mercoledì 13 giugno 2012

Dentro anche Facebook. Fuori gli altri...

Dico la verità, anche se dico qualcosa che il me stesso di qualche tempo fa (i.e., linuxaro puro e purista), avrebbe accolto con estrema preoccupazione e marcata disapprovazione. Mi sono divertito l'altra sera assistendo su  Engadget alla "diretta" della WWDC 2012 di Apple. 

Chiaro che queste cose sono parte di un apparato mediatico e anche propagandistico che mira ad ottenere attenzione e suscitare entusiasmi, a volte irragionevoli. Chiarissimo. Però io mi sono ugualmente entusiasmato interessato seguendo la descrizione del nuovo sistema operativo "mobile" di Apple, il tanto atteso iOS6. Tra le più o meno importanti migliorie annunciate, mi colpisce l'integrazione di Facebook dentro il sistema operativo stesso: più o meno quanto accaduto tempo fa con Twitter.

Più che per il fatto tecnico, mi colpisce per l'indicazione che questo porta sullo sviluppo del fenomeno dei social network: come sancisse una conferma, una presa d'atto, delle tendenze più recenti. Direi che siamo alla fase della potatura, del consolidamento, dopo il periodo florido e sperimentale che ha visto diverse strategie competere, con i rispettivi siti e le relative filosofie d'uso.

Diciamolo pure, avere Twitter e Facebook integrati in un sistema operativo mobile diffusissimo è più che sancire chi sono i vincitori. E' stabilire una differenza sostanziale e definitiva tra chi ha vinto e chi no. Se diventa così facile, usando una qualsiasi applicazione, inserire contenuti nella propria timeline in Facebook o Twitter, è più che certo che il 99% delle persone si appoggerà esattamente a tali social network. Rinforzandone ulteriormente il predominio, in una tipico circolo virtuoso (per i due network, vizioso per gli esclusi). 

Aggiungiamo anche che uno dei pregi maggiori di Facebook è abbastanza poco collegato ai suoi pregi tecnici, ma alla sua enorme base di utenti. "Quasi quasi me ne vado da Facebook, perché ormai ci stanno tutti..." ponderava tempo fa la mia figlia maggiore, e ribatteva il secondogenito "Ma è proprio perché ci stanno tutti che ha senso esserci". Non mi sento di dargli torto -- se ci trovi il collega di lavoro, lo scrittore che ti piace, l'insegnante di ginnastica, l'amico delle scuole elementari che non vedi da una vita, la ragazza carina che ti piace (dove piace è da assumere in senso diverso rispetto al caso dello scrittore...), penso sia abbastanza accademico mettersi a cercare un altro network.

Insomma come spesso capita, dopo una fase di c'è posto per tutti sono usciti i veri vincitori. Non sono necessariamente i migliori, ma sono quelli che meglio di altri hanno anche saputo leggere i mutamenti rapidi del web e adeguarsi di conseguenza. Twitter in questo ha fatto scuola, innanzitutto con il meccanismo delle risposte, prima adottato informalmente dagli utenti poi incorporato a pieno titolo nell'architettura del sistema. Ma anche Facebook con lo sviluppo della bacheca che l'ha portata da porzione del tutto marginale del concept a vero punto focale. 

Insomma per vincere bisogna avere una buona idea, in partenza. E saperla anche cambiare in fretta. 

lunedì 11 giugno 2012

iOS6 drop google map?

http://mashable.com/2012/05/11/apple-to-drop-google-maps/

venerdì 8 giugno 2012

Domenica in bici (II)


(Per chi l'avesse persa: la prima parte del racconto si trova qui.)

All’incrocio, appena prima della salita verso il parco, c’era un tipo fermo con la bici. Stava pasticciando con i tasti del suo cellulare. Era Stefano, ovviamente.
“Alla buon’ora, ragazze mie!” esclamò appena le vide.
“E’ molto che aspetti?” gli chiese Giada, avvertendo lei per prima la triste retoricità della domanda.
“Beh, insomma. Me l’avevano già chiesto i dinosauri che passavano da qui”, rispose. “Carini anche se un po’ ingombranti, alcuni assolutamente fuori misura. Ci ho fatto quattro chiacchiere mentre vi aspettavo. Veramente è da un po’ che se ne sono andati… curioso….” 
“Ah ah, molto divertente”, disse Roberta, un po’ aspra. 
“Andiamo?” chiese Stefano per chiudere l’argomento. Sapeva bene che tanto non l’avrebbe mai avuta vinta, da solo con due donne.
“Dai forza buttiamoci” disse Giada. “Ho voglia di pedalare!”

A sweet parking spot.
... ho voglia di pedalare!
La giornata era proprio bella, il sole faceva capolino tra gli alberi e lanciava di tanto in tanto fitte lame di luce, che colpivano i ciclisti sul volto, costrinendoli a rallentare o inclinarsi per riuscire ancora a vedere davanti.

Giada si sentiva contenta, contenta di aver portato la sorella, contenta di aver intravisto di nuovo quel sorrisetto bonario sul viso di papà, dopo tanti giorni che gli era sembrato così serio, troppo serio. Un sorriso bambino, dopo il tempo sprecato ad essere (a suo avviso) inutilmente adulto. Perché c’era questo fatto strano: secondo lei, suo papà non era troppo bravo a mostrarsi adulto. Si capiva che se lo imponeva, ogni tanto. Ma ci riusciva in maniera slabbrata, imperfetta. Riusciva molto meglio nell’essere ancora bambino, quando ci si lasciava andare, senza preoccuparsi se fosse il caso oppure no. 

Questo le piaceva del papà. Gli altri adulti erano insopportabilmente adulti, tutti pieni di stucchevole ragionevolezza e finto distacco, tutti sempre lì a bilanciare l’opportunità di questo o di quello. Lui invece aveva questi entusiasmi che lo prendevano, aveva tanti sogni e cose belle da fare, sembrava giocasse. E poi, è vero, anche certi momenti di malinconia, che non si capisce da dove venivano. Allora stava zitto zitto, anche per giorni. Ma era ancora più bello poi quando tornava a sorridere e a scherzare con tutti.

Era contenta e per essere ancora più contenta (perché quando uno è contento non gli basta mai) voleva tornare piccola, farsi abbracciare da papà, farsi coccolare dalla mamma, passare una giornata con loro sana sana, come fosse ancora bambina. Tornare a quando era tutto semplice e l’amore dei genitori bastava ad essere felici più che si può. E non c’erano problemi di ragazzi che ti piacciono o non ti piacciono, non c’erano ragazzi da allontanare o da cercare. 

A volte diventare adulti le sembrava una grande cosa. Altre volte invece le sembrava una cosa davvero poco divertente. Da piccola era diventata quasi una fissazione, lo chiedeva continuamente alla mamma “Ma gli adulti giocano?”. Adulti che non giocano le sembrava una cosa incredibile, pazzesca. A che serve, insomma, faticare tanto per diventare adulti e poi magari nemmeno giochi, nemmeno ti diverti più?

La mamma rispondeva rassicurandola, con pazienza. In vari modi, con diversi accenti, le parlava del mondo adulto. Mamma era la sua inviata speciale in un mondo ancora sconosciuto, una persona fidata da cui avere notizie fresche, di prima mano, di cosa succede lassù. Così aveva iniziato a capire che anche gli adulti giocano, si divertono, ridono, litigano, fanno la pace. Come i bambini. In più si amano, si cercano, oppure si odiano, si detestano: molto più dei bambini. E aveva cominciato a capire quali sono gli adulti con cui si sente meglio: quelli che non si prendono troppo sul serio, quelli che mantengono sempre un riflesso del loro lato bambino, che concedono si scorga sul volto. 

E’ impressionante, ci sono dei vecchi che sono giovanissimi: come ad esempio Vittorio, il nonno di Stefano. Pieno di acciacchi qui e lì, ormai quasi cieco, ma sempre scherzoso. Più una persona è anziana e sembra lo stesso felice, più Giada si rassicurava: la vita é una cosa bella, evidentemente, se ti piace anche da vecchio. Vale la pena percorrerla tutta.

“Giadaaaa… sbrigati, o io e Stefano ti molliamo qui!”. La voce squillante di Roberta la scosse dai pensieri e la riportò  di colpo sul presente. Succedeva spesso, quando si sentiva più contenta la mente se ne accorgeva e si permetteva maggiori libertà, come fare collegamenti più indietro nel tempo, tentare connessioni complesse come cercare un senso a tutto, lanciarsi in operazioni molto più ardite del normale, della normale vita momento per momento.

Pedalando forte per riprendere il distacco, arrivò su uno spiazzo largo. C’era una fontanella da una parte, e Roberta e Stefano fermi a chiacchierare poco lontano. Si vede che era rimasta abbastanza indietro, chissà da quanto la aspettavano.

Quasi sera
...arrivò su uno spiazzo largo.

Avvicinandosi, iniziava a percepire maggiori dettagli. Ecco, Roberta stava guardando il manubrio della bici di Stefano. Iniziava anche a sentire pezzi di dialogo. Lui parlava di qualcosa come velocità, calorie, non capiva bene.
“Vedi, Roberta, ecco la mappa. Ora guarda il grafico: per esempio, tutta questo parte l’abbiamo fatto a velocità superiore ai 35 chilometri all’ora…” disse Stefano indicando qualcosa con un dito. Avvicinandosi vide meglio, il qualcosa era il cellulare di Stefano, fissato sul manubrio della sua bici con un coso nero di plastica.
“Che ci fa il cellulare montato là sopra? Un’altra delle tue diavolerie tecniche?” chiese Giada. “Mica l’avevo visto.”

(2. continua)

lunedì 4 giugno 2012

Widbook, la YouTube delle parole

In Internet questo è il bello: è il terreno di coltura oggi forse più veloce e favorevole per mettere in giro delle idee. Mi sono imbattuto fortunosamente qualche giorno fa in un sito che ha sollecitato insieme sia la mia vena di scrittore che quella di appassionato di tecnologia. Si chiama Widbook, è ancora in fase beta (e infatti qualche asperità si trova qui e lì), e si propone come una sorta di social network dei libri (o una youtube libresca, come ci dice la recensione su Mashable).

Basta aprire un account e si possono fare diverse cose, come cercare persone da seguire, inviare messaggi di stato, cercare libri pubblicati per autore, o argomento... Ma soprattutto si può scrivere. Volendo, direttamente dentro un libro. 

Mi vorrei spiegare. Non è troppo nuovo creare un sito che permette di pubblicare online il sudato frutto del proprio estro letterario, certo. Forse la vera novità di Widbook è l'estrema facilità con cui si ottiene un prodotto esteticamente valido. Si può scrivere subito dentro il libro, definendo copertina, capitoli e tutto il resto (fedele al fatto di aver vita sulla rete, al libro si possono aggiungere facilmente anche elementi multimediali, cosa alquanto difficile per un libro cartaceo). Si può anche mettere online un libro prima che sia terminato, riservandosi aggiornamenti ad un tempo successivo.

Ogni persona si costruisce così un suo scaffale con i libri che gli piacciono. E ovviamente, si può divertire a pubblicare libri digitali veri e propri, che si possono fruire attraverso computer, tablet etc... Una caratteristica da non sottovalutare è la possibilità di lavorare su libri... a più mani. Varie persone possono collaborare su un'unica opera, e questo apre senz'altro la porta a possibilità davvero interessanti.

Se a questo punto vi siete incuriositi, vi consiglio la visione del video ufficiale, è piuttosto gradevole e divertente... :-)


Al di là di questo, Widbook si propone anche come un social network per scrittori, perché incorpora il consueto meccanismo per inviare brevi messaggi di stato, che vengono ricevuti (Twitter docet) dai propri followers. 

Forse la mancanza più grande, al momento, è il fatto che non si può in alcun modo esportare un libro realizzato su Widbook. Nonostante questo, è un sito con un potenziale interessante per chi ama scrivere. Certo, come in casi analoghi, sarà tanto più interessante passarci del tempo tante più persone realizzeranno e metteranno a disposizione le loro opere. Non sarebbe male anche una ricerca separata per lingua; in particolar  modo, questo potrebbe favorire il sorgere di comunità specifiche per ogni linguaggio...

Una cosa forse non troppo simpatica, è anche il fatto che anche solo per leggere libri si debba essere registrati. Ma questo ha comunque il vantaggio di essere "riconosciuti" dal sistema, e dunque poter inviare commenti e comunque interagire con l'autore dell'opera. Tutto sommato, è una "costrizione" accettabile.

Vedremo come la cosa evolve. Intanto, come prova, ho iniziato un libro dove verranno inseriti pian piano i nostri Racconti di Giada. Provate a leggerlo, se volete, e fatemi avere le vostre impressioni...