venerdì 11 maggio 2012

Legger libri, senza carta

In questo broglio di appunti informatici mi sono spesso messo a riflettere sulla lettura di testi in formato digitale. E' evidente che il massimo confort di lettura, va da sè, si ottiene con dispositivi appositi come il kindle di Amazon, o gli altri analoghi, ovvero dispositivi dotati di inchiostro elettronico senza retroilluminazione, che oltre a consumare molto poco non stancano la vista, e sono davvero gli ideali sostituti del libro cartaceo.

Comunque sia, non è infrequente trovarsi a leggere testi anche su altri dispositivi, come i tablet oppure anche gli smartphone. Vi sono diversi programmi per leggere, anche veri e propri libri. Anche uno smartphone non è poi tanto male per leggere magari mentre si è in fila all'ufficio postale o nello studio del dottore (con un occhio sempre attento a non farsi passare davanti...). Un buon ecosistema di lettura oramai permette di leggere passando da un dispositivo all'altro senza disagio, ricominciando ogni volta dal punto esatto in cui si era lasciato il testo.

Così posso leggere un libro sul Kindle vero e proprio, per poi trovarmi a continuarlo sull'apposita applicazione per il mio android (avete indovinato? Sono in fila alle poste!), poi magari proseguire sull'iPad o sul MacBook (nella pausa pranzo), e la sera proseguire sul Kindle come nulla fosse.


Libri
I libri "di carta" sono belli, ma tendono ad occupare spazio....

Che si capisce da questo? Ok, che il testo che sto leggendo mi interessa molto... :-) No dài, a parte questo. Che ormai una simile esperienza è un requisito troppo attraente per potervi rinunciare.

Su questo campo il principe indiscusso è appunto Amazon. Oltre il Kindle vero e proprio (ormai sotto i cento euro, è diventato davvero un oggetto accessibile) esiste una applicazione Kindle praticamente per tutto, iPad, iPod, iPhone, Android, PC Windows, computer Mac... esiste perfino una web application da far girare nel browser.

(Eh? No, linux purtroppo no. Evidentemente non ha quota di mercato che interessi ad Amazon.)

Così ti porti dietro i tuoi libri veramente ovunque. Difficilmente potresti portarti appresso una libreria cartacea equivalente, senza grandissimi sforzi e senza che la gente dubiti seriamente della tua sanità mentale. Ora invece te la trovi in tasca, la tua libreria. Se poi la gente dubita ancora della tua sanità mentale, sarà che hai altri problemi, ma non è il caso di discuterne qui, probabilmente...

Le applicazioni Kindle ti permettono anche di mettere segnalibri, di inserire note, di evidenziare dei passaggi (cosa che mi piace da matti, e uso parimenti da matti). C'è anche una spruzzatina di socialità, perché se vuoi puoi vedere i passaggi più sottolineati dagli altri, del libro che stai leggendo. O far leggere agli altri (che poi, gli altri siamo noi, come cantava una vecchia canzone...) i tuoi passaggi preferiti dei libri che stai leggendo (via Twitter e Facebook, gli immarcescibili network sociali).

Personalmente la trovo una cosa rivoluzionaria. Già mi pare una seccante scocciatura non disporre di un testo che ho comprato solo perché l'ho lasciato a casa (mia, o di un amico, o di una ragazza, di un cognato...). Un testo comprato, mi dico, dovrebbe abitare nella nuvola ed essere scaricabile e fruibile da uno dei miei dispositivi elettronici, ovunque io sia. 

Certo, la sensazione del libro cartaceo... un po' come la nostalgia, lasciamelo dire, dei buon fruscìo dei cari dischi in vinile...







martedì 1 maggio 2012

Domenica in bici (I)


Giada era contenta. Anche felice che Roberta avesse detto di sì. 

L’idea di andare in bicicletta la domenica si era finalmente concretizzata, gli impegni di tutti si erano sistemati, finalmente si poteva andare. E poi con Roberta era tanto che non si faceva qualcosa insieme, era bello che venisse anche lei. L’unica cosa che le dispiaceva era che Luisa si fosse defilata all’ultimo. E’ da un po’ che non riusciva a parlare con lei con calma, e sperava proprio che questa fosse la volta buona. Per qualche motivo non si riuscivano a vedere quasi più, nonostante fossero ottime amiche.


Tre ragazzi,  una gita in bici....

Proprio la sera prima l’aveva chiamata Stefano, dicendole che no, Luisa non sarebbe potuta venire.

“Ma scusa, perché non viene?” aveva chiesto Giada, stupita.

“Non può” aveva risposto Stefano, secco. Quasi infastidito.

“Non può o non vuole” si era voluta informare Giada, che sospettava qualcosa.

“Diciamo che non può. Anche perché ci sono pure io…” la voce sconsolata di Stefano le fece capire che aveva visto giusto.

“Ma allora è proprio così, siete a questo punto”

“Che punto?” chiese Stefano sapendo benissimo di conoscere già la risposta.

“Anche l’altra volta che stavamo a casa tua, che le hai telefonato… insomma, dai, ho sentito che stavate litigando”

“L’altra volta… ah sì, vabbè, ma quello era un momento particolare. Non è che stiamo in rottura, ma è una situazione un po’ complicata.”

Giada preferì lasciar correre. Le dispiaceva che ci fossero problemi tra Stefano e Luisa. Insomma, era veramente curioso. Due persone straordinarie, prese da sole. In coppia dovevano esserlo ancora di più. Come fanno due persone straordinarie a trovare problemi nello stare insieme? Come cavolo fa a barcollare una unione di eccellenze?

Forse è perché ora sto sola che sto esagerando la cosa dello stare insieme, sto nascondendomi le difficoltà. Non è mica che stare con qualcuno sia la soluzione di tutto. Ci vuole ben altro.

La sua voce interiore spesso diceva cose così sagge che lei faceva fatica a capirle. D’altronde, si diceva, la sua voce interiore spesso mancava di senso pratico e trascurava di indicarle in dettaglio la strada per arrivare davvero alla saggezza della quale di tanto in tanto le elargiva degli sprazzi.

Come che sia, la mattina dopo tutto era passato, si sentiva molto più ben disposta. D’accordo, magari avrebbe parlato con Luisa un’altra volta. Intanto era sempre un bel risultato che Roberta venisse con loro. Dopo un periodo di vari mesi, nel quale si erano beatamente ignorate, da un po’ di tempo aveva ritrovato il gusto di fare delle cose insieme a sua sorella.

Che però, alle volte era lenta come un camello apatico.

“Robertaaaaa esci dal bagno? Dobbiamo scendere!!” 

Cavoli se era tardi. Ma quanto ci può mettere una sorella per prepararsi? Per andare in bici, poi!

“Non è che dobbiamo andare ad una cena di gala, dobbiamo solo andare a fare una pedalata al parco!”, specificò.

“Eh eh infatti, sto arrivando” rispose una voce ovattata, filtrata dalle umide e vaporose profondità del bagno.

“Chi è che grida? Che combinate voi donne già alzate?” sbucò papà con una tazzina in mano in un pigiama a righe un po’ stropicciato. Papà sembrava rustico e rasposo la domenica mattina, però sapeva di buono. Ogni tanto Giada aveva voglia di tornare piccola per potersi fare strapazzare ancora da lui. Peccato, a quest’età non si fa più, ma che pizza però.

“Papà, noi andiamo in bici, la mamma lo sa.”

“La mamma sta ronfando della grossa” disse lui. A Giada parve di cogliere una latente evocazione di rammarico, un disagio appena accennato, del quale non intuiva bene la natura e i confini. Ma non si volle impicciare. Non aveva del resto nessuno strumento abbastanza solido, per potersi impicciare nelle cose degli adulti.

“Beh, noi andiamo”, si limitò a ribadire.

Il papà la guardò come se fosse abituato a vederla molto più piccola di come ormai era diventata.

“Tornate a pranzo? Mamma ha promesso la pasta con le vongole. Se si sveglia, ovviamente…” 

In quell’istante sbucò Roberta dal bagno. Si trovò di fronte al faccione assonnato del padre.

“Papà la piantate di strapazzarvi, voi due? Non avete più l’età, insomma!” esclamò con spavalda, ostentata allegria.

Roberta e Giada si misero a ridere improvvisamente come pazze. L’espressione sbalordita del padre era troppo divertente per riuscire a trattenersi.

Strapazzare… Ma ragazzine impertinenti, come vi permettete? E che ne sapete voi? Prendete le bici e sparite, subito! Fateci sapere qualcosa per pranzo, piuttosto”, esclamò in tono fintamente autoritario, come avesse riparato nella mansione di padre per ovviare ad un improvviso disagio.

“Ahò, ma che sei pazza a dire ‘ste cose a papà” esclamò Giada appena fuori dalla porta

“E perché?” disse Roberta. “Lo vedi che alla fine ci si diverte pure lui, no?”

“Si ma andiamo, non si dicono. E poi è anche… uff.. imbarazzante” concluse Giada, per la quale la sola eventualità che i genitori facessero quelle cose tra loro le metteva addosso un inesplicabile disagio. “Dài, muoviti che Stefano ci starà già aspettando”

(1. Continua...)