giovedì 25 settembre 2014

SegnaleRumore reloaded

Abbiamo finalmente fatto il grande passo: ci siamo spostati da Blogspot ad una piattaforma Wordpress “self hosted”. Questo ci garantisce una serie di vantaggi non indifferenti, come la possibilità di gestire questo sito in piena autonomia, di farlo diventare qualcosa che sia più interessante e bello da leggere (almeno si spera).

Al momento il sito è ospitato su un Virtual Private Server (VPS, in breve) : una cosa di cui non ci siamo mai occupati finora, eppure decisamente interessante.

Schema di una VPS. Non vi preoccupate se non ci capite niente: non siete i soli :)

La faccio breve, perché dopotutto è un argomento che esula un po’ dai nostri temi favoriti, ma ecco: a fronte di spese ormai modeste, si può entrare in possesso di un server virtuale connesso ad Internet, del quale — a differenza del classico hosting, si è padroni assoluti (o quasi). Accesso in ssh, possibilità di installare e/o reinstallare un sistema operativo a scelta, caricarci pacchetti quali wordpress, collegarci uno o più nomi a dominio, etc. In pratica, per quello che vede l’utente, è come gestire un vero server, non appena uno spazio web dove mettere i files.

L’altro lato della medaglia, è che bisogna lavorarci un po’ di più. Aggiornare il sistema operativo e i pacchetti istallati, preoccuparsi di questioni di sicurezza, e via di questo passo.

Un lato che non è necessariamente negativo: per uno smanettone l’idea di avere un server Debian da amministrare in autonomia, lungi dall’essere una seccatura, è un’altra occasione per imparare qualcosa di nuovo, divertendosi.

Che è una cosa che — come sappiamo — non ha prezzo… ;-)

Che ne dite? E’ una scelta che vi piace? Avete delle esperienze simili da raccontare? Avete il vostro sito su una VPS o preferite un classico servizio di hosting? Fateci sapere nei commenti!

martedì 16 settembre 2014

Nexus vs Ipad: leggere il Corriere

All’indomani del famoso e discusso KeyNote di Apple, dove sono stati presentati tra le altre cose il nuovo iPhone 6 e gli iWatch, ha iniziato a girare in rete un simpatico e assai impietoso confronto tra le caratteristiche hardware del nuovo melafonino e del Nexus 4, un modello di smartphone Android in commercio già dal 2012.

Iphone6 vs nexus4

Nonostante le perplessità che nutro per le novità presentate nel KeyNote, mi sento di dire che questo confronto è misleading, in buona sostanza. Giova ripeterlo: non è nelle caratteristiche hardware che si appoggia chi sceglie (consapevolmente) un prodotto Apple. Non è una novità che per avere l’hardware migliore - a parità di prezzo - di solito è meglio rivolgersi altrove.

Ho scelto l’iPhone non per l’hardware in se stesso: ho scelto l’iPhone - e l’iPad (l’ormai vetusto iPad 2) - per la eccellente integrazione di hardware e software. E per le caratteristiche di iOS. E per il software che ci gira sopra. E per come ci gira sopra (more on this later).

Perché il confronto è fuorviante? Per lo stesso motivo per cui non conta vantare i megapixel di una camera digitale come se da soli facessero la differenza. Facciamo un esempio che fa capire meglio l’errore. Un esempio che ho provato, diciamo, sulla mia pelle. E che potete divertirvi ripetere a casa vostra, come si dice, se disponete del materiale necessario.

Prendiamo il Corriere della Sera. O meglio, la sua app (per Android e iOS). Va bene, voi potreste preferire un altro giornale. Non vi preoccupate, non è questo il punto. Prendiamo dunque l’app del Corriere su due dispositivi diversi: l’iPad 2 e il Nexus 7  2013 (casualmente, quelli che sono in mio possesso).

Facciamo una ulteriore premessa. Doverosa. L’hardware del Nexus è oggettivamente superiore a quello dell’iPad 2. Basterà dire che l’iPad ha un processore Apple A5 1 GHz Dual Core mentre il Nexus incorpora un Qualcomm Snapdragon 600 donwcloccato a 1.5 GHz (quad core). D’altra parte è un modello molto più recente, il Nexus. Notare che incorpora l’ultimissima versione di Android.

Sembrerebbe dunque un confronto impari. Un modello di tablet del 2013 contro un modello del 2011. E intendiamoci: per molte cose in effetti il Nexus è decisamente più responsivo.

Poniamo però che uno acquisti il tablet anche (se non solo) per leggersi il giornale. E qui iniziano i guai. 

Facendo i confronti, la lettura del Corriere risulta estremamente più fluida sul vecchio iPad 2 che sul Nexus (provate, provate pure). Intendo, ovviamente, utilizzando l’applicazione ufficiale - aggiornata all’ultima versione - su entrambi i sistemi. Mentre sull’iPad tutte le operazioni di giro pagina, ingrandimento articolo, pinch to zoom sono sorprendentemente fluide, sul Nexus si riscontra subito come la risposta appaia fastidiosamente irregolare e percettibilmente “a scatti”. Di fatto la lettura diventa un processo irritante, per nulla naturale. Tutt’altra cosa sull’iPad. Sull’iPad vecchio, per intenderci.

Ora, questo è un caso particolare, di appena una applicazione.

Non vuol dimostrare nulla.

O forse sì. Una cosa la dimostra. Che la semplice contrapposizione dell’hardware - per qualche motivo che qui non approfondiamo - non spiega tutto. 

In breve: chi avesse comprato il Nexus per leggere il giornale, facendo il confronto dell’hardware, avrebbe fatto davvero un pessimo affare. 

Ora mi direte: ma l’app su Android non è matura, ma il processore grafico, ma questo e quello… Ma un domani…  

Ok, quello che volete. Ma il fatto resta: il Corriere si legge molto molto meglio su un iPad di tre anni fa, che sul Nexus dell’anno scorso. A voi capire perché.

Ma a me dichiarare  che questi confronti hardware lasciano - per buona parte - il tempo che trovano. 

Almeno per chi legge il corrierone.  

mercoledì 10 settembre 2014

Pensa diverso. Anzi, uguale

Non nego che se qualcuno mi regalasse l’iPhone 6 (prendete nota) gli sarei grato per un congruo numero di mesi. Non nego che l’oggetto abbia una certa attrattiva nel mio spazio mentale. Assolutamente. A parte il fatto che i grafici Apple sono bravissimi a presentare i prodotti in modo da sollecitare le tue ghiandole salivari, con queste paginette eleganti (poi copiate da Google e da Amazon, basta che vi fate un giro sulle presentazioni del Kindle o del Nexus 7 per notarlo con chiarezza rocciosa e definitiva). 

Non lo posso negare. Non c’è confronto che tenga, ancora. L’iPhone è elegante. E soprattutto, fa girare il software che voglio io (DayOne, sappilo: è quasi tutta colpa tua). 

Questo per ribadire la mia vicinanza emotiva alla faccenda iPhone.

Però c’è qualcosa che non mi torna, c’è qualcosa che mi rimane un po’ qui.  Insomma, non riesce ad essere digerita bene.

Cerco di capire. Di razionalizzare.

Ecco.

Tutta questa cosa di pensare differente, insomma ora come la mettiamo?

Prima l’iPad mini, quando Steve aveva sostenuto che uno schermo minore di 10’ non aveva senso. Vabbé. E’ un bell’oggetto, d’accordo. Sia pure.

Però una cosa rimaneva. Una certezza, per noi utenti Apple. Il formato del telefono. Non ha senso lo schermo sopra i quattro pollici. Non deve avere senso. Tutta la storia che uno schermo piccolo è più pratico, entra in tasca, lo tieni in mano e con il pollice arrivi dappertutto. Per le altre cose c’è l’iPad, non bisogna confonderci. Il telefono deve essere compatto.

Ok, va bene, ci credo. 

Oversize 32580 640

E’ sempre il solito problema: le dimensioni contano? E quanto?

Così passi mesi a guardare questi ragazzotti con i padelloni Samsung o gli Xperia della Sony, e trattieni qualche episodico moto di invida, cercando di ragionare, pensando loro in fondo non hanno ancora capito. Certo ogni tanto ti sorprendi a pensare a come sarebbe guardare delle foto su uno schermo più grande, ma poi ti riprendi e capisci. "E’ un inganno, ragiona. Lo schermo dell’iPhone è quello giusto. E’ quello che ti serve."

Perlomeno hai un punto di certezza, un conforto oggettivo. Gli iPhone sono tutti così. Certo dal cinque in poi si è un poì allungato lo schermo, ma è poca cosa. Una concessione minima, la larghezza è quella. La nostra filosofia è consistente, non ha motivo di cedimento. I padelloni Samsung  (oh, così brillanti… e guarda come si vede bene…) sono in fondo una manifestazione di immaturità, di superficialità tecnologica. E’ un problema, dopotutto, di scarsa consapevolezza.

Sì sembrano belli anche a me, quando non ragiono… 

Prima o poi, capiranno.

Inoltre, io ho le mie belle app pensate appositamente per questo schermo da 4 pollici. Gli utenti Android sono afflitti dal famoso problema della frammentazione dei dispositivi (ogni utente Apple deve impararlo bene), per cui alla fine una cosa che va bene a tutti (gli schermi) non è realmente ottimizzata per nessuno. Ricordiamocelo.

Questo quadro mentale semi-stabile può andare avanti per mesi. Alla fine sei quasi tranquillo, hai le tue belle convinzioni che tutto sommato tengono. Vacillano ogni tanto, ma tengono. Dopotutto si tratta di pensare differente dalle logiche del mercato. Noi abbiamo una filosofia, un modo di vedere il mondo: non è tutta questione di vendite. Non può esserlo. C’è dell’altro.

Poi arrivano i rumors di un iPhone più grande. Lasciamo stare, sono indiscrezioni, da verificare. Tocca vedere… 

Poi arriva il Keynote. Settembre, nove.

Eccoli.

E qui c’è il crollo. iPhone 6. Molto più che più grande.

Ma come sarebbe? Un modello da 5.5 pollici? E tutta la storia del display troppo grande

Intendiamoci. E’ sicuramente un gioiellino. Anzi, un gioiello: anche nel prezzo.

Però rimango con un fondo di amarezza.

 

A forza di pensare diverso, a volte - azzardo - si può perfino tornare a pensare uguale. 

giovedì 4 settembre 2014

Wattpad, leggere ovunque

Non è a molto tempo fa che  risale il mio primo incontro serio con Wattpad, ma si può ben dire che più lo uso e più me ne innamoro. E’ difficile definire esattamente quello che può essere. Intanto - vorrei partire da qui: una eccellente piattaforma per leggere ovunque, e leggere di tutto. Ci sono i grandi classici, tanto per iniziare: ci puoi trovare tanto Pride and Pregiudice di Jane Austen come Ulysses di James Joyce, in inglese. Ma non manca una buona collezione di classici, anche in italiano. Certo, proprio perché questi sono testi di dominio pubblico, non scarseggiano certo in rete le modalità con cui si possono scaricare (legalmente) e leggere. Epub, PDF, mobi, formato testo… tutto quello che volete.

Però tra tutte, la lettura attraverso Wattpad mi sembra particolarmente avvincente. Qualcosa che va studiato e compreso, come un nuovo modo di leggere nell’epoca della rete.

Mi spiego.

Quello che mi sembra faccia la differenza, non è tanto le lettura dal sito di Wattpad, attraverso il computer: sempre possibile, beninteso. Si possono ricercare libri interessanti, formarsi una propria libreria, ordinarli, condividerli, consultarli, commentarli. Ma l’interessa vero - a parer mio - scatta quando si fruisce Wattpad attraverso su un tablet o uno smartphone, per mezzo dell’applicazione gratuita (al presente sono supportati Android, iOS, Kindle Fire). Ecco: allora la lettura si trasforma, muta interiormente.

Leggere cessa di essere una occupazione solitaria, per diventare una operazione eminentemente sociale.

Eh sì, perché non solo il testo viene formattato per la lettura agevole sul dispositivo mobile (perfino sullo smartphone non è troppo male, devo dire: anche se non consiglierei la lettura di tutto un libro tramite l’iPhone, per dire), ma diventa possibile commentare puntualmente quello che si legge. Puntualmente, proprio: non soltanto a margine del capitolo (come si può fare anche da web), ma in ogni punto, semplicemente evidenziando una frase del testo e aggiungendo a margine le proprie riflessioni. Leggendo, poi, vengono segnalate a lato le frasi commentate, con anche il numero di interventi.

E’ evidente, che per un libro che abbia un buon numero di commenti, ciò apra a modalità di lettura assolutamente trasversali. Prendiamo un testo famoso come, appunto, Pride and Pregiudice. Anche per chi lo conosca bene, rileggerlo attraverso Wattpad assume una sua particolare interesse. Proprio in virtù delle sue caratteristiche, sui può leggere stando attenti ai commenti e seguendone (almeno) alcuni. Non tutti, certo, perché per un libro di quel genere sono decisamente parecchi: le statistiche sul sito riportano un numero di lettura superiore ai due milioni, un numero di apprezzamenti superiori a diecimila, e più di 2100 commenti (vedi figura). 

La lettura di questi testi, conosciuti e straconosciuti, si arricchisce di una sapore social che ne rinnova l’interesse, insomma. In un certo senso, diventano di nuovo testi vivi, che attraverso i commenti e i like si modificano giorno per giorno sotto i nostri occhi. Vengono riportati nell’attualità, vivono il presente.

Insomma, il libro non è più una entità chiusa, ma si muta in qualcosa in perenne divenire, in continua trasformazione. Certo c’è un nucleo “duro” (il testo), ma attorno al quale l’attività è fervente, morbida, multiforme.

Iniziare il primo capitolo di Pride and Pregiudice seguendo i commenti che sono praticamente presenti quasi su ogni frase, è un’avventura che rischia di prendere molto, molto tempo. E non sarebbe esaustiva, perché nuovi commenti vengono sempre aggiunti: ora che guardo, l’ultimo commento in calce al testo (senza considerare quelli relativi a singole frasi) risale ad appena 18 ore fa.

Il libro così appare come un centro di discussione, una sorta di piazza virtuale dove un dato lavoro viene letto e commentato. Tornandoci, ogni volta si possono trovare nuovi spunti, si può intrecciare la propria opinione con una di quelle dei lettori precedenti. Insomma il testo è tutto tranne che morto. 

Dunque già per un affamato lettore, Wattpad offre motivi di sicuro interesse.

C’è poi l’altra parte, quella dedicata a chi vuole intervenire più attivamente: a chi vuole scrivere. Infatti il bello è questo: che tutte queste prerogative sono a disposizione di tutti, di chiunque voglia scrivere. E per dire la verità, è proprio questa parte che ho scoperto per prima, e che mi ha interessato di più. Riversare contenuti su Wattpad (profilo mcastel) è stata poi, appena la logica conseguenza.

Ma di questo parleremo in un prossimo post. Intanto potete trovarvi qualcosa da leggere, tra autori vecchi e nuovi, tra grandi classici illustri sconosciuti (ma magari più bravi dei primi), non rimarrete senz’altro a bocca asciutta!