venerdì 16 novembre 2012

Dal Sistema Solare alla Galassia, con il browser


Visualizzare la posizione esatta di ogni stella nella Galassia è appunto un problema… di dimensioni galattiche! Considerando che la Via Lattea contiene circa 200 miliardi di stelle, anche avessimo tutti i dati a nostra disposizione, risulterebbe comunque impossibile – allo stato attuale – poter rendere al computer ogni dettaglio in un simile “affollamento”. Tuttavia adesso ci si può andare vicino, tanto vicino da avere l’impressione di muoversi effettivamente all’interno della Via Lattea.
E’ quello che ha fatto il team di Google, con un nuovo esperimento dedicato al suo browser Chrome. Utilizzando dati raccolti da diverse sorgenti, tra le quali spiccano sia la NASA che l’ESA (gli enti spaziali statunitensi ed europeo), possiamo dire che è stata compiuto un primo passo nella rappresentazione più realistica della Galassia, mappando la posizione delle stelle più vicine al nostro Sole.
Il nuovo Chrome Experiment prende il nome di 100.000 stelleUtilizzando il mouse o il trackpad, si è liberi di zoomare avanti e indietro per condurre una emozionante esplorazione della  Via Lattea. Zoomando in avanti si scopre il nome delle stelle più vicine a noi. Cliccando sui nomi inoltre si possono ottenere maggiori informazioni su ognuno di questi nostri “vicini stellari”.
Proseguendo il viaggio “verso casa”, incontriamo poi la Nube di Oort, le orbite planetarie, e finalmente il Sole. Al contrario, muovendosi verso l’esterno, si può avere un’idea di come potrebbe essere un vero e proprio “viaggio nella Galassia”. Va comunque tenuto ben presente che quest’ultima è per larga parte una elaborazione artistica (di tutto rispetto, devo dire). C’è anche un pulsante nell’angolo superiore sinistro, che vi conduce in un simpatico “tour guidato”, assai utile per capire rapidamente quali sono i punti di forza dell’esperimento stesso.
E qui, già ci stiamo avvicinando ad una stella che ben conosciamo…
(Crediti: Google)

L’esperimento fa uso del supporto di Chrome per alcuni tra i più moderni standard, come WebGL, CSS3D e Web Audio. A proposito di audio, la musica è gentilmente fornita da Sam Hulick, celebre agli appassionati di videogiochi per aver musicato gli episodi della serie di avventure spaziali Mass Effect.
Mentre esplorate l’esperimento (unica avvertenza: su browser diversi da Chrome potrebbe non funzionare correttamente), vi potreste rendere conto di quante siano centomila stelle. E potreste meravigliarci tanto di più, al pensiero che il numero totale di stelle nell’Universo, è stimato essere una cifra con ben… ventitré zeri!
 (Elaborazione di un post sul Chrome Blog)

martedì 13 novembre 2012

Anche la musica dentro la grande G

Stavo aspettando con una certa  curiosità il debutto di Google Music in Italia. Mi aveva attirato l'idea di spostare la mia collezione musicale sulla nuvola, come si dice oggi. I vantaggi sono tanti, e spaziano dall'avere un backup di una cosa che comunque può essere costata molti soldi (sì, sono uno di quelli che ancora la musica la compra...), alla possibilità di poter accedere alla propria collezione in streaming anche con uno smartphone o un tablet.

Tra iTunes Match e Amazon Cloud Player non ci avevo messo molto a scegliere il secondo. Intanto, pienamente compatibile con il mio Android Sony-Ericsson Xperia Ray. Avevo provato qualche tempo fa (un pomeriggio che stavo aspettando la mia bimba dall'uscita di palestra) e riesco a fare streaming di brani in maniera eccellente anche tramite rete cellulare, in assenza di wifi. Inoltre il client si comporta egregiamente con il mio relativamente modesto smartphone. Dunque stavo valutando di abbonarmi, spendere qui 25 dollari l'anno per avere una capienza di immagazzinamento di 250.000 brani. Per lo stesso prezzo iTunes Match mi permette di caricare 10 volte meno brani (25.000 sono sempre tanti, lo so). E poi addio compatibilità Android, ovviamente...

music is like coffee to my senses
La propria musica sempre con sé: dalla nuvola ad ogni device...

Poi per caso quando quasi mi sono deciso, leggo che sta per aprire Google Music, che promette di caricare sul web ben 20.000 brani senza dover pagare alcunché. Io ne ho in digitale poco più di 3.000, al momento. Allora aspetto: non pago niente, e mi va bene.

Il giorno del debutto in Italia è fissato per oggi, 13 novembre. E in effetti ieri sera, appena passata la mezzanotte, il sito di Google Music era già pienamente operativo: scaricare il client per Mac e metterlo al lavoro per  cominciare ad importare i files è stata questione di un momento. L'interfaccia web inoltre è gradevole e pulita (stile Google), poi vedo che si possono anche editare i metadati, all'occorrenza. Sull'affidabilità della procedura di importazione non posso ancora pronunciarmi: al momento sono al 714 brano in caricamento di 3.013 rilevati. 

Il client - almeno quello per Mac - permette di scegliere la locazione della libreria musicale, di impostare una velocità massima di caricamento, di includere i podcast, di selezionare una playlist o importare tutto (ci vuole un po'), di impostare il caricamento automatico di nuovi brani aggiunti a iTunes.

Se si va nel sito, si possono ovviamente comprare album, oltre a disporre ovviamente di quelli caricati  dalla propria libreria. Come da paradigma Google, si deve poter far tutto dal browser, e così è. Consultare la collezione, suonare album, impostare playlist. Una cosa, ho registrato dei problemi con Safari, non so quanto dipendenti dalla mia configurazione. Con Chrome, naturalmente, tutto ok. Speravo in prezzi scontati per il lancio del servizio, ma ad una rapida occhiata non è esattamente così. Anche se un po' di convenienza c'è: i nuovi album pop/rock sono listati a 8.99 Euro, contro le 9.99 di Amazon MP3 e di iTunes.

Comunque va bene. Un servizio così, con 20.000 brani gratis da caricare e ascoltare ovunque, con ampia fruibilità sui più device (come da tradizione Google) non è affatto male. 

lunedì 29 ottobre 2012

Leggere in digitale...

Leggere in digitale ormai è possibile con una vasta serie di dispositivi. In linea di principio si può leggere un libro intero solo con uno smartphone (iPhone o Android che dir si voglia, o altro), anche se i più converranno con me sulla scomodità di leggere lunghi brani su un piccolo schermo (tuttavia mentre si è in fila alle Poste, sappiatelo, spesso l'applicazione Kindle è una ottima risorsa per non farsi venire il nervoso e non buttare il tempo). 

Leggere tramite il tablet ormai è abbastanza diffuso e leggo che anzi sta mettendo in crisi la stessa produzione di dispositivi basati sull' e-ink, ovvero sull'inchiostro elettronico (o carta elettronica) che accompagna i classici lettori di ebook come il Kindle. In effetti le comodità di un dispositivo come un tablet sono innegabili. Schermo touch, flessibilità d'uso, versatilità. Se leggo un libro che parla di Parigi posso fermarmi un attimo e cercare Parigi su wikipedia, oppure posso seguire un link presente direttamente nel testo. Vi sono inoltre eccellenti testi multimediali pensati per specifiche piattaforme d'uso, come nel caso di Apple e dei suoi iBooks espressamente progettati per la fruizione su iPad. Senza contare il fatto che un tablet ha il vantaggio dei colori, dell'uso agevole anche senza luce ambientale, etc...

Reading
Vedremo ancora scene così? O avremo tutti in mano un... qualcosa di elettronico??

Tutti questi vantaggi però hanno un loro lato negativo. In realtà, ho scoperto recentemente, per la mia esperienza d'uso, che molti di questi vantaggi sono in realtà dei fastidi, almeno per la lettura di libri più "classici", come i saggi o i romanzi. Quei libri che fino a ieri (e ad oggi, per molti) eravamo abituati a prendere in mano e sfogliarne le pagine, le pagine reali intendo (vedi ragazza nella foto). 

Ho scoperto che non poter leggere la posta elettronica mentre sono assorto in un libro non è una limitazione: è un vantaggio. Che il peso ridotto del Kindle rispetto all'iPad è un altro vantaggio. Che lo schermo possa rimanere sempre "acceso" senza intaccare significativamente la batteria è - diciamolo - un altro bel vantaggio. Se poso il dispositivo sul tavolo e lo riprendo dopo due minuti (la classica cosa da sistemare, o la telefonata...) proprio come un vero libro, rimane con la pagina "aperta" dove l'ho lasciato. Un tablet spegne subito lo schermo, preoccupato com'è del sapiente uso della sua energia. Già, il Kindle se lo può permettere, visto il consumo assai ridotto.

Così ho ricominciato a leggere sul mio Kindle (nel caso ve lo stiate domandando). Ho sostituito la lampadina a basso amperaggio sul comodino (che non infastidisce chi dormisse accanto, ma fa poca luce e diffusa) con una di quelle a led prese da Ikea (stavo per scrivere iKea, deformazione da mela morsicata e da i-devices...). Posso dirigere la luce su un punto specifico senza illuminare molto intorno E ho rispolverato il Kindle che era fermo nello scaffale. Buono buono tra i veri libri. Quelli sì, aperti sempre di meno.

E voi? Leggete in digitale? Quali sono le vostre abitudini di lettura?

mercoledì 17 ottobre 2012

Andando a cercare i miei 52.506 messaggi di posta...

Finalmente. A volte capita, cerchi una cosa che magari hai usato un minuto prima e non sai più dove l'hai messa. Per esempio, dove sono andati a finire i miei più di cinquantaduemila messaggi di posta elettronica? Eppure stavano da queste parti, mi pareva... Li hai visti per caso? Sì sì lo so, lo so bene che puoi aprire Chrome e te li vedi tutti. Ma io intendo, dove sono andati a finire fisicamente (posto che questa bellissimo avverbio abbia significato in questo frangente).

Credo che nessuno può dirlo meglio di Mr. Google (anche lui, fisicamente non esattamente rintracciabile, ma diciamo così tanto per brevità). E lui mi dice di dare un'occhiata qui, oppure al filmato seguente.




Se ci penso, quante emozioni, quanti pensieri, quante sensazioni, illusioni, conferme, smentite, ipotesi di possibilità, progetti iniziati e non finiti, progetti iniziati e finiti senza quasi saperlo... quante gioie e indicazioni di percorso, lamenti e delusioni e poi ancora ritorni alla speranza e conferme, sono mischiati in questa mezzo centomilata di messaggi.  

Chissà ognuno di loro dove si trova, quale minuscola porzione di disco occupa, in quale di questi armadioni (o di altri simili)... 

domenica 16 settembre 2012

Domenica in bici (III)

Terza ed ultima parte del racconto (Prima parte qui, seconda parte qui)

Roberta la guardò di taglio, con la sensazione di dover risentire di nuovo la stessa spiegazione.
“Beh stavo facendo vedere a Roberta il tragitto fatto fin qui, semplice…” Stefano cercava di tenersi sul vago perché aveva capito che Roberta non avrebbe sopportato una seconda esposizione della intera faccenda, espansa in tutti i suoi molteplici addentellati tecnici.
“Cioè, come fai, scusa? Quello non è il tuo coso… il tuo iPhone?”
“Android! E’ uno smartphone Android!” puntualizzò Stefano con enfasi inconsueta.
“Vabbè insomma per me si somigliano tutti, più o meno”, replicò lei tra l’intimorito e il seccato.
Roberta stette un attimo in silenzio, paventando la tirata “Android è un sistema aperto mentre l’iPhone no etc etc…” che aveva avuto la disavventura di leggere una volta sul suo Facebook. Che due cocomeri

"... agli alberi!"
Giada stette un attimo in silenzio, giudicandola una mossa necessaria da compiere prima di poter tornare a parlare di cose normali.
Stefano stette un attimo in silenzio, cercando di accettare l’idea che potessero esistere persone che, in apparente possesso delle loro facoltà mentali, fossero in grado di scambiare un iPhone con un dispositivo Android. Ci riuscì solo parzialmente, ma per l’occasione si accontentò.
“Vedi Giada, prima di partire ho lanciato una applicazione che tiene traccia della velocità e della posizione, così ora abbiamo tutti i dati, con tanto di statistiche”
“E scusa, come fa a saperle, tutte queste cose?” si informò lei.
“Beh c’è il GPS, no?” replicò Stefano, quasi fosse l’evidenza universalmente più acclarata.

Il vento muoveva le fronde degli alberi e scompigliava appena le chiome di Giada. Lei pensava se aveva mai saputo che i telefoni avessero il GPS. E se il GPS era proprio quella cosa che usava papà gli anni passati, quando ancora li portava in vacanza in Toscana, per non perdersi nelle stradine verso il mare. Aveva una immagine di tanti anni prima, ancora vivida in memoria: mamma seduta nel sedile affianco, sorrideva mentre papà le piegava la nuova meraviglia tecnologica grazie alla quale non si sarebbero più persi. A mamma non importava molto la tecnica, non l’aveva mai interessata, le importava di più che il papà fosse entusiasta e che le sorridesse. Quanto tempo passato, da allora. Si chiese se papà e mamma avessero approfittato del fatto di essere rimasti soli la domenica, in casa. Chissà se lo facevano ancora, chissà quanto spesso lo facevano, se per abitudine o ancora per vero desiderio. Perché poi le venivano in mente queste cose? 

Ma ecco, Stefano la guardava, registrando paziente il suo momento di assenza.
“Giusto, il GPS. Che scema a non averci pensato”, disse Giava recuperando frettolosamente dalla memoria l’ultimo scampolo di conversazione.
“Che fai mi prendi in giro?” disse Stefano e la squadrò perplesso.
“Noo figurati”, rise Giada.
“Ah, mi era parso sai…” replicò Stefano, già più addolcito dal suo sguardo cristallino. E si lanciò euforico in una complessa spiegazione delle carattestiche del programma e del suo utilizzo dei dati raccolti con il Global Positioning System…

Le piaceva farsi spiegare le cose da Stefano. C’era un qualcosa di morbido ed invitante nel poter ascoltare la sua voce senza doversi per forza inserire con domande, commenti. Senza bisogno di essere notata, di essere qualcosa. Era un po’ come scaldarsi vicino al fuoco senza dover fare nulla, se non stare presso il camino.

Come ora è bello stare qui in mezzo al prato. Le cose più belle sono quando uno sta in un posto, in una situazione, pensò Giada. Non quando fa qualcosa, ma quando rimane, accetta di rimanere. Non è l’attività che ci riempie, ci soddisfa. E’ uno stato di passività, invece. Accogliere le cose come sono, prima ancora di elaborare strategie. Ecco, tutto qua: accogliere, amare. Le donne sono favorite, allora: sono loro che accolgono in sè l’uomo adulto, son loro che crescono in sè l’uomo bambino. La loro stessa carne è una festa di accoglienza.
Allora è bello davvero essere una donna.

Questo pensiero le mise addosso una nuova energia, tanto che si permise di interrompere Stefano.
“Ma senti scusa eh…”
“Che c’è, non si capisce?” chiese Stefano, in apparenza seccato di essere stato interrotto mentre elencava tutte le app che si potevano istallare per raccogliere i dati GPS, elaborarli e poi presentarli nei modi più vari.
“Sì sì. Cioè. Un po’. Insomma io volevo capire anche un’altra cosa…”
“Vai spara” fece lui, segretamente compiaciuto da queste due ragazze che ormai lo stavano ad ascoltare da un quarto d’ora buono, dimenticandosi anche il resto della gita.
“Allora, ehm… Senti quesa cosa. Martina ieri ha mandato una foto sul suo… Titter”
“Twitter” puntualizzò Stefano. 
“Eh infatti, quello che dicevo io. Però dalla gita, non da casa. Proprio mentre era in gita, insomma. Dice che ha usato il cellulare, dice che si può. Non serve un computer.”
“Ma certo”
“Beh, e come si fa?”
“Dammi il tuo telefonino” ordinò Stefano. Giada obbedì prontamente.
“Uhmm non è proprio un’ultimo modello… Poi se non hai un piano dati sbanchiamo il tuo credito. Aspetta”
Su piano dati Giada immaginò qualcosa come un complotto politico-informatico su scala mondiale. Ma forse era su una falsa pista, si concesse di pensare.

“Ecco facciamo così. Usa il mio, per stavolta”, disse Stefano staccandolo dal supporto della bicletta.
“Prendilo. Fai una foto, come hai fatto l’altra volta, ti ricordi”
“A cosa? A te?”
“NOO! Sennò poi mi vedono tutti. Dove vuoi.. Alla natura… All’albero!
“Ok, fatta” disse Giada contenta di esibire le sue capacità tecniche, dove possibile.
“Ora clicca su condividi. Ecco, lì a destra. Perfetto.”
Roberta aveva poggiato la bici a terra e si stava avvicinando alla fontana. Stefano invece si era avvicinato a Giada per vedere lo schermo del suo cellulare, ancora ben stretto nelle mani della sua amica. Al contatto della sua spalla, Giada ebbe un brivido inaspettato, che la eccitò e la preoccupò al medesimo tempo. Cercò di non darlo a vedere concentrandosi sul telefono. Ah se Luisa fosse venuta questo non sarebbe successo. Ora non starei così, con queste stupide farfalle nella pancia. Ma perché ha deciso di non venire…

Silver-Washed Fritillary (argynnis paphia)
"....stupide e bellissime farfalle colorate..."

Stefano non si era accorto di nulla. O almeno, così sembrava.
“Metti lì la tua password di Twitter. Vai, ora spingi la freccetta. E via. Fatto.”
Sentiva il suo respiro nell’orecchio. Il suo respiro.
“Fatto, ma cosa?” 
“Quella insulsa foto degli alberi? Proprio quella?” si allarmò Giada. Guarda che razza di presentazione delle mie capacità artistiche mando in giro.
“Sì proprio quella!”, rise Stefano. “Perché, c’è qualche problema?”
No se sono vicina a qualcuno come te, non c’è nessun problema. Sono al riparo. Avrebbe voluto dire qualcosa così, ma non lo disse. Però si accorse troppo tardi, dal viso di Stefano, che i suoi occhi dovevano averlo detto lo stesso, aggirando in qualche modo il controllo del cervello.

Poi per un attimo il parco fu pieno di silenzio, di vibrazioni di possibilità, di battiti fondi di cuori. Di attese. Poi per un attimo il parco fu pieno di farfalle, di stupide e bellissime farfalle colorate, su nel prato e giù nella pancia di Giada, giù giù nei fianchi di Stefano.

“Ne volete, di acqua?” Roberta tornò con una borraccia piena e la sua voce allegra e forte.
E con una occasione di distrazione di cui, per diversi motivi, entrambi le furono grati.

lunedì 3 settembre 2012

Come leggere un epub

Il formato epub è ormai uno standard nel campo dei libri digitali. Se la soluzione di lettura ideale è probabilmente quella di caricare il file su un apposito lettore di ebook (praticamente ogni lettore, a parte il Kindle, permette di leggere libri in tale formato), che a motivo dello schermo speciale non illuminato, garantisce una esperienza di lettura potenzialmente affine a quella del classico libro cartaceo, vi sono ormai diverse soluzioni che permettono di leggere in maniera relativamente confortevole anche su altri supporti. Qui di seguito listiamo alcune possibili scelte, avvisando che molte alternative sono comunque disponibili, basta cercare un po' in rete per trovare spesso soluzioni interessanti e gratuite.

Lettura di epub sul computer
  • Non possiamo non iniziare dal celebre programma Calibre. E' ben più di un lettore di ebook, permette di gestire una vera e propria collezione, nonché di effettuare facilmente conversioni da un formato ad un altro (cosa estremamente utile per chi possiede un Kindle, come vedremo dopo). In realtà le sue potenzialità sono ben più vaste, perché include opzioni di sincronizzazione con vari device e comprende addirittura un server web per accedere alla propria collezione ovunque ci si trovi. Il programma esiste per tutti i principali sistemi operativi.
  • Non è comunque necessario istallare alcun software, se si vuole "soltanto" leggere. Vi sono ottime estensioni per i browser più diffusi, che li abilitano come piattaforme di lettura. Per gli utenti Chrome consiglio l'ottimo Readium, mentre gli utenti Firefox possono trarre vantaggio da un componente aggiuntivo come EPUBReader
Lettura di epub su iOS
  • Nel caso di un iPad o di un iPhone, l'ottima applicazione iBook, fornita di default nel corredo software, è già un ottimo lettore di epub. Data la qualità, probabilmente non ha molto senso cercare altro (almeno per gli epub non protetti).
Lettura di epub su dispositivi Android
  • Vi sono molti software disponibili, anche gratuitamente. La scelta come spesso accade è questione di gusti. Un software gratuito e leggero, con diverse funzionalità interessanti e notevoli possibilità di configurazione, è FBReader, di cui abbiamo già parlato (notare che esiste anche una versione desktop).
Lettura su Kindle di Amazon
  • E' certamente un lettore eccellente, tuttavia non può leggere il formato epub. La cosa da fare è - attraverso un programma gratuito come Calibre - convertire il file in formato moby (quello nativo di Kindle), e poi inviarlo al lettore. E' una cosa semplice che richiede poco lavoro, i risultati sono (per quanto ne so) ottimi. Inoltre, convertire il file in moby permette anche di leggere su computer o diversi dispositivi, utilizzando l'ottimo e onnipresente software Kindle.
Lettura online
  • Si può anche godere la gioia di una sana lettura senza dover istallare proprio nulla. Siti come Booki.sh permettono di creare un account gratuito e caricare facilmente la propria libreria di epub, per leggere praticamente ovunque, utilizzando un comune browser.
Come vedete per ogni dispositivo fisso o mobile esistono varie possibilità per leggere libri in formato epub. Tenete presente comunque che quanto scritto si riferisce a libri senza protezioni di Digital Right Management (o al massimo libri protetti con tecniche di Watermarking, la cui fruibilità è pari a quelli senza protezione).  

Sperando che questa breve rassegna vi sia stata utile, non mi resta che augurarvi buona lettura. A proposito, se avete  segnalazioni di software che vi piace e nono sono state menzionate nell'articolo, siete invitati ad intervenire nei commenti. Sarebbe interessante aprire un confronto sulla qualità dei diversi software, ad esempio...

martedì 21 agosto 2012

I libri di Google mi stancano...

Per qualche "misterioso" motivo, pur con diversi canali di approvvigionamento per i libri digitali, accade che quasi sempre vi siano a disposizione i medesimi titoli, nei vari negozi. E per giunta (fatte salve particolari offerte) allo stesso identico prezzo. Dunque la scelta di un negozio oppure un altro dipende sostanzialmente dalle opportunità e dalle preferenze di lettura.

Ovviamente chi ha un Kindle vero e proprio opterà per il negozio di Amazon. Usando un iPad, ad esempio, già le opportunità di scelta si moltiplicano. Restando ai fornitori di contenuti più noti, già è possibile scegliere tra Google, con il suo Play Books, Amazon (Kindle) e Apple stessa (con iBooks). 
eBooks

Ieri ho voluto provare ad usare lo store di Google, mai frequentato seriamente fino ad ora. Ho ponderato i vantaggi, nella mia situazione... Per iPad c'è la relativa applicazione per la lettura. Inoltre posso leggere anche sul mio Android Xperia Ray. E per garantire una leggibilità più diffusa, c'è anche la possibilità di accedere ai propri libri in un browser (per Google, ogni cosa d'altronde deve alla fine girare in un browser!)

Così ho acquistato un volume e ieri sera ho iniziato a leggere. Beh, no. Insomma, non mi convince. Per qualche motivo l'applicazione su iPad non presenta i caratteri così ben definiti come con iBooks o anche con l'applicazione Kindle, e mi pare di avvertire, alla lunga, un certo affaticamento della vista. Almeno con la visione "notturna". 

Inoltre. La capacità di evidenziare dei passaggi non è così evoluta come per gli altri due software (viene messa in crisi già cercando di evidenziare un brano che copre due pagine), e manca - per me - una modalità di lettura "seppia", che personalmente preferisco, per la lettura diurna.

Certo, Play Books è arrivato da poco. Sicuramente sarà migliorato. Per ora però non credo che comprerò altri libri tramite questo canale. Torno a Kindle e iBook. Il primo lo leggo dappertutto, il secondo è blindato dentro i device Apple ma - ahimè - è anche il migliore, secondo me...

giovedì 2 agosto 2012

Leggere sull'iPad (II)

Continuo la mia disquisizione sugli ebook di Amazon già iniziata nel post precedente. Che ci volete fare, a me piace ragionare di queste cose e... Ah ecco: na caratteristica su cui non mi sono soffermato, è l'aspetto social che contraddistingue tale negozio di libri digitali.

E' una caratteristica che garantisce - soprattutto con i libri più diffusi - una esperienza di lettura sociale decisamente interessante e assolutamente inedita, per il corrispettivo cartaceo. Leggendo un ebook di Amazon (su Kindle, su iPad...), puoi imbatterti in alcune frasi che sono state evidenziate da un gran numero di lettori. E' stimolante vedere se le frasi che sono più importanti per te lo sono anche per altri.

Un'altra cosa simpatica è la facilità con cui puoi pubblicare le frasi che a te piacciono sui social network, Facebook e Twitter. In realtà ogni libro venduto su Amazon si guadagna una sua pagina dove afferisce tutta l'attività dei lettori intorno al dato volume. E' una esperienza di fruizione del testo del tutto inedita, chiaramente facilitata dal passaggio al digitale. Ecco per esempio la pagina di un libro che a me piace molto, Cose che nessuno sa. Come si può vedere seguendo il link, il libro ha una pagina sociale composta dall'attività dei vari lettori, che evidenziano ed annotano dei singoli passaggi.

Una citazione dal libro di Alessandro D'Avenia.

Questa è una cosa che - a quanto ne so - ancora non ha alcun corrispettivo degno di nota, almeno da parte di iBook o di Google Play Books. Devo dire che è abbastanza nuovo come esperienza, prendere in mano un libro (ops.. un lettore con un libro) molto diffuso e imbattersi in passaggi dove viene riportato questo lo hanno evidenziato 2000 persone...  Amazon ci sta insegnando che leggere un ebook è anche una sorta di avventura sociale. Il passaggio al formato elettronico allora non è più una semplice trasposizione ma fornisce davvero qualcosa in più. 

E ho la sensazione che la strada sia appena all'inizio: già compaiono i primi esempi di riviste digitali che vanno oltre la semplice trasposizione dell'edizione cartacea, aggiungendo interattività, contenuti multimediali, etc...

Più il tempo passa, più il riferimento non sarà più il cartaceo, ma l'edizione digitale, con tutti i contenuti supplementari che questa può veicolare. 

Una strada tutta da percorrere, per gli amanti della lettura.

lunedì 23 luglio 2012

Leggere sull'iPad

Benché possegga un Kindle, sempre più spesso mi trovo ad usare l'iPad come lettore di ebook. Le ragioni sono molteplici, e vanno dalla comodità di avere per le mani un solo strumento che fa tutto (gestire la posta elettronica, scorrere le news, consultare un sito quando serve), al fatto che è una device che non necessita di luce esterna (in pratica, posso leggere di notte senza disturbare nessuno). Ovviamente, niente batte un vero lettore di ebook come possibilità di leggere senza stancare la vista, e come visibilità in luce piena. Su questo siamo d'accordo. Ma per un uso domestico (in interni) mi pare che un tablet se la cavi abbastanza bene.

ipad
Va bene un iPad per lunghe letture? Voi che ne dite?
Dite la vostra lasciando un commento!

A differenza del Kindle, sull'iPad mi trovo a poter scegliere tra vari fornitori, per i contenuti digitali da leggere. C'è ovviamente l'applicazione iBook con il suo store. Accanto a questa vi sono diverse altre applicazioni che possono egregiamente affiancare o sostituire il software di Apple. Quale scegliere è come spesso capita, più questione di gusti che di superiorità tecnica. 

iBook è un software splendido, devo dire. E' fatto veramente bene: permette di scaricare libri acquistandoli dallo store di Apple, ovviamente, ma consente anche di inserire libri prelevati altrove, purché in formato epub non protetto (o con social DRM), oppure in PDF, sempre non protetto. La visione della libreria è molto curata e graficamente appagante. Inoltre permette una agevole divisione in varie sezioni. L'acquisto di libri consente di scaricare gratuitamente una anteprima del volume, per decidere di un possibile acquisto dopo aver letto le prime pagine. 

Altri vantaggi sono, un sistema di annotazione molto comodo e curato (con possibilità di evidenziare passaggi in vari colori e aggiungere note), l'esportazione delle note via email, la possibilità di gestire libri "speciali" con caratteristiche multimediali aggiuntive (libri d'arte con zoom sulle figure, ad esempio, ma non solo). Un'altra cosa che apprezzo molto è il fatto che quando si acquista un volume questo si sostituisce automaticamente all'anteprima acquistata (cosa che con Amazon non avviene).

Lo svantaggio principale è che è un sistema decisamente blindato. Io che non ho un iPhone (o non ancora...), se voglio rileggere un brano di un libro, non posso farlo via web o neanche via computer (nemmeno quelli con la meletta, per capirci), ma devo aspettare di tornare a casa e riprendere in mano l'iPad. A volte è seccante.

Kindle su questo punto è esattamente l'opposto. L'ubiquità è forse la sua dote principale. Esiste un'applicazione Kindle per quasi ogni cosa che abbia uno schermo (purtroppo linux rappresenta una notevole eccezione, in questo): gli ebook acquistati su Amazon li posso leggere sul Kindle vero e proprio, sul computer, sugli smartphone (Android e iOS), sui portatili... ovunque. Esiste perfino una web app che gira in un browser. E ogni volta - se sono in rete - il sistema aggiorna la mia posizione all'interno del libro. Inoltre posso inviare sui social network i passi rilevanti di un libro e le mie annotazioni in merito. 

Per chi legge molto, vi sono piccoli ma non trascurabili svantaggi. Le annotazioni su iBook sono più facili ed eleganti, qui vi è un solo colore per evidenziare. L'acquisto di un volume avviene separatamente dal campione gratuito, per cui si perdono anche le eventuali annotazioni già apportate sul primo. L'interfaccia grafica è certo curata ma non quanto quella di iBook (l'unica in cui mi sono imbattuto capace di simulare un libro vero e proprio, inclusa l'ombreggiatura che simula efficacemente la curvatura delle pagine verso il centro). Inoltre utilizzando entrambi gli store, mi sono accorto che molti libri, soprattutto quelli pubblicati non troppo di recente, se scaricati su Amazon non hanno un indice cliccabile che porti direttamente ai vari capitoli, mentre l'analogo su iBook mi pare ne sia sempre dotato. Per certi libri, è una comodità notevole.

Rimane il fatto che entrambi i sistemi sono chiusi nel loro splendido universo (più vasto quello di Amazon, più stretto quello Apple): non posso esportare un libro e leggerlo su una applicazione che piace a me.  Inoltre sono vincolato per l'acquisto ai rispettivi store. 

Il caso degli epub (protetti con DRM o non protetti) è già diverso, in questo. Hanno circolazione sicuramente più ampia, e non sono limitati ad uno specifico software di lettura, o device. Stay tuned, ne parleremo in un prossimo post!






mercoledì 13 giugno 2012

Dentro anche Facebook. Fuori gli altri...

Dico la verità, anche se dico qualcosa che il me stesso di qualche tempo fa (i.e., linuxaro puro e purista), avrebbe accolto con estrema preoccupazione e marcata disapprovazione. Mi sono divertito l'altra sera assistendo su  Engadget alla "diretta" della WWDC 2012 di Apple. 

Chiaro che queste cose sono parte di un apparato mediatico e anche propagandistico che mira ad ottenere attenzione e suscitare entusiasmi, a volte irragionevoli. Chiarissimo. Però io mi sono ugualmente entusiasmato interessato seguendo la descrizione del nuovo sistema operativo "mobile" di Apple, il tanto atteso iOS6. Tra le più o meno importanti migliorie annunciate, mi colpisce l'integrazione di Facebook dentro il sistema operativo stesso: più o meno quanto accaduto tempo fa con Twitter.

Più che per il fatto tecnico, mi colpisce per l'indicazione che questo porta sullo sviluppo del fenomeno dei social network: come sancisse una conferma, una presa d'atto, delle tendenze più recenti. Direi che siamo alla fase della potatura, del consolidamento, dopo il periodo florido e sperimentale che ha visto diverse strategie competere, con i rispettivi siti e le relative filosofie d'uso.

Diciamolo pure, avere Twitter e Facebook integrati in un sistema operativo mobile diffusissimo è più che sancire chi sono i vincitori. E' stabilire una differenza sostanziale e definitiva tra chi ha vinto e chi no. Se diventa così facile, usando una qualsiasi applicazione, inserire contenuti nella propria timeline in Facebook o Twitter, è più che certo che il 99% delle persone si appoggerà esattamente a tali social network. Rinforzandone ulteriormente il predominio, in una tipico circolo virtuoso (per i due network, vizioso per gli esclusi). 

Aggiungiamo anche che uno dei pregi maggiori di Facebook è abbastanza poco collegato ai suoi pregi tecnici, ma alla sua enorme base di utenti. "Quasi quasi me ne vado da Facebook, perché ormai ci stanno tutti..." ponderava tempo fa la mia figlia maggiore, e ribatteva il secondogenito "Ma è proprio perché ci stanno tutti che ha senso esserci". Non mi sento di dargli torto -- se ci trovi il collega di lavoro, lo scrittore che ti piace, l'insegnante di ginnastica, l'amico delle scuole elementari che non vedi da una vita, la ragazza carina che ti piace (dove piace è da assumere in senso diverso rispetto al caso dello scrittore...), penso sia abbastanza accademico mettersi a cercare un altro network.

Insomma come spesso capita, dopo una fase di c'è posto per tutti sono usciti i veri vincitori. Non sono necessariamente i migliori, ma sono quelli che meglio di altri hanno anche saputo leggere i mutamenti rapidi del web e adeguarsi di conseguenza. Twitter in questo ha fatto scuola, innanzitutto con il meccanismo delle risposte, prima adottato informalmente dagli utenti poi incorporato a pieno titolo nell'architettura del sistema. Ma anche Facebook con lo sviluppo della bacheca che l'ha portata da porzione del tutto marginale del concept a vero punto focale. 

Insomma per vincere bisogna avere una buona idea, in partenza. E saperla anche cambiare in fretta. 

venerdì 8 giugno 2012

Domenica in bici (II)


(Per chi l'avesse persa: la prima parte del racconto si trova qui.)

All’incrocio, appena prima della salita verso il parco, c’era un tipo fermo con la bici. Stava pasticciando con i tasti del suo cellulare. Era Stefano, ovviamente.
“Alla buon’ora, ragazze mie!” esclamò appena le vide.
“E’ molto che aspetti?” gli chiese Giada, avvertendo lei per prima la triste retoricità della domanda.
“Beh, insomma. Me l’avevano già chiesto i dinosauri che passavano da qui”, rispose. “Carini anche se un po’ ingombranti, alcuni assolutamente fuori misura. Ci ho fatto quattro chiacchiere mentre vi aspettavo. Veramente è da un po’ che se ne sono andati… curioso….” 
“Ah ah, molto divertente”, disse Roberta, un po’ aspra. 
“Andiamo?” chiese Stefano per chiudere l’argomento. Sapeva bene che tanto non l’avrebbe mai avuta vinta, da solo con due donne.
“Dai forza buttiamoci” disse Giada. “Ho voglia di pedalare!”

A sweet parking spot.
... ho voglia di pedalare!
La giornata era proprio bella, il sole faceva capolino tra gli alberi e lanciava di tanto in tanto fitte lame di luce, che colpivano i ciclisti sul volto, costrinendoli a rallentare o inclinarsi per riuscire ancora a vedere davanti.

Giada si sentiva contenta, contenta di aver portato la sorella, contenta di aver intravisto di nuovo quel sorrisetto bonario sul viso di papà, dopo tanti giorni che gli era sembrato così serio, troppo serio. Un sorriso bambino, dopo il tempo sprecato ad essere (a suo avviso) inutilmente adulto. Perché c’era questo fatto strano: secondo lei, suo papà non era troppo bravo a mostrarsi adulto. Si capiva che se lo imponeva, ogni tanto. Ma ci riusciva in maniera slabbrata, imperfetta. Riusciva molto meglio nell’essere ancora bambino, quando ci si lasciava andare, senza preoccuparsi se fosse il caso oppure no. 

Questo le piaceva del papà. Gli altri adulti erano insopportabilmente adulti, tutti pieni di stucchevole ragionevolezza e finto distacco, tutti sempre lì a bilanciare l’opportunità di questo o di quello. Lui invece aveva questi entusiasmi che lo prendevano, aveva tanti sogni e cose belle da fare, sembrava giocasse. E poi, è vero, anche certi momenti di malinconia, che non si capisce da dove venivano. Allora stava zitto zitto, anche per giorni. Ma era ancora più bello poi quando tornava a sorridere e a scherzare con tutti.

Era contenta e per essere ancora più contenta (perché quando uno è contento non gli basta mai) voleva tornare piccola, farsi abbracciare da papà, farsi coccolare dalla mamma, passare una giornata con loro sana sana, come fosse ancora bambina. Tornare a quando era tutto semplice e l’amore dei genitori bastava ad essere felici più che si può. E non c’erano problemi di ragazzi che ti piacciono o non ti piacciono, non c’erano ragazzi da allontanare o da cercare. 

A volte diventare adulti le sembrava una grande cosa. Altre volte invece le sembrava una cosa davvero poco divertente. Da piccola era diventata quasi una fissazione, lo chiedeva continuamente alla mamma “Ma gli adulti giocano?”. Adulti che non giocano le sembrava una cosa incredibile, pazzesca. A che serve, insomma, faticare tanto per diventare adulti e poi magari nemmeno giochi, nemmeno ti diverti più?

La mamma rispondeva rassicurandola, con pazienza. In vari modi, con diversi accenti, le parlava del mondo adulto. Mamma era la sua inviata speciale in un mondo ancora sconosciuto, una persona fidata da cui avere notizie fresche, di prima mano, di cosa succede lassù. Così aveva iniziato a capire che anche gli adulti giocano, si divertono, ridono, litigano, fanno la pace. Come i bambini. In più si amano, si cercano, oppure si odiano, si detestano: molto più dei bambini. E aveva cominciato a capire quali sono gli adulti con cui si sente meglio: quelli che non si prendono troppo sul serio, quelli che mantengono sempre un riflesso del loro lato bambino, che concedono si scorga sul volto. 

E’ impressionante, ci sono dei vecchi che sono giovanissimi: come ad esempio Vittorio, il nonno di Stefano. Pieno di acciacchi qui e lì, ormai quasi cieco, ma sempre scherzoso. Più una persona è anziana e sembra lo stesso felice, più Giada si rassicurava: la vita é una cosa bella, evidentemente, se ti piace anche da vecchio. Vale la pena percorrerla tutta.

“Giadaaaa… sbrigati, o io e Stefano ti molliamo qui!”. La voce squillante di Roberta la scosse dai pensieri e la riportò  di colpo sul presente. Succedeva spesso, quando si sentiva più contenta la mente se ne accorgeva e si permetteva maggiori libertà, come fare collegamenti più indietro nel tempo, tentare connessioni complesse come cercare un senso a tutto, lanciarsi in operazioni molto più ardite del normale, della normale vita momento per momento.

Pedalando forte per riprendere il distacco, arrivò su uno spiazzo largo. C’era una fontanella da una parte, e Roberta e Stefano fermi a chiacchierare poco lontano. Si vede che era rimasta abbastanza indietro, chissà da quanto la aspettavano.

Quasi sera
...arrivò su uno spiazzo largo.

Avvicinandosi, iniziava a percepire maggiori dettagli. Ecco, Roberta stava guardando il manubrio della bici di Stefano. Iniziava anche a sentire pezzi di dialogo. Lui parlava di qualcosa come velocità, calorie, non capiva bene.
“Vedi, Roberta, ecco la mappa. Ora guarda il grafico: per esempio, tutta questo parte l’abbiamo fatto a velocità superiore ai 35 chilometri all’ora…” disse Stefano indicando qualcosa con un dito. Avvicinandosi vide meglio, il qualcosa era il cellulare di Stefano, fissato sul manubrio della sua bici con un coso nero di plastica.
“Che ci fa il cellulare montato là sopra? Un’altra delle tue diavolerie tecniche?” chiese Giada. “Mica l’avevo visto.”

(2. continua)

lunedì 4 giugno 2012

Widbook, la YouTube delle parole

In Internet questo è il bello: è il terreno di coltura oggi forse più veloce e favorevole per mettere in giro delle idee. Mi sono imbattuto fortunosamente qualche giorno fa in un sito che ha sollecitato insieme sia la mia vena di scrittore che quella di appassionato di tecnologia. Si chiama Widbook, è ancora in fase beta (e infatti qualche asperità si trova qui e lì), e si propone come una sorta di social network dei libri (o una youtube libresca, come ci dice la recensione su Mashable).

Basta aprire un account e si possono fare diverse cose, come cercare persone da seguire, inviare messaggi di stato, cercare libri pubblicati per autore, o argomento... Ma soprattutto si può scrivere. Volendo, direttamente dentro un libro. 

Mi vorrei spiegare. Non è troppo nuovo creare un sito che permette di pubblicare online il sudato frutto del proprio estro letterario, certo. Forse la vera novità di Widbook è l'estrema facilità con cui si ottiene un prodotto esteticamente valido. Si può scrivere subito dentro il libro, definendo copertina, capitoli e tutto il resto (fedele al fatto di aver vita sulla rete, al libro si possono aggiungere facilmente anche elementi multimediali, cosa alquanto difficile per un libro cartaceo). Si può anche mettere online un libro prima che sia terminato, riservandosi aggiornamenti ad un tempo successivo.

Ogni persona si costruisce così un suo scaffale con i libri che gli piacciono. E ovviamente, si può divertire a pubblicare libri digitali veri e propri, che si possono fruire attraverso computer, tablet etc... Una caratteristica da non sottovalutare è la possibilità di lavorare su libri... a più mani. Varie persone possono collaborare su un'unica opera, e questo apre senz'altro la porta a possibilità davvero interessanti.

Se a questo punto vi siete incuriositi, vi consiglio la visione del video ufficiale, è piuttosto gradevole e divertente... :-)


Al di là di questo, Widbook si propone anche come un social network per scrittori, perché incorpora il consueto meccanismo per inviare brevi messaggi di stato, che vengono ricevuti (Twitter docet) dai propri followers. 

Forse la mancanza più grande, al momento, è il fatto che non si può in alcun modo esportare un libro realizzato su Widbook. Nonostante questo, è un sito con un potenziale interessante per chi ama scrivere. Certo, come in casi analoghi, sarà tanto più interessante passarci del tempo tante più persone realizzeranno e metteranno a disposizione le loro opere. Non sarebbe male anche una ricerca separata per lingua; in particolar  modo, questo potrebbe favorire il sorgere di comunità specifiche per ogni linguaggio...

Una cosa forse non troppo simpatica, è anche il fatto che anche solo per leggere libri si debba essere registrati. Ma questo ha comunque il vantaggio di essere "riconosciuti" dal sistema, e dunque poter inviare commenti e comunque interagire con l'autore dell'opera. Tutto sommato, è una "costrizione" accettabile.

Vedremo come la cosa evolve. Intanto, come prova, ho iniziato un libro dove verranno inseriti pian piano i nostri Racconti di Giada. Provate a leggerlo, se volete, e fatemi avere le vostre impressioni...




venerdì 11 maggio 2012

Legger libri, senza carta

In questo broglio di appunti informatici mi sono spesso messo a riflettere sulla lettura di testi in formato digitale. E' evidente che il massimo confort di lettura, va da sè, si ottiene con dispositivi appositi come il kindle di Amazon, o gli altri analoghi, ovvero dispositivi dotati di inchiostro elettronico senza retroilluminazione, che oltre a consumare molto poco non stancano la vista, e sono davvero gli ideali sostituti del libro cartaceo.

Comunque sia, non è infrequente trovarsi a leggere testi anche su altri dispositivi, come i tablet oppure anche gli smartphone. Vi sono diversi programmi per leggere, anche veri e propri libri. Anche uno smartphone non è poi tanto male per leggere magari mentre si è in fila all'ufficio postale o nello studio del dottore (con un occhio sempre attento a non farsi passare davanti...). Un buon ecosistema di lettura oramai permette di leggere passando da un dispositivo all'altro senza disagio, ricominciando ogni volta dal punto esatto in cui si era lasciato il testo.

Così posso leggere un libro sul Kindle vero e proprio, per poi trovarmi a continuarlo sull'apposita applicazione per il mio android (avete indovinato? Sono in fila alle poste!), poi magari proseguire sull'iPad o sul MacBook (nella pausa pranzo), e la sera proseguire sul Kindle come nulla fosse.


Libri
I libri "di carta" sono belli, ma tendono ad occupare spazio....

Che si capisce da questo? Ok, che il testo che sto leggendo mi interessa molto... :-) No dài, a parte questo. Che ormai una simile esperienza è un requisito troppo attraente per potervi rinunciare.

Su questo campo il principe indiscusso è appunto Amazon. Oltre il Kindle vero e proprio (ormai sotto i cento euro, è diventato davvero un oggetto accessibile) esiste una applicazione Kindle praticamente per tutto, iPad, iPod, iPhone, Android, PC Windows, computer Mac... esiste perfino una web application da far girare nel browser.

(Eh? No, linux purtroppo no. Evidentemente non ha quota di mercato che interessi ad Amazon.)

Così ti porti dietro i tuoi libri veramente ovunque. Difficilmente potresti portarti appresso una libreria cartacea equivalente, senza grandissimi sforzi e senza che la gente dubiti seriamente della tua sanità mentale. Ora invece te la trovi in tasca, la tua libreria. Se poi la gente dubita ancora della tua sanità mentale, sarà che hai altri problemi, ma non è il caso di discuterne qui, probabilmente...

Le applicazioni Kindle ti permettono anche di mettere segnalibri, di inserire note, di evidenziare dei passaggi (cosa che mi piace da matti, e uso parimenti da matti). C'è anche una spruzzatina di socialità, perché se vuoi puoi vedere i passaggi più sottolineati dagli altri, del libro che stai leggendo. O far leggere agli altri (che poi, gli altri siamo noi, come cantava una vecchia canzone...) i tuoi passaggi preferiti dei libri che stai leggendo (via Twitter e Facebook, gli immarcescibili network sociali).

Personalmente la trovo una cosa rivoluzionaria. Già mi pare una seccante scocciatura non disporre di un testo che ho comprato solo perché l'ho lasciato a casa (mia, o di un amico, o di una ragazza, di un cognato...). Un testo comprato, mi dico, dovrebbe abitare nella nuvola ed essere scaricabile e fruibile da uno dei miei dispositivi elettronici, ovunque io sia. 

Certo, la sensazione del libro cartaceo... un po' come la nostalgia, lasciamelo dire, dei buon fruscìo dei cari dischi in vinile...







martedì 1 maggio 2012

Domenica in bici (I)


Giada era contenta. Anche felice che Roberta avesse detto di sì. 

L’idea di andare in bicicletta la domenica si era finalmente concretizzata, gli impegni di tutti si erano sistemati, finalmente si poteva andare. E poi con Roberta era tanto che non si faceva qualcosa insieme, era bello che venisse anche lei. L’unica cosa che le dispiaceva era che Luisa si fosse defilata all’ultimo. E’ da un po’ che non riusciva a parlare con lei con calma, e sperava proprio che questa fosse la volta buona. Per qualche motivo non si riuscivano a vedere quasi più, nonostante fossero ottime amiche.


Tre ragazzi,  una gita in bici....

Proprio la sera prima l’aveva chiamata Stefano, dicendole che no, Luisa non sarebbe potuta venire.

“Ma scusa, perché non viene?” aveva chiesto Giada, stupita.

“Non può” aveva risposto Stefano, secco. Quasi infastidito.

“Non può o non vuole” si era voluta informare Giada, che sospettava qualcosa.

“Diciamo che non può. Anche perché ci sono pure io…” la voce sconsolata di Stefano le fece capire che aveva visto giusto.

“Ma allora è proprio così, siete a questo punto”

“Che punto?” chiese Stefano sapendo benissimo di conoscere già la risposta.

“Anche l’altra volta che stavamo a casa tua, che le hai telefonato… insomma, dai, ho sentito che stavate litigando”

“L’altra volta… ah sì, vabbè, ma quello era un momento particolare. Non è che stiamo in rottura, ma è una situazione un po’ complicata.”

Giada preferì lasciar correre. Le dispiaceva che ci fossero problemi tra Stefano e Luisa. Insomma, era veramente curioso. Due persone straordinarie, prese da sole. In coppia dovevano esserlo ancora di più. Come fanno due persone straordinarie a trovare problemi nello stare insieme? Come cavolo fa a barcollare una unione di eccellenze?

Forse è perché ora sto sola che sto esagerando la cosa dello stare insieme, sto nascondendomi le difficoltà. Non è mica che stare con qualcuno sia la soluzione di tutto. Ci vuole ben altro.

La sua voce interiore spesso diceva cose così sagge che lei faceva fatica a capirle. D’altronde, si diceva, la sua voce interiore spesso mancava di senso pratico e trascurava di indicarle in dettaglio la strada per arrivare davvero alla saggezza della quale di tanto in tanto le elargiva degli sprazzi.

Come che sia, la mattina dopo tutto era passato, si sentiva molto più ben disposta. D’accordo, magari avrebbe parlato con Luisa un’altra volta. Intanto era sempre un bel risultato che Roberta venisse con loro. Dopo un periodo di vari mesi, nel quale si erano beatamente ignorate, da un po’ di tempo aveva ritrovato il gusto di fare delle cose insieme a sua sorella.

Che però, alle volte era lenta come un camello apatico.

“Robertaaaaa esci dal bagno? Dobbiamo scendere!!” 

Cavoli se era tardi. Ma quanto ci può mettere una sorella per prepararsi? Per andare in bici, poi!

“Non è che dobbiamo andare ad una cena di gala, dobbiamo solo andare a fare una pedalata al parco!”, specificò.

“Eh eh infatti, sto arrivando” rispose una voce ovattata, filtrata dalle umide e vaporose profondità del bagno.

“Chi è che grida? Che combinate voi donne già alzate?” sbucò papà con una tazzina in mano in un pigiama a righe un po’ stropicciato. Papà sembrava rustico e rasposo la domenica mattina, però sapeva di buono. Ogni tanto Giada aveva voglia di tornare piccola per potersi fare strapazzare ancora da lui. Peccato, a quest’età non si fa più, ma che pizza però.

“Papà, noi andiamo in bici, la mamma lo sa.”

“La mamma sta ronfando della grossa” disse lui. A Giada parve di cogliere una latente evocazione di rammarico, un disagio appena accennato, del quale non intuiva bene la natura e i confini. Ma non si volle impicciare. Non aveva del resto nessuno strumento abbastanza solido, per potersi impicciare nelle cose degli adulti.

“Beh, noi andiamo”, si limitò a ribadire.

Il papà la guardò come se fosse abituato a vederla molto più piccola di come ormai era diventata.

“Tornate a pranzo? Mamma ha promesso la pasta con le vongole. Se si sveglia, ovviamente…” 

In quell’istante sbucò Roberta dal bagno. Si trovò di fronte al faccione assonnato del padre.

“Papà la piantate di strapazzarvi, voi due? Non avete più l’età, insomma!” esclamò con spavalda, ostentata allegria.

Roberta e Giada si misero a ridere improvvisamente come pazze. L’espressione sbalordita del padre era troppo divertente per riuscire a trattenersi.

Strapazzare… Ma ragazzine impertinenti, come vi permettete? E che ne sapete voi? Prendete le bici e sparite, subito! Fateci sapere qualcosa per pranzo, piuttosto”, esclamò in tono fintamente autoritario, come avesse riparato nella mansione di padre per ovviare ad un improvviso disagio.

“Ahò, ma che sei pazza a dire ‘ste cose a papà” esclamò Giada appena fuori dalla porta

“E perché?” disse Roberta. “Lo vedi che alla fine ci si diverte pure lui, no?”

“Si ma andiamo, non si dicono. E poi è anche… uff.. imbarazzante” concluse Giada, per la quale la sola eventualità che i genitori facessero quelle cose tra loro le metteva addosso un inesplicabile disagio. “Dài, muoviti che Stefano ci starà già aspettando”

(1. Continua...)

giovedì 26 aprile 2012

Una semplice corsa...


Ieri sono andato a fare una corsetta nel parco.

La cosa mi ha fatto riflettere, sulla quantità di tecnologia che ci portiamo dietro ogni momento, anche per una semplice corsetta. Scendo con il mio Xperia Ray e gli auricolari, per sentire la musica mentre fatico. E la quantità di applicazioni che alla fine vado ad usare, mi sorprende, a pensarci.

Run
Io però, ero decisamente più vestito....!


Ascolto la musica con il player di Android. Traccio il percorso e i parametri dell'allenamento con Endomondo. Ogni tanto mi fermo e scatto qualche foto (Instagram, LightBox). Faccio il check-in con Foursquare. Quasi tutte queste cose poi parlano con il mio profilo Facebook e con la timeline di Twitter, naturalmente. 

Il GPS integrato viene usato per le applicazioni come Endomondo (che mi regala un bel tracciato della corsa fatta, con le relative statistiche su velocità e tempi...), Instagram (per la geolocalizzazione delle foto) e ovviamente Foursquare (anche se funziona egregiamente anche senza).

E dire che c'erano tempi in cui uno andava a correre così, semplicemente...

mercoledì 11 aprile 2012

Linux a casa? Forse è il caso...

Ho passato anni a provare diverse distribuzioni linux, con grande piacere (e con notevoli frustrazioni, anche). Ultimamente però ho perso decisamente interesse nell'esplorazione dello smisuratamente (ed eccessivamente) vasto parco dei vari sapori di linux. Un po' perché probabilmente crescendo gli interessi cambiano e si modificano, un po' però penso sia legato ad un fatto oggettivo... 

Vedo infatti l'universo delle diverse distro sempre più come chiuso nella sua cerchia di appassionati e un tantino autoreferenziale rispetto al mondo 'reale' della tecnologia, in particolare alle sue più recenti evoluzioni. Non scorgo - tranne una eccezione - un disegno di largo respiro che abbracci in maniera strategica e pianificata l'evolversi dell'approccio all'informatica e l'arrivo di sempre nuovi modi di fruirla. Piaccia o non piaccia, non trovo nel mondo linux un analogo all'approccio di Apple, o di Microsoft, non riscontro l'attenzione sistematica e strategica verso i nuovi (e non tanto nuovi ormai) indirizzi tecnologici e sociali. Come la sempre maggiore fruizione di internet in mobilità, tanto per fare un esempio.

Certo non si può pretendere da un team di appassionati - anche molto competenti e motivati - una visione aziendale a lungo termine. Ma il tempo di sistemi operativi mantenuti da appassionati, per quanto appaia romantico, si può considerare a mio avviso bello che tramontato (certo, le nicchie rimangono e rimarranno sempre, ma numericamente sono assai poco incidenti).

L'eccezione, si sarà capito, è Ubuntu/Canonical. Ubuntu mi piace, perché è guidata con una strategia, fa scelte anche coraggiose, come lo scarto dal'ambiente desktop Gnome, per l'adozione della nuova interfaccia Unity. Ha una visione, un piano a lungo termine, che tiene conto dell'evoluzione della tecnologia e delle abitudini d'uso (ecco, così mi rimangio un poco quello che ho detto in un post di qualche tempo fa). 

Ubuntu 10.10
Ubuntu è a buon diritto tra le più interessanti distribuzioni linux.. 

Come riporta un articolo su techrepublic.com, la prossima versione di Ubuntu si presenta con tre importanti novità:
  • Ubuntu su Android
  • Ubuntu TV
  • Ubuntu su tablet
Concentrandosi solo sull'ultima voce dell'elenco (non che le altre non siano importanti), vedo con molto favore l'arrivo di Ubuntu sui tablet. Potrebbe contribuire a movimentare un po' il mercato. E' notevole anche un progetto che abbracci la ampia varietà di devices, dal desktop ai dispositivi mobili. Tuttavia vedo anche, realisticamente, parecchie difficoltà, che dovranno essere superate perché diventi veramente uno strumento di massa.

Una, forse la principale, è il software. Andare su tablet vuol dire, necessariamente, confrontarsi con l'iPad di Apple. Ebbene, le applicazioni per iOS hanno raggiunto un livello tale di sofisticazione, che spesso - dobbiamo dirlo - non sono eguagliate dalle applicazioni anche desktop dell'attuale - pur vastissimo - parco di Ubuntu. Questo deve cambiare, o la gente snobberà il tablet con Ubuntu come ha snobbato i primi netbook con linux (una classica rivoluzione rientrata....). 

Microsoft (con Windows 8 e l'interfaccia Metro) e Apple (che va a grandi passi verso la piena convergenza tra OS X e iOS), hanno strategie ben definite nella definizione di un ecosistema che abbracci ogni tipo di approccio alla tecnologia (computer, tablet, smartphone). Se Canonical vuole essere della partita, deve essere davvero competitiva. Sono finiti i tempi di  "linux è meglio perché non ha virus, perché è libero etc..."

Il mercato è pragmatico: la partita non si giocherà sugli ideali, ma sulla qualità e la quantità di applicazioni. 

mercoledì 4 aprile 2012

Benvenuto iMac!

[English version here] Finalmente è arrivato. Ieri prendo lo scatolone e lo porto a casa. Pesante, ma nemmeno troppo. A sera è ancora chiuso: beh si capisce, è per mio figlio (formalmente....) e dovrebbe essere un premio per i risultati scolastici. Il punto è che i risultati medesimi sono ancora, perlomeno, controversi.

Alla fine ci si decide. Chiunque viva in famiglia, a qualsiasi livello, sa che l'arte del compromesso è una qualità necessaria e anzi spesso determinante, ai fini del buon andamento delle relazioni familiari. 

Papà almeno montiamolo, io tanto non ci gioco, vedo solo se funziona.... (non ci crede nessuno, ma tant'è)

E io che, di mio, guardavo questo scatolone e pensavo però è un peccato non provarlo.... Dovremo pure vedere se è tutto a posto...

L'unica cosa che mi fermava, era una certa dose di pigrizia: il pensiero di sballare montare e configurare almeno un pochino tutto questo ambadardan all'ora in cui ormai si potrebbe stare a letto a leggere un buon libro, oppure a dormire.... oppure... 

Insomma la curiosità e la richiesta del figlio hanno la meglio. Mi decido e spacchettiamo. Speriamo almeno sia una cosa veloce. Mi viene in mente il computer del fratello più grande, quello con Windows. Attacca i cavi, il monitor, il mouse, gli altoparlanti, poi il cavo di rete (e già sei in mezzo ad una foresta di cavi che tendono ad intrecciarsi in maniera polimorfica), poi configuri, poi... poi....

New, new workspace - 2011
D'altronde, anche l'occhio vuole la sua parte....


Beh stavolta non é stata cosa veloce. E' stata cosa velocissima. Questione di appoggiare l'iMac sulla scrivania, attaccare la spina. Appoggiarci davanti tastiera e mouse wireless. Accendi. Metti la password della rete wireless. A posto. Uno spettacolo. E funziona tutto, da subito. La tastiera e il mouse sono già configurati e associati al computer (fa piacere riscontrare questa cura anche per i piccoli dettagli). In pratica, due secondi per  creare un account e sei subito operativo.

Lo schermo, pur essendo solo quello da 21.5'', è di per sé uno spettacolo. Il computer in sé ruba veramente poco spazio. E hai Mac OS X a bordo. Con tutto il software di gran classe che ci puoi mettere, sovente con una spesa moderata (e lo dico avendo passato anni con Windows e Linux, penso di sapere abbastanza cosa c'è in giro per gli altri S.O.)

Mi piace. Mi piace molto. Elegante, comodo, poco ingombrante. Sono così contento di non aver tentato di risparmiare, deviando sul classico PC con Windows (sul quale ritagliarsi la classica partizione per Ubuntu). Devo fare outing a questo punto: sono diventato un macchista abbastanza convinto, e non me ne pento.   


venerdì 30 marzo 2012

Tu cinguetti?

 “Tu cinguetti, Giada?”

“Prego?” chiese Giada alquanto incerta. Forse doveva lasciar cadere. A volte Stefano o qualcun altro furbone amico suo, metteva dei doppi sensi nelle frasi e lei spesso non li capiva. Il che peggiorava la situazione perché loro si divertivano di più ancora. Lei si offendeva e si imbarazzava, loro ridevano.
Forse era una di quelle volte?

“Dicevo, tu cinguetti? Se sì, quante volte, in un giorno?” 

Giada lo squadrò con uno sguardo che voleva incenerirlo o congelarlo (a sua scelta).

“Stefano, se è un doppio senso guarda te lo dico subito, lascia perdere” fece lei contrariata. Non capiva ma temeva fosse comunque una domanda sconveniente.

“Nooo Giada, non è un doppio senso, stavolta”, specificò Gabriele con la sua aria cortese. Stefano come previsto se la rideva sotto i baffi.

Gabriele era sempre molto gentile, un po’ timido magari, soprattutto con le ragazze. Se stava con Stefano o con qualche amico era meno controllato, scherzava di più.  A Giada piaceva la sua gentilezza. Una volta l’aveva incontrato da solo, davanti all’aula di analisi matematica. Era andata a cercare Stefano per un problema di computer (un altro virus su Windows che le apriva continuamente finestre di siti porno, alquanto imbarazzante per un computer di famiglia), e avendolo riconosciuto, lo aveva fermato per chiedere informazioni. Quella volta, affrontato da solo, le era sembrato straordinariamente timido ed impacciato. Come se non avesse una protezione, colto senza armatura, senza la vicinanza di amici, persone conosciute.

Stefano si alzò a prendere la caraffa di limonata che gli aveva lasciato la mamma, prima di uscire. 

“Qualcuno ne vuole ancora?” strillò dalla cucina

“Io sì” risposero insieme Gabriele e Giada. Lei rise per questa improvviso inatteso accordo, lui appena piegò le labbra, ancora un po’ sulla difensiva.

Giada non si rendeva sempre conto del potere che può esercitare una donna, con la sua sola presenza.

“Arrivo con i bicchieri. Ah, solo un attimo, devo chiamare Luisa!” 

Giada ne approfittò per portarsi più decisamente in attacco. Stefano l’avrebbe presa troppo in giro, doveva capire questa cosa senza rendersi ancora ridicola ai suoi occhi.

“Sei sicuro che non era una cosa zozza quella che diceva Stefano?” domandò subito a Gabriele.

“Ma no, certo che no!” risposte lui, stavolta in un sorriso pieno, come gratificato nel rassicurarla.

“Insomma ma che voleva dire, allora?”

“Davvero non lo sai?” negli occhi di Gabriele traspariva uno stupore autentico. Proprio adesso si deve mettere a fare il prezioso, pensò Giada. Dài che ho poco tempo prima che torna Stefano. Speriamo che Luisa lo tenga al telefono per un po’. Quella è tanto simpatica ma se inizia a parlare, d’altra parte…

Allora me lo dici? Vedi che è una cosa a doppio senso e ti vergogni?” Giada tentava di portarlo allo scoperto nel minor tempo possibile.

“Ma dài”, fece Gabriele divertito. Giada quasi si irritò di tutta questa sicurezza che sembrava essergli piombata addosso di colpo. Proprio quando sperava di andar giù come il burro quello si metteva a rilanciare, rispondere con domande alle sue domande. Irritantemente sibillino. 

Dalla cucina veniva un parlare sommesso. Si innervosiva un pochino quando Stefano si isolava a parlare con la sua fidanzata. Poi si innervosiva doppiamente perché pensava che non avrebbe dovuto provare niente del genere. Decise che intanto Gabriele si meritava un’occhiataccia.

Twitter
Un ottimo... social pillow


“Va bene, ti spiego subito” si affrettò Gabriele. Aveva funzionato, almeno questo.

“Avanti”, disse Giada.

“Beh c’è questo sito, vedi, si chiama Twitter….”

“Quello che ne parlavano… ne parlava anche Fiorello nella sua trasmissione, giusto?”

“Ecco, sì. Esatto. Infatti dicono che Fiorello abbia sdoganato Twitter”

“Embé?”

“Embé che?”

“GABRIELE!!” fece Giada esasperata.

“Calma, calma. Ecco, ti spiego. Allora, tu vai alla pagina di Twitter, ti registri, e poi puoi cominciare a inviare messaggi”

“A chi?” chiese Giada, alla quale la cosa non sembrava poi così rivoluzionaria.

“A tutti” 

“Come, a tutti?” 

“Beh tutti possono leggere, ma non tutti trovano i tuoi messaggi nella loro timeline, solo i tuoi follower

Giada avrebbe giurato che sulla parola follower Gabriele si fosse fermato apposta, per vedere l’effetto che faceva su di lei.

Questo qui ha preso troppo da Stefano, forse dovrei menarlo. Pensò Giada.

“No Luisa, non è così semplice. Insomma ne avevamo già parlato, no? Perché ci torni ancora sopra?” la voce di Stefano era più acuta, sbucò soltanto questa frase dalla cucina. Ma allora stanno litigando di nuovo, pensò Giada. Le dispiaceva, negli ultimi tempi c’era qualcosa che non andava tra loro. Lei ne stava ai bordi. Da amica di entrambi, ne soffriva.

Per i successivi cinque minuti, Giada riuscì solo a sentire un bisbigliare indistinto. Poi Stefano rientrò con la caraffa in mano. Il sorriso artificiale stampato sulla faccia non avrebbe convinto nemmeno un barbagianni in letargo (sempre che ci vadano, in letargo, i barbagianni).

“Ecco la limonata”, disse asciutto, guardando un punto indistinto del salone.

“Ma che è successo?” fece Giada.

“Eh? No, no. Niente. Le donne, sai” replicò evasivo Stefano.

“Le donne le so, le so più di te” rispose Giada tentando di buttarla sullo scherzo.
Un pochino funzionò perché il viso di Stefano si rilassò in maniera minima ma percepibile, e si riavvicinò al suo umore normale.

“Che stavamo dicendo? Ah sì. Allora tu cinguetti?” disse mentre il suo sorriso sornione rifaceva finalmente capolino. Giada non lo poteva dire - nemmeno a se stessa - ma quando sorrideva così l’avrebbe anche sposato, d’impulso.

“Ma certo!” fece lei spavalda.

“Ah sì?  Ma non ti ho mai trovato in rete”, fece lui perplesso. “E da quando, scusa?” 

“Da quando, da quando..… ma che domande… saranno sì o no due minuti!” rise Giada, mentre tra lei e Gabriele si scambiavano uno sguardo complice.

Ora Giada aveva il suo account Twitter. Se Jennifer Lopez, Fabio Volo ce l’hanno, si disse, ci sarà pure un senso. 

Ora devo solo scoprire quale è, pensò. E si concesse un sorso di ottima limonata.