venerdì 31 maggio 2013

Quel nostro TI99 4/A ...

E' lui, proprio lui. E' quello che ha fatto entrare il mondo dei computer in casa mia. Il TI99 4/A era così, al di là dei sui meriti (alcuni) e dei difetti (alquanti). Era innanzitutto, per me, l'apertura di un mondo.

Ma certo. Tutto d'un tratto la cosa cambiava. Per la prima volta potevi intervenire in quello che veniva visualizzato da uno schermo. Potevi intervenire sulla tua televisione. Fare delle cose su una tastiera che venivano mappate su un monitor. Oggi è la norma, da quando ci alziamo a quando andiamo a letto (e anche dopo): siamo pieni di monitor, grandi e piccoli: dallo schermi panoramico del desktop al 10' del tablet allo smartphone. E magari al tipico 6' del lettore ebook. Ora è la norma. Anzi: la norma sta diventando pigiare direttamente sullo schermo.

Prima era assolutamente straordinario.
Già da quella schermata multicolore rimanevi incantato… altro che animazioni: un semplice schermo con tante strisce colorate. Eppure ti aspettava un mondo, lì dietro. Avevi a disposizione una serie di opzioni virtualmente infinite. potevi davvero creare qualcosa. E vederlo, subito.

Era come il cancello, la porta per ogni avventura...

Se penso che la CPU lavorava ad appena 3 Mhz quando un telefonino di basso prezzo è ormai anche migliaia di volte più veloce, mi viene da sorridere. Oggi a 3 Mhz non lavora nemmeno un accendino (per dire). Eppure era lo stesso come un portale magico, l'apertura su un nuovo mondo.

mercoledì 22 maggio 2013

Wave, mi manchi

Il protocollo di posta è vecchio. Avevano ragione quelli di Google. Che peccato che Wave sia stato chiuso… mi manca!


Per Natale voglio Wave attivo... :)

  • Mi manca il fatto che quando invio un messaggio, dal momento in cui premo “Send” non posso più modificarlo. Mi stranisce che non sia più in mio potere. Se c’è qualcosa da rettificare, mi tocca mandare un ulteriore messaggio. Eh no. Se c’è qualcosa che desidero cambiare, in ogni momento, vorrei poterlo fare
  • Mi manca il fatto che non possa includere persone in una conversazione ad un certo momento, senza che loro possano autonomamente scorrersi tutta la lista dei messaggi scambiati dal momento iniziale fino al momento della loro entrata
  • Mi manca che un botta e risposta possa diventare praticamente come una chat, con la possibilità di intervenire in tempo reale, senza scaricare continuamente nuovi messaggi
  • Mi manca il fatto che tutti gli interventi siano belli allineati in una pagina, e non siano una serie di mail diversi collegati l’uno con l’altro (lasciamo stare che Gmail te li organizza comunque, è sempre un workaround)
  • Mi manca il fatto di non poter includere multimedia all’interno del messaggio (metterli come “allegato” è limitativo)
  • Mi manca il fatto di non poter pensare la comunicazione come una lavagna condivisa, dove vedo cosa fanno gli altri nel mentre che io "faccio cose" (scrivo, disegno, inserisco grafici...)
  • Mi manca il fatto di non poter disporre di plugin per estendere le funzionalità quando necessario
  • Sicuramente mi manca altro, che ora non ricordo...
Più passa il tempo più mi accorgo che stiamo usando un protocollo vecchio come il cucco, pensato per connessioni ad Internet "episodiche" (mentre ormai siamo online 24/7), con flessibilità decisamente ridotta. Ecco. Qualcosa dell’idea di Wave è nella messaggistica di Facebook. Ma solo qualcosa.

Wave, quanto mi manchi…

giovedì 16 maggio 2013

Google Books, bel passo avanti

Mi azzardo a dire che al momento attuale, le novità più interessanti legate al mondo del web e dei servizi che vi girano intorno, vengono da un paio di aziende appena: Apple e Google. Due aziende  - lo sappiamo - quanto mai distanti per filosofie di sviluppo, strategie commerciali, licenze e quant'altro. Due modi di intendere la comunicazione e la fruizione di contenuti sulla rete. 

Non credo vi siano molte cose in comune nella visione di Apple e di Google. Una è puntata sulle dispositivi mobili e vede la rete principalmente come una utile possibilità di interconnetterli, l'altra scommette sul web come una sorta di piattaforma unica universale, ove far "vivere" il suo mondo di servizi. Al proposito, c'è da dire che il mondo di servizi e di offerte di Google sta diventando sempre più organico e completo, e il divario con quello di Apple (un tempo decisamente più coerente ed omogeneo) si sta sempre più assottigliando. 

Insomma... Ma perché non mi hanno invitato? (Crediti: Google)

Google IO 2013 si è appena svolto, e dalla serie di novità illustrate, abbiamo ben capito che nell'azienda di Mountain View non amano certo stare con le mani in mano. Mi astengo dal listare tutte le varie cose annunciate, e mi limito a focalizzarmi  - coerentemente con le impostazioni di questo blog che dà ampio spazio alla lettura su supporti digitali  - su un aggiornamento di Play Books, tutt'altro che trascurabile: la possibilità finora inedita di caricare files in formato epub e pdf.

Non è una cosa da poco. Instantaneamente si apre un mondo. Finalmente i files epub infatti possono essere letti dappertutto, finalmente hanno una circolazione potenzialmente universale. Basta infatti caricare i propri libri digitali (ovviamente, quelli non protetti dagli infausti DRM: solo il social DRM può andar bene) dal computer nella propria area di Play Books, e subito potremo accedere ai libri caricati praticamente da qualsiasi dispositivo: Play Books ha software per tutte le piattaforme.  

E' la soluzione più facile e diretta per leggere gli epub, a mio avviso. Quali erano le possibilità, finora? Certo, si poteva usare il proprio account Amazon, caricare il file epub come documento. Possibile, certo. A patto prima di convertire il file da epub ad un formato "gradito" ad Amazon, come il moby. Dunque rendendo necessario un passaggio in più.

Oppure - da utenti Apple - si poteva naturalmente caricare il file sull'iPad o sull'iPhone e leggerlo con (l'ottimo) software iBooks. Splendido, certamente. Con l'unica noia di dover ripetere l'operazione per ogni dispositivo su cui si intende leggere il dato libro, e di non poter comunque fruire della lettura da computer o notebook, nemmeno se a marca Apple (l'azienda di Cupertino non ha mai rilasciato un software di lettura per sistemi).

Ora i nostri libri in epub possiamo caricarli dentro Google Books e li leggiamo istantaneamente dappertutto: basta un browser, in effetti. "Ovviamente" abbiamo la sincronia assicurata in caso di lettura da vari dispositivi, e la utile possibilità di evidenziare dei passaggi. Per gli amanti del libri, una possibilità decisamente interessante. 

Brava Google, un bel passo avanti.