", l'altro gigante del web attuale, Google, non sta a guardare. Nonostante abbia compiuto diversi errori strategici e scelte opinabili (i tentativi "sociali" con Jaiku, la chiusura di Wave, la gestione bizzarra di Buzz con tutti i problemi di privacy sollevati inizialmente), continua a cercare la strada per un social network che possa insidiare Facebook. La vera battaglia è questa (e in palio vi è il controllo della pubblicità su web, mica bruscolini). Anche Facebook non è ferma sugli allori ma continua a lavorare per migliorare l'esperienza di navigazione sul suo sito.

Insomma, i contendenti affilano le armi. C'è del positivo, in questo: lo sforzo tecnologico e innovativo derivato da questa rincorsa è notevole, e dovrebbe produrre risultati interessanti. Un ovvio appunto, ma significativo, è che sono entrambe aziende che - guarda caso - si sono ampiamente e dichiaratamente basate sul software e sulla filosofia open source. Poi dicono che non paga...

Ma ormai i tempi sono maturi. Gli eserciti schierati: la vera battaglia sta per iniziare.
Noi utenti stiamo a guardare (e a sperimentare). 

mercoledì 11 agosto 2010

KDE arriva alla versione 4.5 !

E' stata rilasciata appena ieri la versione 4.5 dell'ambiente deskop KDE per linux. Da quanto si può leggere nelle note di rilascio, in questa versione il team si è concentrato essenzialmente sulla "stabilità e completezza  dell'esperienza desktop". La bellezza di 16.000 bugs sono stati risolti, e molte richieste degli utenti sono state  esaudite. 



Usare KDE per fare scienza... e divertirsi!

L'amorosa cura degli sviluppatori è andata principalmente verso il nuovosistema di notifiche di Plasma, verso l'applicativo Marble, verso il brower Konqueror (il "navigatore" della suite KDE) che ora può usare l'ormai onnipresente Webkit come motore di rendering delle pagine.  Anche il Plasma Netbook, il workspace KDE per piccoli notebook e netbooks, ha potuto beneficiare di sostanziali migliorie in questa versione (e non stupisce, poichè la fetta di mercato dei piccoli computer sta diventando sempre più importante, come riconosceva anche lo sviluppatore Ubuntu Jono Bacon nell'intervista di cui al post precedente). Vi è poi una miriade di altri miglioramenti che potete trovare descritti nelle pagine relative all'annuncio della versione nel sito di KDE.




La prossima versione con nuove features è prevista per il gennaio del prossimo anno, mentre a cadenza circa mensile verranno rilasciati gli update della 4.5 focalizzati principalmente nella correzione di ulteriori bugs.
  
Nonstante sia da tempo uomo Gnome / Mac OS X (passai a Gnome più o meno alla versione 4.0 di KDE che non era - a detta ormai di tutti-  piuttosto insoddisfacente, e non mi andava di rimanere nella 3.x) quando vedo il gran lavoro fatto per ogni nuova versione di KDE, mi vien voglia, se non di dargli un'altra possibilità, almeno di provarlo un pò... :-)


KDE, an international Free Software community, is happy to announce the immediate availability of the KDE Applications 4.5. Be it the high-quality games, educational and productivity software or the useful tools, these applications have become more powerful, yet easier to use.


martedì 10 agosto 2010

Ubuntu: nessun fork di Gnome

Mi sono imbattuto in rete in una interessante intervista al Community Manager di Ubuntu Jono Bacon; consiglio la lettura agli appassionati di linux (in particolare, Ubuntu) che mastichino un poco di inglese. 

In essa infatti vengono toccati diversi temi, tra i quali le numerose "variazioni" sulla versione standard dell'ambiente desktop Gnome ormai di default su Ubuntu, ed anche la possibile adozione del browser di casa Google, Chrome, come software di default per la navigazione Internet (sul medio periodo, Firefox in effetti è consistentemente a rischio dall'avanzata di Chrome/Chromium, a mio parere).

Una schermata di Ubuntu 10.04
Leggendo le risposte, non si può fare a meno di riflettere sulla specificità dell'open source; "piegare" un software alla propria visione, come sta avvenendo per Gnome da parte del team di Ubuntu, è ovviamente possibile solo se si può accedere al tale software in modo da poterlo plasmare, e non come una scatola chiusa. Un indubbio vantaggio, in molte situazioni. Senza retorica....

lunedì 9 agosto 2010

Ciao ciao Google Wave...

Il web è indubbiamente un posto strano, allo stato attuale: un posto dove anche le idee migliori possono essere abbandonate da un momento all'altro. In pratica, un posto dove vale in sommo grado la logica di mercato: se un prodotto non funziona entro un certo tempo, si abbandona. Così sta succedendo per l'innovativa piattaforma Wave di Google.

Mi dispiace molto che venga abbandonata così, o meglio lasciata ristagnare senza più sviluppo. Avendoci giocato un pò, lo consideravo un valido strumento per collaborare a distanza su un dato progetto. La scommessa aveva tutte le carte in regola: protocollo aperto ed estendibile, possibilità di creare applicazioni da "incastrare" al suo interno, etc... A mio avviso, il mix tra posta elettronica, messaggi istantanei e una sorta di "office online" avrebbe sicuramente trovato la sua strada.

Start a new Wave.. ma fino a quando? (Credits: Google)   


Il punto è forse che una piattaforma così innovativa non poteva che farsi strada nel tempo. Intendo dire che forse le valutazioni dei capoccioni di Google sono state troppo affrettate, questa volta. E' chiaro che il "motore" delle azioni di Google in gran parte è il profitto. Ma a volte anche il profitto, per  realizzarsi, prende il suo tempo....