martedì 17 luglio 2018

Una rete di meraviglie?

Questo è il punto. Ormai non ci meravigliamo più. Siamo capaci di trascorrere le giornate, infatti, considerando "normale" quello che solo fino a pochi anni fa avrebbe destato la più grande meraviglia. Come appare normale, ormai, l'idea di essere sempre connessi.

Dovunque andiamo ormai ci aspettiamo di poter avere l'accesso ad Internet. Eh sì, perché ormai l'accesso ad Internet è diventato sempre più portatile, quasi ormai indossabile, e dunque non siamo troppo disposti a farne a meno. Anche perché, sempre più attività si svolgono sul web.




Pare strano, adesso, pensare a quando Internet non c'era. Ma appare ancora più strano pensare all'epoca in cui Internet, pur esistendo, non era diffuso così capillarmente come adesso, non era percolato nelle più varie attività umane. Pare strano, per chi ha vissuto l'epoca di transizione dal non connessi al sempre connessi, con tutte le gradazioni che si sono prodotte, nel tempo. 

Non sempre ce ne rendiamo conto, ma siamo sulla soglia di una rivoluzione epocale. Soprattutto, penso, non se ne rendono conto i nativi digitali, le persone nate e cresciute con Internet, con l'idea di averlo sempre a disposizione, con la sensazione sottopelle che sia una cosa eterna ed immutabile.

A volte penso che questi nativi  si siano persi una cosa formidabile. La sensazione frizzante di una cosa nuova e bella che stava arrivando. Non capita tutti i giorni, una rivoluzione così. Ricordo la meraviglia di caricare una pagina web, anche semplice semplice, solo testo e una figura piccolina. Niente interattività, niente javascript, AJAX, applet, cose che si modificano da sole, niente. Pagina totalmente statica.

Ma già realizzare di poter seguire una serie di collegamenti, che ogni pagina può essere collegata ad una miriade di altre, in un gigantesco e potenzialmente illimitato ipertesto, già il presentimento timido di iniziare dunque un'esplorazione che virtualmente può non avere mai fine. Già questo, già questo rimarrà per sempre una cosa straordinaria. Che solo una piccola parte di umanità potrà mai aver provato (sì, posso dire, per quel che vale, io c'ero).

Ancora di più, la scoperta di poter creare dei contenuti ed esporli in questa rete. Che siano potenzialmente fruibili in Giappone, in Asia, in Antartide. Dovunque. Ma come poterlo pensare, prima di Internet?

A ripensarci, è avvilente che usiamo tutto questo, che sfruttiamo questa rete di meraviglia, a volte, semplice-mente per questionare su Facebook. Ma ci sta, anche questo ci sta. E' umano, totalmente umano. L'importante è rendersi conto, rendersi conto di che strumento formidabile abbiamo a disposizione. Sottrarlo un momento dal velo opaco dell'abitudine - sotto il quale l'abbiamo sepolto - per meravigliarci, di nuovo.

Dopotutto Internet, senza la meraviglia, è morto, è una cosa morta.
Con la meraviglia e lo stupore, veicolati in rete, possiamo fare grandi cose.

Ora, e sempre. 

sabato 7 luglio 2018

Love Actually, su Netflix

Con grande piacere ho scoperto che il film Love Actually, un capolavoro leggero (dunque ancora più difficile da realizzare, mirabile da guardare) è sbarcato da poco su Netflix. Già ieri sera ne ho rivisto subito un pezzetto. Non potevo aspettare.




Al mio entusiastico post su Facebook, una amica mi ha scritto qualcosa di scherzoso, come calma, se vuoi ti presto il DVD. Avrei voluto dire, ma non è la stessa cosa. Ormai, non è la stessa cosa. Non so, ormai un DVD mi sembra una cosa vecchia. L'idea di non poterlo vedere immediatamente al computer o sul televisore, di dover collegare il lettore ottico (ormai nei computer non è quasi mai presente), mettere il DVD, aspettare che carichi... e se poi voglio riprendere la visione con il telefono, o con il tablet? No, non c'è verso. 

Mi fa un'idea strana questo uso del supporto ottico. E' come se il film non fosse veramente in mio possesso, come se lo potessi usare in modo limitato, complicato. E' curioso perché evidentemente è l'esatto contrario: non possiedo nessun film su Netflix,  ne posso solo usufruire. Tanto è vero che possono toglierlo dal catalogo quando vogliono (come accade) e rimetterlo (come accade) e io non ho il minimo appiglio per protestare. 

Eppure quando ieri sera l'ho visto su Netflix ho esultato (dentro di me). Ho percepito che era veramente a mia disposizione, sempre, senza fare cose complicate, ovunque io sia (con la connessione, ma ormai non serve quasi più dirlo, la connessione è quasi ovunque). Posso vederne un pezzo, spostarmi rapidamente in avanti, cambiare lingua, ritornare, lui è sempre lì. In un attimo si può riprendere la visione, da dove l'avevo interrotto (lo so, interrompere Love Actually è praticamente un grande delitto, una volta ne dobbiamo parlare di questo meraviglioso film). 



Secondo me il supporto ottico è totalmente obsoleto. Quando anni fa Steve Jobs tolse l'immagine del CD dal logo iTunes alcuni se ne lamentarono. Ma aveva ragione. La musica, i film si sono spostati sullo streaming. Ora è proprio l'idea di dover ricorrere ad un supporto per ascoltare un album, o vedere un film, che rende la cosa fastidiosa. Che dà l'idea di complicazione. 

Se devo ascoltare un disco lo trovo su Spotify, se devo vedere un film, ecco Netflix. Sono finiti i tempo delle (bellissime) collezioni di CD, DVD, pazientemente ordinati sugli scaffali, magari in base a anno di uscita, generi, categoria... Non è meglio o peggio, ognuno ha le sue preferenze. E' semplicemente che è così, e ogni altro modo ora è una (più o meno strana) alternativa. 

Non è così, anche per voi? 

venerdì 6 luglio 2018

Blogger, reloaded?

In effetti questa è una delle piattaforme di blogging più antiche. Anzi, è stata la piattaforma da cui tutto è partito. Il fenomeno blog, messo un po' in sordina dall'esplosione dei social, sembra parte di un web antico, eppure ancora c'è. Blogger - risalente al secolo scorso, addirittura - è stata come sappiamo comprata da Google, ed è attiva tuttora. E dopo varie opzioni, diverse prove, diverse scelte, sto ricominciando ad apprezzarla. In confronto al tasso di innovazione e alla velocità di variazione di tanti ambienti come Wordpress, Medium, etc - diciamolo subito  - è una specie di dinosauro, di bradipo, insomma in movimento lento.

Lentissimo.

Blogger ha questo, di suo. Può far passare anni, senza che venga introdotta alcuna modifica. Interi anni (un anno, per un progetto Internet, equivale a mille secoli nel mondo reale). Tanto che ti chiedi se sia rimasto acceso solo per caso, magari qualcuno in Google si è dimenticato di spegnere l'interruttore. Tipo, non so, chi lo chiude Blogger stasera? Ok, faccio io. Ricordati però prima che vai via, eh. 


Blogger è una faccenda per cui, nel suo blog (sì esiste un blog dedicato), può passare tranquillamente più di un anno da un post al successivo. Per esempio, il penultimo post è di marzo 2017, e l'ultimo è di maggio del 2018. Insomma con tempi dilatati tanto che pensi, beh, ma c'è ancora qualcuno lì? 

Però nella sua lentezza, nella sua impermeabilità a ogni meccanismo social, ha i suoi pregi.

Per essere uno strumento gratuito, ne ha diversi. Per esempio, un controllo completo sul tema. L'editor dei temi arriva a livello delle linee di codice, permettendo di effettuare online delle modifiche il cui unico limite è la conoscenza del codice HTML e dei CSS di chi vi si trova in mezzo. Wordpress, nella sua versione dot com, non permette che minime modifiche.

Ha poi una sua essenzialità, che trovo molto adeguata per siti personali o comunque di pretese relativamente modeste. 



Blogger permette anche di associare un nome a domino senza pagare nulla, come del resto fa Tumblr (e basta, credo). Certo, i temi di Wordpress sembrano più carini, nella media, ma si può sopravvivere lo stesso. 

Si potrebbe continuare con elenco di pregi e difetti, ovviamente.  Certo che alla fine è tutta questione di gusto, è una questione più emotiva che razionale. Così nell'espressione in rete la parte del cuore gioca un ruolo fondamentale, ora e sempre, anche quando si vorrebbe fare rotta verso una asetticità e un pragmatismo più elevato. 

Meno male che non è così, meno male che anche qui possiamo sempre ripartire dalle emozioni, forse la parte che più di ogni altra attende di essere trasmessa in rete, per creare risonanze ampie e virtuose, fuori dalla litigiosità coatta di tanti social. Ci vuole una presa d'aria, un momento di tranquillità. 

Dove pesare le parole, levigarle, assestarle. Assecondarle. 

E fare spazio all'idea di... riprendersi questo spazio. 
Dopo vari tentativi, diversi esperimenti, Wordpress, VPS, Medium.... 
Lentamente, pacatamente. 

Forse, ritornare.