martedì 6 dicembre 2011

Quale lettore di ebook scegliere?

Stamattina ricevo una telefonata (a volte, capita). Una collega di un istituto qui vicino. Ma no, non è per questioni di ASDC che ti chiamo. Mi dice. Volevo qualche informazione riguardo l'acquisto di un ebook, G. mi ha detto che potevo rivolgermi a te...

Accipicchia, sembra che sia ritenuto un esperto! In realtà non ne so tanto, però la conversazione che ne scaturisce mi fa venire voglia di scrivere due righe. E quale posto migliore di SegnaleRumore, per questo? 

Tanto più che a mio avviso la situazione ebook per il nostro paese è cambiata radicalmente da pochissimi giorni, con l'arrivo dei libri digitali in lingua italiana sul negozio online di Amazon. Già sedicimila libri, secondo quanto riporta il banner su Amazon.it, sono disponibili per l'acquisto immediato, e verosimilmente altri se ne aggiungeranno presto. Accanto al fatto che è disponibile ad un prezzo molto interessante il nuovo Kindle Touch (sotto i cento euro), direi che la cosa è ancor più interessante. Anche per chi è inguaribilmente affezionato ai libri di carta, la prospettiva di cominciare ad entrare nel mondo del libro digitale può essere considerata allettante, viste le condizioni.

Ma che fare? Che lettore comprare? Questo mi chiedeva in pratica la collega, stamattina. 

Prima di rispondere vi voglio un pò raccontare... La mia storia con gli ebook comincia molti mesi fa, proprio con un Kindle. Mi interessava la sterminata disponibilità di libri in lingua inglese, pensavo anche che poteva essere comodo per familiarizzarmi con la lingua. Successivamente il Kindle è passato ad uno dei miei figli, e sono passato al Leggo di IBS. Mi sembrava interessante come caratteristiche e con la possibilità comunque di accedere ad un catalogo di libri italiani sufficientemente ampio (anche se lacunoso in più parti). Successivamente però al Leggo è stato affiancato un altro Kindle. Non è facile stare lontani dalla device di Amazon: per la sua qualità di lettura, e soprattutto per l'ecosistema che gli è stato costruito intorno.
Leggere
Che ne dite, non leggeremo più così... tra un pò di anni?


Certo, Amazon ha un sistema chiuso. Un libro preso da Amazon non lo leggi su altri lettori. E questo certamente dispiace. Però c'è il rovescio della medaglia, ed è un rovescio "di peso". Un libro preso da Amazon (ora anche italiano, appunto) lo leggi veramente dovunque. Qualsiasi cosa abbia uno schermo, anche piccolo, può leggere i libri che hai preso su Amazon. iPad, iPhone, tablet e smartphone Android, MacBook, PC Windows. Ognuno ha il suo programma per leggere i tuoi ebook, scaricabile gratuitamente da Amazon.

Manca un client linux, questo purtroppo è vero: una ricerca sullo store di Ubuntu per "Amazon" mi ritorna Flight of the Amazon Queen.. un gioco - anche gratuito - che sembra essere divertente.. "Imbarcati in un'avventura per salvare una principessa rapita e nel frattempo scopri le sinistre intenzioni di una società Lederhorsen situata un un luogo molto sospettoso" (Come fa un luogo poi ad essere sospettoso? Magari è più facile che sia soltanto sospetto...). Ma questo è un altro discorso...   

Oltretutto, il whispersync è indubbiamente comodo. Leggi un pezzo di un libro con il Kindle, prosegui con lo smartphone, riprendi da un'altra parte con l'Ipad, e ogni volta ti trovi al punto giusto... tutto questo certamente vuol dire qualcosa. Oltre al fatto che hai a disposizione un sacco di gadget, intendo...  :)

Ora che ho i libri in italiano per il Kindle il Leggo rischia di rimanere fermo sullo scaffale (penalizzato anche dalla necessità di un aggiornamento software tanto atteso e ancora non rilasciato, per abilitare finalmente funzioni importanti come l'annotazione del testo). Mi secca dirlo, ma per quanto chiuso, l'ecosistema di Amazon è davvero molto comodo.

Poi certo, ci sono tanti altri lettori in circolazione. Ogni lettore serio deve almeno leggere gli epub protetti con DRM di Adobe, che è lo standard fuori dal mondo Amazon, adottato da tutte le principali librerie online anche in Italia. Per il resto, bisogna chiaramente vagliare le caratteristiche del lettore, caso per caso (scheda di memoria, qualità dello schermo, collegamento wifi, etc).

Come orientarsi allora? Alla collega, ho dato un consiglio molto semplice. Partire dai libri. Che libri vuoi leggere? Li trovi sul negozio Amazon? O la maggior parte li trovi altrove? Ecco, io partirei da questo per selezionare il lettore. O almeno fare la prima scelta importante: Kindle o... non Kindle.

Tenendo presente, in caso di dubbio, che il prezzo attuale del Kindle Touch è davvero intrigante (il leggo l'ho pagato esattamente il doppio), e che è più che probabile che la libreria di Amazon italiano venga rimpolpata via via.. 

Disclaimer: no, seriamente, non prendo un euro da Amazon per questo post... ...purtroppo... :(

mercoledì 30 novembre 2011

Scritto alla lavagna (diario interattivo 2)

Due mesi di scuola, due mesi alle prese con la strana lavagna senza gessi. Intanto non ci hanno ancora allacciato alla rete. Cosa fa la maestra nell'attesa? Prepara audio e video a casa e poi li trasporta sulle fidate chiavette.
Ma non c'è mica da aspettare internet per lavorare con la Lim!
Interessante la possibilità di scrivere direttamente sul desktop e quindi, in pratica, su qualsiasi tipo di file grafico o di scrittura. Ormai la spiegazione alla lavagna non devo più scriverla al momento, la preparo in pdf,  raccolgo  le immagini che mi servono e voilà!
L'unica cosa che ti devi ricordare è che il tuo scritto non segue lo scroll... la prima volta è stato anche divertente... ci siamo ritrovati la Monna Lisa con i baffi!!
Lezioni sull'Arcimboldo, Giotto, i mosaici di Ravenna... un'occasione per vedere cose belle! Tanto che per Natale abbiamo deciso di offrire ai genitori una visita/spettacolo alla cappella degli Scrovegni. I bambini stessi saranno le guide, alla fine canzoni natalizie con le basi musicali al computer.

Il mio desiderio era quello di poter usare anche l'ipad e... sì, si può allacciare al proiettore. Purtroppo il software della lavagna però non si può installare sul 'coso con la mela', ma non è grave. Le applicazioni per la scuola sono infinite e bellissime, abbiamo provato StarWalk e ci siamo fatti un giro tra le stelle, abbiamo giocato con un libro interattivo per imparare un po' di parole in inglese.
E' nato un nuovo concetto di libro 'pop up'...sì, dai quelli che quando li apri ti salta fuori la pagina... insomma, con quelli interattivi ci puoi fare questo e altro: sono libri che parlano, che cantano, che si muovono, ballano e ripetono le cose quanto vuoi tu, sono libri che nascondono e fanno sorprese. Per ora ne ho trovati solo in inglese, adattissimi per imparare la lingua ma non accessibili a tutti.

Durante l'intervallo la lim rimane accesa per impratichirci con la penna, così i furboni hanno scoperto da soli il menù degli strumenti geometrici: goniometro, riga e compasso. Hanno scoperto che per cancellare si fa prima a inserire una pagina, oppure rovesciare il bianco con lo strumento 'secchiello', hanno scoperto che si può scrivere a mano e poi la lavagna zacchete! trasforma tutto in scrittura stampata....è divertente perchè non sempre si riesce e se scrivi male il tuo nome ti può uscire una....parolaccia "maestra che scema 'sta lavagna!"

Ultimo episodio: sabato scorso open day, accoglienza dei bimbi piccolissimi dell'asilo. Entrati in classe. Tempo due minuti due.... erano già lì a scrivere il proprio nome scarabocchio sulla lavagna grande bianca.... e sapevano già cosa fare per cancellare: "maestra ti faccio vedere io". Bè ne vedremo delle belle!

(Se può servire nella prossima puntata metto un elenco di applicazioni che ho provato in classe)

ciao ciao

giovedì 24 novembre 2011

Dalla tavoletta... all'universo


Senza voler eccedere nell'uso di paroloni, si può ben dire che l'avanzare rapido della tecnologia informatica si presta bene alla diffusione di contenuti di alta divulgazione, che prima magari erano appannaggio di pochi privilegiati. Davvero adesso non è difficile (magari masticando un pochino di inglese, ma non è poi tanto indispensabile) rimanere aggiornati sul progresso - praticamente quotidinao - delle nostra conoscenza dell'universo...

Siti web di aggiornamento, grazie al cielo (verrebbe giustamente da dire), ve ne sono ormai tantissimi, e di buon livello. Quelli di lingua inglese poi proprio non si contano, a partire dalla serie di pagine della NASA, veramente incredibili per qualità e frequenza di aggiornamento; in italiano una buona sorgente di informazione è MEDIA INAF, di cui più volte abbiamo riportato link e notizie anche qui su GruppoLocale (permettetemi soltanto di dire che quando GruppoLocale nacque, la situazione italiana era davvero molto meno sviluppata...)

L'universo dentro un Ipad... o almeno,
le notizie ad esso relative!
Sulla scia della diffusione dei tablet sono sorte delle applicazioni che rendono ancora più interessante e piacevole la consultazione delle notizie provenienti dallo spazio. Una davvero eccellente, su cui vogliamo spendere qualche parola adesso, è quella per iPad/iPhone sviluppata dal sito portaltotheuniverse.org, di per se un eccellente punto di entrata per avere una panoramica (in inglese) sulle notizie più interessanti riguardanti lo spazio.

L'applicazione è scaricabile gratuitamente da iTunes. L'ho provata sul mio iPad, e devo dire che l'esperienza d'uso è molto interessante e gradevole.

L'applicazione organizza le notizie del sito in forma di giornale sfogliabile, con foto e titoli delle notizie in bella evidenza e tutto quanto si richiede dalla consultazione di una piacevole e colorata rivista. Chi ha esperienza di programmi per iPad può riconoscere qualcosa del paradigma concettuale che sta anche dietro ad applicazioni di successo come Flipboard o Zite, ad esempio.

Con la differenza, non trascurabile, che qui è l'universo che prende tutta la scena.... :-)

Pubblicato originariamente su GruppoLocale.it

martedì 15 novembre 2011

Ma la filosofia batte la tecnica, ce lo dice iPhone.

Le analisi sempliciotte non mi convincono. La filosofia, l'estetica, non sono morte, schiacciate dalla tecnica. A volte non me ne rendo conto, ma hanno stravinto, invece. Hanno stravinto loro. Perché sono loro che dettano le scelte di alcuni prodotti di successo. Senza saperlo, milioni di persone portano in tasca un oggetto che è fatto proprio come è fatto non per qualche meccanismo di selezione "naturale" che abbia filtrato le scelte imperfette, nossignori. Piuttosto, per la specifica visione del mondo di una singola persona. Per quello che crede, che sogna, che giudica bello, buono. Per i pensatori, i filosofi, le dottrine che lo hanno influenzato. Per la religione che professa.

La filosofia, la fede, l'estetica, battono la tecnica. La tecnica si modella intorno a queste, obbedisce. Ha delle istanze sue, certamente, ma si adegua. Il caso recente più eclatante è probabilmente quello di Steve Jobs e della mancata uscita di iPhone 5 sul mercato, proprio quando era previsto ed atteso praticamente da tutti.

Filosofia UFPR yey!
Quanto deve la mancata uscita di iPhone 5
alle categorie estetiche e filosofiche di una sola persona?

E badiamoci, non è che non è stato sviluppato. E' stato bloccato, è diverso. Eì arrivato fino in fondo e poi gli è stato detto non va bene. Cos'è che aveva di sbagliato? Non era affidabile nelle telefonate? Non aveva abbastanza memoria, o un processore sufficientemente rapido? No, il punto non è questo. Non è la tecnica, ma l'estetica. Un criterio estetico, funzionale, ha motivato il blocco: avrebbe rotto il minimalismo e l'uniformità della casa di Cupertino. Avrebbe introdotto un principio di frammentazione tanto inviso al fondatore della Apple. 

Non è necessariamente la scelta migliore, da un punto di vista pragmatico. Gli smartphone stanno diventando sempre più terminali internet portatili, sempre più mini tablet, dunque si assottigliano (come permette la tecnica) e si dotano di display più grandi (per un uso del web più simile all'esperienza desktop). Quanto resisterà iPhone? Quali saranno le scelte della nuova dirigenza?

Credo sia interessante anche guardare alla competizione iPhone - Android come allo scontro tra le due filosofie che governano le linee di mercato dei dispositivi ove sono montate. Da una parte la fedeltà ad uno stile, l'uniformità assoluta, imposta e garantita (con il vantaggio della compatibilità a prova di bomba delle applicazioni -- semmplice dopotutto, visto che la varietà di hardware praticamente non esiste), dall'altra la massima flessibilità, portabilità (con i suoi vantaggi, come una rosa di scelta di terminali incredibilmente ampia, e i suo limiti, dettati proprio dalla varietà, o se vogliamo dalla frammentazione tanto temuta ed avversata in casa Apple)

Comunque sia, è intrigante riflettere sul fatto che in un mondo che ama penasarsi sempre più disincantato, sono scelte filosofiche e linee di pensiero antichissime, alla fine, a dettare legge su scelte progettuali e  linee di produzione di oggetti diffusissimi e mordernissimi. 

L'iPhone o l'Android che teniamo nella borsa me lo testimoniano, e in un certo senso mi rassicurano: non possiamo ancora fare a meno della filosofia, dell'elaborazione del reale, della ricerca del significato.  Non potremo mai.

C'è un'anima - un sentire, una umanità - senza la quale anche la tecnica non è che vuoto esercizio senza capacità di attrattiva. Grazie al cielo.

giovedì 3 novembre 2011

La storia dietro un cinguettìo...

Twitter ha lanciato pochi giorni fa un sito dedicato alla raccolta delle "storie". Dietro un cinguettìo di appena 140 caratteri (o anche meno) vi possono essere dietro delle storie degne di essere raccontate per esteso, senza il limite che in sè racchiude tutta la formula (e la fortuna) del celebre social network. 

Come spesso sottolineato, la semplicità rimane il punto cardine di Twitter, e sembra proprio che questa semplicità paghi. I numeri di Twitter non son quelli di Facebook, ma sono in ogni caso di indubbia rilevanza. L'ultimo riconoscimento è quello di Apple, che ha incorporato Twitter nell'ultimo aggiornamento del suo iOS. Messaggi brevi di 140 caratteri, nessun'altra cosa. Questa è stata la scommessa iniziale, e nel tempo Twitter si è mantenuto abbastanza fedele ad essa. 

Stavolta voglio darne atto, la semplicità è una grande virtù. Twitter - all'osso - è così semplice che praticamente ogni oggetto che ha un display può facilmente cinguettare. E ogni cinguettio è una richiesta di attenzione: se riesci - nel breve spazio permesso - ad attrarre le persone nella tua timeline, verranno a visitare i tuoi link. Ci si confronta su uno spazio limitato, ma pari per tutti. Forse l'attenzione si disperde con una serie di stimoli diversi, eterogenei. Forse c'è però anche una ricchezza da estrarre, un segnale che modula attraverso tutto il rumore, che sarebbe un peccato non cogliere. Perché parla il linguaggio dell'era attuale. Comprenderlo è il primo passo per maturarne una coscienza critica: non servono nè spaventate demonizzazioni nè incondizionate adesioni. Serve pazienza e discernimento.

L'astronauta Mike Massimino rimarrà celebre (tra l'altro)
per aver inviato il primo cinguettìo dallo spazio profondo...
(Crediti: Twitter Stories website)


Diverse alternative a  Twitter, nate nel tempo con grandi speranze e stupende caratteristiche tecniche, hanno fatto in tempo a sorgere, far parlare di sè... e scomparire. Twitter è rimasto. E non se la passa male. Anzi è entrato così tanto nelle consuetudini di comunicazione odierne, che ora può divertirsi a raccontare le sue storie

Che poi, sono le nostre.

martedì 1 novembre 2011

tutti pazzi per l'ipad

Ebbene sì....sono tra questi.... da camicia di forza! Come al solito considerazioni da absolute beginner... ma è questo quel che serve da me....dico bene?

Allora, prima di tutto la carrozzeria: assolutamente minimal-chic come ci ha abituati Apple. Io l'ho scelto nero, anche se quello che me l'ha venduto dice che alle donne piace bianco...boh? Sarà che il 'nero sfina', sarà che... ma nero mi intriga di più. Angoli smussati, sottile...un po' pesantino rispetto ad un quaderno....ma le dimensioni sono quelle. Bella l'idea della copertina che si aggancia magneticamente con un 'clack' e mette in standby quando la chiudi... poi se la pieghi ti fa da appoggio leggìo, multitasking anche lei... davvero un dettaglio degno del compianto Steve.

Connessione. Ci sono due possibilità: wi-fi o con aggiunta di scheda 3G. Il mio ha anche la scheda, Apple consiglia la 'Tre' che è davvero quella più economica.
Sicuramente la connessione con la scheda è un po' più lenta, ma tutto sommato non mi disturba.


L'accendiamo? Ok....all'inizio mi pareva di avere in mano un enorme ipod...uguale uguale... rotellina di caricamento, meletta bianca.... schermata con icone delle app.
Bè a questo punto devo rivelare le mie intenzioni, cioè la ragione di questo acquisto da salasso....sì perchè, diciamocelo, mica tanto a buon mercato l'aggeggino di moda eh?!

Perchè ho preso l'ipad? Mi serviva uno strumento agile per portare con me registro e programmazione di classe, e poi qualcosa che mi facesse lavorare velocemente con le immagini senza avere esigenze professionali in fatto di grafica. Con queste intenzioni, dopo averlo finalmente acquistato, mi sono subito fiondata nell'App-store, e lì è cominciato il giro al luna park!

Per il registro di classe ho trovato 'Teacher Pal' un 'bijou': elenco dei bambini, foto, posizione dei banchi, voti, dati anagrafici... ecco la maestra che gioca a compilare il registro!
Per gli appunti c'è solo l'imbarazzo della scelta, si può scrivere con tastiera, con le dita, con le dita e poi la tua calligrafia si trasforma in stampato....bè, mica sempre senza strafalcioni! Ma bisogna perdonarlo, al poveretto prima devi insegnare un po' a parlare italiano. Utilissima per quelli che hanno problemi di dislessia la possibilità di scrittura e registrazione vocale!

Poi sono passata alle app di disegno e grafica: meraviglia! Non sto ad elencarle tutte, ce ne sono per tutti i gusti e le capacità, gratis o a pagamento, ma, a dire il vero, neanche troppo care. Posso disegnare con le dita, o con la penna grafica e con una resa quasi sempre immediata. Sto imparando che molto dipende dal tipo di applicazione, alcune sono un po' "grezze" e si impallano volentieri, oppure lasciano uno scarto di qualche frazione di secondo tra il gesto e la stesura del tratto, consiglio di dare un'occhiata alle recensioni di chi ha già provato ad usarle, da leggere sempre comunque cum granu salis. 


Passiamo alle applicazioni di ritocco fotografico. Il mio ideale una volta era imparare ad usare bene Photoshop...ma poi a che mi serve se non lavoro nel campo? Infatti con due o tre applicazioni per l'ipad riesco a fare quello che mi occorre senza tanti problemi.

Altre applicazioni? Musica, socialnetwork, giochi... le solite dell'App store, devo raccontarvi tutte quelle che ho?
Adesso mi sto scapicollando a cercare la possibilità di far parlare insieme ipad e lavagna multimediale.... non sembra così facile come vorrei, ma sarebbe proprio bello, perchè alcune applicazioni sono adattissime alla scuola.
Insomma ci sto ancora giocando....forse troppo. Infatti è talmente maneggevole e pratico che il rischio è quello di non staccarsene più.
Help!


mercoledì 19 ottobre 2011

Sui percorsi possibili della tecnologia (ciao Jaiku, ciao Buzz...)

Lo sappiamo. La storia della tecnologia è ampiamente la storia di quello che sarebbe potuto essere e non è stato. E' una storia che intraprende percorsi a volte incredibili, che visti da valle sembrano bizzarri, che non si capisce come e perché sono stati intrapresi. O almeno, non sempre se ne capiscono tutte le ragioni. 

Perché il VHS si è imposto come standard universale (prima del DVD), e il Betamax è scomparso, quando a detta di molti era tecnologicamente superiore. Perché si è affermato Windows quando alla sua comparsa il Macintosh era certamente più avanzato, a livello di interfaccia grafica. 

Perché si è imposto ormai universalmente Twitter quando servizi più sofisticati e ambiziosi come Jaiku hanno invece compiuto una parabola che ora sta arrivando a terra. Jaiku è una scommessa persa, gestita male. Il servizio di microblogging che Google a suo tempo acquistò, poi mise in naftalina, e ora sta per chiudere, rimane ormai come un reperto antico a testimonianza di un'epoca tecnologica già sepolta.


Path
I percorsi della tecnologia non sono così lineari...

La chiamerei l'epoca pre-iPhone.  Forse qualcuno si ricorda. Vi fu qualche anno fa un momento in cui le device mobili con Symbian sembrava fossero la punta dell'espressione informatica in mobilità. Un gigante come Nokia vi aveva aderito in pieno, e non era poco. Così Jaiku, che fotografava intelligene questo stato di cose, aveva un bellissimo programma per Symbian che permetteva di interagire in maniera molto rapida con il social network. Ma di più, faceva una cosa molto ambiziosa: unificava i contatti sul device con quelli del network stesso, presentando sullo smartphone una unica scheda in cui finalmente poteva comparire molta più informazione, come l'ultimo messaggio inviato, la posizione (sì anche questa), etc. L'integrazione del programma con il sistema operativo era veramente deliziosa.

La scommessa era questa, nemmeno tanto nascosta. Costruire una rete sociale da usare sia sul desktop che in mobilità, mappata efficacemente sui dispositivi mobili dell'epoca. Sì, parliamo solo di pochi anni fa, ma è praticamente un'altra epoca. Da allora è cambiato tutto. Da una parte, Symbian ha ormai ceduto il passo ad iPhone OS ed Android. Dall'altra, la varietà dei social network si è drasticamente ridotta decretando, dopo qualche incertezza, alcuni indiscussi vincitori (e lasciando vari morti e feriti sul campo...). Sappiamo bene chi ce l'ha fatta. Facebook su tutti, in misura minore Twitter. G+ è ancora impegnato nella rincorsa di Facebook, vedremo. 

Ah, ma Jaiku era proprio bello. Ricordo i proclami degli early adopters italici,  del tipo "Ciao Twitter, passo a Jaiku!" che si vedevano negli aggiornamenti di stato. Anch'io ne feci uno simile. Preistoria. Eppure Jaiku aveva i gruppi tematici, l'importazione nativa dei feed, la possibilità di inserire veri commenti ai post. Per di più i commenti non erano "costretti" dentro i famigerati 140 caratteri, ma solo i post ordinari. Questa si rivelò una scelta molto intelligente per stimolare la discussione intorno ad un dato tema, o link. E' del resto il modello a cui dichiaratamente si ispira Qaiku - che però non ha purtroppo mia preso piede, almeno da noi.

Così Twitter, che non ha proprio niente di queste cose, rimane la piattaforma di microblog d'elezione. Tanto che l'ultima versione di iPhone OS lo incorpora addirittura nel suo interno. 

La scelta di chiuderle Jaiku è comprensibile, ormai (come quella di chiudere Google Buzz, l'esperimento di Google verso i social network precedente a G+). Molta gente non se ne accorgerà nemmeno, farà meno rumore di un ipotetico stop di Facebook che durasse appena qualche minuto. 

Eppure Jaiku rimane uno dei percorsi possibili - uno dei molteplici ed alternatici universi tecnologici - che non si è realizzato. Che buffo, pensarlo.

mercoledì 12 ottobre 2011

La forza tranquilla di Tumblr...

Nel mare di servizi Internet, a volte capita di iscriversi a qualcosa, giocarci per un pochino, poi dedicarsi ad altro e magari lasciar ristagnare quello che si era trovato. Può capitare poi di riscoprirne l'utilità, di arrivare più avanti a comprenderne realmente l'efficacia.

Così è il mio tragitto con Tumblr. Questa piattaforma è a rigore un tumblelog, qualcosa a mezza strada tra un microblog (come Twitter) e un blog vero e proprio (come WordPress, oppure Blogger). Ne abbiamo parlato anche qui, anni fa. L'ho lasciata un pò inutilizzata per diverso tempo, probabilmente troppo preso dal fenomeno del microblog. 

Ultimamente però sono tornato ad utilizzare Tumblr, ho dato un nuovo nome, meno anonimo, al mio sito (parolefelpate.tumblr.com) e sono ritornato a postare con più assiduità. Il mio intento era di farne una specie di blog relativo alla scrittura e agli scrittori (di qui il nome, con rimando anche al mio amore per i felini). Tumblr in effetti rende facilissimo creare dei post con immagini, video, citazioni. Rende anche facilissimo il "reblog" di post altrui, magari aggiungendo un commento o altre note personali. 

Ispirato dalla lettura di altri blog (come lo stupendo La bellezza è una ferita, che però è su piattaforma WordPress), ho iniziato negli ultimi tempi ad usarlo anche per "fermare" degli stralci di scritti che mi colpiscono in maniera particolare, che voglio trattenere. Magari aggiungendo una foto che possa pensarsi come complemento alla frase: in questo senso la cosa è piuttosto facile, magari attingendo allo smisurato archivio di un sito come Flickr, che tra l'altro permette il reblog immediato sulla piattaforma Tumblr.

Del microblog Tumblr (che ha molta più flessibilità, ad esempio, di Twitter) trattiene il meccanismo della timeline, per cui si possono scegliere le persone dalle quali ricevere gli aggiornamenti, che vengono presentati in bella forma nella propria DashBoard. Può dunque capitare che un post che risulta particolarmente gradito si allarghi su Tumblr a macchia d'olio, data la facilità del reblog. Se alcune persone abbastanza seguite fanno reblog di un mio post, questo facilmente si traduce in una catena di riproposizioni perchè i loro followers potranno ulteriormente diffondere il post, e via di questo passo. 

Questo sta succedendo proprio ora, con un mio post di stamattina. La foto - tra l'altro ho avuto solo il merito di sceglierla, non è certo farina del mio sacco - che accompagna il post viene rebloggata da più e più persone: la cosa simpatica è che sotto al post viene tenuta traccia di tutte le interazioni (like e reblog) degli altri utenti: in questo momento siamo a quota 64 69, ma ancora aumenta...

Questo mi ha fatto riflettere su quanto sia viva e dinamica la comunità di Tumblr. Il motivo è sicuramente ascrivibile alla praticità e flessibilità del mezzo. Davvero è possibile disporre di una sorta di taccuino su web dove incollare quello che ci piace, in una frazione minima di tempo. Volendo, niente impedisce di elaborare post anche complessi. Ma quello che risulta davvero intrigante, per me, è la facilità con cui si possono formulare semplici post, una immagine e qualche descrizione. 

Un servizio ben fatto, davvero. Non se ne parla spesso nei media: molto meno di Facebook, oppure Twitter. Eppure è una forza, una forza tranquilla. E non abbiamo detto delle altre caratteristiche... Vogliamo accennare anche alle possibilità di postare anche da dispositivi mobili? Scegliere il tema? Aggiungere pagine statiche?  Postare via email, etc etc...? Ecco perché tutti amano Tumblr.

venerdì 7 ottobre 2011

Siate affamati, siate folli...

Così Steve ci ha lasciato, dopo aver combattuto per anni la sua battaglia contro il terribile male. In questi momenti in rete si moltiplicano i commenti e le analisi di ogni tipo. Da chi lo delinea come un geniale comunicatore e un efficiente manager  di sé stesso e della sua azienda, a chi lo ricorda come un maestro di pensiero, quasi come un guru dei tempi moderni. Chi è Steve Jobs, e cosa ci lascia? Sono d'accordo con Licia Troisi (che tra le opposte tendenze, riesce a mio avviso ad essere felicemente equilibrata)  sul fatto che ora, innanzitutto, non pensiamo al venditore, pensiamo all'uomo.


Più esplicito ancora, in questo senso, è il pezzo di Gigio Rancilio su Avvenire. Per quanti i-gadget posso avere in casa, quello che più mi colpisce di quest'uomo è il discorso che tenne a Stanford nel 2005 (visibile anche nel bel post di Antonio Spadaro su cyberteologia.it, che efficacemente mette in evidenza le possibili risonanze tra il discorso di Jobs e l'insegnamento di Ignazio di Loyola). 





Steve Jobs R.I.P.


Sicuramente Jobs è stato un creativo geniale, sicuramente il suo Think Different ci ha aiutati a sentirci "speciali" contornandoci dei suoi prodotti (che comunque funzionano, e spesso anche bene) dimenticandoci forse che sempre di marketing aziendale si tratta, di una azienda con luci ed ombre come molte altre. Coraggiosa e innovativa, sia pure, ma pienamente integrata nel sistema.

Tuttavia, quello che più mi colpisce non è quanto è riuscito a produrre, o cosa è riuscito a venderci, ma cosa ha cercato di trasmettere, soprattutto in quel famoso discorso. Un discorso "scomodo", perché vero. Perché mette in campo quello che tutti cerchiamo di rimuovere (rovinandoci la vita), ovvero la certezza della morte. Sapere di dover morire (e non voler morire) secondo saggisti come Valerio Albisetti, è esattamente il centro da recuperare per dare senso alla nostra vita. E' comprensibile: se sai che la vita non dura per sempre, ogni giorno, ogni minuto acquista più valore. Soprattutto, non sovrapponi una menzogna  alla realtà, non ti muovi come se vivessi per sempre ma sapendo che la tua vita su questa terra ha un arco finito.

Così, anche su di un sito non certo sospettabile di propensioni macchistiche, come LinuxJournal, appare un interessante articolo che ripercorre il percorso che ha portato Steve Jobs ad intrecciare la sua vita con la tecnologia degli ultimi anni. A Steve viene riconsciuto in apertura di articolo il titolo di "innovatore tecnologico"; probabilmente anche linux (è l'ipotesi con la quale si chiude il pezzo) sarebbe stato in qualche modo diverso, senza di lui. 

Di converso, non mi provocano nessun particolare entusiasmo, se devo dirlo, le parole piuttosto dure di Richard  Stallman (che probabilmente ha perso una meravigliosa occasione per stare in silenzio). Posso dissentire in qualche misura dalla filosofia Apple, ma di certo mi riconosco sempre meno in talune posizioni estreme che trattengono ancora il gusto troppo forte di qualcosa di (tristemente) ideologico.

Ma ritorniamo ancora al discorso di Stanford.

Così esordisce Jobs "Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita”.  L'invito di Jobs a seguire il proprio cuore, la sua esortazione "dovete trovare quel che amate" è l'invito a guardare dentro di sé per scoprire la propria vocazione, quello a cui siamo stati chiamati, quello che ci dà  entusiasmo e passione, che dà colore alla vita, ai giorni. Assecondare la propria vocazione, "cedere" ad essa, fidarsi dei propri sogni. 

Siate affamati, siate folli per me vuol dire questo, non accontentatevi di niente di meno del cuore.

E' un lavoro, da riprendere. Adesso più che mai. Grazie, Steve.

Elaborazione di un post originariamente pubblicato su /home/mcastel

mercoledì 21 settembre 2011

Sulla rincorsa tra G+ e Facebook

Google Plus, il social network del gigante del mondo della ricerca (inteso come motore di ricerca, non come attività scientifica!) è da poco diventato aperto al mondo: da ora ci si può iscrivere senza più bisogno di inviti.

Nei circa novanta giorni in cui G+ è rimasto in fase sperimentale, il team non si affatto preso una vacanza, ma ha lavorato sodo apportando circa un centinaio di miglioramenti all'interfaccia e alle potenzialità del nuovo social network. Segno che stavolta Google ci crede davvero, e ci mette la faccia (e una consistente operosità). Stavolta finalmente Facebook ha uno sfidante serio. Dico finalmente perché credo che la competizione sia più che mai salutare, in questo campo. Anche a costo di creare un pochino di confusione, dovuta al fatto che - ovviamente - i vari network non si parlano. Il profilo su Facebook non ha modo di interagire con quello si G+. Sarebbe bello un protocollo minimo comune - allora essere su un network sarebbe come avere un indirizzo di posta: posso interagire via email anche con chi ha un differente provider (grazie al cielo). Ma tant'è, al momento .

Ora su G+ si può anche disegnare...!
(dal blog di Google Plus)

E' intrigante, comunque, accorgersi come i due network si stiano studiando. Se G+ ha preso moltissimo da FB, nei meccanismi e nelle dinamiche essenziali (fino a livelli di dettaglio come la recente l'introduzione dei giochi) è anche vero che nelle ultime settimane lo spesso dormicchiante lento sviluppo di FB ha avuto un sussulto di attività: guarda caso, è stato anche introdotto un meccanismo simile alle cerchie di G+, ovvero una gestione più completa e più immediata di liste diverse di amici. E altre grosse novità pare siano in imminente arrivo.

Il risultato netto, alla fine, è che uno si trova con un profilo su entrambi i network. Sì perché anche se appassionati di G+, Facebook non è facile da abbandonare (e non mi riferisco ai problemi più volte sollevati di rimozione degli account). Non è facile perché ha molte cose che funzionano proprio bene, e che ancora G+ non possiede. Prendiamo soltanto l'esempio delle pagine. Strumento efficacie e flessibile per creare "comunità" attorno ad un progetto, ad un sito, ad un interesse. Ad esempio, se ora io lasciassi FB, a chi li abbandonerei i 730 e passa fans della pagina di GruppoLocale??

Con buona pace di progetti pur interessanti come Diaspora (che reclama come sua - con qualche ragione - l'idea delle liste di utenti), mi pare che G+ sia l'unico credibile concorrente di Facebook, al momento. E non penso la situazione possa cambiare a breve. Ora come andrà? Ci abitueremo a due network? Tornerà uno a prevalere sull'altro? Si parleranno, prima o poi, in qualche misura? Come dice l'amabile canzone di Battisti, lo scopriremo solo vivendolo....

venerdì 16 settembre 2011

Scritto alla lavagna (diario interattivo 1)

'dietro la lavagna' (Barbara Bonacina)
Partiti! Siamo partiti con la scuola, e anche con la lavagna nuova. Che non è la vecchia cara lavagna di ardesia...si chiama LIM ed è tutta da scoprire. Bene. Lo faremo insieme.
Subito ecco un limite: non posso cacciarci dietro in castigo il povero Pierino perchè....è appesa al muro! Dovremo escogitare altri angoli dove mandare in meditazione i pargoli disobbedienti....
Prima di tutto l'accensione....sembra una cosa facile, ma ahimè...mai dare niente per scontato.
Con una certa baldanza mi avvio in classe dopo che il signor Diego, bidello fac-totum, ha collegato portatile e proiettore. E che ti vedo sulla meravigliosa superficie lavagnesca? Una bellissima immagine a forma di trapezio!! Ok, niente paura, la maestra sa usare il computer....e che ce vò?
Telecomando alla mano inizio ad andare su e giù dal menù. Chiamasi 'smanettare' quando non sai bene cosa fare...i ragazzi dicono la loro, e non uno per volta. A turno vengono chiamati: il bidello, la Grazia che ha fatto il corso, il segretario che 'lui si che se ne intende'...risultato? Il bel trapezio rimane ostinatamente al suo posto.
In men che non si dica arriva l'intervallo e mentre i pargoli giocano in cortile la maestra dalla testa dura dichiara guerra alla macchina.
Mai dimenticare che questi aggeggi sono veramente tonti, velocissimamente tonti, capiscono solo un comando alla volta. Bene. Rifacciamo lentamente i passaggi e cerchiamo di capirci con l'autistico multimediale. Miracolosamente trovo un capitolo del menù che si chiama 'trapezio'...sì, proprio così....tra-pe-zio. Ed è lui quello che mi serve...tic, tic, tic ed ecco che il fetente diventa un bel rettangolo: il desktop del portatile ingigantito sulla lavagna. "Bambiniiiii, la maestra ci è riuscitaaa" tutti dentro e 100 punti guadagnati in informatica!
"Ma come hai fatto?" Rispiego i passaggi, è come una assicurazione, un nodo al fazzoletto, io sono sicurissima di dimenticarli fra dieci minuti, i marmocchietti invece li hanno subito stampati nel cervello.
Ora si apre una questione: se avessi preparato tutto prima non sarei incappata in questo rallentamento ma.... non è neanche male la possibilità di far partecipare i bambini alla soluzione di questi spiccioli pratici problemi, tante volte trovare tutto bell'e pronto ci impedisce di imparare cose.

Ed ora la lezione. Pronti...via. Ma nooo che eravamo già partiti! Si, è vero....seconda tappa.
Non c'è un solo tipo di Lim, alcune funzionano al solo tocco delle dita, un po' come l'ipad, per altre è indispensabile la penna...'maestra va bene anche la bic?" noooo, è una penna apposita, ovvio!
La nostra lavagna è di questo secondo tipo.
Una volta avviata scopriamo che può essere usata come semplice schermo del computer oppure, con un software apposito, come vera e propria lavagna per scrivere e disegnare....ma questo alla prossima lezione!

ciao ciao

lunedì 5 settembre 2011

Tenere un diario

In epoca di Internet, social network e compagnia bella, può sembrare desueto l'intento di tenere un diario. Un diario personale, intendo. Un posto (essenzialmente) privato dove annotare in piena libertà fatti e sensazioni riguardo la propria vita, le persone con cui si viene a contatto. Le proprie frustrazioni, i propri sogni. Epperò un diario ha ancora ragione di essere, a mio avviso, come scrivevo l'altro giorno nel mio blog.

Posto che dunque si voglia trasferire sul mezzo elettronico la splendida, salutare nonché catartica attività di scrittura quotidiana di un diaro, ci si può chiedere quale sia il software da utilizzare. Naturalmente la domanda così posta è un tantino naive, poiché è ovvio che dipenderà dai gusti, dalle propensioni, come pure dal mezzo tecnico a propria disposizione (portatile, desktop, palmare, connessione always on, nessuna connessione, etc).

Per quanto mi riguarda - una volta risoltomi seriamente a tenere tale diario - ho fatto qualche esperimento e ho giocato un pò con qualcuno dei programmi più noti e - spero vi interessi - ecco qui le mie impressioni...


mercoledì 24 agosto 2011

Ipad in un classico del 1969....

In effetti a vedere il video sorge il sospetto che l'iPad non sia poi un concetto così "nuovo" come Apple vuol farci credere: nel celebre film 2001 Odissea nello Spazio compaiono dei devices che hanno una somiglianza davvero notevole ai moderni tablet. E la cosa impressionante, a pensarci, è che il film risale al 1968! Chiaramente allora il mercato non era pronto per un tablet con connessione ad Internet wireless e simili amenità (particolare trascurabile, non esisteva ancora Internet).




Lo spezzone del film è più di una simpatica curiosità, tra l'altro, poichè è stato usato da Samsung nella battaglia legale contro Apple (secondo la quale alcuni prodotti come il Galaxy Tab ricalcano troppo le caratteristiche di iPad) per dimostrare che il concetto di tablet è molto più generale e soprattutto precede (di gran lunga) la commercializzazione dell'iPad...

venerdì 19 agosto 2011

Niente più carta per Linux Journal

Sono abbonato a Linux Journal in formato digitale, anche se a dir la verità, a volte capita che faccia passare un numero senza consultare il relativo file PDF, oppure dandone appena una scorsa. Sarà che comunque una rivista cartacea si porta in giro meglio (al bagno, in balcone, nella borsa, appoggiata sul sofà...) laddove un computer, ancorchè portatile, è molto più di impaccio (e molto più fragile).

Chiaro, anche il digitale ha i suoi bravi vantaggi. Posso sottoscrivere una rivista la cui redazione si trova agli antipodi, senza correre il rischio di pagare più per spese di spedizione che per i fascicoli stessi. La rivista la posso leggere l'attimo dopo che è stata pubblicata. Posso memorizzare tutti i miei numeri su un disco rigido, portarmeli dietro in una chiavetta USB. Annotarli, evidenziare delle frasi, fare ricerche per parole, e così via.

Piaccia o non piaccia, comunque, i tempi stanno cambiando, e il digitale avanza in maniera inarrestabile. Ricevo oggi un mail da Linux Journal che mi informa del fatto che la rivista cartacea sarà abolita, e LJ sarà dunque 100% digitale.

Nel relativo post sul sito si trova una sintetica ma attenta analisi delle ultime tendenze nel mercato dell'editoria (insieme con un parallelo del cammino della rivista con il progresso stesso di linux). Il passaggio al digitale sta interessando varie testate, imponendosi come un fenomeno tutt'altro che episodico, ma di una inesorabilità difficilmente evitabile. Il taglio dei costi è uno dei motivi fondamentali, ma non è certo l'unico: la maggior flessibilità delle versioni digitali gioca anch'essa un ruolo importante, ad esempio.

Non bisogna essere acuti futurologi per capire come in un tempo relativamente breve, sarà la rivista cartacea ad essere l'eccezione. Prima che questo avvenga davvero, però, si dovranno verificare un certo numero di cose. Tra queste:

  • la diffusione di massa di tablet e dispositivi "leggeri" idonei alla fruizione comoda delle riviste e dei contenuti digitali in generale. Come dicevamo all'inizio, non è certo comodo leggersi la propria rivista preferita davanti al computer, fosse pure un portatile. Questi dispositivi - iPad, Android, o altro - si dovranno dimostrare facili da usare, sufficientemente economici, e realmente affidabili.
  • i prezzi delle sottoscrizioni digitali dovranno essere percettibilmente più bassi dell'analogo cartaceo (quando ci sia), in modo che la convenienza spinga gli indecisi e i lettori più "tradizionali" alla migrazione al nuovo formato
  • si dovrà evitare ogni sistema "vessatorio" di protezione dei contenuti, in modo che la gente possa magari spostare una rivista da un dispositivo ad un altro senza essere costretta ad astruse procedure per convincere il sistema che non sta "diffondendo impropriamente" la rivista medesima
  • la tecnologia di lettura dovrà dimostrarsi facile ed accattivante; dovrà essere semplice isolare un articolo, vederne le figure, ingradirlo o rimpicciolirlo, arrivarci dall'indice, etc... (il PDF non mi sembra la soluzione ideale, ad esempio)
Intanto dovremo presto fare a meno di Linux Journal cartaceo. Beh, non l'ho mai avuta una copia cartacea di Linux Journal. Vuoi vedere che ero già più avanti io....? :-)

Se il leone ruggisce (male)...

La celebre canzone recitava Il coccodrillo come fa... In questo contesto mi viene piuttosto da pensare Ma questo leone come fa... ruggisce? O ha il raffreddore?

Infatti l'ultimo aggiornamento di Mac OS X, nome in codice Lion, ha portato una serie di interessanti novità (debitamente raccontate sul sito di Apple), epperò ha pensato bene di introdurre - perlomeno per molti utenti -  una serie di fastidiosi problemini (o problemoni), decisamente insoliti e non troppo nello stile Mac. 

Sono sbarcato su Mac OS X nel dicembre del 2008, con un MacBook da 13'' che uso tuttora con buona soddisfazione. Utente Linux da molto tempo, ero abbastanza diffidente verso il sistema Mac (anche per motivi ideologici, diciamo la verità); la spinta al (parziale) salto è stata data da motivi di compatibilità con il resto del team che lavora (qui a Roma) nel progetto GAIA di ESA. Tuttavia con il tempo ho dovuto ancheprendere atto - quasi mio malgrado - che lavorare entro l'ecosistema Mac ha i suoi vantaggi. 

Mi sono anche abituato ad avere un sistema che funziona senza storie, senza dover per questo immettere astruse stringhe a linea di comando, e nel quale batte un solido cuore Unix. Ottimo per l'attività desktop, con potenti strumenti per lo sviluppo, solido e affidabile nell'utilizzo. Così pure passare da Leopard a Snow Leopard è stato semplice e deliziosamente lineare (a parte il fatto di dover pagare l'aggiornamento, com'è ovvio)

Così non è stato per il passaggio dal leopardo della neve al leone. Pur apprezzando il prezzo irrisorio dell'aggiornamento (per confronto, non so se qualcuno si ricorda i prezzi di listino di prodotti "imbarazzanti" come Vista Ultimate, ad esempio...), pur apprezzando moltissimo le innovazioni desktop, come le nuove gesture, che ne fanno un sistema operativo davvero comodo, per la prima volta in ambito Mac, ho dovuto registrare una serie di problemi che affliggono il "sistema desktop più evoluto al mondo" (sic). E poi mi sono accorto che non sono affatto solo miei: basta dare uno sguardo ad uno dei tanti topic nel forum di Apple che riguardano Lion.

Un magnifico Leone bianco (Crediti: Stano Novak, CC BY 2.5)

Due sono le noie principali che ho individuato nel mio Mac: 

  • l'indicizzazione Spotlight ora non riesce ad essere portata a termine (si avvia un processo decisamente avido di CPU, con conseguente ebollizione del portatile e ventola che gira all'impazzata, senza apparente via di uscita diversa dal killare il processo)
  • il disco esterno USB che uso "da sempre" per il backup via Time Machine, viene sì montato correttamente, ma il sistema non riesce più a produrre il backup.
Sono problemi - appunto - ampiamente condivisi, come ci si può accorgere girando un pò in rete. E probabilmente non sono i soli. Insomma, Huston abbiamo un problema. Più precisamente, Something is cleary wrong with Lion, come recita sconsolatamente un utente nel forum di Apple.

Decisamente. Rinunciare (ancorchè temporaneamente) ai backup di Time Machine e all'indicizzazione del disco rigido per Spotlight - due delle più comode caratteristiche di Mac OS, è seccante. E il primo aggiornamento non ha risolto nessuno dei due problemi.

Irritante.

Hanno avuto fretta con questo Leone? A parer mio, molte di queste cose si sarebbero potute risolvere con un "testing" molto più esteso del nuovo sistema operativo (e va anche detto che Apple ha vita facile per i test, perché la varietà dell' hardware su cui deve girarare il suo sistema è molto circostritta e assolutamente controllata dalla stessa Apple.. pensate ad una distribuzione Linux, al confronto, ma anche una release di Windows...)

Ora non vorrei dire qualcosa di "ideologico", ma ecco... davanti a questi problemi, non ho potuto non pensare al modello open source, per il quale le nuove release - poniamo - di Ubuntu, sono disponibili per l'intera comunità, che può sperimentare e segnalare bugs e problemi per tempo. Certo, anche lì poi possono venir fuori problemi "post rilascio", non siamo ingenui. Va anche detto che fino a Lion il sistema sembrava funzionare egregiamente.

Epperò sono persuaso che qualche guaio del Leone, oso dirlo, potrebbe essere proprio dovuto al modello di sviluppo e al testing "chiuso". Esagero?




martedì 12 luglio 2011

Ma dove sono tutti i libri? (II)


(La prima parte del racconto la trovate a questo link).

"Dunque quello che devi sapere non è molto...", Iniziò Stefano con la sua aria più saccente, quella che così facilmente le dava sui nervi. Giada avvertì un brivido lungo la schiena, la sensazione di stare scivolando lungo un copione già preparato. La sensazione era che le sue obiezioni, lungi dall'aver smosso le acque, fossero già stata accuratamente prevista, già messe in debito conto. Si sentì piombare addosso un senso spiacevolissimo di inesorabilità.

Rimaneva un tentativo da fare, probabilmente inutile. Sicuramente, inutile. Però, insomma, andava fatto.

"Beh Stefano, a pensarci bene, sai…”, Giada inghiottì un pò di saliva, “non mi serve che mi spieghi anche questa cosa nuova qui, questo... lettore". Disse appunto “lettore” con tutta la distanza che riusciva a mettere in una sola parole, con tutta l'alterità possibile che lei, da donna, riusciva a mostrare per qualcosa che non la coinvolgeva. Tanto per dire: io e lui non abbiamo niente in comune, non abbiamo intersezioni, interazioni, siamo su due mondi diversi, lontani, mutuamente indifferenti, se non antagonisti, opposti. Perlopiù ci ignoriamo completamente; anzi, io mi vanto di ignorarlo, il lettore e tutto il suo mondo. Per me ci sono i libri, i cari, vecchi, semplici, comprensibili, amati libri di carta.

Stefano si bloccò un attimo a guardarla, a tentare di comprendere il livello di serietà dell'obiezione.

"Sì, naturalmente" disse con intonazione piatta, come uno che, facendo esperienza di una volontà estranea e conflittuale alla sua, è pur costretto a prenderne atto.

Per un momento dunque Giada ebbe l'impressione di aver stravinto. Partita giocata in casa, finita con un bottino pieno.
"Naturalmente, non entrerò nei dettagli che non ti interessano", concluse Stefano come per manifestare compiutamente il suo pensiero.
"No, eh?" mugolò Giada. Mamma, ma che era successo? L'arbitro aveva fischiato, annullato il gol. La partita riprendeva, la squadra ora giocava in difesa, arretrava. Di più: subiva, era sbandata. Accusava il pressing, improvvisamente. I tifosi pure, fischiavano. Difatti a Giada fischiavano le orecchie.
"No, tranquilla." Sorrise Stefano come sorride il dentista, mentre prepara i suoi strumenti di tortura.
"Certo, va detto per incominciare che...”
"Per in-co-min-cia-re ?" gemette Giada. "Abbiamo poco tempo, lo sai"
Stefano la guardò con un'espressione di compatimento. A Giada venne da chiedersi se anche alla ragazza di Stefano toccassero tutte queste tediose spiegazioni per qualsiasi cosa, oppure impiegassero il tempo in maniera più interessante.


domenica 10 luglio 2011

Google+, amicizie fuori dagli schemi...

Giocando un pò con Google+ mi accorgo di come il cervello caschi per pigrizia in errate considerazioni. La pigrizia di non pensare fuori dagli schemi consolidati è una perniciosa tentazione "al ribasso" che è sempre incombente, almeno per me. In questo caso la tentazione di pensare "come in Facebook" gioca brutti scherzi, in un posto che sembra - in buona sostanza - un clone di Facebook, ma tale non è.

Per Facebook (al quale riconosco altri pregi), come ho scritto, la relazione tra due persone è semplice e biunivoca; io sono amico tuo se tu sei amico mio, e stop. Non mi pare sia dato il caso in cui io permetto a te di conoscere la mia attività online "fino" ad un certo livello, e tu mi permetti l'analogo, ma mi metti in un livello diverso.  Questo è reso possibile dalle cerchie di Google+, e secondo me è una trovata semplice ma molto interessante, e rende possibile una condivisione dei contenuti molto più raffinata e granulare di quella di Facebook, che al confronto potrebbe sembrare un tantino grossolana.

Ma perché parlavo di pigrizia mentale? Perché mi sono accorto che la mia mente costruisce d'istinto una relazione biunivoca tra me e le persone che ho in una cerchia, che pesca ad un dato livello della mia vita online. Immaginando una mutua, paritetica, relazione. Devo pensarci coscientemente per realizzare che il dato livello di visibilità di una persona per me può essere diverso da quello che io ho stabilito per lei.

Anni di social network che lavorano sul modello di amicizia biunivoca ad un unico livello, mi hanno impigrito i neuroni....? Benvenuto il plus di Google, che a prescindere dalla fortuna che potrà avere, intanto mi forza a ragionare fuori dai soliti schemi :)

sabato 9 luglio 2011

Google+, prime impressioni

Finalmente, un paio di notti fa, sono riuscito ad entrare in Google+. La curiosità era molta, volevo capire se questo nuovo servizio ha realmente le potenzialità per candidarsi come credibile alternativa a Facebook.

Intanto, la prima impressione è che Facebook abbia fatto scuola, eccome. E i programmatori Google hanno studiato bene. Si capisce di essere dentro un "quasi-clone" del popolare social network. Il meccanismo del flusso dalle persone che si seguono, il fatto di poter assegnare un "+" (tipo un "mi piace") ai post che si apprezzano... i "suggerimenti" di amicizia automatici... molte cose concorrono a dare l'impressione che Google+ punti esattamente alla stessa utenza di Facebook.



Google + project


Vi sono anche importanti differenze, mi pare. Intanto, da quanto capisco, il meccanismo di "amicizia" è sostanzialmente differente. Non c'è bisogno di una autorizzazione reciproca per seguire lo stream di una persona, come in Facebook. Certo questo è legato a quella che secondo me è la cosa più interessante di Google+, ovvero il meccanismo delle "cerchie"; in altre parole, una gestione molto granulare della propria visibilità.

L'idea sembra interessante. A seconda della cerchia in cui si è incasellati, si ha diritto a vedere cose diverse del flusso di una certa persona. Così, per seguire il flusso "pubblico" non è necessaria una reciproca autorizzazione; il che mi sembra più efficiente e anche più logico: non devo disturbarmi ad accettare una certa persona come "amica", ma sarò piuttosto attento ad incasellarla - se voglio - in una cerchia congruente con le informazioni alle quali voglio che sia esposta.

Dalla parte delle cose che mancano - per ora almeno - metterei i "gruppi" e le "pagine", che sono comunque un punto di forza di Facebook e che sono un veicolo formidabile per pubblicizzare specifiche tematiche e siti web. Chissà se verrà introdotto qualcosa di simile anche qui.

Per ora dico che mi sembra molto interessante. E vale la pena di giocarci un pò.

Da un post pubblicato su SegnaleRumore Express in data 8 luglio 2011

giovedì 7 luglio 2011

Software per ebooks, ecco FBReader

Mi piace sempre di più, questo semplice ma efficace lettore di ebook. Parlo di FBReader, un lettore per Linux e Windows (e anche per Android). Lo uso con soddisfazione sia sul mio HTC Wildfire che sullo "sfortunato" tablet Toshiba Folio 100. Mi piace perché è semplice e si adatta molto bene a schermi di varia dimensione: ottimo sia sul 10 pollici del Folio che sullo schermo piccolino del Wildfire (e volendo posso usarlo anche sul desktop con Ubuntu). 

Inoltre nelle versioni più recenti è stato introdotto un sistema di annotazioni che trovo molto comodo. Si può selezionare una parte di testo che verrà inserita nella lista di annotazioni, in modo da ritrovarla con comodo in un secondo tempo (io la uso per tenere una lista di frasi "importanti" dei libri di Valerio Albisetti o della "Scuola di Comunità" di Juliàn Carron). Quello che apprezzo molto è l'opzione, formalizzata con due tab nella parte alta della pagina dei bookmark, che permette di transire dalla lista delle annotazione per il libro che si sta leggendo a quella per TUTTI i libri nel propri archivio. Ottimo per ritrovare facilmente un elenco di passaggi notevoli, che nel corso del tempo vengono a costituire, per ogni lettore, un piccolo ma importante "tesoro" cui poter far riferimento in ogni istante.
FBReader nella funzione di ricerca 

Certo non è che non abbia limitazioni; ad esempio i libri in formato epub protetti dal certificato digitale di Adobe non possono essere letti (e ahimè sono proprio tanti); inoltre non interpreta - mi pare - il foglio di stile a volte associato ai libri. Però a parte quello garantisce comunque una ottima esperienza di lettura, grazie anche alla barra inferiore, studiata per fornire una grande quantità di informazioni sul libro e sullo stato del device in un piccolo spazio: ingegnosa in particolare la rappresentazione grafica delle varie sezioni con la barra di avanzamento, che consente a colpo d'occhio di capire a che punto si è, e non ruba spazio nemmeno negli schermi piccoli degli smartphone)

Certo siamo lontani da sistemi integrati (ma blindati) come quelli appartenenti all'ecosistema di Amazon, tanto per dire, che in più offrono il WhisperSync tra un device e l'altro: grazie a questo si può iniziare a leggere sul Kindle, continuare sull'iPod, riprendere la lettura sull'iPad o sul tablet Android, aprendo ogni volta il libro alla posizione esatta in cui si è lasciato. Ma appunto è un sistema chiuso, ancorché apprezzabile, i cui libri non possono essere letti che con quel dato software. 

Insomma, per leggere gli epub "aperti" o con social DRM (l'unico sistema di "protezione" che mi sembra non imponga inaccettabili restrizioni agli utenti) per semplicità ed efficacia, FBReader fa secondo me un ottimo lavoro. Che ne dite? Avete un altro software di preferenza?

mercoledì 6 luglio 2011

benvenuto?

Pluswelcome
Benvenuto? Sì grazie; se solo riuscissi ad entrare..........

martedì 5 luglio 2011

Sbagliando... divertendosi!

Si possono imparare molte cose anche dagli sbagli: questa è una regola di vita praticamente assodata, e non serve certo ribadirla in questa sede. Però ha una declinazione interessante anche nel web: così, in maniera simile a quanto abbiamo fatto per i siti di Ubuntu, Apple e Microsoft, vediamo un pochino cosa succede quando digitiamo l'indirizzo di uno dei famosi motori di ricerca, appendendo volutamente alla URL una stringa di nessun significato (ovvero cercando nel dato dominio una pagina chiaramente inesistente). Il server ci deve rispondere che quella pagina, naturalmente, non c'è. Abbiamo fatto una richiesta sbagliata. Ma come gestisce il nostro sbaglio? Questa è la parte interessante, secondo me.

Un esperimento facile facile...

Allora proviamo con Google, inevitabile prima opzione. Ecco cosa accade:


Un robottino triste e spezzettato (o meglio, triste perché spezzettato, con ogni probabilità) ci accoglie informandoci che la pagina che cercavamo non esiste sul server. Non manca neanche il dettaglio tecnico: è un errore "404", pagina non trovata. Ad ogni buon conto, conclude con "è tutto quello che sappiamo". Come a dire, ci spiace, ma la questione è chiusa.

Andiamo ora su Bing, il motore di ricerca Microsoft. Cerchiamo una pagina inesistente e vediamo cosa accade:




Ci accoglie giustamente in italiano, intanto. In maniera sobria ci dice che la pagina non esiste, e si mostra volenteroso per aiutarci a uscire dall'errore in cui, evidentemente, ci siamo incastrati. I suggerimenti sono un pò generici, ma non si può chiedere di più, perché il povero Bing non ha idea, in realtà, di come mai siamo finiti a chiamare una pagina che non c'è.


Cosa fa invece il "vecchio" padrone della rete, i re del web1.0, ovvero il celebre Yahoo! ?

Ecco qui cosa ci presenta:


Stavolta in inglese - ma similmente a Bing - si prodiga in un paio di generici suggerimenti, dopo essersi scusato perchè la pagina cercata non esiste (colpa nostra, a dire il vero, non certo sua). Forse un pochino asettico, come del resto Bing.

Conclusioni

Che dire... sarò di parte, ma la pagina più simpatica secondo me, è proprio quella di Google, che non cerca di aiutarti in maniera generica. Anzi ammette la failure (mia, sua, non è specificato, e forse non conta) con quel robottino simpatico ma triste (tuttavia, il fatto che brandisca una chiave inglese nell'arto meccanico fa pensare che le speranze per una ricomposizione armonica siano tutt'altro che esaurite), e poi conclude laconicamente con "è tutto quello che sappiamo", da cui però traspare un intento ancora giocoso, a mio avviso.

Di converso, le pagine di Bing e Yahoo! mi fanno pensare ad un ambiente tipicamente da "ufficio" piuttosto serioso e non molto esaltante (mi perdonino quelli che hanno esperienza di uffici frizzanti, non vorrei generalizzare). Informativo sì, ma non troppo, collaborativo certo, ma non troppo; comunque con poco tempo e spazio per scherzare su una richiesta sbagliata. 

Tendenzialmente vengo attratto dalle cose giocose, così la mia simpatia va a Google, senza tentennamenti. Dopotutto, se ho usato per anni linux anche quando era (diciamolo) veramente un'impresa  avere un ambiente desktop veramente operativo e competitivo con altri sistemi, è stato quasi esclusivamente per il senso di avventura e di giocosità insito nel movimento culturale open source

Difatti, se ti diverti, se si desta il senso di scoperta, superi un sacco di ostacoli con una facilità incredibile.

Ora me ne rendo conto: ci voleva un errore, per scoprirlo.

lunedì 4 luglio 2011

addio vecchia lavagna!

Fra poco ci scorderemo della vecchia lavagna di ardesia, quella che serviva per scriverci la data, i conti, il titolo del tema...cacciarci dietro Pierino in castigo....
Adesso la lavagna si chiama LIM che sta per Lavagna Interattiva Multimediale. Una parola grossa? No, ci ho visto navigare marmocchietti di quattro anni come fossero scafati pirati del web, un giochetto neanche troppo complicato per chi sa l'ABC del computer.

Grandi cervelli e grandi capitali ci preparano nuovi strumenti, e sembra che la faccenda finisca lì e invece? Invece non è che l'inizio! Ma questo lo sanno bene i piccoli che non hanno la soggezione creativa che abbiamo noi, che pure apparteniamo ad una generazione tecnologica.
Gli è che il più delle volte prima di schiacciare un bottoncino vogliamo sapere tutto quello che ci sta dietro, manco fosse il detonatore di una bomba...

Io scommetto che Einstein non ne sapeva un'acca della fabbricazione della carta, ma questo non gli ha impedito di scrivere una genialata su un semplice foglio.
Così entreranno nelle aule le famose lavagne multimediali, potremo scriverci, trasportare files, metterci in rete con la classe di fianco o con i bambini di scuola canadese, potremo farci il giornalino o un filmato sulla fotosintesi clorofilliana, potremo aiutare Carletto a scrivere perchè è disgrafico e con la matita non ce la fa, potremo addirittura spiegare la lezione a Lauretta che è all'ospedale e non può venire a scuola. Oppure potremmo lasciarla lì, muta e spenta a reggere le ragnatele perchè a noi ci piace fare lezione in giardino... che importa! Il bello è che l'uso lo decidiamo noi in base a quel che ci serve, in base a quel che abbiamo da dire, il problema è sempre e comunque quello che abbiamo nel cervello e nel cuore, la passione e la curiosità. Di nuovi Zuckerberg ce ne sono, tranquilli!
Solo che non si programmano in laboratorio, nè si seminano con i soldi del signor Google...
lavagna multimediale o foglio di carta l'importante è aver qualcosa da dire o qualche domanda da fare...certo è che le possibilità di uno strumento sono un motore formidabile per potenziare curiosità e desideri.... allora quando arriva settembre che giochiamo alla lavagna?

Nascita di un social network

Il varo di Google+ è anche un'occasione per riflettere un pochino su come nasce un social network nell'epoca attuale. Oggi solo una organizzazione gigantesca come Google osa sfidare davvero Facebook, per ogni altro soggetto sulla rete, sarebbe una follia (e forse lo è comunque?)

Ben diverso è stato l'inizio dello stesso Facebook, partito come sappiamo nel 2004 per opera di uno studente allora diciannovenne che si divertiva al computer, e due suoi amici. L'idea come sappiamo è risultata vincente, oltre ogni aspettativa. Ma l'inizio è stato assolutamente "minimo", in termini di risorse, senza nessuno studio particolare di progettazione. Giusto per divertimento, e per inseguire un'idea.

Una parte della pagina Google+
Quell'idea è diventata una fonte di guadagno incredibile, sollecitando gli appetiti di organizzazioni elaborate e gigantesche come Google, che ha sicuramente impiegato consistenti risorse di uomini e mezzi per sviluppare il suo plus, la sua risposta a Facebook - quel sito creato da un piccolo gruppo di curiosi adolescenti.

Ma oggi, una partenza come quella di Facebook, sarebbe ancora possibile? Due ragazzi e un computer, potrebbero ancora bastare per sviluppare un'idea vincente, o il web si è troppo "scafato" e abbiamo perso l'immediatezza di pochi anni fa?

venerdì 1 luglio 2011

Tutti i cerchi di Google+

Dunque Google - nonostante i passi falsi compiuti fino ad ora- non rinuncia alla ricerca del settore di mercato dei social network, più che mai importante e redditizio, e oggi praticamente tutto in mano a Facebook. Lo fa in questi giorni, svelando la sua ultima creatura, battezzata sinteticamente Google+ . Il lancio sembra preparato con cura. Da notare che tutte le pagine rilevanti di spiegazione si trovano anche in italiano, dunque l'attenzione al mercato internazionale c'è ed è in campo fin dalle prime ore.

La pagina di spiegazione del progetto Google+ parte in grande "Tra i bisogni fondamentali dell'essere umano c'è sicuramente quello di stringere relazioni con gli altri". Una partenza piuttosto "alta", che inizia tramite considerazioni sulla condizione umana, per poi comunque planare rapidamente sulla "visione Google" dello stato degli attuali social network, stigmatizzandone i limiti ("il problema è che gli attuali servizi online trasformano l'amicizia in un supermercato: prendono le persone e ci appiccicano sopra l'etichetta "amico". E la condivisione ne risente.") Segue in alcuni punti il dettaglio di tale affermazione, che comunque trovo "interessata ma condivisibile" (dove la cosa più straordinaria è il fatto di non voler scrivere "Facebook" intendendo esattamente "Facebook" e dunque di dover ricorrere a curiosi giri verbali).

Come potrete leggere, l'approccio di Google ai problemi delineati si basa sul concetto di "cerchi". Si possono creare cerchi di amici e conoscenti, con opportune regole di condivisione, stabilendo di fatto una granularità molto maggiore di quella permessa oggi da Facebook (il quale propone un approccio che taglia corto, o sei amico o non lo sei: se sei amico condividi tutto, se non lo sei - di norma - non vedi quasi nulla). 

L'idea è che puoi voler condividere certe cose con certe persone, e altre con persone diverse (un pò come nella vita reale, in pratica). La cosa potrebbe funzionare; di fatto l'approccio di Facebook è un pò semplicistico, con lo sguardo odierno nutrito della complessità del web 2.0, e pone oggettivamente dei problemi nell'ambito della comunicazione, non consentendo livelli di privacy fini... sarà per tali questioni che a fasi alterne il sottoscritto viene disamicato da Facebook dalla sua stessa figlia: evidentemente non tutto quello che passa tra lei e le sue amiche deve essere accessibile ad un genitore :-)  

I già famosi "cerchi di Google+"


Ecco, mi viene da pensare che con Google+ sarei finito semplicemente in un altro "cerchio" dove presumibilmente vengono fatte passare informazioni alle quali anche un genitore è ritenuto in grado di poter essere esposto... Scherzi a parte, la cosa mi sembra interessante, a patto che si mantenga semplice e intuitiva nell'uso.

Bisogna dire che Google di passi falsi, nel campo dei social network, ne ha fatti già abbastanza (acquisizione e successivo abbandono di Jaiku, Google Wave in chiusura, l'incerto Buzz...). Avrà imparato qualcosa da questi flop? E se invece avesse addirittura imparato dagli errori di Facebook? Non manca nemmeno chi dice, come il celeberrimo David Winer, che la cosa è troppo complessa per funzionare davvero.

Solo il tempo potrò dirci se questo approccio riuscirà a scalzare Facebook da quello che ormai sembra un trono molto saldo (e redditizio). Google ha dalla sua la pervasività dei suoi servizi, per indurre le persone a provare il nuovo G+ (e ben presto vedremo gli opportuni link spuntare fuori da tutte le pagine del colosso del web). 

In ogni caso, la sfida tra Google e Facebook si sta facendo più accesa.. bene per tutti, possiamo aspettarci una competizione virtuosa nel rilasciare dei prodotti di qualità, ad indubbio beneficio degli utenti.

La complessità del progetto (di cui i citati cerchi sono solo un aspetto), da come si inferisce dalle anteprime, sembra testimoniare per un impegno deciso di Google, che probabilmente non vuole giocarsi la credibilità che ha grazie ai suoi servizi in un ennesimo social flop. Staremo a vedere: si accettano scommesse (e commenti...)