Quella X nera che “uccise” l’uccellino blu

Non mi piace, devo dirlo. Non mi piace. Twitter è cambiato profondamente, sta cambiando sotto i miei occhi, non è più lui. Forse perfino il nome cambierà. Non so voi, io non ho più molto desiderio di starci, di interagire, di scrivere e rispondere. Il logo – quella X nera – scelto da Musk al posto dell’uccellino blu mi appare respingente. Troppo freddo, troppo tecnologico. Mi fa pensare all’acciaio.

Da qualche giorno, il logo originale dell’uccellino blu è scomparso. Prima dal sito, subito dopo (assai prevedibilmente) dalle app. E via così.

Ciao, caro uccellino blu. Capisco perché vai via, ma sappi che in tanti, ti abbiamo voluto bene…

Twitter ha una lunga storia, ha sorpassato con successo molti momenti duri, ha visto nascere e morire competitori agguerriti: Jaiku, entusiasmante ma a vita breve oppure Qaiku, bellissimo ma fragile. Twitter ha sempre resistito. Siamo andati via in tanti, poi siamo sempre tornati. L’uccellino blu ci aspettava, fiducioso e paziente.

Ora Twitter è stato acquisito da un miliardario eccentrico che in realtà non vuole Twitter, non gli interessa: vuole solo trasformarlo evidentemente in qualcosa d’altro, portandosi con sé la base di utenti.

Già si è detto sui vari dubbi riguardo l’attuale gestione, dubbi più volte rilanciati. L’applicazione ora non si chiama nemmeno più Twitter ma X, avendo celermente superato perfino la regola per cui sullo Store di Apple le applicazioni devono avere una lunghezza maggiore di un carattere. Ecco, ora non più. Musk ha sfondato anche questa regola. Adesso i tweet si chiamano ben più anonimamente post. Niente più cinguettii in pratica. Le modifiche insomma si succedono in modo forsennato. E possiamo ben dirlo, non sempre fanno piacere a tutti.

Credo che non ci sia ormai più niente del Twitter come lo conoscevamo prima. Sì, magari alcune cose rimarranno, chi lo sa. Twitter era (ed ancora è) un luogo in cui ogni istituto astronomico del mondo aveva messo la sua zampetta, Twitter è stato il luogo attraverso cui la sonda Rosetta e il lander Philae si parlavano, facendo intenerire tutto il mondo per questa umanizzazione indubbiamente appassionante: efficace per fare buona divulgazione, per far partecipare la gente a quello che stava accadendo sopra le loro teste, assai meglio di tanti aridi discorsi. Ricordo come guardavo gli account Twitter delle varie sonde, i follower che schizzavano alle stelle nei momenti dei rispettivi lanci o in corrispondenza di eventi particolari. La gente vuole sapere, essere informata. Twitter arriva instantanemente, portando notizie (anche) da mondi lontanissimi. La Voyager 1, la cosa fatta da noi che più si è avventurata nello spazio esterno, ci racconta quotidianamente (insieme con la gemella Voyager 2) della sua incredibile avventura ad ormai 24 miliardi di chilometri da noi, su Twitter.

Twitter dunque è stato importante, anche per la divulgazione astronomica. Fondamentale. Per portare il cielo nei computer, nei telefonini, di tanti. Per quella voglia di sapere cosa abbiamo intorno: una voglia sana e bella, un desiderio profondo di comprensione e conoscenza, che vive in ognuno di noi. Vedremo ora cosa accade.

Saluto dunque l’uccellino blu. Credo tutto sommato abbia fatto bene, è volato via verso altri lidi (magari tracciando una rotta verso gli elefanti, chissà). Immagino che in molti lo seguiranno.

Loading

Pubblicato da Marco Castellani

Marco Castellani, astronomo, divulgatore, scrittore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *