venerdì 13 dicembre 2013

iOS7, la sobrietà del mondo digitale

Uno può dire, leggendo questo post: ecco alla fine ci si abitua a tutto. E probabilmente avrebbe una parte di ragione. Anche perché come spesso accade, dopo una certa asserzione viene anche il momento di correggere il tiro. Se dunque a metà novembre scrivevo circa l’eccessivo minimalismo di iOS7, l’ultima versione del sistema operativo mobile di Apple, oggi un po’ a sorpresa dico che mi comincio a trovare abbastanza bene...

Dunque, la lezione potrebbe essere, mai fidarsi dei blog e di chi vi scrive! Il fatto è questo, in ogni caso: comincio ad abituarmi. Inizio a trovare interessante e gradevole lo stile di iOS7, così minimalista e così bianco. Averci a che fare tutti i giorni, sull’iPhone e sull’iPad, sicuramente aiuta. Uno comincia a vedere le cose in maniera diversa. E perfino il meraviglioso stile di iOS6, ora, inizia a sembrarmi un po’… vecchio!

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Il mondo digitale e quello fisico vanno ognuno per la sua strada, ormai...

Photo Credit: angelocesare via Compfight cc

Comunque prima o poi doveva avvenire, a pensarci bene. iOS6 era graficamente delizioso, spumeggiante e quasi barocco, in certe sue rappresentazioni. L’idea centrale era (secondo me): riprodurre il mondo reale nella sua proiezione virtuale, con tutta la  precisione e la sontuosità possibile. Così - ad esempio -  il blocco note era veramente realizzato a guisa di un blocchettino per appunti, uno di quelli del mondo fisico, per capirci. Con carta gialla e righette e tutto il resto.  Dell’applicazione iBook, per la lettura dei libri digitali, abbiamo già parlato. Veramente la cosa che meglio mappava un libro reale dentro il mondo virtuale: il modello fisico era seguito con tenacia e perfezione, con tanto di ombreggiature ai bordi, costina ombrata in mezzo alle pagine. Un gran pezzo di software, dava la pista all’applicazione Kindle e a tutte le altre che ho provato (e non sono poche). 

Perché appunto l’idea era quella: il virtuale deve essere una rappresentazione quanto più possibile accurata del mondo reale. La gente si deve trovare a suo agio, nel passaggio al virtuale. Deve trovare qualcosa che le ricordi il più possibile il corrispettivo esistente nel mondo fisico.

L’idea. E appunto quella, quella ora è cambiata. Alla base di iOS7, si capisce dopo un po’ che uno lo usa, è un altro concetto omogeneo e ben definito, direi compatto (magari discutibile nelle implementazioni, al massimo). Il concetto è che non serve più un aggancio al mondo fisico, ormai. Il mondo virtuale ha una sua piena dignità e si può assumere una sua sufficiente frequentazione da parte dei più.

Dunque non servirà più modellare un blocchetto per appunti, in iOS7. Si farà la cosa più semplice possibile, a vantaggio dell’usabilità: schermo bianco, stile piatto. Lo stesso per i libri. La metafora del libro vero era attraente, ma toglieva spazio e dunque in questo nuovo paradigma non aveva più senso. Anche perché lo stesso libro digitale si è svincolato dal suo corrispettivo fisico: niente è più costretto a somigliare ad un oggetto esistente.

Il che a volte spiazza. A me all’inizio non mi garbava perdere questa connessione tra mondo fisico e corrispettivo virtuale, devo dire la verità. Ma poi ti abitui... e anzi ti sembra gradevole. Il fattore abitudine, al di là di tutto, è determinante. Forse il fatto è semplicemente questo, che ci vuole tempo per assimilare una idea, percepire l’unità del concetto dietro la molteplicità delle sue manifestazioni. Così anche alcune scelte che qualche settimana fa mi sembravano sciatte - come quella di sostituire i pulsanti con semplici scritte - ora mi sono diventate gradevoli. E poi capisco anche perché: fa tutto parte della stessa idea di fondo, che sottende le singole scelte grafiche. Perché disegnare un finto pulsante ? Non ha senso nel nuovo concept. Non ci sono più copie finte di oggetti fisici. Dunque una scritta “cliccabile” è sufficiente. Ma questo lo capisco solo dopo. Dopo, quando cerco di rendermi ragione delle mie impressioni di uso.

Così come a mano a mano che le applicazioni di terze parti si aggiornano per iOS7, l’ambiente diventa ancora più omogeneo e coeso. La stessa filosofia è alla base della molteplicità delle sue rappresentazioni, della sue “incarnazioni" nelle varie app. E- bisogna dirlo - viene realizzata in maniera coerente e sufficientemente completa.

Forse ci metto anch’io un pochino a cambiare paradigma. Ma lo sto facendo, lo sto facendo... 

lunedì 9 dicembre 2013

Mi regali uno dei tuoi ebook?

Certo stiamo attraversando un cambio epocale, legato alle modalità di fruizione della cultura. Sta già avvenendo, ma non ce ne rendiamo ancora propriamente conto. E' qualcosa a cui penso sempre un po' di più man mano che i miei contenuti digitali aumentano. 

Oramai la quantità di libri che ho acquistato nei circuiti digitali (soprattutto da Amazon) è diventata abbastanza rilevante. Se dovessero materializzarsi di colpo tutti gli ebook comprati in questi anni, prendendo improvvisamente forma fisica nel mio salotto, penso che dovrei uscire io di casa, per fare spazio. Già l’idea stessa mi fa tremare. Ho gli scaffali di casa ormai strapieni (con volumi parcheggiati in seconda e terza fila), la ricettività ulteriore sarebbe veramente minima: uno dei motivi per cui mi sono spostato sui contenuti digitali. Insomma, mi rendo conto della quantità di informazioni che sto accumulando in un mondo non direttamente fisico, diciamo pure virtuale.

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"Fammi finire, poi te lo presto io...", perché in digitale no?

Il problema sorge inevitabilmente, al crescere della propria libreria. Cosa trasmettere di questo mondo, in futuro? Come passare ad altri la propria biblioteca? Certo quando si parlava di beni materiali, era abbastanza facile. La biblioteca di una persona rimane lì, comunque sia. Anche se dopo una crisi mistica il proprietario dei volumi è andato a finire in un monastero giapponese (per dire). I libri sono tutti a disposizione, possono essere presi, spostati, divisi tra diverse persone.

Eh già. Perché nel libro cartaceo informazione e mezzo di supporto coincidono in un oggetto. Tutto un altro problema per le librerie digitali. 

Al momento i miei libri su Amazon sono accessibili soltanto da me. Non posso - nemmeno volendo - alienarmene uno dandolo ad una altra persona, non posso prestarne uno (per quanto sembri strano) a chi volessi. Insomma, accanto ai vantaggi indubbi dell’editoria digitale, su cui ci siamo più volte soffermati, questo è ancora un punto delicato. Ci dovrebbe assolutamente essere un meccanismo per il quale posso almeno regalare uno dei miei libri a qualcuno. 

Lo so, lo so. Ora alcuni diranno che è un problema dei sistemi chiusi. E certo, se io ho un libro in formato epub non protetto, ad esempio (o con sistemi gentili di protezione come il Social DRM), sono libero di inviare il file a qualcuno, il quale lo può leggere senza problemi (sta a me comportarmi in maniera lesiva dei diritti di autore o meno, in questo caso). Nel caso dei sistemi chiusi come Amazon, Apple e compagnia bella, questo non è possibile: sono vincolato a ciò che Amazon (in questo caso) mi permette di fare. 

Lasciamo stare anche il fatto che tali sistemi, sia pure chiusi, hanno i loro vantaggi: trattasi di argomento sul quale comunque abbiamo già speso qualche parola. In ogni caso questo non può essere un alibi, per nessuno. Qualsiasi sistema adotto, io devo poter essere libero di regalare a qualcuno uno o più dei miei libri, o anche l’intera biblioteca, se io ne ho desiderio. Secondo me, non è pensabile di limitare la possibilità di donare un oggetto comprato, sia pure virtuale. E non sarebbe male, oltre a questo, poter prestare i libri, ovvero rendere possibile a qualcuno l’accesso al testo per un periodo limitato di tempo, periodo nel quale ovviamente io non vi posso accedere. 

Ora che la musica ha praticamente abbandonato l’infausta restrizione del controllo di accesso, e anche iTunes vende files mp3 senza protezione digitale, sembra che con i libri siamo ancora rimasti indietro, impigliati in noiosi cavilli, artificiosi steccati, irritanti barriere. Col risultato paradossale che un ebook piratato è molto più gestibile di un ebook per il quale ho investito i miei risparmi. Mi chiedo, quando potremo finalmente dire a qualcuno “Ma non l’hai letto? Io l’avevo preso in ebook e l’ho finito un mese fa, te lo passo io…”