martedì 21 gennaio 2014

ADS, dieci milioni di articoli

In questo blog si è spesso parlato di libri digitali. Ora vorrei spendere qualche parole per ripensare un po’ a quanto sta cambiando l’approccio di lettura di una cosa leggermente diversa, quale può essere un articolo (un articolo scientifico, per la precisione). Fedele al motto scrivi di ciò che conosci, farò riferimento, ovviamente, alla mia esperienza di ricercatore astronomo. E’ pur sempre un osservatorio molto interessante sul mondo della tecnologia, tra le altre cose.

Per un bel periodo di tempo, se ci penso, ho continuato a riferirmi alla pagina per elaborare le informazioni Ecco, dopo un po’ che leggevo l’articolo sullo schermo del computer, dovevo per forza premere il tasto stampa. Ai miei occhi il vero articolo, per molti anni, è stato esclusivamente quello stampato. 

Già il passaggio dalla rivista scientifica cartacea a quella digitale è stata una piccola rivoluzione. Ricordo ancora bene  le peripezie che si innescavano quando volevo (o dovevo) andarmi a leggere un articolo, magari desunto da una referenza posta in calce ad un altro articolo. Ora lo farei stando al computer, senza altro movimento che quello delle dita. Due click (o poco più) e avrei il PDF aperto sullo schermo. 

Allora, no.

Si trattava "in quel tempo" - tecnologicamente assai remoto - innanzitutto, di muoversi. Intanto, di recarsi nella libreria dell’istituto. Cercare tra i veri libri. Lì poteva allora dispiegarsi una elaborata caccia, condotta tramite degli appositi indici posti in fondo ai volumi delle riviste, rilegate. Attraverso un complesso sistema di rimandi e di codici si poteva riuscire a risalire alla pagina e al fascicolo dell’articolo che si cercava. Ed era un risultato. Indi, si procedeva alla consultazione in sito, o all’eventuale fotocopia. Non era però infrequente il caso in cui si scopriva - solitamente con un vivo disappunto - che no, purtroppo l’articolo non era disponibile nella libreria locale. Allora il passo successivo era quello di coinvolgere un altro essere umano… segnatamente il bibliotecario, il quale - grazie alla sua disponibilità e attraverso la sua rete di contatti - avrebbe (a) verificato la reperibilità del volume ricercato, e (b) provveduto a far recapitare le fotocopie all’utente interessato. Nell’arco, ovviamente, di qualche giorno o forse più, a seconda della difficoltà del reperimento dell’articolo stesso.

Tutto piuttosto diverso da quanto avviene adesso. 

ADS logo

Cosa succede ora, infatti? Se mi serve un articolo, lo cerco su NASA Astrophysical Data System  (ADS) e in un attimo trovo quello che mi serve. Se mi ricordo la referenza in maniera incompleta metto i dati che conosco, magari un intervallo di anni, il nome di uno degli autori e il sistema mi fornisce istantaneamente la lista di tutti gli articoli che soddisfano la mia  richiesta (la maschera di ricerca è veramente elaborata). Se voglio leggere l’articolo in forma completa quasi sempre posso farlo, seguendo l’opportuno link. Se voglio scaricarlo sul mio computer, idem.

Insomma. Tutto semplice, tutto immediato.

E’ scomparsa completamente la parte della caccia: in altre parole,non è più necessaria alcuna abilità (se non quella di riempire opportunamente i campi di ricerca dell’interfaccia di ADS).  Insomma, potremmo dire che l’efficienza e la praticità hanno vinto anche su quella residua parte di mistero, che poteva ancora essere presente in una procedura complicata e in qualche modo artigianale, che comunque che richiedeva una sua opportuna dose di apprendimento. 

Ovviamente non è solo la perdita del romanticismo, il punto. Se abbiamo perso qualcosa con questa moderna immediatezza, abbiamo enormemente guadagnato in altri ambiti. Solo per restare ad ADS, è impressionante riflettere sul fatto che praticamente mette a nostra disposizione (con qualche limitazione per il materiale sotto copyright) circa dieci milioni di articoli, provenienti da tutte le maggiori riviste internazionali di astronomia (e non solo). Nessuna libreria fisica potrebbe sperare tanto. 

Un po’ emoziona la facilità con la quale si possono raggiungere articoli storici, come quello della scoperta della radiazione cosmica di fondo, tanto per dirne una...

Indulgendo in una facile generalizzazione, possiamo dire che ormai lo strumento di elezione per trovare e leggere gli articoli è il web. Sono finiti gli anni degli stanzini pieni di collezioni delle riviste, dove ti potevi aggirare sperdendoti tra le annate di Astrophysical Journal di cinquant’anni fa. Toccando, in pratica, la storia dell’astronomia.

Ora è tutto virtuale, è tutto digitalizzato. I vantaggi sono molti, certamente. Ma un po’ di poesia, ecco, forse è svanita...

giovedì 9 gennaio 2014

Tablet: perché sto (ancora) con Apple

Mi piace abbastanza, lo ammetto. Mi piace riflettere sulle scelte che portano una persona all’adozione di determinati "attrezzi tecnologici”: perché dietro le scelte, raspando bene, sovente si scopre un mondo assolutamente non tecnico o arido, ma di una densa e variegata umanità. E l’umanità è sempre la cosa più interessante.

Allora mi viene da chiedermi, in diverse occasioni e in varie conversazioni, se la scelta dell’iPad come tablet, a fronte dei costi e tutto il resto, abbia ancora un suo pieno senso. Intendo adesso, allo stato attuale. Ora che l’offerta Android è enormemente maturata, sia per varietà di modelli che - assai più importante - per qualità del software. E con un prezzo mediamente più basso, rispetto al tablet di Apple. Certo la situazione è cambiata radicalmente rispetto a due anni fa (e qualche giorno), quando mi decisi a fare il grande passo... e mi feci regalare un iPad 2 (il più recente, per l’epoca) .

Lo uso ancora adesso, con buona soddisfazione. Certo è diventato un po’ lento in alcune applicazioni. A volte anche in maniera irritante. Ma nel complesso, considerato che due anni per questi aggeggi sono un tempo enorme, non mi posso proprio lamentare. E tra l’altro sono contento che Apple abbia incluso anche il mio device nell’aggiornamento a iOS7. Così - pur con qualche limitazione, dovuta al mio hardware - ho ancora la possibilità di utilizzare il sistema operativo più recente. Non credo che chi ha comprato un terminale Android a fine 2011 possa essere nella medesima situazione… o sbaglio?

Comunque è innegabile che i dispositivi Android abbiano fatto dei passi avanti giganteschi, in questi due anni. Anche la diversificazione di offerte che lo ha sempre contraddistinto (per gli estimatori: varietà, per i denigratori: frammentazione), ora ha un margine, si infrange contro un punto di stabilità: i dispositivi direttamente sponsorizzati da Google, ovvero la serie Nexus. Piaccia o non piaccia, ora come ora costituiscono il riferimento per Android, la  più diretta controparte dei dispositivi Apple.

Che farei, adesso, se dovessi ricomprarmi un tablet? Come mi orienterei?

iOS oppure Android? Ah decidere, decidere…!

Ebbene, credo che comunque sceglierei sempre Apple, mi orienterei nuovamente verso l’iPad (se le tasche me lo permettono). Perché, diranno i miei pochi ma (spero) affezionati lettori? Non sono splendidi certi terminali come il Nexus 7? Sì è molto appetitoso e non nascondo che mi piacerebbe giocarci un po’. Ma se devo pensare ad un unico tablet devo tornare sull’iPad (ah quanto mi piacerebbe un iPad Air, al proposito…)

Perché, dunque? Fissazione per gli oggetti con la mela? Non proprio - o almeno, non soltanto. Il punto è: cosa lo compro a fare un tablet? Ovvero, cosa ci voglio fare? La risposta è squisitamente personale, non generalizzabile. Non c’è un terminale migliore, c’è un terminale più o meno adeguato a quello che vuoi farci.

Nel mio caso, è presto detto. C’è ovviamente un bel mucchio di cose (leggere la posta, girare per il web, sentire la musica, vedere i video, leggere libri, prendere note e appunti, etc…) che potrei fare egregiamente sia con l’iPad che con il Nexus. Accanto a questo, però, esistono delle cose a cui non voglio rinunciare, e che (al momento) non posso fare con un terminale Android.

Vediamo un po’...
  • Non posso leggere i numeri di Poesia in digitale. C’è solo l’applicazione per iPad, il che mi vincola a farne a meno o a rimanere su iOS. E a me non va di farne a meno
  • Non posso leggere i numeri di Tracce. Stesso discorso che per il punto precedente…
  • Non posso usare DayOne per aggiornare il mio diario. E non mi va di cambiare applicazione, mi piace troppo questa. Al di là dello spinoso problema  di riuscire a trasferire  i dati di oltre due anni in una diversa applicazione, ovviamente…
  • Quasi lo stesso discorso per MomoNote, dove inserisco citazioni e cose notevoli che leggo nel web e non voglio disperdere.

Che dite...? Ah sì, certo. Avete ragione. Ovviamente si potrebbe compilare una lista inversa. Le cose che potrei fare su Android e non posso fare su iPad. Fino a poco tempo fa la mancanza più fastidiosa per me era un client ufficiale per Play Music su iOS, mentre da mesi e mesi esisteva per Android. Ma ora c’è anche per i dispositivi Apple e dunque - per me - il discorso cade.

Insomma tutte le discussioni su quale sistema sia meglio non mi convincono. Come con chi volesse sostenere che le mele sono meglio delle pere (o viceversa), dovrei riguardare la questione come mal posta.

Il mio punto è ormai chiaro: la scelta è personale e dipende in larga parte dal software che si intende utilizzare.

Semplice, non trovate?