martedì 21 gennaio 2020

L'epopea dello streaming

Probabilmente è quello che caratterizza di più la nostra epoca informatica. Lo streaming. L'utilizzo di beni e servizi "in comodato d'uso", diciamo. Che poi è una rivoluzione sottile ma potente, del nostro concetto di uso e consumo di beni. Non paghi per possedere, ma paghi per avere accesso. Ha il suo senso, tutto sommato. Anche se, d'accordo, se tu ascolti solo su Spotify non puoi mica dire ad una persona "interessante" vieni su a vedere la mia collezione di dischi Jazz? (chiaro che ti toccherà inventare qualche altra cosa, su questo la creatività non segna certo il passo). 

Una collezione Jazz ha sempre un suo perché...


Eh sì, io ero abituato proprio a pensare ed agire in questo modo (non dico per la collezione Jazz, che a me nemmeno piaceva il genere, purtroppo...) e lo sono stato per anni: banalmente, se voglio ascoltare un certo disco, devo procurarmelo, acquistarlo, copiarlo, scaricarlo. Insomma devo fare qualcosa, che ordinariamente - legalmente - richiede un esborso di denaro. Deve diventare in qualche modo un oggetto mio, sotto la mia giurisdizione. Che posso conservare per decenni, o perdere subito, o rovinare o prestare o farmi rubare. Così che ha senso dire "la mia collezione di vinili", una frase che nell'epoca dello streaming invece rischia di non comprendersi più.