lunedì 17 agosto 2020

Rispetto per gli utenti

Gli strumenti di comunicazione come WhatsApp o Telegram ormai sono considerati - a torto o a ragione - come indispensabili per una accettabile vita di relazione sul nostro pianeta. Benché WhatsApp sia ancora il più diffuso, Telegram spesso spicca per proporre soluzioni innovative, ed è pertanto a quest’ultimo che vanno le mie (e non solo mie) preferenze.

La storia che vi racconto oggi riguarda proprio Telegram, e la celebre azienda della mela morsicata, la Apple. Si tratta di un simpatico gioco delle parti, che ai meno affezionati può giustamente essere sfuggito, complice caldo e mascherine varie. Orbene, il giorno prima di Ferragosto, viene pubblicato un post sul blog di Telegram dove si annuncia il compimento del settimo anno di vita dell’applicazione, celebrato con l’introduzione della tanto attesa possibilità di effettuare video chiamate (senz’altro, la cosa più grossa che mancava rispetto al suo diretto concorrente).

L'avviso di aggiornamento disponibile, su Google Play

Nello stesso post, però (ecco la cosa interessante), si specifica che l’introduzione di questa feature per il momento è riservata agli utenti del sistema operativo Android, e non ai possessori di iPhone o iPad. Questo perché Apple non ha ancora approvato l’aggiornamento (nonostante - si fa notare in maniera piccata - sia stato sottoposto per la verifica ad Apple diversi giorni prima che a Google), che dunque non è potuto arrivare sullo store in tempo per la coincidenza con l’anniversario.

Ora, se andate a leggere il post, mi prenderete certamente per matto, perché nulla di tutto questo appare. Nel post datato 14 agosto, infatti, si parla soltanto dell’introduzione delle video chiamate per Android ed iOS, senza distinzione. Ci sono, e ci sono per tutti.

Che è accaduto? E' accaduto che - nonostante quel post porti la data del 14 agosto, è stato modificato il giorno successivo. E' facile capire perché, a mio avviso: Apple si è sentita in una situazione imbarazzante e si è sbrigata ad approvare l’aggiornamento.

E si può capire perché, visto che l’annuncio originale, reperibile (in inglese) sulla WayBack machine, appare piuttosto duro con la azienda di Cupertino (purtroppo il post corrispondente in italiano non è stato indicizzato e non si recupera, tuttavia presentendo qualcosa avevo fatto uno screenshot con il cellulare, tanto per riferimento futuro).


Parte del post sul blog di Telegram (prima stesura)

Questo appariva sul blog italiano, e d’altra parte è facile verificare che sia la fedele traduzione del post originale inglese, come reperibile ora sulla Wayback Machine (gloriosissima invenzione, detto tra noi).

Why not on iOS? We would like to apologize to all our iOS users for launching this feature on Android only. Apple has failed to review this update in time, even though we submitted it to the App Store several days before sending it to Google Play. If you’re on iOS and would like to try Telegram Video Calls, you’ll have to wait until Apple lets you – or switch to a platform that has more respect for its users and developers, like Android. 😉

Paragrafo, come si può verificare, totalmente assente nella versione di Ferragosto che al momento è anche quella definitiva. Nessun accenno a ritardi di Apple, alla mancanza di rispetto per utenti e sviluppatori: niente di niente.

Dunque alla fine, tutto rientrato. Probabilmente la mossa di Telegram è stata compiuta proprio allo scopo di dare una scossa ad Apple perché approvasse la nuova release (e magari Apple, avendo dalla sua applicazioni concorrenti come FaceTime, forse non aveva troppa fretta in questo caso…). Così che, una volta raggiunto lo scopo, amici come prima e via le polemiche, anche dal blog.

Se però la voglio ripercorrere, questa faccenduola, portandola alla luce per molti che non si sono accorti del giochetto, non è per pruderie giustizialistiche. E' per quanto possiamo imparare, da questo. E' per smascherare un nostro modo di intendere Internet, che è derivato probabilmente dai tempi diversi della nostra evoluzione biologica, rispetto a quelli assai celeri della comunicazione di massa. Dalla nostra intrinseca resistenza al cambiamento, specie se è così veloce.

Fateci caso. Siamo abituati a considerare quello che è scritto su un sito Internet come una cosa statica, permanente. Certo, non scolpito nella roccia, ma quasi. Diciamo infatti c’è scritto su quel sito! e spesso non ci rendiamo conto della intrinseca plasticità di questo supporto informatico. Qui, volendo essere più eleganti, potremmo anche parlare della intrinseca impermanenza delle informazioni su Internet, ma è lo stesso. Tutto può sparire in ogni momento, o peggio, tutto può cambiare. Spesso, senza che le persone possano averne consapevolezza.

Tornando al caso in esame: cosa comprenderebbe una persona che oggi si collegasse al blog di Telegram e leggesse il post datato 14 agosto? Che in quella data Telegram, in sostanza, ha celebrato il suo settimo anno di attività, e per l’occasione ha reso disponibile per tutti la possibilità di effettuare videochiamate, indipendentemente dal sistema operativo.

Il che è interessante e rassicurante. Però purtroppo è falso. In effetti la data del post, senza indicazione di una revisione successiva, porta ad un fraintendimento. Porta a pensare che il giorno prima di Ferragosto l’aggiornamento di Telegram fosse disponibile sia per gli utenti Android sia per quelli iOS. Non a caso, è questo il messaggio che deve rimanere, a prescindere dal fatto che non sia andata esattamente così.

Insomma ha un po' il sapore di una delicata insabbiatura, la forma del post come è ora. Polemiche rientrate, d’accordo. Però mi chiedo: improvvisamente non è più vera l’esortazione di passare ad Android, che avrebbe più rispetto verso utenti e sviluppatori? Come mai questo veloce cambiamento d’opinione? O non è mai stato vero? O era strumentale, allo scopo di sollecitare una mossa della controparte?

Certo questo ci insegna qualcosa, al di là dell’interesse relativo delle scaramucce tra Apple e Telegram. Ci insegna a non fidarci mai troppo, di quanto leggiamo in rete. A non fidarci delle date, dei collegamenti temporali, del fatto “è scritto così”. Insomma, non c’è ipse dixit che tenga su Internet, salvo in rarissime e ben certificate situazioni. Tutto - o quasi - è sempre da verificare.

Siamo in una età liquida, come avvertiva Bauman. E la cosa più liquida di tutte, con ogni probabilità, è una informazione “scritta” su Internet. E se posso permettermi, il rispetto per gli utenti, forse quello, dovrebbe davvero essere meno evanescente, meno “strillato” ma più praticato.

Semplice a dirsi. Ma per questo, ci vuole una civiltà nuova, meno succube del modello neoliberista, che usi la tecnologia in modo diverso e più complesso e creativo, finalmente più libero dalle dinamiche del profitto. Serve Internet come era all’inizio, potremmo dire. Anzi no, serve un mondo nuovo, e persone che non smettano di crederci, e di lavorare allegramente per questo: perché anche la rete sia un luogo di ricerca di senso,che si possa cercare insieme, approfittando delle fantastiche potenzialità del mezzo tecnico.

E che si possa fare, anche scambiandosi messaggi su Telegram. Oppure (da adesso), perfino contattandosi in videochiamata.

martedì 4 agosto 2020

Il mio nuovo browser è Vivaldi

Verrebbe da dire, facendo il verso ad una nota pubblicità, il mio browser è differente e in effetti in un certo senso può essere vero, in questo caso.

Almeno la sensazione di salutare diversità un po’ la sento, adesso. Insomma, dopo anni ed anni di permanenza in Chrome, che è stata la mia “normale” finestra sul web per la gran parte delle circostanze, ora questo scossone si sente, e si sente con piacere. Diciamo che ogni tanto le acque vanno smosse, in molti campi, e magari mutare software di navigazione Internet può anche - al di là di vantaggi e svantaggi del software medesimo - aiutarci a ricordare che non c’è un solo modo di vedere le cose. Insomma parliamo dell’uomo prima ancora che delle macchine, e questo in sintonia precisa con gli intenti di questo blog.

Vivaldi è il browser che da qualche giorno ha rimpiazzato Chrome sui miei molteplici schermi, sia di computer che di tablet e di telefonino (solo il mio nuovo iPad settima generazione è rimasto olimpicamente indifferente a questa onda nuova, a motivo dell’assenza di Vivaldi nello store di Apple).

Come Chrome, con qualcosa in più...

Certo, diranno subito i miei piccoli lettori, comunque non è tutta questa novità, è un browser basato sullo stesso motore di gran parte degli altri browser più diffusi, ovvero Chromium. Lo stesso di Chrome, ovviamente, ma anche di Edge, di Opera, di Brave e svariati altri.