venerdì 16 novembre 2012

Dal Sistema Solare alla Galassia, con il browser


Visualizzare la posizione esatta di ogni stella nella Galassia è appunto un problema… di dimensioni galattiche! Considerando che la Via Lattea contiene circa 200 miliardi di stelle, anche avessimo tutti i dati a nostra disposizione, risulterebbe comunque impossibile – allo stato attuale – poter rendere al computer ogni dettaglio in un simile “affollamento”. Tuttavia adesso ci si può andare vicino, tanto vicino da avere l’impressione di muoversi effettivamente all’interno della Via Lattea.
E’ quello che ha fatto il team di Google, con un nuovo esperimento dedicato al suo browser Chrome. Utilizzando dati raccolti da diverse sorgenti, tra le quali spiccano sia la NASA che l’ESA (gli enti spaziali statunitensi ed europeo), possiamo dire che è stata compiuto un primo passo nella rappresentazione più realistica della Galassia, mappando la posizione delle stelle più vicine al nostro Sole.
Il nuovo Chrome Experiment prende il nome di 100.000 stelleUtilizzando il mouse o il trackpad, si è liberi di zoomare avanti e indietro per condurre una emozionante esplorazione della  Via Lattea. Zoomando in avanti si scopre il nome delle stelle più vicine a noi. Cliccando sui nomi inoltre si possono ottenere maggiori informazioni su ognuno di questi nostri “vicini stellari”.
Proseguendo il viaggio “verso casa”, incontriamo poi la Nube di Oort, le orbite planetarie, e finalmente il Sole. Al contrario, muovendosi verso l’esterno, si può avere un’idea di come potrebbe essere un vero e proprio “viaggio nella Galassia”. Va comunque tenuto ben presente che quest’ultima è per larga parte una elaborazione artistica (di tutto rispetto, devo dire). C’è anche un pulsante nell’angolo superiore sinistro, che vi conduce in un simpatico “tour guidato”, assai utile per capire rapidamente quali sono i punti di forza dell’esperimento stesso.
E qui, già ci stiamo avvicinando ad una stella che ben conosciamo…
(Crediti: Google)

L’esperimento fa uso del supporto di Chrome per alcuni tra i più moderni standard, come WebGL, CSS3D e Web Audio. A proposito di audio, la musica è gentilmente fornita da Sam Hulick, celebre agli appassionati di videogiochi per aver musicato gli episodi della serie di avventure spaziali Mass Effect.
Mentre esplorate l’esperimento (unica avvertenza: su browser diversi da Chrome potrebbe non funzionare correttamente), vi potreste rendere conto di quante siano centomila stelle. E potreste meravigliarci tanto di più, al pensiero che il numero totale di stelle nell’Universo, è stimato essere una cifra con ben… ventitré zeri!
 (Elaborazione di un post sul Chrome Blog)

martedì 13 novembre 2012

Anche la musica dentro la grande G

Stavo aspettando con una certa  curiosità il debutto di Google Music in Italia. Mi aveva attirato l'idea di spostare la mia collezione musicale sulla nuvola, come si dice oggi. I vantaggi sono tanti, e spaziano dall'avere un backup di una cosa che comunque può essere costata molti soldi (sì, sono uno di quelli che ancora la musica la compra...), alla possibilità di poter accedere alla propria collezione in streaming anche con uno smartphone o un tablet.

Tra iTunes Match e Amazon Cloud Player non ci avevo messo molto a scegliere il secondo. Intanto, pienamente compatibile con il mio Android Sony-Ericsson Xperia Ray. Avevo provato qualche tempo fa (un pomeriggio che stavo aspettando la mia bimba dall'uscita di palestra) e riesco a fare streaming di brani in maniera eccellente anche tramite rete cellulare, in assenza di wifi. Inoltre il client si comporta egregiamente con il mio relativamente modesto smartphone. Dunque stavo valutando di abbonarmi, spendere qui 25 dollari l'anno per avere una capienza di immagazzinamento di 250.000 brani. Per lo stesso prezzo iTunes Match mi permette di caricare 10 volte meno brani (25.000 sono sempre tanti, lo so). E poi addio compatibilità Android, ovviamente...

music is like coffee to my senses
La propria musica sempre con sé: dalla nuvola ad ogni device...

Poi per caso quando quasi mi sono deciso, leggo che sta per aprire Google Music, che promette di caricare sul web ben 20.000 brani senza dover pagare alcunché. Io ne ho in digitale poco più di 3.000, al momento. Allora aspetto: non pago niente, e mi va bene.

Il giorno del debutto in Italia è fissato per oggi, 13 novembre. E in effetti ieri sera, appena passata la mezzanotte, il sito di Google Music era già pienamente operativo: scaricare il client per Mac e metterlo al lavoro per  cominciare ad importare i files è stata questione di un momento. L'interfaccia web inoltre è gradevole e pulita (stile Google), poi vedo che si possono anche editare i metadati, all'occorrenza. Sull'affidabilità della procedura di importazione non posso ancora pronunciarmi: al momento sono al 714 brano in caricamento di 3.013 rilevati. 

Il client - almeno quello per Mac - permette di scegliere la locazione della libreria musicale, di impostare una velocità massima di caricamento, di includere i podcast, di selezionare una playlist o importare tutto (ci vuole un po'), di impostare il caricamento automatico di nuovi brani aggiunti a iTunes.

Se si va nel sito, si possono ovviamente comprare album, oltre a disporre ovviamente di quelli caricati  dalla propria libreria. Come da paradigma Google, si deve poter far tutto dal browser, e così è. Consultare la collezione, suonare album, impostare playlist. Una cosa, ho registrato dei problemi con Safari, non so quanto dipendenti dalla mia configurazione. Con Chrome, naturalmente, tutto ok. Speravo in prezzi scontati per il lancio del servizio, ma ad una rapida occhiata non è esattamente così. Anche se un po' di convenienza c'è: i nuovi album pop/rock sono listati a 8.99 Euro, contro le 9.99 di Amazon MP3 e di iTunes.

Comunque va bene. Un servizio così, con 20.000 brani gratis da caricare e ascoltare ovunque, con ampia fruibilità sui più device (come da tradizione Google) non è affatto male.