martedì 12 luglio 2011

Ma dove sono tutti i libri? (II)


(La prima parte del racconto la trovate a questo link).

"Dunque quello che devi sapere non è molto...", Iniziò Stefano con la sua aria più saccente, quella che così facilmente le dava sui nervi. Giada avvertì un brivido lungo la schiena, la sensazione di stare scivolando lungo un copione già preparato. La sensazione era che le sue obiezioni, lungi dall'aver smosso le acque, fossero già stata accuratamente prevista, già messe in debito conto. Si sentì piombare addosso un senso spiacevolissimo di inesorabilità.

Rimaneva un tentativo da fare, probabilmente inutile. Sicuramente, inutile. Però, insomma, andava fatto.

"Beh Stefano, a pensarci bene, sai…”, Giada inghiottì un pò di saliva, “non mi serve che mi spieghi anche questa cosa nuova qui, questo... lettore". Disse appunto “lettore” con tutta la distanza che riusciva a mettere in una sola parole, con tutta l'alterità possibile che lei, da donna, riusciva a mostrare per qualcosa che non la coinvolgeva. Tanto per dire: io e lui non abbiamo niente in comune, non abbiamo intersezioni, interazioni, siamo su due mondi diversi, lontani, mutuamente indifferenti, se non antagonisti, opposti. Perlopiù ci ignoriamo completamente; anzi, io mi vanto di ignorarlo, il lettore e tutto il suo mondo. Per me ci sono i libri, i cari, vecchi, semplici, comprensibili, amati libri di carta.

Stefano si bloccò un attimo a guardarla, a tentare di comprendere il livello di serietà dell'obiezione.

"Sì, naturalmente" disse con intonazione piatta, come uno che, facendo esperienza di una volontà estranea e conflittuale alla sua, è pur costretto a prenderne atto.

Per un momento dunque Giada ebbe l'impressione di aver stravinto. Partita giocata in casa, finita con un bottino pieno.
"Naturalmente, non entrerò nei dettagli che non ti interessano", concluse Stefano come per manifestare compiutamente il suo pensiero.
"No, eh?" mugolò Giada. Mamma, ma che era successo? L'arbitro aveva fischiato, annullato il gol. La partita riprendeva, la squadra ora giocava in difesa, arretrava. Di più: subiva, era sbandata. Accusava il pressing, improvvisamente. I tifosi pure, fischiavano. Difatti a Giada fischiavano le orecchie.
"No, tranquilla." Sorrise Stefano come sorride il dentista, mentre prepara i suoi strumenti di tortura.
"Certo, va detto per incominciare che...”
"Per in-co-min-cia-re ?" gemette Giada. "Abbiamo poco tempo, lo sai"
Stefano la guardò con un'espressione di compatimento. A Giada venne da chiedersi se anche alla ragazza di Stefano toccassero tutte queste tediose spiegazioni per qualsiasi cosa, oppure impiegassero il tempo in maniera più interessante.


domenica 10 luglio 2011

Google+, amicizie fuori dagli schemi...

Giocando un pò con Google+ mi accorgo di come il cervello caschi per pigrizia in errate considerazioni. La pigrizia di non pensare fuori dagli schemi consolidati è una perniciosa tentazione "al ribasso" che è sempre incombente, almeno per me. In questo caso la tentazione di pensare "come in Facebook" gioca brutti scherzi, in un posto che sembra - in buona sostanza - un clone di Facebook, ma tale non è.

Per Facebook (al quale riconosco altri pregi), come ho scritto, la relazione tra due persone è semplice e biunivoca; io sono amico tuo se tu sei amico mio, e stop. Non mi pare sia dato il caso in cui io permetto a te di conoscere la mia attività online "fino" ad un certo livello, e tu mi permetti l'analogo, ma mi metti in un livello diverso.  Questo è reso possibile dalle cerchie di Google+, e secondo me è una trovata semplice ma molto interessante, e rende possibile una condivisione dei contenuti molto più raffinata e granulare di quella di Facebook, che al confronto potrebbe sembrare un tantino grossolana.

Ma perché parlavo di pigrizia mentale? Perché mi sono accorto che la mia mente costruisce d'istinto una relazione biunivoca tra me e le persone che ho in una cerchia, che pesca ad un dato livello della mia vita online. Immaginando una mutua, paritetica, relazione. Devo pensarci coscientemente per realizzare che il dato livello di visibilità di una persona per me può essere diverso da quello che io ho stabilito per lei.

Anni di social network che lavorano sul modello di amicizia biunivoca ad un unico livello, mi hanno impigrito i neuroni....? Benvenuto il plus di Google, che a prescindere dalla fortuna che potrà avere, intanto mi forza a ragionare fuori dai soliti schemi :)

sabato 9 luglio 2011

Google+, prime impressioni

Finalmente, un paio di notti fa, sono riuscito ad entrare in Google+. La curiosità era molta, volevo capire se questo nuovo servizio ha realmente le potenzialità per candidarsi come credibile alternativa a Facebook.

Intanto, la prima impressione è che Facebook abbia fatto scuola, eccome. E i programmatori Google hanno studiato bene. Si capisce di essere dentro un "quasi-clone" del popolare social network. Il meccanismo del flusso dalle persone che si seguono, il fatto di poter assegnare un "+" (tipo un "mi piace") ai post che si apprezzano... i "suggerimenti" di amicizia automatici... molte cose concorrono a dare l'impressione che Google+ punti esattamente alla stessa utenza di Facebook.



Google + project


Vi sono anche importanti differenze, mi pare. Intanto, da quanto capisco, il meccanismo di "amicizia" è sostanzialmente differente. Non c'è bisogno di una autorizzazione reciproca per seguire lo stream di una persona, come in Facebook. Certo questo è legato a quella che secondo me è la cosa più interessante di Google+, ovvero il meccanismo delle "cerchie"; in altre parole, una gestione molto granulare della propria visibilità.

L'idea sembra interessante. A seconda della cerchia in cui si è incasellati, si ha diritto a vedere cose diverse del flusso di una certa persona. Così, per seguire il flusso "pubblico" non è necessaria una reciproca autorizzazione; il che mi sembra più efficiente e anche più logico: non devo disturbarmi ad accettare una certa persona come "amica", ma sarò piuttosto attento ad incasellarla - se voglio - in una cerchia congruente con le informazioni alle quali voglio che sia esposta.

Dalla parte delle cose che mancano - per ora almeno - metterei i "gruppi" e le "pagine", che sono comunque un punto di forza di Facebook e che sono un veicolo formidabile per pubblicizzare specifiche tematiche e siti web. Chissà se verrà introdotto qualcosa di simile anche qui.

Per ora dico che mi sembra molto interessante. E vale la pena di giocarci un pò.

Da un post pubblicato su SegnaleRumore Express in data 8 luglio 2011

giovedì 7 luglio 2011

Software per ebooks, ecco FBReader

Mi piace sempre di più, questo semplice ma efficace lettore di ebook. Parlo di FBReader, un lettore per Linux e Windows (e anche per Android). Lo uso con soddisfazione sia sul mio HTC Wildfire che sullo "sfortunato" tablet Toshiba Folio 100. Mi piace perché è semplice e si adatta molto bene a schermi di varia dimensione: ottimo sia sul 10 pollici del Folio che sullo schermo piccolino del Wildfire (e volendo posso usarlo anche sul desktop con Ubuntu). 

Inoltre nelle versioni più recenti è stato introdotto un sistema di annotazioni che trovo molto comodo. Si può selezionare una parte di testo che verrà inserita nella lista di annotazioni, in modo da ritrovarla con comodo in un secondo tempo (io la uso per tenere una lista di frasi "importanti" dei libri di Valerio Albisetti o della "Scuola di Comunità" di Juliàn Carron). Quello che apprezzo molto è l'opzione, formalizzata con due tab nella parte alta della pagina dei bookmark, che permette di transire dalla lista delle annotazione per il libro che si sta leggendo a quella per TUTTI i libri nel propri archivio. Ottimo per ritrovare facilmente un elenco di passaggi notevoli, che nel corso del tempo vengono a costituire, per ogni lettore, un piccolo ma importante "tesoro" cui poter far riferimento in ogni istante.
FBReader nella funzione di ricerca 

Certo non è che non abbia limitazioni; ad esempio i libri in formato epub protetti dal certificato digitale di Adobe non possono essere letti (e ahimè sono proprio tanti); inoltre non interpreta - mi pare - il foglio di stile a volte associato ai libri. Però a parte quello garantisce comunque una ottima esperienza di lettura, grazie anche alla barra inferiore, studiata per fornire una grande quantità di informazioni sul libro e sullo stato del device in un piccolo spazio: ingegnosa in particolare la rappresentazione grafica delle varie sezioni con la barra di avanzamento, che consente a colpo d'occhio di capire a che punto si è, e non ruba spazio nemmeno negli schermi piccoli degli smartphone)

Certo siamo lontani da sistemi integrati (ma blindati) come quelli appartenenti all'ecosistema di Amazon, tanto per dire, che in più offrono il WhisperSync tra un device e l'altro: grazie a questo si può iniziare a leggere sul Kindle, continuare sull'iPod, riprendere la lettura sull'iPad o sul tablet Android, aprendo ogni volta il libro alla posizione esatta in cui si è lasciato. Ma appunto è un sistema chiuso, ancorché apprezzabile, i cui libri non possono essere letti che con quel dato software. 

Insomma, per leggere gli epub "aperti" o con social DRM (l'unico sistema di "protezione" che mi sembra non imponga inaccettabili restrizioni agli utenti) per semplicità ed efficacia, FBReader fa secondo me un ottimo lavoro. Che ne dite? Avete un altro software di preferenza?

mercoledì 6 luglio 2011

benvenuto?

Pluswelcome
Benvenuto? Sì grazie; se solo riuscissi ad entrare..........

martedì 5 luglio 2011

Sbagliando... divertendosi!

Si possono imparare molte cose anche dagli sbagli: questa è una regola di vita praticamente assodata, e non serve certo ribadirla in questa sede. Però ha una declinazione interessante anche nel web: così, in maniera simile a quanto abbiamo fatto per i siti di Ubuntu, Apple e Microsoft, vediamo un pochino cosa succede quando digitiamo l'indirizzo di uno dei famosi motori di ricerca, appendendo volutamente alla URL una stringa di nessun significato (ovvero cercando nel dato dominio una pagina chiaramente inesistente). Il server ci deve rispondere che quella pagina, naturalmente, non c'è. Abbiamo fatto una richiesta sbagliata. Ma come gestisce il nostro sbaglio? Questa è la parte interessante, secondo me.

Un esperimento facile facile...

Allora proviamo con Google, inevitabile prima opzione. Ecco cosa accade:


Un robottino triste e spezzettato (o meglio, triste perché spezzettato, con ogni probabilità) ci accoglie informandoci che la pagina che cercavamo non esiste sul server. Non manca neanche il dettaglio tecnico: è un errore "404", pagina non trovata. Ad ogni buon conto, conclude con "è tutto quello che sappiamo". Come a dire, ci spiace, ma la questione è chiusa.

Andiamo ora su Bing, il motore di ricerca Microsoft. Cerchiamo una pagina inesistente e vediamo cosa accade:




Ci accoglie giustamente in italiano, intanto. In maniera sobria ci dice che la pagina non esiste, e si mostra volenteroso per aiutarci a uscire dall'errore in cui, evidentemente, ci siamo incastrati. I suggerimenti sono un pò generici, ma non si può chiedere di più, perché il povero Bing non ha idea, in realtà, di come mai siamo finiti a chiamare una pagina che non c'è.


Cosa fa invece il "vecchio" padrone della rete, i re del web1.0, ovvero il celebre Yahoo! ?

Ecco qui cosa ci presenta:


Stavolta in inglese - ma similmente a Bing - si prodiga in un paio di generici suggerimenti, dopo essersi scusato perchè la pagina cercata non esiste (colpa nostra, a dire il vero, non certo sua). Forse un pochino asettico, come del resto Bing.

Conclusioni

Che dire... sarò di parte, ma la pagina più simpatica secondo me, è proprio quella di Google, che non cerca di aiutarti in maniera generica. Anzi ammette la failure (mia, sua, non è specificato, e forse non conta) con quel robottino simpatico ma triste (tuttavia, il fatto che brandisca una chiave inglese nell'arto meccanico fa pensare che le speranze per una ricomposizione armonica siano tutt'altro che esaurite), e poi conclude laconicamente con "è tutto quello che sappiamo", da cui però traspare un intento ancora giocoso, a mio avviso.

Di converso, le pagine di Bing e Yahoo! mi fanno pensare ad un ambiente tipicamente da "ufficio" piuttosto serioso e non molto esaltante (mi perdonino quelli che hanno esperienza di uffici frizzanti, non vorrei generalizzare). Informativo sì, ma non troppo, collaborativo certo, ma non troppo; comunque con poco tempo e spazio per scherzare su una richiesta sbagliata. 

Tendenzialmente vengo attratto dalle cose giocose, così la mia simpatia va a Google, senza tentennamenti. Dopotutto, se ho usato per anni linux anche quando era (diciamolo) veramente un'impresa  avere un ambiente desktop veramente operativo e competitivo con altri sistemi, è stato quasi esclusivamente per il senso di avventura e di giocosità insito nel movimento culturale open source

Difatti, se ti diverti, se si desta il senso di scoperta, superi un sacco di ostacoli con una facilità incredibile.

Ora me ne rendo conto: ci voleva un errore, per scoprirlo.

lunedì 4 luglio 2011

addio vecchia lavagna!

Fra poco ci scorderemo della vecchia lavagna di ardesia, quella che serviva per scriverci la data, i conti, il titolo del tema...cacciarci dietro Pierino in castigo....
Adesso la lavagna si chiama LIM che sta per Lavagna Interattiva Multimediale. Una parola grossa? No, ci ho visto navigare marmocchietti di quattro anni come fossero scafati pirati del web, un giochetto neanche troppo complicato per chi sa l'ABC del computer.

Grandi cervelli e grandi capitali ci preparano nuovi strumenti, e sembra che la faccenda finisca lì e invece? Invece non è che l'inizio! Ma questo lo sanno bene i piccoli che non hanno la soggezione creativa che abbiamo noi, che pure apparteniamo ad una generazione tecnologica.
Gli è che il più delle volte prima di schiacciare un bottoncino vogliamo sapere tutto quello che ci sta dietro, manco fosse il detonatore di una bomba...

Io scommetto che Einstein non ne sapeva un'acca della fabbricazione della carta, ma questo non gli ha impedito di scrivere una genialata su un semplice foglio.
Così entreranno nelle aule le famose lavagne multimediali, potremo scriverci, trasportare files, metterci in rete con la classe di fianco o con i bambini di scuola canadese, potremo farci il giornalino o un filmato sulla fotosintesi clorofilliana, potremo aiutare Carletto a scrivere perchè è disgrafico e con la matita non ce la fa, potremo addirittura spiegare la lezione a Lauretta che è all'ospedale e non può venire a scuola. Oppure potremmo lasciarla lì, muta e spenta a reggere le ragnatele perchè a noi ci piace fare lezione in giardino... che importa! Il bello è che l'uso lo decidiamo noi in base a quel che ci serve, in base a quel che abbiamo da dire, il problema è sempre e comunque quello che abbiamo nel cervello e nel cuore, la passione e la curiosità. Di nuovi Zuckerberg ce ne sono, tranquilli!
Solo che non si programmano in laboratorio, nè si seminano con i soldi del signor Google...
lavagna multimediale o foglio di carta l'importante è aver qualcosa da dire o qualche domanda da fare...certo è che le possibilità di uno strumento sono un motore formidabile per potenziare curiosità e desideri.... allora quando arriva settembre che giochiamo alla lavagna?

Nascita di un social network

Il varo di Google+ è anche un'occasione per riflettere un pochino su come nasce un social network nell'epoca attuale. Oggi solo una organizzazione gigantesca come Google osa sfidare davvero Facebook, per ogni altro soggetto sulla rete, sarebbe una follia (e forse lo è comunque?)

Ben diverso è stato l'inizio dello stesso Facebook, partito come sappiamo nel 2004 per opera di uno studente allora diciannovenne che si divertiva al computer, e due suoi amici. L'idea come sappiamo è risultata vincente, oltre ogni aspettativa. Ma l'inizio è stato assolutamente "minimo", in termini di risorse, senza nessuno studio particolare di progettazione. Giusto per divertimento, e per inseguire un'idea.

Una parte della pagina Google+
Quell'idea è diventata una fonte di guadagno incredibile, sollecitando gli appetiti di organizzazioni elaborate e gigantesche come Google, che ha sicuramente impiegato consistenti risorse di uomini e mezzi per sviluppare il suo plus, la sua risposta a Facebook - quel sito creato da un piccolo gruppo di curiosi adolescenti.

Ma oggi, una partenza come quella di Facebook, sarebbe ancora possibile? Due ragazzi e un computer, potrebbero ancora bastare per sviluppare un'idea vincente, o il web si è troppo "scafato" e abbiamo perso l'immediatezza di pochi anni fa?

venerdì 1 luglio 2011

Tutti i cerchi di Google+

Dunque Google - nonostante i passi falsi compiuti fino ad ora- non rinuncia alla ricerca del settore di mercato dei social network, più che mai importante e redditizio, e oggi praticamente tutto in mano a Facebook. Lo fa in questi giorni, svelando la sua ultima creatura, battezzata sinteticamente Google+ . Il lancio sembra preparato con cura. Da notare che tutte le pagine rilevanti di spiegazione si trovano anche in italiano, dunque l'attenzione al mercato internazionale c'è ed è in campo fin dalle prime ore.

La pagina di spiegazione del progetto Google+ parte in grande "Tra i bisogni fondamentali dell'essere umano c'è sicuramente quello di stringere relazioni con gli altri". Una partenza piuttosto "alta", che inizia tramite considerazioni sulla condizione umana, per poi comunque planare rapidamente sulla "visione Google" dello stato degli attuali social network, stigmatizzandone i limiti ("il problema è che gli attuali servizi online trasformano l'amicizia in un supermercato: prendono le persone e ci appiccicano sopra l'etichetta "amico". E la condivisione ne risente.") Segue in alcuni punti il dettaglio di tale affermazione, che comunque trovo "interessata ma condivisibile" (dove la cosa più straordinaria è il fatto di non voler scrivere "Facebook" intendendo esattamente "Facebook" e dunque di dover ricorrere a curiosi giri verbali).

Come potrete leggere, l'approccio di Google ai problemi delineati si basa sul concetto di "cerchi". Si possono creare cerchi di amici e conoscenti, con opportune regole di condivisione, stabilendo di fatto una granularità molto maggiore di quella permessa oggi da Facebook (il quale propone un approccio che taglia corto, o sei amico o non lo sei: se sei amico condividi tutto, se non lo sei - di norma - non vedi quasi nulla). 

L'idea è che puoi voler condividere certe cose con certe persone, e altre con persone diverse (un pò come nella vita reale, in pratica). La cosa potrebbe funzionare; di fatto l'approccio di Facebook è un pò semplicistico, con lo sguardo odierno nutrito della complessità del web 2.0, e pone oggettivamente dei problemi nell'ambito della comunicazione, non consentendo livelli di privacy fini... sarà per tali questioni che a fasi alterne il sottoscritto viene disamicato da Facebook dalla sua stessa figlia: evidentemente non tutto quello che passa tra lei e le sue amiche deve essere accessibile ad un genitore :-)  

I già famosi "cerchi di Google+"


Ecco, mi viene da pensare che con Google+ sarei finito semplicemente in un altro "cerchio" dove presumibilmente vengono fatte passare informazioni alle quali anche un genitore è ritenuto in grado di poter essere esposto... Scherzi a parte, la cosa mi sembra interessante, a patto che si mantenga semplice e intuitiva nell'uso.

Bisogna dire che Google di passi falsi, nel campo dei social network, ne ha fatti già abbastanza (acquisizione e successivo abbandono di Jaiku, Google Wave in chiusura, l'incerto Buzz...). Avrà imparato qualcosa da questi flop? E se invece avesse addirittura imparato dagli errori di Facebook? Non manca nemmeno chi dice, come il celeberrimo David Winer, che la cosa è troppo complessa per funzionare davvero.

Solo il tempo potrò dirci se questo approccio riuscirà a scalzare Facebook da quello che ormai sembra un trono molto saldo (e redditizio). Google ha dalla sua la pervasività dei suoi servizi, per indurre le persone a provare il nuovo G+ (e ben presto vedremo gli opportuni link spuntare fuori da tutte le pagine del colosso del web). 

In ogni caso, la sfida tra Google e Facebook si sta facendo più accesa.. bene per tutti, possiamo aspettarci una competizione virtuosa nel rilasciare dei prodotti di qualità, ad indubbio beneficio degli utenti.

La complessità del progetto (di cui i citati cerchi sono solo un aspetto), da come si inferisce dalle anteprime, sembra testimoniare per un impegno deciso di Google, che probabilmente non vuole giocarsi la credibilità che ha grazie ai suoi servizi in un ennesimo social flop. Staremo a vedere: si accettano scommesse (e commenti...)