mercoledì 30 ottobre 2013

Posta su iOS: Mailbox premia le caselle vuote

Se avete seguito questo blog, l'avrete bello che capito: per me il protocollo di posta elettronica è vecchio. Possiamo dire la verità, di per sé sarebbe ampiamente superato: insomma, non è certo in linea con le tendenze più interattive e multimediali della era attuale di Internet. Tuttavia è comunque uno dei mezzi per scambiare testo e dati più diffusi, e tutto fa pensare che lo resterà per un bel pezzo. Alla fine, è semplice, ma funziona. Ed è tanto inossidabile che anche trovate assolutamente geniali come Google Wave si sono dovute arenare davanti a questa sorta di attrito, di resistenza al cambiamento. 

Tutto questo per dire che qualsiasi attrezzo tecnologico connesso ad Internet, deve prima di tutto mandare e ricevere posta in modo più comodo possibile, compatibilmente con le sue dimensioni e le sue caratteristiche. Così non stupisce che anche per dispositivi iOS (iPhone, iPad, iPod Touch) vi siano disponibili una serie abbastanza rilevante di applicazioni interessanti: vi voglio parlare della mia esperienza, senza nessuna pretesa di essere anche minimamente esaustivo.

Non è raro disporre di molte caselle di posta. Sempre piene, peraltro...

Prima fermata d'obbligo, il client di iOS integrato. Fa certo un ottimo lavoro: possibilità di connettere più account, parametri di connessione preimpostati per tutti i servizi più importanti di webmail (gmail, yahoo, etc...), ottima leggibilità dei messaggi, e via di questo passo. Una cosa molto utile è la possibilità di definire degli indirizzi VIP, da trattare in maniera diversa dagli altri: possiamo facilmente definire delle regole di notifica specifiche per questo gruppo di indirizzi "privilegiati", ad esempio. Dunque potremo ritenerci già ampiamente soddisfatti dalle caratteristiche del programma di cui il nostro iPhone, o iPad/iPod,  è già dotato appena arriva nelle nostre mani..

E questo sicuramente potrebbe esaurire il discorso, almeno per molti.

Va da sé che i motivi perché io mi metta a provare un altro software saranno da cercare in alcune specificità che magari si trovano nel disegno specifico di quella applicazione, che certamente esulano dalle caratteristiche di progetto di un client email standard. 

Per farmi capire, prendo subito in esame una alternativa che mi pare - al momento - tra le più interessanti, ovvero quella di Mailbox. L'applicazione è disponibile per iPhone/iPad e per ora funziona soltanto per gli account gmail. Dal sito web dell'applicazione si può intuire la filosofia entro cui si muove il programma: "Modern tech for an ancient medium. Designed 30 years ago, traditional email transmission is clunky and slow." Devono aver letto il nostro l'articolo, ovviamente ;-)

Scherzi a parte, l'approccio alla gestione delle email in effetti è ingegnoso. In breve, permette - con un movimento rapido del dito - non solo di archiviare e/o cancellare i messaggi, ma anche (è qui la genialata) di postporli ad un momento più opportuno: vi sono varie alternative possibili, che vanno da poche ore ad un mese più tardi, o anche dopo. L'obiettivo esplicitamente dichiarato, è arrivare al fatidico traguardo di mailbox zero. E' chiaramente un segno dei tempi - che viene debitamente riconosciuto dalla stessa progettazione di Mailbox - quello di essere sopraffatti dal numero di email che piovono quotidianamente nelle nostre caselle di posta. Pensateci: ora avere zero messaggi sembra un sollievo, quindici anni fa l'avremmo certamente vista in modo diverso.

Un'altra possibilità utile che offre Mailbox è quella di spostare facilmente il messaggio in una lista, dalla quale può essere facilmente consultato nel momento che pare più opportuno. Vi sono delle liste già impostate, ma si possono modificare, come pure aggiungerne altre. Una che io ho aggiunto subito è On Writing (titolo in omaggio ad un libro di Stephen King), per radunare tutte le email relative alla scrittura creativa. 

Come nota di colore, c'è anche un premio per chi arriva allo stato così agognato di Mailbox zero: una foto acquisita tra le più suggestive apparse in Instagram, immagine che cambia di giorno in giorno.

Simpatico, indubbiamente: fornisce una nota di giocosità al tutto, che non guasta.

E voi? C'è un client che vi piace tanto da aver abbandonato quello standard di Apple? Fatemi sapere, magari lo trattiamo in un post prossimo futuro...

To be continued...

giovedì 24 ottobre 2013

Quando arrivò Mosaic...

Arrivò Mosaic, come uno schianto. Mosaic era una finestra su un mondo incredibile, con delle potenzialità assurde, impreviste, straordinarie. C'era questo pannello che quasi magicamente si riempiva di contenuto - piano piano, si intende - digitando una stringa di un indirizzo Internet. Immagini, figure. Cose elaborate altrove che piovevano dentro il proprio elaboratore. Siamo nell'angolo più remoto degli anni novanta, il loro inizio; secolo scorso, millennio passato.

Era una cosa alla quale non eravamo abituati. C'era già il protocollo FTP, c'era la posta elettronica. Esisteva la possibilità di spostare bit da un computer ad un altro, anche molto lontano. C'erano sistemi come Gopher che iniziavano ad abituarci al concetto di server al quale accedere - perlopiù in modalità testuale - per consumare dei contenuti. Certo c'era la rete Usenet, per i forum. Il BBS associato alla rivista MCmicrocomputer; iniziava insomma già a percolare l'idea di connettersi ad un computer remoto per scaricare software.

All'Osservatorio di Teramo (dove bazzicavo al tempo) c'era la rete, certo. Era la rete DECnet, che collegava i computer VAX del centro calcolo con il mondo esterno. Del sistema VAX ricordo alcune caratteristiche interessanti, come il versioning automatico dei file (ogni nuovo salvataggio di file veniva automaticamente etichettato con un numero progressivo, in pratica non ti potevi perdere nulla), e il fatto che il protocollo di posta fosse diverso da quello al quale siamo abituati.  La rete DECnet aveva delle sue specificità. Tanto per dire, all'atto dell'immissione dell'indirizzo email la rete provvedeva instantaneamente alla verifica dell'esistenza del destinatario; qualora non lo trovasse, era impossibile proseguire oltre.

C'era tutto questo, e ovviamente altro ancora. Mancava però ancora una possibilità di questo tipo. Questo: era una cosa nuova, caricare una pagina web aveva di colpo un sapore tutto diverso... cominciavi a sentire il sapore di una vera rivoluzione. 

E tu, ricercatore, borsista, persona che bazzicava istituti scientifici, eri in prima linea. Avevi l'idea di un mondo nuovo che stava arrivando, di cui la gente là fuori non sapeva ancora nulla.

E poi c'era l'aspetto creativo.

Potevi iniziare a creare dei contenuti che sarebbero stati visibili, potenzialmente, in tutto il mondo...


E' vero che le pagine web che caricavi non avevano niente a che spartire con i siti attuali, farciti di istruzioni AJAX e interattivi in ogni più piccola parte. La pagina web di allora era veramente un ipertesto, con parole (molte) e immagini (poche e piccole, vista la lentezza del trasferimento dei dati).

Così aprivi il computer dell'Istituto (Internet a casa nemmeno a parlarne, appunto: Internet nessuno sapeva cosa fosse, nessuno sapeva ancora che ci fosse), caricavi Mosaic. Sceglievi una pagina (non erano molte: tanto e vero che esistevano dei veri e propri cataloghi dei siti web, anche in forma cartacea) e aspettavi paziente che si caricasse. Appena i dati erano pronti, il sistema faceva il rendering, e per te era comunque una piccola meraviglia.

Tornavi a casa e forse nemmeno nei pensieri più arditi ipotizzavi che di lì a qualche anno avremmo avuto praticamente tutti l'accesso domestico illimitato e permanente al mondo del web. Era già azzardato pensare di poterlo avere a casa. A casa, come veicolo di intrattenimento domestico, c'era la televisione.

Certo c'era il personal computer, ma il veicolo principale per scambiare software erano i dischetti e poi il compact disk. Ogni computer era perciò come una monade, era un universo a sé stante, con poche via di accesso, molto ben definite. Ora non abbiamo idea della quantità di servizi che utilizzano la rete - o meglio, ne abbiamo idea solo quando per qualche motivo ci si trovi fuori rete.

A volte penso che sono fortunato. I miei figli sono già cresciuti nell'era della rete. La vera discontinuità, il punto di svolta, non l'hanno vissuto, in pratica. Avere ricordi di quando la rete non c'era e nello stesso tempo essere immersi nell'era telematica. Non è da tutti.

mercoledì 23 ottobre 2013

OSX Mavericks, primissime impressioni

L'ho istallato stamattina: non potevo, proprio non potevo resistere. Ieri sera la piacevole sorpresa di scoprire che la nuova versione del sistema operativo Apple era disponibile da subito - ed inoltre era disponibile in forma gratuita. Di questi tempi anche risparmiare quella prevista trentina di euro non dispiace.

Il sistema che uso al lavoro, oggetto specifico dell'aggiornamento, è un iMac 21.5 pollici, "Metà 2011"; il processore è un 2,5 Ghz Intel Core i5. Come previsto, l'aggiornamento è facilissimo, si effettua dallo Store come il download di un qualsiasi programma: poi, fa tutto lui. Voi dovete solo aspettare. Una volta scaricato è partita la procedura di istallazione: attenzione che ci mette il suo tempo (a me ha impiegato più o meno tre quarti d'ora) e soprattutto, una volta lanciata non prevede la possibilità di interruzione. Dunque da non fare nel momento di massimo carico di lavoro, o nell'imminenza di quella presentazione importante, o vi trovate sul più bello "chiusi fuori" dal vostro Mac! 

Nel mio caso, la lettura di un libro di programmazione in PHP ha utilmente riempito i minuti di attesa (ma voi potete fare qualsiasi cosa non sia considerata troppo riprovevole e/o pericolosa e occupi il tempo giusto...), mi sono trovato di fronte al nuovo sistema operativo. Mi è stato chiesto se voglio usare il nuovo portachiavi e ho dovuto come di prammatica inserire la mia password per l'account Apple. Dopodiché sono arrivato nell'ambiente di lavoro

Schermata d'obbligo! Qualche libro, una mappa aperta... 

Ad una prima occhiata... è tutto come prima. Il che è una buona cosa: diffido delle rivoluzioni troppo radicali, in questo ambito. Le sorprese però non mancano. Iniziano quando ti trovi le nuove icone delle Mappe e di iBook simpaticamente aggiunte al Dock. Tutto ok per le mappe, ma sopratutto mi interessava vedere come si comportava il programma per leggere i libri, una cosa che attendevo da tempo. Dunque, la prima impressione è buona - anzi ottima. Si possono aprire più libri simultaneamente (cosa che l'applicazione Kindle non permette di fare) e la leggibilità è encomiabile. Ovviamente tutti i segnalibri e le evindenziature già apportate durante la lettura del testo da altri device sono debitamente presenti. Neanche a dirlo, c'è il link allo Store per procedere all'acquisto di altri ebook, da aggiungere immediatamente alla libreria. E finalmente, da leggere subito... quasi come si avesse un iPad ;-)

L'altra cosa assai piacevole oltreché evidente, è costituita dal Finder, il quale presenta finalmente un comodo sistema di linguette (alla stregua di tutti i comuni browser, per capirci). E' una cosa che trovo molto comoda nell'uso quotidiano. La novità davvero intrigante è comunque il nuovissimo sistema di tag associabile ai file: è qualcosa di più di un ennesimo ritocco del sistema ma va ad incidere direttamente su come si concepisce e si utilizza un filesystem (oltreché, già presente nelle attuali incarnazioni di filesystem sul cloud come ad esempio Google Drive). Sono veramente contento che sia stato implementato, e non ho notizia di altri sistemi operativi che al momento supportino tale sistema. Un bravo ad Apple per questo! 

Ci sono mille altre cose, che ancora devo esplorare (perdonate, ma per come sono fatto, dovevo scriverne subito); al proposito, il riferimento d'obbligo è alla ottima pagina di Apple predisposta per l'occasione. 

Sul lato negativo, ho patito per un po' di tempo qualche rallentamento nella gestione del Mac, credo legato alla attività di indicizzazione dei file lanciata automaticamente dopo il riavvio (è anche comparso un box di avviso che mi anticipava un parziale degradamento di prestazioni, puntualmente verificatosi). Inoltre per qualche motivo Safari mi è crashato già due volte: ragione di più per tornare - dopo averlo provato - al mio browser che per ora rimane il preferito, ovvero Google Chrome :)

E voi? Avete già aggiornato? Come vi siete trovati? Se state girando con Mavericks, lasciate un commento con le vostre impressioni, sarà molto apprezzato!

martedì 15 ottobre 2013

Dimmi cosa cerchi...

... e ci penso io a presentarlo in formato adatto.  Saranno cose note ai più, ma io me ne sono accorto solo da poco. L'altro giorno con mia figlia stavamo verificando dei compiti di matematica: non avendo una calcolatrice sottomano sono andato su Google per effettuare un conto. Sapevo già che mettendo l'espressione nella maschera di ricerca ritornava il risultato. Quello che invece non sapevo ancora è che Mr. Google, notando che hai messo giù un conto, oltre a presentarti il risultato, ti restituisce a schermo una bella calcolatrice pronta all'uso,: così, casomai ci avessi preso gusto e ti andasse di fare altri conticini...



La... plasticità di Google non si ferma alla matematica, in ogni caso. Stamattina al caffè si è sviluppata una discussione con alcuni colleghi, riguardo alcuni "antichi" cantanti italiani, che io onestamente non conoscevo. E' venuto fuori tra l'altro il nome di Luciano Tajoli: ho appena appreso che ha vinto il Festival di San Remo nel 1961 (no, io non ero ancora nato, ma non ci mancava molto...). Ordunque, per colmare -almeno parzialmente - la mia spaventosa lacuna culturale, ho fatto un passaggio su Google per cercare notizie. Con mia rinnovata sorpresa, mi si è parata davanti non una impersonale ricerca, ma una pagina organizzata ad arte, con un elenco di canzoni, link a Wikipedia e YouTube


L'elenco delle canzoni presentato nella parte alta dello schermo ha anche la simpatica prerogativa di presentare dei pulsanti che permettono di far scorrere la lista stessa, presentando così altri titoli di canzoni (senza che si alteri la parte più bassa della pagina).

Piccole cose, direte voi. Può essere. A me sembra che sia in corso un tentativo (riuscito) per far diventare la ricerca su Internet sempre più plastica: insomma non una ricerca uguale e "asettica", ma una ricerca in un certo senso semantica, caratterizzata da un certo grado di consapevolezza del contenuto. Veramente interessante: vedremo dove ci porterà. 

Per intanto vi lascio sulle note di una bella canzone degli anni '30, reinterpretata da Tajoli, a cui sono particolarmente legato, perché me la cantava mia mamma da bambino.... ;-)


venerdì 11 ottobre 2013

Sei anni su Twitter, esatti esatti

Come passa, il tempo...

Sembra ieri che provavo timidamente a cercare di capire cosa ci fosse di tanto interessante nel mandare brevi messaggi di stato. Non ero stato ancora preso dal fenomeno del microblogging, che presto mi sarebbe cresciuto addosso a livelli considerevoli.



Le cose andarono così. Twitter mi attese, quando mi convinsi a migrare su Jaiku, un'avventura tanto promettente quanto ahimé disattesa. Mi attese pazientemente anche durante l'eccitante esperimento di Qaiku


Lo sapeva,  sospetto di sì.  Lo sapeva che sarei tornato...



mercoledì 9 ottobre 2013

Benvenuto Kindle Paperwhite!

Lo so, magari a voi non interessa. Però qualche riga la butto giù lo stesso, per salutare l'arrivo del mio ultimo lettore di ebook, il nuovo Kindle Paperwhite, appena uscito. Allora, intanto va detto che nei termini di consegna sono stati rapidissimi.  L'avevo prenotato un po' di tempo fa: sul sito c'era scritto che il modello nuovo (quello che ho preso io) non sarebbe stato distribuito prima dell'otto ottobre, e dunque mi sono rassegnato ad aspettare...

In ogni caso, già il giorno prima della data fatidica qualcosa si stava muovendo. Un prelievo di 129 Euro dalla mia carta di credito mi aveva insospettito (lo so, ci voleva poco.... comunque, non posso dire di essere un grande investigatore). Verificando sul sito ho avuto la desiderata conferma: il mio Kindle era passato "in spedizione". Stamattina ho avuto la possibilità di averlo in mano, con qualche ora di anticipo rispetto a quanto avevo previsto. 


Una foto dello spacchettamento, ci voleva... ;-)

Intanto, mi direte: perché il Kindle? Ora, da una parte potrei rispondere, perché mi sono trovato molto bene con il mio vecchio modello (fino a che non ha deciso di salutarmi...), poi per una questione abbastanza ovvia, a pensarci: non avevo scelta. Nel senso, avendo formato una consistente libreria nella cloud di Amazon, sarebbe stata una pazzia optare per una soluzione diversa.

Comunque probabilmente l'avrei preso lo stesso, questo Paperwhite da 129 Euro. Certo se non fosse uscito questo nuovo, mi sarei anche accontentato del modello base (l'ha preso mia figlia e mi sembra comunque molto valido). Spendere di più per un modello con il 3G mi sembra francamente un'assurdità: ormai tutti hanno dispositivi mobili che possono generare una piccola rete locale, cui agganciare il Kindle, all'occorrenza. 

Venendo dunque al Paperwhite, in sintesi la mia opinione è questa: le caratteristiche  sono decisamente interessanti, e il prezzo tutto sommato non è esorbitante. Poi io dentro l'ambiente di Amazon mi ci trovo molto bene, e ne apprezzo decisamente le caratteristiche (in passing, la sua "chiusura" - lamentata da taluni - non mi infastidisce troppo, a fronte dei vantaggi che mi fornisce).

Due parole per chi pensa che - avendo magari un tablet - non valga la pena anche acquistare un vero ereader. Ragazzi... non c'è confronto! Per i libri veri e propri, un lettore dedicato è veramente più comodo. A parte il fatto che la specifica modalità di lettura (non hai davanti uno schermo retroilluminato, ma qualcosa assimilabile ad una vera pagina stampata) stanca molto meno la vista, poi un lettore come il Kindle - o i suoi analoghi - ha dalla sua la portatilità, la leggerezza, l'autonomia della carica... veramente per i libri il tablet non è la soluzione appropriata. Me ne sono accorto bene in questo periodo di interregno in cui non avevo - appunto - che l'iPad per leggere i miei ebook.

Prendendolo in mano e giocandoci un po', l'impressione è sicuramente positiva (i dettagli a seguire in un prossimo post). Peso, dimensioni, sensazione al tocco. Nitidezza dello schermo, luminosità. Molto interessante, bel prodotto. E poi, basta collegarsi al wireless e tutti i miei libri sono lì, pronti per essere scaricati. Benvenuto Paperwhite ;-)


lunedì 7 ottobre 2013

Chrome o Safari. E domani?

Non so se vi interessa, comunque ve lo dico. Dopo varie peripezie attraverso i browser più diversi, alla fine mi sono attestato su un paio di loro. Intorno ai quali oscillo. O meglio, oscillo in maniera dominante intorno a Chrome, con delle fluttuazioni che raggiungono Safari. 

Ho alle spalle un lungo passato di utilizzo di Firefox. Anni e anni di intensa e giornaliera frequentazione, un amore lungo e fedele (beh con qualche scappatella verso Flock se qualcuno ancora se lo ricorda). Ma devo fare outing: prima ancora, nella lontana epoca in cui usavo Windows a casa, mi innamorai di Internet Explorer. Eh sì. A suo tempo era l'unico che aveva una eccellente gestione offline delle pagine già caricate. La cosa aveva molta importanza perché la connessione Internet casalinga era "a tempo"  e si pagava per i minuti di connessione effettuati (eravamo nel millennio precedente, dopotutto).

Scavando all'indietro, ricordo come fossi - forse ancora prima - affezionato a Netscape. Questo durò più o meno finchè non arrivò Netscape 6 (da Wikipedia ritrovo una indicazione cronologica: eravamo nel 2000, probabilmente). Poderoso: in termini di peso, non di prestazioni. Sancì rapidamente la fine di un amore.

Il (mio) primo browser...
(Wikipedia, licenza CC BY-SA 3.0)

Per non dire (ma lo dico) che ho vissuto i primi vagiti del web, la vera epoca dei pionieri, quando l'unico browser era Mosaic. A quel tempo nessuno sapeva cosa fosse Internet, nessuno sapeva proprio - in pratica - che ci fosse Internet. Era qualcosa legato agli istituti di ricerca e pochissime altre realtà. Per dire, Facebook non esisteva, Twitter nemmeno: inconcepibile eh?

Internet: la gente non aveva ancora capito che di lì a poco non ne avrebbe potuto fare a meno.

Mandando avanti veloce, rieccomi al passato prossimo. Mi rivedo utente di Firefox, con tutte le sue brave estensioni, a leggere di un nuovo browser, Google Chrome. A pensare, poi: ma che bisogno c'è di un altro browser? Stavolta quelli di Google hanno preso una cantonata.

Eppure quando lo scarichi, lo provi, e rimani colpito per la velocità e la leggerezza... c'è stato un momento di interregno, Firefox era sovrano per quanto riguarda le estensioni, ma Chrome aveva un approccio leggero e minimalista che pian piano affascinava sempre più. Quando sono arrivate le estensioni di qualità per Chrome, per me si è chiusa la partita. Almeno con Firefox. A quel tempo ero utente linux e dunque Safari non lo consideravo proprio (allo stesso modo ma in maniera più definitiva, ho salutato Internet Explorer ormai da diversi anni).

Siamo al presente, ora. Quello che mi piace di Chrome, potremmo riassumerlo così
  • Multipiattaforma. Gira su ognuno dei maggiori sistemi operativi.
  • Ha un sistema di estensioni (appunto) veramente valido e completo
  • Ha aggiornamenti frequenti
Safari per parte sua è veloce, sembra più snello, mi sembra che carichi le pagine in maniera più fluida, sul mio vecchio MacBook. Però... però non ha le estensioni che mi servono. Non c'è hootsuite per programmare i post sui social network a diversi orari: e io questa cosa la uso moltissimo, per le news di GruppoLocale.it ... Il sistema per scorrere in maniera visiva la cronologia e i bookmark è veramente molto carino (fino a che non lo tolgono - come il cover flow di iTunes... sigh). 


Google Chrome: minimalista ma funzionale

Dunque siamo arrivati fin qui per dire questo. Per adesso sono con Chrome, anche se ogni tanto mi concedo dei giretti su Safari, appunto. Finirà anche questa storia? Arriverà qualcuno a prendere il posto del browser di Google? 

Non lo so, ma sono disposto a farmi sorprendere... ;-)

Qual è la vostra storia? In quanto è diversa da quella che avete letto? Raccontatela nei commenti... 

martedì 1 ottobre 2013

Perché mi piace iOS7

Devo dirlo, iOS7 mi piace. Mi piace molto. 

E' vero, è vero tutto. Vero che sia ispirato pesantemente ad Android, vero che con questo aggiornamento i device Apple acquistano delle funzionalità che erano già accessibili agli utenti del robottino verde già da diverso tempo. Certo.

Eppure c'è qualcosa che mi fa dire, ecco finalmente. Ora ho il telefono che volevo. Finalmente posso accendere e spegnere bluetooth e wireless senza nemmeno dover sbloccare il telefono, finalmente le app si aggiornano da sole senza bisogno del mio intervento. Certo il nuovo design delle icone al primo momento spiazza un pochino, per la sua semplicità quasi estrema. Eppure dopo un po', ecco, ti ci abitui. E anzi ti piacciono. 

User: spidi99 wikipedia, CC BY-SA 3.0

Per il resto, cito, finora non ho trovato niente che mi faccia rimpiangere la versione precedente. Il che non è affatto scontato, come sappiamo. 

Allora - diranno i miei affezionati lettori - non valeva la pena avere un device Android? Magari, per avere molte di queste bramate funzionalità con diversi mesi/anni di anticipo? 

Mmmm.. non lo so. Non ne sono certo.

Non lo so per questioni, temo, squisitamente soggettive. Come tali, ampiamente contestabili (anzi, contestatele pure, nei commenti). Però ve le dico lo stesso. Intanto, l'eleganza. Dite quello che volete, ma un i-qualcosa con iOS7 a bordo ha nel complesso una eleganza che a me pare - in questo momento storico - senza eguali. Eleganza che si tramuta immediatamente in piacere d'uso. Tutto è dosato sapientemente. Colori, effetti. Le animazioni ci sono, ma non sono esagerate, sono giuste.

Ma non è solo l'estetica a tenermi legato a iOS. Rimane infatti il problema del software. Eh sì. Se voglio far girare Momo e DayOne sui miei aggeggi elettronici, questi non possono essere Android (al momento), ma devono avere a bordo iOS.  E non poter aggiornare il mio diario mentre sono in giro è un po' seccante (almeno per un grafomane compulsivo come il sottoscritto). 

Certo il software Android si è enormemente evoluto negli ultimi tempi. E cominciano ad esserci applicazioni che io come utente Apple addirittura invidio (come Google Music, ad esempio). Ma nel complesso posso dire che la differenza del parco software è uno dei fattori principali che mi tiene legato ad Apple. Magari cambierà nel futuro, chissà.

Anche il mio iPad2 ha potuto effettuare l'aggiornamento (temevo di no, all'inizio) e devo dire che si è un po' come riaffacciato ad una "nuova vita": come si fosse rimesso a nuovo da solo, senza aver dovuto spendere un centesimo. Certo le applicazioni da un po' di tempo non sono proprio scattanti, si comincia a far sentire un po' il peso degli anni, ma nel complesso si difende ancora bene. E non mi pare che iOS7 lo appesantisca più del precedente.

Mentre il sistema precedente mi piaceva sì, eppure mi sembrava affetto da pesanti incongruenze (come la laboriosità pratica di alcune semplici operazioni, tipo gestione del wireless, bluetooth, modalità aereo) questo mi piace così com'è e lo voglio esattamente così. 

Ed è una festa per gli occhi, il che è sempre un punto rilevante.