mercoledì 16 febbraio 2011

Elogio del mezzo radiofonico

Sto rivalutando molto, molto la radio. Mentre trovo il mezzo televisivo - salve alcune rare eccezioni - sempre più insopportabile (sto invecchiando, lo so...). Dunque fatemi fare un piccolo elogio del mezzo radiofonico, ora vi tocca.. :-)

Della radio apprezzo il fatto che non sia invasiva, che non ti pretenda ricettivo con tutti i sensi, ma ti arrivi soltanto come comunicazione sonora. Attraverso i tuoi padiglioni auricolari. Mentre senti la radio puoi guidare (con attenzione), puoi guardare un panorama, puoi riordinare la stanza, puoi stirare. Non stai lì come un imbecille davanti ad un tubo catodico (o LCD o al plasma, ma tant'è).

La radio privilegia, per costituzione strutturale, direi - l'essere sull'apparire. L'ospite in studio non deve essere imbellettato, non serve. Può essere anche brutto o bello, giovane o vecchio. Non servono nemmeno luci colorate, lustrini, vallette, letterine. Oppure tronisti: tanto non si vedono. Dunque è più facile veicolare concetti, favorire la riflessione, fornire spunti per il cervello. L'essere un mezzo antico è quello che la salva, la nobilita.

French Quarter studio of New Orleans radio station WWOZ
(Infrogmation photo, August 2006, GNU Free Documentation Licenze)

Passando molto tempo in macchina (ahimè), con il tempo mi sono accorto che vi sono davvero tante trasmissioni radiofoniche interessanti. E questo già solo nelle mie fasce orarie di "pendolarismo"... Da Benfatto su RadioUno la mattina alle 8.30 (e più volte ho avuto il privilegio di sentire persone sagge e assennate, come Vittorino Andreoli o Valerio Albisetti,  di cui leggo e rileggo i libri in continuazione), poi sul tono più leggero, Il ruggito del coniglio oppure Sei Uno Zero su RadioDue. Mi sono abituato anche a Caterpillar, sempre su RadioDue, spesso interessante. 

Anche il palinsesto mattutino della Radio Vaticana mi piace molto, un mix tra musica - spesso molto bella - notizie, lettura di giornali, traffico di Roma, commenti e approfondimenti. E la lista potrebbe continuare... Hollowood Party su RadioTre mi fa scoprire il cinema, anche Sei Gradi di nuovo su RadioDue è un interessante esperimento di connettere musiche molto diverse secondo un filo logico.... Insomma la lista di belle trasmissioni è lunga, e sono certo che ogni radioascoltatore potrebbe aggiungere degli items.

Soprattutto, la radio non ti mette davanti ad uno schermo. Inizialmente, non avrebbe potuto farlo, tecnicamente parlando.

In questo periodo, è anche una scelta di libertà.

venerdì 11 febbraio 2011

Dai programmi alle web app...

Certo che di strada ne è stata fatta. Chi ci poteva pensare, negli anni '90 in cui il web vero e proprio muoveva i suoi timidi primi passi, quando giù un iperlink da un documento ad un altro, magari localizzato in un diverso punto della rete, poteva sembrare (anzi era) una cosa davvero innovativa. Chi poteva mai ipotizzare che gli stessi programmi - oltre ai dati - si sarebbero spostati "sulla nuvola", come diciamo oggi?

Eppure di vantaggi ve ne sono tanti, come sottolinea anche un articolo apparso di recente sul Sole 24 Ore. Una suite di office su web come Google Documenti è giunta ormai ad un discreto livello di maturità, tanto che molti compiti "reali" possono essere svolti efficacemente senza altro software che un browser moderno. Indipendentemente dal sistema operativo e dal tipo di computer. Desktop, notebook, netbook, tablet: si può interrompere il lavoro e riprenderlo in ogni momento con un altro dispositivo. La comodità è indubbia. Ed inoltre in questo paradigma è facilissimo implementare soluzione di editing condiviso su web, ed ogni altra ipotesi collaborativa.

venerdì 4 febbraio 2011

Branduardi, allunaggi e notazioni inverse...

Un post su 37Signals mi ha fatto tornare con la mente a molti, molti anni fa. Quando l'informatica praticamente non esisteva, almeno nel sentire comune. I calcolatori erano giganteschi pachidermi relegati in misteriosi istituti scientifici o tecnologici, senza praticamente alcun impatto nel vivere comune.

Non parliamo di Internet. Nemmeno ci si pensava. E' un privilegio, dopotutto, aver vissuto l'epoca pre-internet e vivere la presente. Si capisce bene la differenza, cosa che le generazioni più giovani già non possono fare. E' incredibile, ma non c'era Google, non c'era Yahoo. Non c'era la posta elettronica. Non esistevano i siti web. 

Se pensi all'indietro, allora capisci la lentezza. Metti ti veniva in mente un pezzetto di una canzone. Potevi passare settimane a rigirarti il brandello di testo e musica nella testa, chiedere, ipotizzare, cercare nei tuoi dischi e in quello degli amici. E non trovarlo. Non potevi buttare la stringa di testo dentro Google e risolvere. O un pezzetto di una poesia, letta chissà dove e poi per buona parte scordata. Poteva rimanere un mistero per anni.

Oppure un libro, cercavi un libro e passavi librerie e librerie. Vediamo, non c'è, forse si può ordinare, torni la prossima settimana. Aspettavi. In fondo il tempo aveva un valore, l'attesa - e la conseguente pazienza - erano necessarie, per portare a termine una ricerca...

Vai al mercato; il telefono lo sa...

Devo dire che sono rimasto piuttosto impressionato, ieri sera, quando mi sono collegato via computer alla nuova pagina web del Market di Android; oltre a trovare il mio device (HTC Wildfire) correttamente registrato, ho accesso alla lista delle applicazioni che ho istallato, e posso divertirmi a cercare nuove applicazioni interessanti, in maniera molto più efficace e veloce di quanto potrei fare dallo smartphone.
Preferisco questo paradigma rispetto a quello dell'iPhone, perché da ogni computer posso avere immediatamente (dopo la login su Google) la situazione software del mio HTC, non serve il mio computer principale con iTunes dove ho già registrato il device.

Android intanto è arrivato alla versione GingerBread (Credits: www.android.com)
Ma la cosa che mi ha impressionato di più è stato quando ho premuto il tasto "Installa" sulla pagina web di una applicazione. Non capivo a che servisse un "istalla" sul web. Tanto poi avrei dovuto trasferire tutto sull'Android. Allora era meglio farlo direttamente da quest'ultimo, no?
E' che non mi ero reso conto. Di lì a poco infatti il mio telefono, assai disciplinato, si è messo a scaricare ed istallare l'applicazione da solo. Senza che toccassi un tasto.
Lo sapeva già che io era andato al mercato. Formidabile! ;-)

mercoledì 2 febbraio 2011

Non si copia. Quasi mai.

Atmosfera densa, tesissima. Compito di matematica, quello decisivo del quadrimestre.

Silenzio da tagliare col coltello. Il professore che passeggia avanti e indietro per la classe. Quel passo odiosamente lento, misurato. Ti passa vicino e indugia un attimo. Come un segnale. Come per dire attento che se fai qualcosa di sbagliato ti becco subito. 

Il problema è questo. I due solidi iscritti uno dentro l'altro, Roberta non li capisce proprio. Ha fatto i disegni venti volte, e non viene proprio nulla. Appallottolato dieci fogli. Le equazioni non si mettono giù bene; vengono numeri astrusissimi. E se il disegno fosse sbagliato? Allora i segmenti AB e BC non sono quelli, forse la figura si semplifica. 

Sudore freddo lungo la schiena, un fastidio diffuso. Non si può toppare, stavolta. Se prendo un'insufficienza mamma e papà mi fanno saltare le vacanze con gli amici di quest'estate, me lo hanno detto mille volte. Se appena appena finisco 'sto liceo, la matematica la mollo. Aveva ragione Venditti, "la matematica non sarà mai il mio mestiere". A parte il fatto del pianoforte sulla spalla. Mai capita questa metafora. 

Roberta inizia a divagare con la testa. Il problema è intanto divenuto uno scoglio insormontabile. Buio completo. 

Onde spigolose di invidia per sorella si propagano nella mente. Lei non ha più questi problemi. Giada appena esco mi iscrivo anch'io a lettere, o filosofia o letterologia orientale o lingue astruse e antichissime, qualcosa che sia garantito esente da matematica. Hai presente quei cibi che dicono "Niente OGM"? Voglio un corso con un bollino garantito "niente matematica". Oppure quei film dove dicono non è stato maltrattato alcun animale. Ecco voglio una facoltà dove ci sia scritto "Si assicura l'utenza che durante la definizione dei programmi dei corsi di laurea non è stata risolta alcuna equazione." E' quella che fa per me.

"Psss.. Roberta.. hai fatto...?"
E' Gianni, davanti a destra. Tipo studioso, posizione relativa interessante. Interazione possibile.
"Gianni... Gianni ti prego, il problema. Passami la figura, dàaaai", squittisce Roberta in due decibel appena.
"Non posso mi becca", dice Gianni a mezza voce. Impietoso.
"Dàaaai ti prego. Non ti vede" implora Roberta.
Il professore è entrato in stand by e guarda fisso fuori dalla finestra.
O adesso o niente. Il fatto che è pure carina, cavolo.
"Ecco sbrigati"
Il foglio sta passando di mano. Un nanosecondo. Sufficiente per far accedere l'irreparabile.
"De Simoni lo dai a me quel foglio, perfavore?" tuona la voce del professore.

La temperatura dell'aula piomba a -40. Tutti guardano, con il fiato sospeso. Ogni cosa è gelata. Sembra di stare su Marte.

martedì 1 febbraio 2011

Punto critico

"Allora", mi fa il collega, "forse riusciamo ad ottenere dei fondi per il progetto"
"Bene" (il che è vero)
"Potremmo prenderci due mini Mac, con i quali sostituire anche i desktop. Che ne pensi?"

Eccoci, sono vicino al punto di non ritorno. Ecco il momento critico. Da qui non si torna indietro. Sostituire il desktop con Ubuntu e passare 100% a Mac OS (dopo aver "ceduto" sul MacBook) ? Devo decidere, e devo decidere adesso.

Se passo lo so, lo so che non tornerò indietro. Allora, mi abituo  ad un ambiente omogeneo, però disimparo pian piano a muovermi dentro Ubuntu. Mi scordo di aspettare le nuove versioni, di verificare i progressi, le alpha, le beta, i forum, i siti di linux.  Insomma, nel complesso, dovrei mollare un gran divertimento. Che faccio? Mac OS funziona bene, molto bene, per carità. Non tutto mi piace del desktop di Mac, però funziona bene. Indubbiamente.

Perché usare Ubuntu (Credits: www.ubuntu.com)


Però - insisto - che faccio? Invece di divertirmi a seguire i progressi di Ubuntu passo passo, mi metto a scavare tra i siti che propagano i "rumors" (che più non si può, essendo un sistema chiuso) di cosa stanno facendo gli sviluppatori a Cupertino

Mmmmm...  
No.
Per ora, no.

"Beh guarda, a me serve ancora Ubuntu per quel progetto sugli ammassi globulari (è abbastanza vero, mi è stato consigliato, NdA), tutto sommato il desktop va ancora bene. Se ci sono dei fondi, potrei avanzare la richiesta per un tablet (non per forza un iPad) ottimo per leggere documenti ovunque. Tanto dovrei spendere anche meno"

"Ah, come vuoi. Va bene, allora."

Per ora è andata. Questa volta, ho resistito.