mercoledì 30 marzo 2011

Perché Facebook vince (e taglia la varietà)

Leggevo qualche tempo fa, non ricordo dove, del fatto che gli utenti di internet dell'epoca attuale (dico così, in Internet ogni qualche anno è già una epoca diversa) privilegiando in massa gli stessi pochi siti, come Facebook, hanno decretato la sconfitta della varietà e della possibilità di scelta caratteristica della rete di qualche tempo fa, perdendo con il loro stesso comportamento un "valore", al quale evidentemente si mostrano insensibili.

Cioè, non é che fosse detto proprio così. Però il senso, insomma, dovrebbe essere questo.

Personalmente ho sempre avvertito la confluenza di molti utenti su uno stesso servizio come una cosa sostanzialmente positiva, perché permette di interagire con un gran numero di persone, possibilmente conosciute anche nella vita "reale", senza fare surf tra diversi servizi tra loro - tipicamente - impermeabili.

Se in Facebook riesco ad interagire allo stesso tempo con la mia insegnante di Pilates e con i miei colleghi astrofisici (privilegiando istintivamente la prima opportunità, tipicamente extralavorativa), la comodità è percepibile in maniera immediata.

L'impermeabilità dei diversi servizi, ecco il punto. Tutti confluiscono su uno, per una sorta di aggregazione gravitazionale. Forse perché manca un protocollo comune per il social network (non dico che sia possibile, forse non lo è). I protocolli comuni sono assolutamente vincenti. Pensate alle semplici email, i messaggi di posta elettronica. Pensate a che cosa pazzesca, se gli utenti di Gmail non potessero mandare messaggi di posta elettronica agli utenti di Yahoo! Mail, oppure agli utenti (sì, ci sono...) di Hotmail. Ognuno chiuso nella sua scatola. Gli istituti scientifici che parlano solo tra di loro, anche. Che scomodità!

Meno male che c'è un protocollo email universale. Possiamo usare qualsiasi servizio e tutti si parlano tra di loro. 

Non è lo stesso per le chat, per i social network. Allora, in breve, la cosa è questa. Perché sia veramente comodo, per interagire con il massimo numero di persone, non c'è da auspicare che tutti cadano dentro lo stesso. Posto che sia abbastanza flessibile (e Facebook - piaccia o non piaccia - lo è certamente) per garantire una certa elasticità e una gamma di interazioni vasta, e il gioco è fatto.

Non è datto che vinca il migliore. Ma uno vince. E finché sono impermeabili, non è strano che a vincere sia solo uno. E' la convenienza di tutti, in fondo. Perdiamo in varietà, in ricchezza di ecosistema informatico. Ma tant'è. I fatti anche pre-informatici lo dimostrano. Il VHS ha vinto e il Betamax, forse migliore, e le altre alternative, sono rapidamente scomparse. Ancora, non abbiamo avuto cento sistemi di musica digitale. C'era solo il CD, con i suoi pregi e i suoi limiti (di supporto fisico, di campionamento musicale).

Il vincitore è (uno) solo.

 

 

martedì 1 marzo 2011

Sui diversi livelli di non esistenza...

"Questa pagina non esiste! Cioè, ovviamente esiste, ma non esiste quella che cercavi...."


La simpatica trovata di quei pazzarelli di Ubuntu mi ha fatto sorridere. Cercando la alpha release della 11.04 ho modificato un indirizzo e sono piombato su una "pagina non esistente". Il server del sito di Ubuntu non fa una piega e anzi ti intrattiene con un simpatico giochino logico...

Ecco cosa succede se cercate, ad esempio, http://www.ubuntu.com/puffiblu


L'appetito vien mangiando... allora mi è venuta l'idea di vedere come si comporta il sito della Apple, digitando un indirizzo bizzarro, http://www.apple.com/puffiblu (tanto per non cambiare). Ecco cosa succede:


Il che è già più serioso, anche se quell' Hmm sembra concedere qualcosa (qualcosina appena) alla giocosità. Molto meno che Ubuntu, comunque (ciò può piacere o non piacere, a seconda dei gusti e del senso dell'humor)

Va detto che la cosa è diligentemente mappata anche in italiano: così capita se si cerca http://www.apple.com/it/puffiblu:



Molto opportunamente, direi, Hmm viene reso in italiano con Mmm. Il tono serioso-formale-ufficioso (in senso, da ufficio) appena appena increspato dalla prima parola, rimane invariato.

Il tenue accenno di giocosità concesso dalla Apple, si perde totalmente quando si approda sul sito di Microsoft. Qui l'ufficiosità (ancora, nel senso di tono "da ufficio") regna sovrana, nessuna concessione all'humor viene permessa, nemmeno un bit. In più, tanto per non perdere tempo, si viene spediti ad una ricerca su Bing, il motore della casa.

Ecco cosa succede cercando http://www.microsoft.com/muppets



Che dire? A me, tra le pagine non esistenti, continua a piacere di più quella di Ubuntu ;-)