lunedì 31 marzo 2014

Nexus vs Ipad: Google Books o iBooks?

Al bar ci sono ancora poche persone, la luce scherza con la vetrata colorata. I quotidiani del giorno sono sul bancone ma i due non li guardano. Piuttosto appaiono concentrati su un oggettivo rettangolare, con uno schermo illuminato. 

Uno dei due alza lo sguardo, fissa l’altro con intensità.

- Che poi, alla fine quello che conta è il software

- Ma certo, sono d’accordo. Come potrebbe essere altrimenti?

- Ecco. Prendi per esempio la faccenda dei libri.

- I libri?

- Eh sì. Perché, anche se non è certo l’attrezzo ottimale, una cosa come un tablet si presta abbastanza bene ad essere usato come lettore di libri elettronici.

L’altro è perplesso, si vede.

- Forse.. forse sì. Ma tutta la faccenda della carta elettronica… che non stancherebbe la vista… come la mettiamo? Mi hanno spiegato al lavoro che per leggere il tablet non è la cosa più adatta...

- Certo, certo. Nessuno nega che la cosa migliore sia un lettore come il Kindle (o analoghi)  per quanto riguarda gli ebook. Anzi ti dirò che a me proprio il Kindle piace parecchio. Ma in mancanza...

-Signori i vostri cappuccini, prego

Il cameriere è gentile e sorride. E’ bello stare in un posto dove ti sorridono, pensa Marcello. E’ proprio un bel bar, questo, quasi lo vorrebbe dire a tutti, anche al cameriere. 

13137704644 49641c4dac b

  Photo Credit: MomentsForZen via Compfight cc

- Ok in mancanza? Prendi un tablet e leggi lo stesso, non è vero? Mi vuoi dire questo? - Sergio lo richiama all’argomento della loro conversazione.

- Esatto. Esatto. Ma vediamo un po’, come lo fai?

- Che vuol dire?

- Con che software lo leggi, questo benedetto libro? 

- Boh.. con il software per Kindle, per esempio?

Marcello prende un sorso di cappuccino. Guarda la luce giocare con la vetrata colorata dell’ingresso, e per un istante viene distolto dai pensieri. Cerca di recuperare il filo della conversazione.

- Il software per Kindle? Sì certo, quello c’è dappertutto. L’esperienza di lettura è analoga sui diversi dispositivi. Ma facciamo un’ipotesi un po’ più significativa. Immagina di avere un documento in epub e volerlo leggere sul tablet. 

- Sì ho infatti gli appunti di...

Marcello gli mette una mano sul braccio, come per interromperlo (in conseguenza di ciò, il cappuccino nella tazza compie una vistosa oscillazione ma senza inopportuni straripamenti).

- Ok benissimo. Ora, che fai con il Nexus 7? Lo carichi su Google Book, che è il lettore predefinito. Sull’iPad il documento si aprirà naturalmente dentro iBooks, che detto tra noi è un ottimo software. Ma...

- C’è un ma...? - fa Sergio, un po’ interdetto (ma sollevato perché il cappuccino non ha tracimato come temeva).

- Ecco, iBooks ragione in gran parte dentro il tuo tablet. Se carichi un libro dallìiPad, poi ecco, te ne vai in giro, sei in fila all’ufficio postale, e provi d’un tratto un desiderio...

- Quello di mandare tutti a quel paese, prendere a parolacce l’addetto allo sportello che è sempre imbranato... ed andarmene?

- Anche. Ma non solo. Volendo rimanere in fila, ti piacerebbe continuare a leggere il tuo libro, magari con l'iPhone...

- Sì, questo sì…certo, volendo rimanere in fila...

- Ecco, in iBook non lo trovi. Dovresti caricarlo separatamente per ogni device. Questo, essenzialmente, perché Apple è centrata sui dispositivi. Mentre Google Books ragiona in maniera diversa

- Cioè, come ragiona?

- Secondo il paradigma di Google, ovviamente.

- Già, stupido io a non pensarci. - fa Sergio, lievemente seccato perché ancora non ha capito.

Marcello lo guarda, capisce che non si è spiegato. Bene un bel sorso di cappuccino e si guarda intorno. Cominciano ad arrivare le persone al bar, una coppia parla fitto dall’altra parte del bancone. Un tipo distinto con gli occhiali e la barbetta legge il giornale sulla pagina sportiva. Una foto gigante di Totti occupa gran parte della pagina.

- Beh, semplice. Google ragiona in modo web-based. Tutto quello che carichi nelle applicazioni Google è di norma subito spedito nella nuvola. 

- Dove lo spedisce…?

- Nella… in rete, se preferisci. Così se apri Google Books da qualsiasi dispositivo, trovi a disposizione tutti i libri che hai comprato o caricato da altri computer o dal tablet o dove vuoi tu. Scarichi in locale quello che vuoi e leggi.

- Carino...

- Comodo, soprattutto.

- E con Apple?

- No, lì funziona solo per i libri comprati nello store di Apple. Gli altri che carichi, devi farlo separatamente per ogni dispositivo.

- Ma è più comodo Google Books allora - dice Sergio con una faccia come se si stesse finalmente compiendo un quadro interno coerente dentro la testa

- Direi di sì. Comunque questo non esaurisce la disamina e … mamma mia quanto è tardi, devo correre al lavoro!  - esclama Marcello

- Pago io i cappuccini, a patto che … - interviene Sergio.

- A patto che? - fa Marcello sulle spine: si vede che ha fretta.

- Che un’altra mattina di queste mi spieghi qualche altra cosa di questo Nexus, va bene? - sorride Sergio.

Marcello fa un cenno divertito, è già avviato verso la porta.

Apre e il sole si spande nell’ingresso. Il signore col giornale lo muove un po’ infastidito per evitare il riflesso. La luce gioca col faccione giulivo di Totti.  L’uomo ha messo un braccio intorno alla vita della donna e le parla piano, lei ha gli occhi lucidi ma ora sta sorridendo.

Sergio prende le cose e si muove verso la cassa. Guarda la porta a vetri e le ombre delle fronde degli alberi sul viale sembrano divertirsi di questo ancora incerto sole di primavera, creando un intarsio mobile di mille colori. Lo interpreta come un buon segno. Come il sorriso della donna. 

giovedì 27 marzo 2014

Universo al computer: l'arte moderna di simulare

Guardate bene l’immagine qui sotto. Straordinaria, nel suo livello di dettaglio, non trovate? Ebbene, se pensate che sia una parte dell’Hubble Deep Field o comunque una immagine reale dello spazio profondo, acquisita con qualcuno dei più grandi telescopi a terra o nello spazio, siete in errore (ma pienamente giustificati, viste le circostanze). La cosa notevole è che non state guardando una vera immagine dell’universo, ma una simulazione teorica. 

Visivo image 1 0

Settanta milioni di elementi per questa simulazione, che rende pienamente conto della varietà dell’universo: galassie ellittiche, nane, interagenti. E anche vuoti. E filamenti. Grazie alla potenza degli attuali elaboratori, il modello si avvicina sempre più alla realtà così come la osserviamo. Crediti immagine: Becciani U. et al.

Per la precisione, l’immagine mostra la bellezza di settanta milioni di elementi ed è ottenuta da una simulazione ad N corpi  creata attraverso VisIVO (Visual Interface for the Virtual Observatory). VisIVO è una collezione di software open source con il quale si possono realizzare immagini da dati astrofisica su larga scala. Con tale software - e con simili tecnologie informatiche - gli astronomi sono ora in grado di processare enormi set di dati, anche provenienti da diverse sorgenti, e combinarli in visualizzazioni tridimensionali, che risultano estremamente accurate. 

Così l’universo osservato e l’universo simulato si avvicinano sempre di più, magari in un futuro arriveremo ad un livello di dettaglio ora impensabile… chissà, se noi stessi fossimo una simulazione molto ben realizzata, da qualche ignota civiltà? Scenario da fantascienza, abbastanza irreale ma comunque suggestivo, almeno dal punto di vista letterario! 

Tornando… con i piedi per terra (ma il naso in sù come sempre), è interessante anche il fatto che il computing power che ha reso possibile questa simulazione sia tutto italiano: precisamente, viene dal Consorzio Cometa, una rete grid di computer (ovvero, una infrastruttura di calcolo distribuito, di solito usato per l’elaborazione di ingenti quantità di dati) sparsi su sette diversi siti, tutti localizzati in Sicilia. Cometa fornisce l’accesso alla bellezza di 250 CPU e ben due terabyte di spazio di memorizzazione. 

Elaborazione di un post da Astronoming Computing Today

martedì 25 marzo 2014

Nexus vs iPad: DayDream

Il mio amico utente iPad da anni, che ha fatto la follia di comprarsi un tablet Nexus 7, non perde occasione per raccontarmi le sue peripezie derivate dalla pratica di un confronto accanito ed intensivo dei due sistemi. L’unica cosa che posso fare, a questo punto (visto che non riesco a non starlo a sentire), per mettere a frutto quanto apprendo via via, è quella di riportare in questa sede alcune delle sue impressioni.

La cosa poi ha un certo margine di inevitabilità, complice la nostra abitudine di vederci la mattina al GruppoLocale BAR (quello dopo la piazzetta, svoltato l’angolo, proprio fronte al parco) per prenderci un buon caffè, prima di dirigersi ai rispettivi uffici (lui lavora in una casa editrice, io - è noto - faccio l’astrofisico). Ora, io l’iPad non me lo porto appresso sempre, lui invece - col fatto che il Nexus è piccolo e compatto - capace che quando meno te lo aspetti lo tira fuori dalla tasca della giacca e inizia a farti vedere (volente o nolente, modello volete vedere le foto del matrimonio?) tutte le mirabolanti caratteristiche, tutte le intriganti specificità. O magari (dipende anche dall’umore e dal tempo atmosferico, se piove è più probabile) a sottolinearne implacabilmente i limiti.

TheDayDream

The Day Dream, di John William Godward

L’altro giorno comunque me ne ha insegnata una nuova. Non vi sono solo i widgets (io già quelli non ce li ho, sull’iPad). C’è un’altra cosa. Le applicazioni sul Nexus possono anche presentare uno specifico comportamento allorquando si lascia - poniamo - il tablet acceso e non utilizzato, tipicamente per la procedura di ricarica. O quando si mette sul dock. Avendocelo. 

E’ la funzione DayDream (sogno ad occhi aperti). Ora, guardate, io darei un premio già a chi ha pensato il nome, perché lo trovo evocativo e decisamente poetico. Anche il mio amico è d’accordo, tra l’altro...

DayDream, se ho ben capito, risponde alla domanda spinosa cosa far fare automaticamente al tablet quando non fa niente?

In pratica, laddove l’iPad da inattivo può funzionare al massimo come cornice foto (c’è l’opzione apposita) DayDream estende razionalmente questo concetto a livello delle applicazioni, le quali possono fornire - se gli sviluppatori lo prevedono - un supporto alla specifica funzione per inviare sullo schermo i propri contenuti.  

Così mi sono… ehm… il mio amico si è ritrovato la possibilità di usare il Nexus come elegante orologio da tavolo, tanto per iniziare. Ma questo è niente. Applicazioni come Flipboard lo trasformano ipso facto in una finestra spettacolare sulle news e sulla timeline dei propri social network. Ovviamente - capirete bene - ogni sito di notizie ed aggiornamenti, o fotografie di gattini -  può fare di DayDream un uso davvero ghiotto. Che poi dipende ovviamente dai proprio gusti. Il mio amico ad esempio spesso lascia DayDream impostato su Appy Geek così (mi racconta) si fa una scorpacciate di notizie tecnologiche senza dover nemmeno premere un pulsante.

Come è come non è, questa cosa di DayDream mi ha intrigato abbastanza. Continuo a pensare che molte App si presentino meglio sull’iPad, questo non me lo leva nessuno dalla testa. Però questo Nexus alla fine, ha delle cose veramente simpatiche. 

Devo dirlo. Un po’ lo invidio, il mio amico. 

giovedì 13 marzo 2014

Nexus vs iPad: i widget

Alla quarta puntata del nostro informale confronto Nexus vs iPad, arriviamo ad un punto di distinzione decisivo. Parliamo dei widget, quelle finestrine aperte verso il contenuto delle app, da mettere sul desktop secondo i propri gusti. Per aver notizie, ultimi email, previsione del tempo, libri letti, dischi ascoltati.. direttamente senza aprire alcuna applicazione.

E qui veramente il confronto è impari. Perché uno ce l’ha (Nexus) e l’altro no (iPad).

Difficile sostenere il vantaggio di una mancanza. Certo, ci si può sempre provare, è un bell'esercizio tutto sommato. Eh no, i widget non mi servono perché... così hanno deciso alla Apple, mi ha detto un giorno un amico, devoto applista (anche se con qualche punta di eresia talvolta), in  un singolare misto di fiducia nel fornitore d’elezione e di ironia sagace sulla situazione. 

E’ anche vero che c’è un certo grado di valutazione personale, nel giudicare l’utilità di una cosa. Personalmente è la cosa che più mi manca, quando mi muovo in ambiente iOS. I widget. Proprio quelli. Il nostro utente capisce bene che iOS ha un controllo delle notifiche estremamente granulare, davvero raffinato. Meglio certamente di quello di Android (sempre, secondo il nostro utente, beninteso). Tuttavia parlando un po' con lui (sì ci siamo incontrati al nostro bar l’altra mattina, una bella chiacchierata davanti ad un buon caffè), ho capito questa cosa.

I widget sono come finestre,
fanno entrare luce dalle applicazioni...
Photo Credit: Pensiero via Compfight cc

Ora vi dico. Mi ha un po’ aperto gli occhi, devo ammettere.

Va beh, in breve, ecco come la vede lui. Le app dentro iOS sono come inscatolate, sono chiuse dentro i loro confini. Niente può sbordare, niente può svalicare l’inconcina quadrata per... sbrodolare appena un po’ di informazione fin sul desktop. E’ tutto rinchiuso, non c’è verso. Così in effetti il desktop iOS è niente di più di una lista delle app disponibili sul device. Semplice efficace… e (magari) un po’ limitante.

Come? Ah sì, è vero. Qualcosa sborda pure. Eh infatti, è quello che gli ho detto io. E’ vero che l’icona della app può essere modificata dal contenuto stesso, in qualche modo. Così il calendario e l’orologio, nella versione più recente di iOS, mostrano data ed ora corrette (lo sapeva, ma glielo ho dovuto ricordare). E’ anche vero che c’è il numerino delle notifiche della data app. Ma tutto si ferma lì. Limitando drasticamente anche le possibilità di personalizzazione del desktop.

In questo il Nexus 7 vince facile, grazie al suo motore Android. Come si diceva in apertura, puoi davvero accendere e vedere direttamente - senza aprire alcuna applicazione - le previsioni del tempo di oggi, le ultime notizie, gli ultimi brani musicali ascoltati, la timeline Facebook o Twitter… e via di questo passo (finché c’è posto per mettere widget sul desktop).

In generale, l’idea che una app si possa portare dietro uno o più widget mi sembra veramente una bella pensata.

Ecco, in questo ci siamo trovati d’accordo (il caffè era finito e per celebrare l’identità di vedute ci siamo concessi un bel maritozzo con la panna, erano appena stati consegnati freschi dalla pasticceria dell’angolo: vi assicuro, erano assai invitanti). 

Io gli dico guarda la cosa che mi piace molto del desktop Android, è che in pratica, con i widget, si modifica l’aspetto man mano che “consumi” media e utilizzi servizi. E lui si è trovato immediatamente d’accordo, per quanto usasse il Nexus solo da pochi giorni. Anzi anzi.. ha detto che lui con il vecchio iPad2 si trova ancora benissimo. Anzi meglio, per certi aspetti, per del software a cui è abituato che non trova su Android. Ma la cosa che lamenta quando lavora con iOS è proprio questa faccenda del non poter lasciare traccia dei propri gusti, delle proprie frequentazioni di libri e dischi, in definitiva, della propria umanità, del proprio specifico unico temperamento, sullo schermo del tablet.

Questo, mi dice, gli manca proprio.

Anche se non sembrava molto amareggiato, mentre sbranava il suo maritozzo, con la panna  che sprizzava fuori da ogni lato (solo con delle contorsioni abilissime ha evitato di macchiarsi giacca e pantaloni).

Sarà perché ora ha (anche) il Nexus 7.  Certo, sarà per quello.

martedì 11 marzo 2014

Nexus vs iPad: le applicazioni

Ed eccoci alla terza puntata di questa carrellata di impressioni di un utente iPad che si è trovato tra le mani un Nexus 7. Niente di sistematico e nessun confronto rigoroso, naturalmente, ma soltanto appunti d’utilizzo, considerazioni che vengono ad una mente abituata ad iOS allorquando ci si trova d'improvviso a lavorare con Android 4.4 … 

Parliamo stavolta di applicazioni. Cioè, essenzialmente, quello per cui un tablet viene acquistato. E’ vero, è vero quello che sostengono  gli affezionati del robottino verde: ormai le applicazioni per Android sono moltissime, un’infinità. Siamo d’accordo.

Però si trascura spesso di menzionare un fatto non proprio trascurabile: la gran parte di queste, allo stato attuale, sono ancora ottimizzate per i telefonini. Ovvero, si possono certamente caricare su un tablet Android, per questo ovviamente non c’è problema. Il problema è un altro, è che che l’applicazione, lungi dallo sfruttare in maniera ottimale lo spazio reso disponibile da un tablet da 7’’ o peggio ancora da 10’’, si troverà semplicemente a “stirarsi” per riempire i pollici aggiuntivi rispetto al telefono. Con la simpatica occorrenza di rendere l’esperienza d’uso piuttosto frustrante. Si perde un po' il vantaggio di avere un tablet, quando l’effetto è semplicemente quello di un telefono “stirato”.

Chi rinuncerebbe a Facebook sul proprio smartphone?
Photo Credit: TheeErin via Compfight cc

Un esempio su tutti, l’applicazione per Facebook. Non c’è niente da fare, il nostro utente abituato a iOS storce un po’ il naso, quando si accorge che è un’App da telefonino, spalmata su sette pollici invece di quattro (o cinque). Certo che funziona, ovvio. Però, perché - lui si chiede - quando clicca su una notifica non si apre una finestrina ma un intero schermo? Perché appunto non è pensata per gli schermi grandi, ecco il punto. Possibile? Una app così usata come quella di Facebook? Il nostro amico è un po’ interdetto, in effetti.

Non è così per iOS, mi dice con una certa enfasi. Le app pensate per iPad sono moltissime. E le app cosiddette “universali” (ovvero per iPhone e iPad) lo sono davvero, nel senso che se istallate su iPhone presentano un certo layout, se istallate su iPad presentano un layout differente, che prende veramente vantaggio dallo spazio aggiuntivo, inserendo nuovi menù o comunque prevedendo modalità visuali non presenti sullo smartphone, riorganizzando i contenuti, offrendo maggiori opzioni, e così via.

Così al nostro amico, il fatto che le applicazioni Android siano moltissime non dice troppo, in realtà. Si deve comunque andare a cercare quelle ottimizzate per tablet, e per lui non è sempre facile scoprirlo (anche se ci sono App… apposta, anche per questo). Sicuramente la situazione cambierà, nel futuro. Però al momento l’effetto telefonino pesa ancora troppo, nel market Android (dice lui). 

C’è poi un altro discorso, è che sembra spesso che le App per iOS - quale che ne sia il motivo - appaiono più rifinite della loro controparte per Android. Piccole cose, alle volte, piccoli effetti di cui ci si accorge solo navigando le due app su diversi dispositivi. Però cose che comunque hanno un impatto non trascurabile sull’esperienza d’uso. Il nostro caro amico, dice che se apre Evernote su uno o l’altro dispositivo, ad esempio, la differenza la nota. Se apre Zinio, sul suo vecchio iPad 2 la navigazione delle riviste è comunque percettibilmente più fluida che sul nuovo Nexus. 

Dunque se pure è entusiasta di Android e del muovo Nexus per tutta una serie di motivi, il nostro rimane un poco più pensieroso quando gli si accenna all’argomento relativo alla qualità e alla varietà delle applicazioni.

Che dire? Magari si è sbagliato in qualche punto del ragionamento, data la sua scarsa esperienza con Android. Se così fosse, fatemi sapere nei commenti, sarà mia cura informarlo ;-)

mercoledì 5 marzo 2014

Nexus vs iPad: gestione App

Continua la serie delle riflessioni estemporanee di un utente iOS alle prese con un tablet Android, il Nexus 7: il nostro, dopo aver scoperto con piacere la multiutenza, ora si trova ad istallare le sue app preferite… seguitelo nei suoi ragionamenti, potrebbe darvi qualche spunto interessante.

E’ completamente diversa la filosofia di gestione delle App, nei due sistemi. Meno male, altrimenti non sarebbe divertente, per il nostro utente avvezzo ad iOS: non potrebbe imparare niente di nuovo! Cominciamo da iOS, che è governata da un paradigma più semplice. L’applicazione istallata trova necessariamente posto sullo schermo del tablet, nell’ambiente di lavoro. Difatti al visuale standard del desktop è quella che comprende l’elenco delle app. Non è contemplata la possibilità che una app istallata non sia in sullo schermo con la sua iconcina, da sola o in qualche cartella. 

Woman 241328 640

E’ tutto lì, alla fine il punto sono le app...

Ecco perché disistallare App in iOS è di una semplicità estrema: si elimina semplicemente la relativa icona, cestinandola, e il sistema provvede a togliere di torno la relativa applicazione. Veramente, il massimo della semplicità (innegabilmente, molto pratico).

Tant’é che passando da iOS ad Android all’inizio non ci si trova. Si pensa che basti eliminare l’icona e l’applicazione scompare. No, su Android non è così. Perché Android ha una schermata apposita dove vengono mostrate tutte le App istallate, a prescindere che siano state collocate o meno su uno degli schermi virtuali del tablet. La corrispondenza totale tra icona e app dunque non c’è più: una app può non essere presente in nessun desktop virtuale, ma essere presente e richiamata alla bisogna, tramite il passaggio preliminare alla schermata con la lista delle app. Schermata che appunto su iOS non esiste - o meglio, è il default.

Dunque su Android per eliminare una App si dovrà andare all’interno delle impostazioni, trovare la voce gestione applicazioni, esaminare la lista e trovare quella da eliminare. Finalmente si potrà provvedere a cancellare quella app che non serve più o che poteva servire ma mette quel fastidioso banner pubblicitario per cui arrivederci e grazie...

Anche l’istallazione delle App può seguire traiettorie diverse. E’ ben vero che ognuno dei due sistemi ha il suo specifico market dove selezionare (eventualmente pagare) e poi scaricare le varie App. E’ vero che è possibile accedervi - ovviamente - direttamente dal tablet, per effettuare le varie operazioni necessarie a portare l’app sul proprio dispositivo. Però per Android c’è un canale addizionale. Si può istallare l’app anche da un qualsiasi computer connesso ad Internet, previa autenticazione su Google Play. Da lì, si possono acquistare e indirizzare le app sui propri device Android, precedentemente registrati: se il device selezionato è acceso ed è sotto copertura di rete, la procedura di istallazione partirà automaticamente.

Come dire, posso istallare dal lavoro un software sul Nexus che è rimasto a casa (beato lui), e trovarlo istallato al mio rientro. Questo è allineato al paradigma Google, per cui qualsiasi cosa la devo poter fare dal browser, e segue fedelmente la filosofia Internet-centrica invece che dispositivo-centrica che è (ancora?) prevalente in Apple. In questo sono con Android: devo dire che si rivela di una comodità apprezzabile.

(2 - continua)

domenica 2 marzo 2014

Nexus vs iPad: premessa & utenti

Dopo qualche giorno di utilizzo del mio nuovo Nexus 7, sto iniziando ad avere le idee più chiare sui pregi e difetti (o meglio su cose che mi piacciono e cose che mi piacciono meno - o alle quali non sono abituato). Quello che noto, e che dettaglierò in alcuni post di prossima pubblicazione,  in realtà è un mix di cose relative al tablet in se stesso e di istanze più specificamente relative al sistema operativo Android (e segnatamente alla versione 4.4 KitKat).

Il mio termine di confronto è inevitabilmente il mio altro tablet, ovvero l’iPad 2 di Apple, aggiornato all’ultima versione di iOS 7 (lodevole che Apple abbia permesso un aggiornamento all’ultima versione per questo tablet ormai… non proprio nuovissimo).

Ovviamente il confronto non si può basare sulle specifiche hardware: sarebbe ingeneroso prendere un modello attuale e compararlo ad un modello se volete decisamente più costoso ma percettibilmente più antico.

6051805616 2b387a27c7 b

Photo Credit: JD Hancock via Compfight cc

Insomma se ancora siete curiosi, prendete queste osservazioni per quel che sono; riflessioni di un utente iPad 2 che si trova in mano un Nexus 7 e comincia a curiosare per capire le affinità e le differenze.

Andiamo perciò ad incominciare.

Dunque, una cosa che mi piace molto è il sistema di multiutenza, che viene con la versione aggiornata di Android. Lo cito per primo perché è una cosa che mi ha aiutato molto a trovare le motivazioni per l’acquisto (se pure ce ne fosse stato bisogno). Abilitando la multiutenza sul Nexus, diventa realmente possibile utilizzare il tablet in condivisione all’interno di una famiglia: non solo si possono creare profili specifici per diversi utenti (che avranno le loro personalizzazioni, i loro account di Facebook e di Google, i loro punteggi dei giochi, i loro libri, etc…), ma è anche possibile creare account con limitazioni, decidendo quali applicazioni possono girare e quali no. Semplicemente l’utente amministratore, nelle impostazioni, ha la possibilità di decidere quali applicazioni possono essere abilitate per l’utente “limitato” e quali invece no. Scorrendo la lista mi accorgo che non tutte le applicazioni, al momento, supportano l’uso per l’utente con limitazione (Gmail ad esempio, no). In ogni caso non è un gran problema perché si può sempre ovviare creando un utente vero e proprio. 

Curiosamente, un utente “normale” non ha la facoltà di vedere quali sono le app istallate dall’amministratore, ad esempio. All’atto dell’abilitazione dell’account, riceve in dotazione il normale corredo di app tipiche di un Nexus “pulito”, e poi può procedere, come l’amministratore, ad istallarne altre (a patto che abbia ovviamente effettuato l’autenticazione su Google). Se si trova ad istallare una app che non è sul device, la procedura sarà la solita e comprenderà lo scaricamento via Internet. Se si trova ad istallare una app che in realtà è già istallata per altri utenti (ma lui non lo sa), l’istallazione sarà ovviamente istantanea perché comporterà in realtà niente di più che l’abilitazione per l’utente di un programma già residente in macchina. 

In parole povere, diciamo che io voglia istallare Asphalt 8 sul Nexus. Se nessuno lo ha istallato ci metterò il mio tempo (dopotutto è abbastanza massiccio), se invece l’istallazione è istantanea, vuol dire che era giù sul Nexus, istallato da qualche altro utente. 

Dopotutto non è male; in questo modo un utente non si può nemmeno impicciare direttamente delle app istallate da altri; procede soltanto ad istallare la sue. Se non ci sono, si scaricano. Se poi già ci sono, bene, il sistema lo sa e agisce di conseguenza.

Ecco, questo in un iPad non lo si trova proprio. D’accordo che nulla vieta di passarsi di mano l’iPad quando serve. Ma bastano due persone che vogliono accedere all’account Facebook o Gmail per creare una certa inevitabile frizione nell’uso condìviso (chi scrive lo sa: gli è capitato di trovarsi bacheche di Facebook assolutamente incomprensibili, per poi realizzare con disappunto che era stato loggiato fuori dal suo account perché qualcun altro aveva usato l’iPad).

Con un sistema multiutente, tra l'altro, è ovviamente possibile proteggere determinati contenuti, che rimangono prerogativa dell’account principale (mi pare che sia l’unico a poter essere protetto con password, ma per un tablet mi pare sufficiente).

C’è una diversa filosofia, sotto, evidentemente. Per Apple il dispositivo è eminentemente personale. Idealmente uno dovrebbe avere un iPad per casa per ogni persona che vuole usarlo (se il budget familiare lo permette, beninteso). Per Google un dispositivo come il Nexus può essere acquistato espressamente per essere condiviso.

Il che, detto tra noi, mi pare decisamente un’ottima idea.