mercoledì 20 maggio 2020

Dovrei comprare un iPhone SE?

Stavo leggendo una interessante recensione del nuovo iPhone SE sull’ultimo numero di MacWorld. Ora, da una parte mi pare molto positivo che vi sia un iPhone abbordabile ad un prezzo meno che stellare, certamente lo è.

Leggo anche, sempre sulla stessa sapida recensione (a proposito, sul numero di giugno, che è appena arrivato in Readly), grandi cose del suo processore A13 di Apple. Bene, ottimo. E che, essendo un “nuovo” iPhone, in ogni caso, beneficerà per alcuni anni di tutti gli aggiornamenti di iOS, laddove (e questo è vero) per Android sulla stessa fascia di prezzo si “sganciano” relativamente presto dalla versione più recente del sistema operativo, ricevendo al più i doverosi aggiornamenti di sicurezza.

Quanto spendo, per metterci le mani sopra?
Però ci sono ancora diverse cose che non riesco ad elaborare, che secondo me inficiano un po’ l’appetibilità di questo iPhone “economico” (le virgolette sono d’obbligo, essendo il prezzo di partenza fissato sul sito di Apple a 499 Euro, con la dizione probabilmente opinabile, a meno di quello che pensi).

Cose che, non dico puntino a veri e propri difetti, ma sono istanze che alla mia valutazione appaiono un pochino, diciamo così, problematiche. Peraltro è ampiamente questione di gusti, di percezione soggettiva, perché si trovano agevolmente opinioni un po’ diverse, sui vari siti.

Uno, il display. Questo brillante display retina da 4.7‘’ proprio. Ma scusate, non è un po’ piccolo? Intendo, per gli standard attuali. Io posseggo un Samsung Galaxy A8 (del 2018) e ha un display di 5.6‘’ e ancora a volte mi pare piccolino. Non so se vorrei tornare ad un 4.7‘’, anche se con un brillante processore dietro, e il marchio della mela a garanzia. Non so, magari invece c’è chi vuole.

martedì 21 gennaio 2020

L'epopea dello streaming

Probabilmente è quello che caratterizza di più la nostra epoca informatica. Lo streaming. L'utilizzo di beni e servizi "in comodato d'uso", diciamo. Che poi è una rivoluzione sottile ma potente, del nostro concetto di uso e consumo di beni. Non paghi per possedere, ma paghi per avere accesso. Ha il suo senso, tutto sommato. Anche se, d'accordo, se tu ascolti solo su Spotify non puoi mica dire ad una persona "interessante" vieni su a vedere la mia collezione di dischi Jazz? (chiaro che ti toccherà inventare qualche altra cosa, su questo la creatività non segna certo il passo). 

Una collezione Jazz ha sempre un suo perché...


Eh sì, io ero abituato proprio a pensare ed agire in questo modo (non dico per la collezione Jazz, che a me nemmeno piaceva il genere, purtroppo...) e lo sono stato per anni: banalmente, se voglio ascoltare un certo disco, devo procurarmelo, acquistarlo, copiarlo, scaricarlo. Insomma devo fare qualcosa, che ordinariamente - legalmente - richiede un esborso di denaro. Deve diventare in qualche modo un oggetto mio, sotto la mia giurisdizione. Che posso conservare per decenni, o perdere subito, o rovinare o prestare o farmi rubare. Così che ha senso dire "la mia collezione di vinili", una frase che nell'epoca dello streaming invece rischia di non comprendersi più.

sabato 21 dicembre 2019

Arrivederci, Yahoo! Gruppi...

E così prima o poi doveva succedere. Del resto, si sa, i tempi cambiano. Ogni giorno che passa, un pezzettino di Internet nella sua declinazione più antica, viene messo da parte. Questo di cui ci occupiamo adesso però, è un passaggio particolarmente importante, che ci fa veramente capire come tutto evolve su Internet, e soprattutto (magari, meno piacevolmente) che nella grande rete niente è per sempre. Un passaggio importante, che però - proprio perché le cose sono ormai cambiate - verrà attraversato quasi senza che nessuno se ne accorga.

Potremmo dire anche che Internet ha fatto proprio - senza volere, probabilmente - il principio dell'impermanenza di tipica derivazione buddhista. Sarebbe da approfondire, ma certo ci porterebbe lontano. Stiamo sul tema.

I gruppi Yahoo! sono stati veramente protagonisti nell'era Internet che precede la nostra. Hanno costituito, di fatto, uno dei luoghi principali dove poter interfacciarsi e discutere con persone diverse, tipicamente polarizzate intorno a punti di interesse specifici (un cantante, un artista, un sistema operativo...).

Le statistiche riportate da Wikipedia (la voce in lingua inglese) possono ancora farci riflettere. Nell'agosto del 2008, Yahoo! riportava come i suoi gruppi vantassero centotredici milioni di utenti, con nove milioni di gruppi in ventidue linguaggi diversi. Davvero grossi numeri, per quegli anni.

Attenzione, quando parliamo di quest'epoca, dobbiamo sempre porre mente  alla diversità del quadro delle coordinate rispetto all'oggi, altrimenti perderemmo la reale percezione delle cose. Parliamo cioè di una epoca (per larga parte) pre-Facebook, o più in generale, anteriore ai social network. Un'epoca dove la gente non era abituata a vivere dentro i social, e si frequentava Internet in modo abbastanza differente da come si fa oggi.